domenica 26 giugno 2022

Di vacanze, di aria aperta, di buoni e cattivi sentimenti

Non esistono strade sbagliate; forse strade, quando non era il tempo giusto, prese o lasciate.

Non esiste una strada che ci allontana e nemmeno una che ci avvicina. Si tratta solo di sognare ciò che l’inconscio ci nasconde e poi, con pazienza e una manciata di follia, chi lo vuole su quella strada si incammina.

Non faccio mai sogni di merda, piuttosto a volte sono colori accesi e forti emozioni, altre sono carezze di volti e gesti gentili. Nessuno si dimentica con le mani strette a pugno e gli occhi chiusi, sarà per questo che ricordo nitidamente anche quello che non ho sognato mai, e non c’è nulla che io perda.

Sabato 18 Giugno 2022

Il “Doge”, anziano camper by U.S.A. che mastica rumorosamente i chilometri; muso al vento, lui che spesso è fatto oggetto di attenzioni e ammirati commenti: per forza, lui unico qui in Italia, lui con quella linea vintage che ricorda hippies e canzoni di pace ed amore e feste di massa divenute celebri.

Monica al volante, lei ci tiene; Lupo ad alternarsi tra noi e le chat al cellulare; Kalì, la nostra cagnolina, a russare sul pavimento; ah, sì, ci sono anch’io, pronto e di bellumore.

Non so se è un sogno fatto o uno mai sognato, non so se è l’avventura di un anziano squinternato, certo è che nella vita di camperista ora mi sono inserito. Gli anni dell’adolescenza e della gioventù, in tenda, a far “campeggio libero”, nei boschi o in riva al mare, tra poco autostop, che i capelli lunghi alle spalle e l’aria poco raccomandabile non aiutavano, e tanta motocicletta, in sella al mio Morini 175 quando i mostri giapponesi di grossa cilindrata erano ancora agli albori e salutarsi tra motociclisti era un piacere da dare.

Ma allora si poteva stare in “libera”, in un bosco o sul ciglio della strada, a volte nemmeno con la tenda, solo rintanati nel sacco pelo, senza correre eccessivi rischi, l’unico era quello di essere additato come strambo, come uno spostato. Poi i decenni di adultità seria e persino seriosa. Ci sono voluti il desiderio di Monica e i miei settant’anni per farmi tornare viaggiatore, anche se inevitabilmente invecchiato.

E siamo a San Marino. Decisamente bella nel suo specchiarsi pulito e perfetto dentro al Medioevo. Certo, le ricostruzioni sono così attente e inappuntabili che un po' suonano di finto e stucchevole, come i seni alti e turgidi e rifatti di una cinquantenne che voglia illudersi di attrarre ancora sfoggiando la gioventù di un tempo, e di quel tempo pure il petto.

Non manca una mia incursione in una delle tante coltellerie: Cougar karambit… è mio!! Artiglio feroce ed affilato, mi solletica il desiderio di coinvolgere gli allievi nell’uso di questa infida arma letale. Poi, con Lupo, al “Museo della Tortura”. Percorso inquietante, che tocca lo stomaco. Mi trovo a riflettere, beh certo, sulla cattiveria umana e sul tanto “bene” fatto dalla Chiesa Cattolica per recuperare e convertire nei secoli dell’Inquisizione ogni sorta di digressione, per manifestare odio verso le donne e il femminile, sorta di fiera assetata di sangue che tutto ciò che non controlla allora sbrana. Ma anche, come spesso mi accade, penso a come poche righe, tuttalpiù qualche pagina di storia studiata sui libri, occultino migliaia e migliaia di esseri umani che hanno vissuto giorno dopo giorno, come me, come te che mi leggi, hanno amato ed odiato, hanno allevato figli, sono stati traditi dalla compagna, hanno pianto per un lutto, hanno dormito, hanno fatto quello che io e te facciamo, ma noi lo dimentichiamo, a noi, su quelle pagine, restano solo le guerre, le carestie, le imprese di pochi, come in un’anonima ballata.

Domenica 19 Giugno 2022

Si passa, e ci si ferma, per San Benedetto del Tronto. Qui, grazie all’allievo ed amico Valerio, fondatore del DAO, ho trascorso momenti intensi e felici. Momenti in cui ho condotto stage di formazione marziale intrecciati con momenti conviviali, momenti toccanti ed emozionanti con tanti praticanti ed alcuni sono rimasti amici.

I ricordi mi assalgono: le lanterne, accompagnate da un silenzioso pensiero, lanciate nella notte dopo ore di spada; le chiacchierate che non finivano mai; i Gasshuku, stage estivi ad occupare prati e case dell’agriturismo UNA, solitario ed accogliente; i seminari di “Sapere del Profondo” a scavare di animi e inconfessati sentimenti; Kinnoremma, il rituale di spoliazione che introduce e marchia chi di spada vuole vivere; i pranzi con i piedi nella spiaggia e la scoperta di sempre nuovi locali in cui cibo e bere non deludono mai. Volti e mani, voci e corpi sono bellissimi ricordi che nel petto mi danzano.

Monica, che non ha mai perso i contatti con Simona, una delle anime di quello che fu il DAO, organizza un rapido incontro; con lei c’è Stefano, anche lui uno degli “anziani” che ora è suo marito. Li rivediamo tra abbracci e commozione: un po' la distanza, un po' l’isolamento obbligato dalla pandemia, ci hanno tenuti lontano. E conosciamo Gabriele, bimbetto allegro e vivace, che da meno di un anno si è affacciato alla vita: come mi riempie il cuore, io anziano lui neonato, sfiorargli più volte la mano.

La notte in un’area sosta brutta e spoglia, aria impregnata di smog, senso di trascuratezza; diciamo pure che pulizia ed igiene non le fanno da medaglia.

Ci pensa “La Mimosa”, probabilmente la più golosa pasticceria mai incontrata in vita mia, vero tripudio di paste e dolci, a costruire da subito una mattinata allegra e briosa.

Lunedì 20 Giugno 2022 e a seguire

Eccoci ora al “Camping Oasi Punta Aderci”. Enorme, silenzioso, percorso da alberi ed arbusti disseminati ovunque, e non potrebbe essere altrimenti per una struttura che si affaccia dentro un’oasi naturale, tra spiagge di ciottoli e scogli e cieli aperti.

Certo l’offerta dei servizi si discosta non poco da quanto reclamizzato; sarà che sono tempi difficili anche per loro, ma noi ci adattiamo: la natura a tutto spazio, il mare blu che Monica e Lupo rende felici, il silenzio solo a tratti straziato da un cane isterico ed una bimbetta urlante. Ed io, che tra letture e scrittura e formazione marziale, mi godo ogni lembo di prato.

Solo accanto al camper, che Monica e Lupo seguono il rito degli altri camperisti: ore di sole ad abbronzarsi e qualche rinfrescata, qualche nuotata in acqua a sgranchirsi. Con un mare ed un litorale così, lo capisco appieno, dove per tratti ininterrotti di chilometri di costa stazionano non più di dieci o quindici persone. Altro che il solito mar Adriatico e file di ombrelloni, altro che orde di corpi sgraziati ed ammassati a fare da spettacolo osceno.

Io però, nemmeno da giovane sono stato amante di bagni in mare e sole ad abbronzarmi, piuttosto portato ad isolarmi, solo o con qualcuno che condividesse i miei stessi percorsi d’animo e pensieri.

Sopra di me Il cielo è azzurro come i nomi che tornano alla mente e mi spingono a battere sulla tastiera parole senza pensarle, eppure fatico a starne senza, che la ragione sbanda, oscilla, sono le mani che le stringono fino a credere di toccarle.

So da tempo che l’altro da me è anche il mio specchio relazionale, mi svela; che ciò che definiamo, a sua volta ci definisce. Questo interagire inevitabile, da cui è facile, comodo, scappare per non guardarsi dentro, modella la nostra interiorità e tocca e plasma il nostro e l’altrui rapporto con il corpo, la corporeità, con i significati che gli attribuiamo, anche se lo neghiamo, anche se ci fa paura come ad affrontare una fiera indomabile.

E non cerco alcun riparo, mentre mi costringo ad accettarlo e so che il tempo non l’ha ancora fatto. Così lascio scorrere le ore del pomeriggio: due battute con un vicino anche lui refrattario alle transumanze d’ordinanza, le carezze a Kalì che mugola e sogna qui accanto. Bandito del vento e degli amori, ribelle stanco che fatica a comprendere le vigliaccate dei corpi e dei cuori.

Arriverà una notte intera, una luna fiondata nel cielo, un'altra danza dove sarà impossibile avere i tuoi occhi per vedere chi sono davvero io e chi sei davvero tu. E le giornate vanno avanti, sulla stanchezza del mio petto lucido il coltello e stendo un velo.

Qualche incantevole passeggiata insieme, tra intensi odori di verde e lo sguardo perso entro confini immensi. Poi sono pomeriggi in solitario, seduto davanti al camper, Kalì ai piedi, il deserto di voci attorno. Non c’è molto, non c’è nulla da fare, mentre aspetto che il sole cali per potermi allenare. Solo manate di tempo a sciogliermisi addosso.

E vorrei curare ogni ferita che sanguina anche sapendo di precipitare in una trappola, ed ingoiare ricordi di momenti di corpi ed occhi vicini senza più amore. La fatica inutile di colmare vuoti, allora violento il mio sfogo in questo pomeriggio di vento e sole ed aspetto paziente il tempo di Iron Shirt e forma di Tai Chi Chuan, Hai e Neri che sono anima del Taiki Ken, lo svettare del coltello a fendere l’aria ed immaginari Push Hands, danze di corpo e di combattimento a disegnare un solitario amplesso.

Venerdì 24 Giugno 2022

Di nuovo a San Benedetto del Tronto e … di nuovo un passaggio alla pasticceria Mimosa!!

Poi, mentre Monica e Lupo si danno al sole e al mare, io, su invito del Maestro Valerio, sono al DAO a condurre la lezione di Arti Marziali. Propongo movimenti, esplorazioni di corpo, giochi di sensibilità, sempre intrecciando i gesti di ogni giorno con quelli necessari ad affrontare uno scontro.

Chiudiamo la serata al ristorante. Ad accoglierci c’è Alessio, ex allievo del Maestro Valerio, che mi sorride e mi stringe calorosamente la mano: lui si ricorda di uno stage in cui le mie di mani gli proposero un contatto più vivace sul corpo e sul volto. Erano occasioni in cui confrontarsi per capirsi ed entrare nel mondo del Bujutsu era un affare intenso, forte e sano.

Chiacchiere, cibo ottimo ed abbondante, scivoliamo leggeri tra un vino vivace, un calmo Passerina e un altro bianco di uva Chardonnay e Sauvignon che ci delizia il palato. Cristiana, accanto a Valerio, è davvero bella ed ascoltarla un piacere, Lupo divora di gusto, Monica, così attraente nel suo abitino nero, sorride e se la gode. Serata perfetta, serata di buone sensazioni e gusto frizzante.

La notte ci vede in autostrada, il “Doge” lanciato verso il ritorno, verso Milano.

 













 

 

 

 

 

 

 

 

venerdì 17 giugno 2022

Il gioco, l’allegria, delle rime che insieme danzano a far festa

La passione dentro al petto che non mi fa stare fermo, è un suono ritmato che pulsa e pompa agitando lo schermo.

Spirito Ribelle è il nome sulle maglie, sui volantini e per questo, perché di essere ribelli si tratta, che ogni volta lo confermo.

E’ la cena di fine stagione, un pugno di ribelli, ognuno a modo loro a danzare per dieci mesi la nostra canzone.

Ognuno la interpreta come meglio crede, come meglio sa; nessuno sta fermo a crogiolarsi sugli allori, sulle certezze, sempre invece, come ci ricorda Massimo Fagioli (1), a mettere in primo piano vitalità, erotismo e passione.

L

a mia è una casa piccola, modesta, impreziosita da mobili che vengono d’Oriente, da lame ed acciaio di ogni foggia e soprattutto da una storia di amici a tavola a far festa.

Si mangia, si beve, si chiacchiera di stage passati sulla neve fresca, di notti intere sotto le stelle a tirar di pugni e di coltello fino all’alba, di compagni di pratica che, dal lontano 1980, si sono succeduti prima sotto la bandiera ZNKR poi, quelli rimasti, ad abbracciare lo stendardo Spirito Ribelle, ma sempre una pratica di emozioni e ricerca interiore e non solo manesca.

Gli allievi che sono amici che amo, le risate e le battute salaci; ogni volta, ogni fine stagione ci testimonia che qua restiamo, noi cambiamo, è inevitabile, ma in un modo o nell’altro ancora insieme stiamo.

Non ci arrendiamo, non ci consegniamo a pratiche di ripetizioni di tecniche e copie di modelli (2), a pratiche di scazzottamenti per sfogarsi, perché ogni individuo ha il diritto di trovare la Sua di strada nel mondo ed è per questo che, con le Arti Marziali, Spirito Ribelle pratichiamo, Spirito Ribelle lottiamo.

Basterebbe un attimo di indecisione per andare a fondo e sai quanti attimi pesanti come catene ognuno di noi ha attraversato, anche subìto, ma poi è risalito, perché sono le cadute e gli errori a dirti che sei ancora vivo e, se lo vuoi, puoi farcela e lasci le tue paure sullo sfondo.

La serata volge al termine, il commiato, gli abbracci. Dai ribelli!! La pausa estiva e a Settembre saremo ancora insieme a praticare di evitamenti, percosse, schivate, leve articolari, Iron Shirt, Push Hands, Hai e respirazione profonda e tanto ancora, da uomini adulti in cerca di sé e lontani dalle mode e dai capricci.

Per una strada aperta a tutti, a tutti i cercatori che vogliano fare un tratto di strada insieme, a tutti gli artisti del corpo che nessuna paura, nessuno ostacolo, potrà mai rendere zitti.

 

PS) Nel pomeriggio i diplomi: 2° dan a Giovanni Laurito; 6° dan a Valerio Giordano e a Claudio Morganti.

 

1.     In “Bambino, donna e trasformazione dell’uomo” di Massimo Fagioli, psichiatra e psicoterapeuta.

2.     “Per esempio, la maggior parte delle pratiche didattiche si fonda sull’assunto che lo studente è fondamentalmente un ricevitore, che l’oggetto (“la materia”) da cui si origina lo stimolo è importantissimo, e che lo studente non ha altra scelta se non vedere e capire lo stimolo così come esso “è”. Adesso noi sappiamo che tale assunto è falso”, in “L’insegnamento come attività sovversiva” di Neil Postman, sociologo e professore.

 





 

 

martedì 24 maggio 2022

Come canne di bambù

Il minuscolo lago, incastonato tra quello di Como e quello di Lugano. Meno di 1 Km di superficie. Una magnifica oasi naturale, flora e fauna selvatiche. Distese impervie di bambù affondano nell’acqua, si ergono come ispidi capelli di una testa arruffata, ondeggiano alle prime carezze del vento. Agglomerati di ninfea bianca e trifogli d’acqua, poi folaghe, germani reali, gallinelle d'acqua e cannaiole che transitano tra lo specchio d’acqua e il prato ai limiti del lago, spingendosi a curiosare in mezzo ai pochi campeggiatori.

Tra una camminata e l’altra, tra il riposare coi piedi lambiti dall’acqua, ci stanno un paio di ore dedicate alla formazione fisicoemotiva, marziale.

Corpo fluido, i cinque sensi attivati, oltre le meraviglie che gli occhi colgono, perché la pelle nuda viva il contatto con i differenti ritmi dell’aria calda; le orecchie, con i rumori di me corpo, colgano le voci degli animali, lo stormire delle fronde, lo scalpiccio dei radi passanti; il naso si lasci catturare dagli odori  nati dal canneto e mischiati con il terriccio; poi il gusto che mi scorre in bocca, non so quanto reale e quanto immaginario, spinto dalle fantasie che un luogo siffatto seduce e incanta.

Praticare Iron Shirt (la camicia di ferro), la “Spiralizzazione dei tendini”, la “Danza delle spirali”, le “Spire del drago” non può non essere immersione totale nella Madre Natura, almeno qui dove le voci degli uomini tacciono e il palcoscenico spetta agli animali.

C’è voglia di Tanshu la “Danza del guerriero”, di momenti di “Shadow Boxing” (la boxe con l’ombra), di Hai, lo “strisciare” che è protezione di sé e occupazione dello spazio.

Respiro lento assaporando ogni attimo ed ogni figura, suono ed immagine che quell’attimo va riempiendo.

Nessuna nuvola nel cielo e il prato, dominato da boschi impenetrabili, sembra quasi una tana.

Come un vecchio combattente che sa incassare senza crollare a terra, credo di conoscere i tranelli della vita; schivo e sferro colpi, non mi lascio bruciare da sentimenti troppo forti, solo li ascolto e ci danzo dentro.

Impugno il coltello, da un coltello non mi separo mai: “Il servo silente” era chiamato in Italia nei secoli scorsi, “Never unarmed” usiamo dire ora nel mio ambiente.

Taglio, affondo, falcio.

Combatto, schivo, evado, premo e colpisco, non ho la certezza che così non sarò mai preda, se non la preda di me stesso. Ma mi batto con sempre più accanimento, sempre più passione: se non scommetti mai su te stesso sarai sempre un perdente.

E’ il tempo della forma di Tai Chi Chuan, è il tempo della “Respirazione testicolare”: energia Kundalini lungo la schiena tutta, vitalità ed erotismo a piene mani.

Colgo una linea ferma a delimitare il mio orizzonte, sta a dividere ciò a cui ambisco dal mondo che ho di fronte. Non importa, ogni limite è un messaggio, sta a me interpretarlo.

Il tramonto si colora di stanchezza. Sembra la danza di un uomo ormai anziano, anziano e solo. Poi, volgo lo sguardo a Monica, a cui devo la scoperta di questo incanto, innocente oasi di bellezza scampata allo scempio dell’avidità umana, e so di non essere, almeno in parte, solo. So e voglio avere il compito di non fare mai sentire lei sola.

Kalì, educato cagnolino cittadino che ritrova se stessa in queste situazioni, mi corre accanto rotolandosi nell’erba.

E’ ora di tornare, tutti insieme, al nostro camper, vecchio anche lui, ma anche lui ancora affidabile, anche lui mai stanco di muoversi, girare, curiosare e scoprire.

 

 






 

 

 

 

martedì 10 maggio 2022

Maestro di che?

“Cercare, e trovare, maestri che ci svelino nuovi orizzonti e ci indichino nuove possibili strade è segno di non aver abdicato al pensiero omologato e di preservare curiosità intellettuale e vitalità esistenziale. Ogni età della vita ne chiede di nuovi per crescere e rinnovarsi.

“Mai più maestri” si leggeva nel ’68 sui muri delle università occupate, nobile anticipazione del già dimenticato “uno vale uno” che nascondeva solo l’analfabetismo funzionale di pochi.

Ma oggi, esistono ancora i maestri? Nelle nostre democrazie, che appiattiscono l’alto verso il basso, sembra esserci posto solo per voltagabbana o influencer. Mancano guide morali capaci di risvegliare le coscienze, maestri capaci di indicare sentieri da esplorare alla ricerca non solo di nuove risposte, ma sopratutto di nuove domande. Senza maestri si è condannati al pensiero unico e ad un mortificante livellamento culturale. Oggi vi è una domanda di senso e un’esigenza di ethos che chiamano a gran voce nuove guide, esempi coraggiosi con cui confrontarsi.

Non smettiamo di cercare i nostri maestri, non smettiamo di vivere”

(P. Iacci)

 

No, Maestro, no: io prediligo Sensei,Colui che è nato prima”.

Nego la “maestria” che è sapere compiuto, definito e definitivo.

Non fosse altro perché io sono anche e sempre allievo: “chi viene allevato, con riferimento all’allevare nel suo significato di fornire educazione e istruzione” (Vocabolario Treccani). Sono allievo di altri che ne sanno più di me; sono allievo dei miei stessi allievi, portatori di curiosità, domande e saperi personali che mi inducono a riflettere, ripensare e dunque a re – imparare; sono allievo degli incontri e degli accadimenti del vivere quotidiano che sono sempre esperienze traducibili in sapere marziale, conflittuale, quanto questi ultimi  lo sono nel e per il vivere quotidiano; sono allievo dei miei stessi errori che, come tali e contrariamente al pensiero comune che li bolla e punisce come “male”, essi, nel loro senso etimologico “L’andar vagando, peregrinazione, vagabondaggio” (Vocabolario Treccani) raccontano di un viaggiare tra sbandate e cadute necessario, inevitabile, per imparare davvero, per prendere la rotta migliore.

Allora prediligo, per me, “Colui che è nato prima”. Colui che, in quanto “nato prima”, ha vissuto più e più esperienze; colui che è stato sotto la tempesta ed invece di scappare o cercare rifugio, ne è rimasto al centro; colui che è già entrato nel bosco e, pur tra cadute e paure, lo ha attraversato.

Non un sapiente né un grand’uomo, tantomeno un uomo perfetto, scevro da colpe e malefatte. Tutt’altro!!

Proprio per questo, nelle Arti Marziali come nel Counseling, con gli allievi delle arti del combattimento come con i clienti che a me si rivolgono perché li aiuti a migliorare la qualità della loro vita, io li comprendo.

Li comprendo perché mi sono battuto per davvero, tra scontri e fughe ed agguati, per davvero ho impugnato quanto ho subìto i coltelli, i bastoni, le spranghe. Li comprendo perché ho attraversato ogni manifestazione del “mal di vivere”; ho conosciuto il dolore e l’assenza nelle relazioni con i genitori, con il partner, con i figli; ho fatto ogni genere di male ed ogni genere di male ho subito. Ho vissuto e vivo tutt’ora, giù da ogni piedistallo, facendo ogni giorno esperienza di me, di me essere fisicoemotivo.

Lascio ad altri il titolo di “Maestro”, anche quando la pratica marziale o la vita quotidiana li smentisce, li sbugiarda. Li smaschera svelandone ignoranza, bugie, paure, malefatte che essi nascondono invece di farne strumento di autocritica e crescita. Ah, già, loro sono Maestri!!

Io mi tengo quello di “Sensei, quello di “Nato prima”.

Però condivido l’appello di Iacci al cercare “Maestri”, perché “Senza maestri si è condannati al pensiero unico e ad un mortificante livellamento culturale”, e posso considerami anche io tale almeno nell’accezione di “esempi coraggiosi con cui confrontarsi”.

Senza la pretesa di alcuna maestria che spetta a ”Chi conosce pienamente una qualche disciplina così da possederla e da poterla insegnare” ( Vocabolario Treccani). A chi, insomma si è fermato, si è seduto su quanto sa illudendosi, sovente in malafede, di “possedere”, mentre attorno a lui la vita scorre e tutto cambia.

 

 



mercoledì 20 aprile 2022

La lunga strada

Quella che ci porta qui, 

                                              ogni Martedì, 

                ai giardini Marcello Candia in Milano

quella iniziata nel 1980 presso l’Umanitaria e proseguita poi presso il circolo ARCI Bellezza, la storica sede di via Simone D’Orsenigo e quella di via Labeone.

Insieme ai Maestri, allievi ed amici Valerio e Claudio
Sono contento che ci incontriamo faccia a faccia, sappiamo di avere una strada da percorrere e che ognuno si aspetta un aiuto dall’altro.

Più passavano gli anni, i decenni, più cresceva la curiosità insieme alla consapevolezza di essere corpo e me ne rendevo conto invecchiando. So che possiamo rovesciare tutto, di nuovo e sempre.

Rivolgo un pensiero ad Angela, che mi ha introdotto al sapere taoista del Maestro Mantak Chia, al sapere ed alla costruzione di un corpo forte e flessibile: tendini e muscoli e ossa, ed alla concreta pulizia degli organi interni.

Un pensiero ad Eleonora, che con il Body Mind Centering ha dato l’ennesima svolta di consapevolezza e motricità intelligente a questa mia, questa nostra, strada.

So, sappiamo, di aver di aver fatto e di fare tutt’ora del nostro meglio, di aver cercato e messo alla prova quanto trovato, di esserci confrontati per cercare ancora meglio, ancora di più, di aver lottato e combattuto.

Non sempre le carte che mi sono state distribuite erano favorevoli ed io però ora vedo l’altro in me e ci vedo insieme.

Footwork di onde e spirali, MAI di spinte e trazioni

Così scivoliamo fluidi dentro strategie e tattiche di Kenpo Taiki Ken, Tai Chi Chuan, Kali, Wing Chun, Pa Kwa. Senza limiti, possibile perché il sé corpo è consapevole, il corpo marziale è sano e forte; possibile perché i princìpi del lavoro motorio convivono armoniosi in una unica complessità; possibile perché dell’embodiment (1) facciamo esperienza concreta, viva.

Così gustiamo il mondo che abitiamo, cogliamo l’occasione e incontriamo vitalità ed erotismo che sono le chiavi del vivere, vivere per davvero.


Così ciò che seminiamo è ciò che raccogliamo: nessuna paura, o meglio, di ogni paura facciamo la nostra forza, di ogni vulnerabilità la nostra arma.

E’ una luce piccola e forte nell’oscurità, nel tran tran quotidiano, e ci incontriamo di nuovo, ogni Martedì, qui ai giardini Marcello Candia in Milano.

Lungo la sagoma della "nave", scivolando e percuotendo dentro e fuori
E tu?

 

1. “la coscienza che ho del mio corpo non è una coscienza di un blocco isolato… i vari domini sensoriali (visivi, tattili, dati dalla sensibilità degli arti, ecc..) che sono coinvolti nella percezione del mio corpo, non mi si presentano come delle regioni assolutamente estranee l’una all’altra”

( https://www.psicologiafenomenologica.it/neuroscienze/embodiment-se-corporeo/)

 

 

The wall, ma qui tree, per imparare a stare nel confliggere

Equipaggiamento ed armi del guerriero




Flow Clinch, mai di forza


Training Knife,  prima dei coltelli affilati

Chi Sao affrontarsi a corta distanza

 

venerdì 15 aprile 2022

Useless Bodies?

Con mio figlio Lupo alla Fondazione Prada per la mostra

“Useless Bodies?”

di  Elmgreen & Dragset :” la mostra esplora la condizione del corpo nell’era post-industriale, in cui la nostra presenza fisica sembra avere perso la sua centralità tanto da risultare ormai superflua”, recita la presentazione. Verità vera. (1)

Un percorso inquietante, tra rimandi alle sculture classiche e raffigurazioni contemporanee che domandano di immagini di corpo profondamente mutate nei secoli, dove lo stesso materiale utilizzato spiega differenze di interpretazioni e sensazioni.

Non meno estraniante è la parte dedicata al corpo nel lavoro, dove si percepisce immediatamente la spersonalizzazione dell’uomo – lavoratore: ambiente da “polli da batteria” mi viene da scrivere.

L’area dedicata alla casa pone pesanti interrogativi sul come abitiamo e viviamo l’ambiente domestico, su quanto di noi ci sia nella nostra “tana” e quanto di ostentazione e di ossequio ai dettami del design.

Arriva poi la sezione che ci porta dentro la capacità dell’industria del benessere di condizionare ed indirizzare la personale concezione di sé, di sé corpo, di ognuno di noi.  Una massificazione, un conformismo, che dietro i colori, i gadget, gli ambienti lussuosi, cela la tristezza ed il grigiore di corpi macchina, di pratiche omofone, i cui nomi sempre nuovi, sempre diversi, in realtà conducono a gesti comunque meccanici e sovente dannosi alla stessa “macchina” corpo e soprattutto sempre distanti dalla riappropriazione del sé corpo, del corpo esperito, abitato perché quel che conta rimane il corpo posseduto, il corpo esibito.

“Per alcuni, approcci che vanno dal fitness allo yoga alla chirurgia estetica sono soluzioni per migliorare l’aspetto del sé fisico: per modificarlo alla ricerca della salute ottimale, dell’eterna giovinezza, o perfezionarlo secondo i canoni estetici dominanti” (Elmgreen & Dragset)

C

hissà se qualcuno dei visitatori che, da Marzo ad Agosto, entreranno in questa esperienza artistica di denuncia e sconfessione di una società che va divorando l’essere corpo senziente ed agente per sostituirlo con un corpo asettico ed alienato (il trionfo di Cartesio e della sua separazione corpo – mente? L’elogio dello sfruttamento capitalistico e dell’asservimento? Quanta preveggenza nell’Orwell di 1984!! (2)) opererà un radicale muramento di rotta?

Un radicale mutamento di rotta almeno a partire dalle pratiche corporee, scegliendo realmente le Arti Marziali come percorso di consapevolezza e forgiatura del carattere attraverso il confliggere, il combattere invece di affollare i soliti corsi di Karate, Judo, Krav Maga e quant’altro infarciti di tecniche e ripetizioni, di scazzottamenti furiosi, di corpi - macchina senza senso che si agitano, strepitano e si consumano. Se la smetteranno di pedalare forsennati su biciclette ferme, di ripetere figure – asana come fossero modellini, di stiracchiarsi malamente tra il vecchio stretching o il modaiolo Pilates, di correre storti e rattrappiti tra vialetti di cemento o trascinandosi e sobbalzando su un terreno accidentato che attenta, passo dopo passo, alle loro articolazioni, per abbracciare pratiche di consapevolezza motoria quali Feldenkrais e Body Mind Centering. (3)

Ne dubito: troppo forte la pressione dell’industria del benessere (benessere?????) perfettamente asservita a chi vuole annichilire ogni pulsione di vita, a chi vuole uno sterminato esercito di servi, a chi vuole “un uomo unidimensionale, un uomo cioè che pensa come tutti gli altri, agisce come tutti gli altri, gode come tutti gli altri e riflette come tutti gli altri” (M. Onfrey “Teoria della dittatura”).

Se lo chiedono anche Elmgreen & Dragset con la scritta “What’s Left?” che compare sulla maglietta di una delle loro opere: un funambolo emblematicamente sospeso tra il lasciarsi cadere al suolo o tentare di risalire.

Tu che mi stai leggendo che risposta ti dai? Ma magari non ti frega nulla nemmeno della domanda.

 

1. “Nel 19° secolo il corpo produceva i beni di consumo, mentre nel secolo successivo ha assunto prevalentemente il ruolo di consumatore. Nel primo ventennio del 21° secolo il corpo detiene lo status di prodotto i cui dati vengono raccolti e venduti dalle Big Tech”. Ed ancora ”Mentre le innovazioni tecnologiche rendono i nostri corpi sempre più inutili, i settori di wellness, tempo libero e salute, in continua espansione, offrono infinite nuove modalità per ‘risolvere il problema del corpo imperfetto’”.

2. 1984 di George Orwell. Perché è sempre attuale? In https://www.zetatielle.com/1984-di-george-orwell-libro-film-colonna-sonora-eurythmics-societa/

3Nella Cisterna avete messo in scena l’industria del benessere, ma la spa, la piscina e lo spogliatoio sono stanze vuote e desolanti. Perché?

M. E. "L’industria del benessere vuole assicurarsi che non ci sentiamo mai soddisfatti, ci chiede di migliorarci continuamente, ma ci ricorda sempre che non siamo abbastanza perfetti, è un loop senza fine in cui nessuno è mai contento".

I. D. "C’è sempre una nuova app di fitness sul mercato, c’è sempre una nuova crema per tirare su la faccia".

(https://www.internimagazine.it/agenda/elmgreen-dragset-intervista-fondazione-prada/)