sabato 17 agosto 2013

Sabaki: ogni forma è flessibile, è transforma

“Il segreto dell’arte della spada? Il fulmine taglia il vento di primavera”

Gli ampi spazi della Norvegia. Il mare forte e virile, che ti impone rispetto. Fiordi accoglienti, infinite distese di verde solo qui e là punteggiate da minuscole case di legno. Lo sfavillio un po’ cafone della nave crociera e … le grandi e frequenti abbuffate: uniche, dopo anni ed anni, a non farmi rimpiangere l’ottima cucina marchigiana che mi accoglie benevola quando dell’amico ed allievo  Valerio sono ospite.
Poi, Bassano del Grappa. Il caldo è insopportabile, del tutto simile all’afa di Milano. Ma la città è bellissima e i dintorni sono un inno al canto dolcemente modulato della natura, tra montagne solide e fiumi maestosi.
Uchi Komi, “allenarsi ad attaccare” senza sosta, senza tentennamenti. Sempre avanti . Sempre kokoro (il cuore) oltre l’ostacolo, oltre l’avversario che si para innanzi. Sempre shin ( lo spirito) a dominare l’impresa, a pervadere il combattente. Attento, però, a non esagerare, a non negare l’importanza, l’esistenza addirittura, dell’avversario puntando solo ed unicamente la situazione dello scontro. Perché l’audacia necessaria ad affrontare lo scontro non rotoli inevitabile verso la debolezza dell’arroganza; perché silenzio interiore e potenza urlata nel corpo diano vita ad un combattente che sappia essere insieme attaccante e schermidore.
Sono solo sul monte Crocetta, poco meno di una collinetta ai limiti di Bassano.
Solo come sempre, da anni è così. Lo spazio è enorme, intessuto da indefinibili articolazioni dalle diverse tonalità di verde e marrone, ma mai frequentato. La gioventù bassanese si ferma al piccolo bar dove finisce la strada asfaltata e lì cincischia, tra spritz e chiacchiere frivole
Tutt’attorno, i prati, gli avvallamenti, sono pressoché deserti.
Io mi inerpico sino alla sommità. Da lì si vede tutta la città, ai piedi distesa e disseminata per la valle intera.
Gli anni scorsi, qui fecero la loro comparsa, di nuovo, le poiane, a girare in tondo, cerchi sempre più ampi, nel cielo terso.
Mi muovo rapido tra le erbacce rinsecchite. Il bokken nero sibila nell’aria. L’averne accorciato l’impugnatura gli ha donato un ottimo bilanciamento.
Soppeso lo tsuka. Avvolgo con pollice, indice e medio lo tsukaito,  la sottile striscia che cinge stretta l’impugnatura, mentre mignolo ed anulare la sostengono rilassati.
Tsukaito e menuki ( questi ultimi gli ornamenti che, in realtà, fungono da appiglio per la presa delle mani), “trapiantati” sul ken d’allenamento, mi aiutano a viverne l’aspetto letale, a sentirlo katana, anche se è solo un “bastone”, un attrezzo da allenamento che simula il katana d’acciaio.
Unificare particolare ed universale, senza per questo mai confonderli.
I gesti precisi, perché il taglio sia rapido e assoluto, non dia via di scampo. Attraverso lo spazio con leggerezza e potenza insieme.
Il sudore scorre copioso, mentre il sole pare vacillare all’orizzonte.
Abbandono il monte Crocetta.
Chissà, a Settembre, se la ricerca avrà un buon esito. Se il katana d’epoca Shinto (1573 – 1703) su cui ho posto occhi ed attenzione sarà nelle mie mani. Se affiancherà “Lama Danzante” ( il katana forgiato apposta per me dal coreano mastro forgiatore Yong Soo Park) nella mia pratica Kenshindo.
Se sarò degno, dopo 37 anni di pratica marziale, di cui 27 anche sulla Via della spada,  di praticare impugnando un autentico katana, “Nihon To Ken, d’epoca, che la Via del Bushido, le mani di uno e più samurai, ha conosciuto davvero.
Settembre si avvicina. Scoprirò presto se ho realmente, cuore e corpo, quei trent’anni di esperienza nella pratica della spada o, invece, ne ho avuto uno solo moltiplicato per trenta volte.

Al di fuori della Mente non vi è spazio. Quando si affronta un avversario non bisogna dipendere dalla spada. Bisogna usare la Mente per colpire la Mente dell’avversario”
(M° Yamaoka Tesshu)



Post illustrato con fotografie scattate in Norvegia, negli immediati dintorni di Bassano d. Grappa più .. una foto ricordo di una lontana vacanza in Alto Adige. Sapete distinguerle ?






venerdì 26 luglio 2013

Cena sociale 2013

“Il discorso di trasformare il modo implica, evidentemente, che cambino gli uomini, che si tolgano dalla coazione a ripetere”
(M. Fagioli)

Oddio, “trasformare il mondo” sembra un po’ grossa come impresa, ma il punto di partenza, ovvero il cambiamento interiore dei soggetti di questo mondo, è, in un modo o nell’altro, il collante di chi pratica allo Z.N.K.R.
Praticanti che, tra “miserie e nobiltà”, cadute rovinose e voli immensi, non aspirano solo al virtuoso, in quanto  consapevoli che la pienezza della vita è fatta anche di squilibri, di instabilità, di conflitti.
Uomini e donne comuni, insomma. Ma con un tratto distintivo fondamentale: cercare dentro di sé per realizzarsi come individui adulti responsabili, le cui responsabilità personali e sociali non prendono per dovere, ma soprattutto per realizzare la loro pienezza, il loro potere personale e farne dono a chi sta loro accanto.

Guerrieri, insomma.
Guerrieri che, tra un tirar di spada ed un cozzare di bastoni, una scarica di pugni in volto ed una proiezione al suolo, trovano sempre il tempo e la gioia di riunirsi attorno ad una tavola imbandita, condividendo il piacere di chiacchierare e bere, mangiare e confidarsi.
Così è, ogni anno, anche in occasione della cena sociale.
Questa volta, Giovedì 25, siamo al “Dinastia”, nella Milano che sfuma verso la periferia sud.
Venti tra praticanti ed accompagnatori / accompagnatrici, venti cuori ( e bocche !!) per un paio d’ore insieme a insieme chiudere la stagione.
Insieme per poi, passato Agosto, trovarci nuovamente a camminare lungo l’affascinante e tormentato percorso delle Arti Marziali.

“Bisogna semplicemente lavorare sodo e continuare a farlo tutto il tempo, senza perdere mai la volontà di raggiungere l’obiettivo, senza fermarsi mai.  E senza accettare mai ciò che hai ottenuto la notte prima come la parola finale, il meglio possibile. Il giorno in cui morirò come direttore d’orchestra sarà il giorno in cui mi sveglierò e dirò a mia moglie: Questo è il meglio che posso fare. Non posso fare di più.”

(Sir G. Solti)

Un grazie ad Angelica per l'ottima organizzazione e, da tutti noi, gli auguri per una pronta guarigione: ti rivogliamo presto  in pedana a prenderti ... a schiaffi !!







lunedì 15 luglio 2013

6° Seminario Residenziale Kenshindo

Sabato 13 Luglio
Agriturismo “Cà de Figo”. Varzi (PV)


Kenshindo, La Via dello Spirito della Spada, percorso fra simbologia e movimenti.
Sorta di
-          educazione psicomotoria e delle strutture nervose, che offra la capacità di scegliere liberamente come agire e come essere;
-          strategia  di confronto nei conflitti relazionali;
-          individuazione del come essere guerriero, ovvero uomo o donna d’onore e di valore nella società contemporanea;
-          carica energetica alla scoperta di una sintonia con le forze interiori, ri-conoscendo le emos-azioni, l’assertività, fino alla decisione ultima che non ha ritorno.

Un manipolo di praticanti, tra spade d’allenamento ed acciaio affilato, che non si può parlare e praticare di spada sempre reggendo in mano un giocattolo o un pezzo di legno e mai l’arma quale esattamente è: acciaio temprato per tagliare, ferire, mutilare ed uccidere.
Un tirar di spada in cui: “La precisione tecnica nel Kesagiri, il taglio diagonale dalla base del collo al fianco opposto, non è mai speculazione stilistica, non è pignoleria scolastica. Essa è realismo puro. E’, con il raffinarsi dell’immagine di sé che si ha quando si lavora consapevolmente e non per imitazione, soprattutto disposizione spaziale di un gesto che uccide”. (in “Kenshindo”. Opuscolo esplicativo realizzato dallo scrivente, Giugno 2009).
Un manipolo di praticanti, uomini e donne, di fronte alla cerimonia del Tameshigiri, il taglio di un bersaglio come “simulazione dell'assassinio di un altro essere umano” (M° Takamura Yukio), atto totale ed inappellabile. Atto di estremo coraggio.
Un manipolo di uomini e donne, apparentemente gente comune, in realtà, esploratori di sé e dello stare al mondo, che si cercano coraggiosi, affidandosi alla forza dei sentimenti; generosi, vivendo nella dimensione del dono; leali, assumendosi sempre la responsabilità del proprio agire perché consapevoli che, se anche non possono sempre fare quel che vogliono, sempre possono scegliere cosa fare di quel che loro accade.

 Un grazie all’allieva Angelica per l’ottima organizzazione, ai gestori dell’Agriturismo “Cà de Figo” per la squisita accoglienza







lunedì 1 luglio 2013

Un giorno questo dolore ti sarà utile

“Non c’è motivo di studiare delle cose che non mi interessano per niente e finirei col dimenticare subito”
(Il protagonista, James, rivolgendosi al padre)

Dai, sul divano, a vedere “Un giorno questo dolore  ti sarà utile”, pellicola del 2011 a firma di Roberto Faenza.
 Monica resiste mezz’ora circa, poi, in preda a crisi di sbadigli, se ne va a nanna.
In effetti il film ha un andamento lento, privo di ritmo.
Poi, man mano, la pellicola prende il volo ed entra nel vivo dei temi che più a me stanno cari: l’educazione dei figli, il maschile, l’adolescenza, la paternità, l’individuazione.
James, l’adolescente protagonista, non ha alcuna voglia  di entrare in contatto con il mondo che gli sta attorno. O meglio, non ha alcuna voglia nei modi in cui questo mondo esterno gli si propone.
Esemplare questa sua frase, rivolta alla madre: “Ho un padre che sta per fare un intervento di chirurgia estetica, una madre il cui matrimonio è durato un week end appena, una sorella che scrive le sue memorie all’età di 23 anni … e vorresti mandare me da una strizzacervelli ?!”.
James è il tipico adolescente in rotta di collisione con  coetanei superficiali e conformisti, con adulti che pretendono di decidere del suo futuro, con una società dai valori appiattiti sull’apparenza e il profitto. Un coacervo di personaggi che ci mostrano la pochezza culturale di una collettività in cui l’imperativo è sentirsi sempre giovani, in cui è pressoché impossibile stabilire relazioni  durature e profondamente sentite, in cui ci si aggrappa a guru improvvisati e formulette motivazionali per sperare di uscire dal proprio buco nero, in cui è più semplice proiettare sugli altri che prendersi sulle spalle la responsabilità della propria vita.
Eppure James, tra tentennamenti e goffe cadute, il suo progetto di vita lo sta costruendo. Aiutato in questo da una nonna che, in stile gestaltico, lo accoglie in casa, abolendo il modello del '’si fa così e non cosà'’,  incoraggiando invece in lui la capacità di ascoltare la sua differenza e di farne strumento per raggiungere i suoi scopi, destabilizzando quello che la società si aspetta da lui. E da una “life coach” che, anche lei in stile gestaltico, lo accoglie … per le vie della metropoli, accompagnandolo nella corsa dentro la vita.
Saranno questi due incontri, e lo screzio acido con un amico gay, a fargli capire che non ci si può sottrarre alla vita ed ai suoi scontri, anche se ancora non si sa che cosa si vuole da quella vita. Sarà con loro che James capirà che si cresce, si diventa individui adulti autodiretti proprio attraverso le relazioni che, per quanto conflittuali, ci fanno fare esperienza, ci mostrano il nostro personale cammino. Anche il dolore, è un cibo prezioso alla tavola dell’adultità.
 Purtroppo, come “maschiaccio”, mi tocca dire che Faenza affida la crescita di James a due figure femminili ( la nonna e la “life coach” ) e ad un’occasione di relazione conflittuale con un gay. Insomma, noi maschi, nel film, non facciamo una bella figura, tra un padre “sottaniere”, per nulla attento ai modi a suo modo maschili “in erba” del figlio, un anziano professore ammiccante, due adolescenti rinkoglioniti dal fumo, un adulto perso tra l’amore e la dipendenza dal gioco e via dicendo.
Mi consola l’immagine post finale, quella che fa capolino tra i titoli di coda. In essa è James che corre felice nel parco “trainandosi” appresso il padre e il marito della madre. Come a dire: Largo ai giovani maschi !!
Film non eccelso, mi hanno commosso e coinvolto molto di più, su questi temi, “Come Dio  comanda” (nel mio blog, il 2 Ottobre 2012) o “Hesher è stato qui” (il 3 Giugno 2011), ma decisamente godibile e, al solito, da vedere per chiunque sia interessato ai giovani, figli o meno che siano.




giovedì 27 giugno 2013

Di una bella, dei suoi cortigiani e dei suoi possenti amanti

“Gli uomini muoiono, le idee no. Io non sento la mancanza dell'idea... sento la mancanza dell'uomo”.
( nel film “V per vendetta” )

by One With No Color
Una storia di passioni, di un’amante antica e bellissima, l’Arte del Tai Chi Chuan, prigioniera in un castello abitato da  efebici, impacciati danzerini e goffi manovali d’osteria,  difeso da intellettuali eunuchi profferenti formule astratte e concetti sclerotizzatisi nel tempo.

Un castello su cui gli eunuchi, insieme ad eruditi resi pallidi e deboli dalle notti passate a studiare a memoria codici e volumi,  hanno steso il velo grigio dell’immobilità. Eunuchi ed eruditi che, lontani dal mistero e dalla profondità che la notte stessa invoca per chi invece la sappia vivere, ignari del sudore e delle pulsioni di sesso e morte che agitano gli uomini, hanno imposto alla bellissima Arte del Tai Chi Chuan la condanna della verginità, dell’astinenza dalle emos – azioni.
L’immobilità e l’astinenza di una pratica schiava delle ripetizioni e della supina ed asettica memorizzazione, storpiata e malamente invecchiata da sempre, da quando ha preso il potere sull’originale e personale fare degli uomini, sul loro emozionarsi nel fare. Da quando ha preso a snocciolare  e dividere per stili e famiglie, Yang, Chen , Sung; a classificare per genealogie e a pretendere di distillare il sapere unico e l’unica verità possibile dalla fredda ed arida elencazione di numeri che significano tecniche.
Danzerini e manovali, insieme ad  eunuchi ed eruditi, coltivano la scissione tra inconscio e coscienza, controllano che chiunque si avvicini al castello possa essere guastato dentro, irretito dalla tradizione dei classici e manipolato dalla ragione priva di immagini.
Una razionalità fredda, che pretende di dominare ciò che non comprende perché diverso dall’identità della veglia  e della coscienza.

Ma una pratica altra, una pratica di pulsioni ed emozioni, nient’affatto di stili codificati e forme mummificate, è possibile.
La avanzano ricercatori e sognatori d’azione, eretici e guerrieri che amano la vita; che sanno fondere vitalità ed istinto di morte; che osano sfidare l’istinto di morte  attraverso amore e sessualità, lasciando ai margini la ragione; che trasformano l’istinto di morte in conoscenza.
Praticanti che non si lasciano sedare dall’illusione di divenire individui integratori e pacificatori, considerando invece il confliggere una risorsa per sé e nelle relazioni con gli altri.
Essi costruiscono una pratica che è relazione con sé e con gli altri e dunque è creazione, è prassi fisicoemotiva con la realtà tutta.
by Mary Dreams
Un praticare che prende forma per poi trasformarsi ogni volta, come ogni volta si trasforma il praticante, essere vivo e pulsante emozioni; un praticare d’istinto, di pancia; un praticare che è individuazione, ossia essere se stessi, realizzare la propria identità accettandone i lati oscuri, quelli che non piacciono all’individuo stesso e spaventano difensori ed abitanti del castello.
Li spaventano perché, ragione astratta e classici alla mano, movenze rigide e frigide, completini in raso e cineserie di mercatino, non impediscono loro di intuire, a volte, quando la ragione fatica a mantenere il controllo, che fuori dal castello la vita è altra cosa; che c’è, nelle campagne fuori dalle mura, chi pratica per conoscersi e realizzarsi adulto unico.
Tuttavia, per ignavia e quieto vivere, per interesse di potere e vigliaccheria emotiva,  efebici danzerini, goffi smanacciatori,  tristi eunuchi e forbiti eruditi continuano ad ingannarsi, a spegnersi dentro, a funzionare di corpo come se questi fosse una macchina asettica.
by Thran Tantra

E non si accorgono che la bellissima Arte del Tai Chi Chuan li ha lasciati da soli. Lei ha abbandonato il castello, facendosi sostituire da un carapace rinsecchito, da un ologramma che disegna sulle pareti una donna perfetta ed immobile … finta, tanto danzerini e smanacciatori, eunuchi ed eruditi scindono accuratamente sesso e conoscenza, emozioni e conoscenza, affidandosi a veglia e a ragione e negando le immagini della fantasia, di “reverie”.
Essi non si accorgeranno mai della scomparsa. O forse sì, ma negheranno con forza impaurita la possibilità di cambiare, di separarsi, di trasformarsi, con ciò la necessità di abbandonare il castello per perdersi nella libertà della campagna. E continueranno ad ingannarsi, a morire di conformismo e dottrina dentro ed intorno al castello, dentro il loro recinto.
Mentre la bellissima Arte del Tai Chi Chuan, fianchi larghi e seni generosi, si donerà ai praticanti della campagna, ad eretici e guerrieri, ridendo e correndo con essi. Con coloro che le hanno saputo inviare segnali di pulsioni ed emozioni, che si sono coraggiosamente avvicinati alle mura del castello, maramaldeggiando eunuchi ed eruditi, mostrandosi nella loro selvaggia bellezza guerriera agli efebici danzerini ed ai goffi manovali d’osteria.

Allora sì, ricercatori e sognatori d’azione, eretici e guerrieri che amano la vita, insieme alla bellissima Arte del Tai Chi Chuan vivranno a lungo. Ecco, forse non saranno sempre felici e contenti, anzi, sovente saranno a scontrarsi, ma sempre saranno vivi, consci che essere autodiretti e liberi è un bene prezioso, che è meraviglioso abbracciarsi anche se questo disturba il cattedratico, l’erudito, il meccanico delle forme. E’ meraviglioso vivere.

“L’uomo è un animale razionale che perde regolarmente le staffe quando è chiamato ad agire in conformità con i dettami della ragione”

(O. Wilde)




lunedì 17 giugno 2013

Le sfere rotolanti



33° Gasshuku – stage estivo – e seminari a seguire.
8 – 14 Giugno. Marche

“L’immaginazione è la prima fonte della felicità umana”
(G. Leopardi)

Sempre più fine dire “sfere, che “palle” !!
Sì perché, sull’onda degli insegnamenti che ricevo dal M° Aleks Trickovic (grazie Aleks !), stage e seminari hanno visto come tema dominante il movimento circolare dei femori.
Con essi, la tensione e il movimento nello spazio occupato con gesti sferici, l’immagine di sfere rotolanti, vortice e spirali.
Quanto sopra, piegato alle diverse esigenze tattico strategiche  delle Arti che propongo nella nostra Scuola.
Più avvolgente il Tai Chi Chuan ed il Kenpo, più diretto il Wing Chun Boxing. E poi, l’interpretazione delle “sfere rotolanti” applicata alla pratica di Kenshindo, il katana giapponese.
Formazione marziale intensa, ben intervallata da ottimo cibo e abbondanti bevute consumati in ristorantini in riva al mare o in agriturismi accoccolati sule verdi colline dell’entroterra marchigiano. Oppure a casa del M° Valerio, allievo ed amico da quasi trent’anni, fino alla cena finale. Cena in Dojo, a suggellare che è qui il cuore del DAO, la “creatura” a cui il M° Valerio ha dato vita dieci anni fa.
Un grazie di cuore all’amico Valerio ed ai suoi allievi. Quelli che, tra un onda imprevista ed un mostro salito in superficie dagli abissi, tra il canto tentatore delle sirene e lo scricchiolio minaccioso del vascello, ancora sono qui, entusiasti, a cercare di sé e dello stare al mondo.
Perché:


Soprattutto, non affrettare il viaggio;fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio
metta piede sull’isola, tu, ricco
dei tesori accumulati per strada
senza aspettarti ricchezza da Itaca.
Itaca ti ha dato il bel viaggio,
senza di lei mai ti saresti messo
sulla strada: che cos’altro ti aspetti ?

E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà
deluso.
Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso
già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare
( Iaca, di K. Kafavis )


Altre foto, alte riflessioni, mie e dei partecipanti, sul prossimo numero di SHIRO, on line / cartaceo dal mese di Settembre.


















martedì 4 giugno 2013

This is England

Lupo dorme. Coinvolgo Monica nella visione di un asciutto film inglese sull’adolescenza, la figura paterna, l’educazione maschile. I temi che più prediligo e che vivono anche nella mia pratica marziale attraverso i corsi allo Z.N.K.R. e quel che propongo attraverso di essi.
Pellicola del 2006, "This is England" diretta da Shane Meadows, è ambientata nell’Inghilterra degli anni ’80, quando nel paese dominava la Tatcher e la crisi occupazionale e di valori era all’apice.
Shaun è un ragazzino ( finalmente un attore bravissimo – e ben doppiato – ma assolutamente non bello, a fronte dei tanti pupattoli, incrocio tra ambientazioni da Mulino Bianco e sex appeal alla Amici della sciagurata De Filippi, che infestano le pellicole U.S.A. e quelle italiane ) orfano del padre, militare morto nella guerra per le isole Falkland, con una madre del tutto distante dalle sue paure e dalla sua necessità di crescere.
Il giovane, vittima, a scuola, di angherie continue, trova rifugio e conforto in un gruppo di squinternati skinhead, adeguandosi, vestiti, frasario ed atteggiamenti, al gruppo. L’arrivo di un adulto, violento e disturbato, farà precipitare le cose, fino al primo passo “maturo” e consapevole di Shaun. Passo di cui, forse finalmente (!) anche la madre si renderà conto, lasciando intravedere, nel finale del film, un rapporto più coinvolgente ed aperto.
La crescita maschile di Shaun, le prove che lo attendono nella sua adolescenza, si intrecciano con un diffuso razzismo suburbano e con rigurgiti di nazionalismo, violento per strada ma che ha alle spalle il solito distinto ”doppiopetto” della politica.
Combo, l’uomo che nel film rappresenta il “male”, è in realtà ferito da abbandoni familiari e da un amore non corrisposto. Maschio fragile nella violenza incontrollata, stupendamente tenero nel suo rapporto con il giovane Shaun, carismatico a sufficienza per fare presa su giovani sbandati ed alla ricerca di sé e della propria strada.
Pellicola che in Inghilterra scosse l’opinione pubblica al punto da farne una serie televisiva, da noi è arrivata sul grande schermo nel 2011, tra l’indifferenza generale.
Eppure, il tema dell’adolescenza, delle bande giovanili, del razzismo nemmeno tanto sotterraneo, della crisi occupazionale, sono anche temi nostri, più che mai attuali.
Certo, lo stile tipicamente british della pellicola, senza fronzoli e senza alcun cedimento al “patinato”, non ne ha aiutato l’apprezzamento da parte del grande pubblico.
Ma io sospetto che proprio l’evidenza dei temi, sociali e culturali, comuni al nostro paese abbiano indotto i media a scansare l’attenzione verso questa pellicola, spingendo il grande pubblico, ma anche le persone e gli ambienti in genere più sensibili a queste tematiche, a disinteressarsene. Insomma, il film, nelle sale, è stato una meteora.
Mi ha molto colpito, poi, l’intreccio tra le prove di adultità di Shaun e l’apparente negatività di Combo.
Facile sarebbe dipingere quest’ultimo come il “male”. Più interessante coglierne gli aspetti che contornano questo male, la sua incapacità a guardare dentro di sé per cogliere l’Ombra; la sua totale resa di fronte ad una figura femminile che per lui è amore e che si trasforma in violenza selvaggia, incapace com’è di stare nei conflitti, lui che, pure, ne sembra un paladino, un magnifico esponente.
Pellicola forte e densa di significati. Mi permetto di consigliarla a tutti i maschi e non solo a quelli che sono padri  ed hanno tra le mani la formazione di cuccioli teneri ed indifesi, perché la pellicola tocca temi dell’adultità, del confronto con il copione genitoriale, della capacità di stare nei conflitti, che ci riguardano tutti.

Probabilmente, una sua visone, non lascerebbe indifferenti quelle donne che vogliono davvero confrontarsi con il maschile, invece di subirlo o di riempirlo di critiche attraverso il rapporto con i figli maschi o il proprio partner.