giovedì 12 giugno 2025

2025 Giugno: Il fuoco violento della corta distanza

 



“Nel bagliore ardente,

danza furia nel vento,

cenere e silenzio”

(Anonimo)

Dal più semplice al più complesso gioco di mani delle Arti Marziali asiatiche; dai Suishou ai Maki, dal Chi Sao ai Sujin Te e dal loro intrecciarsi e sovrapporsi nasce il

fuoco violento delle percussioni a corta distanza (chika ma).

Non solo sperimentare ed approfondire sensibilità, riflessi, intuizione nel confronto a distanza ravvicinata. Che è percepire i movimenti dell’altro sul confine della mia zona intima, anticipandoli e persino indirizzandoli laddove possibile e, laddove non lo sia, riducendo il danno delle sue azioni. Che è prendere l’iniziativa nascondendo lo scopo fino a che il danno che procuro sia irreparabile

Non solo entrare nella relazione mutevole tra me e l’altro, consapevole di “cosa” e “come” sto agendo io, capendo “cosa” e “come” sta agendo l’altro, intuendo cosa l’altro sta comprendendo del mio agire. Che è imparare a stare nelle relazioni, qualsiasi relazione, adattandosi alla presenza altrui per condurre un gioco, una danza insieme, insieme decisa e, laddove io lo ritenga, necessario, recidendola a mio vantaggio.

Non solo.

Ma anche imparare a sostenere il caldo bollente della violazione, con lo spazio, della mia incolumità. Saper accettare e subire percosse sul volto e sul corpo. E pure saper infiggere percosse sul volto e sul corpo dell’altro, violando ogni codice etico di rispetto ed educazione, il detto popolare “gioco di mano, gioco di villano”, l’incapacità diffusa dello stare corpo a corpo, sudore contro sudore, alito contro alito, del prevaricare fisicamente, carnalmente.

Elemento Fuoco: energia, calore, ardente, intenso, vibrante…  imprevedibile, incontrollabile, estremo… acceso, vivace, vivido…brillante, luminoso…incorporeo, ascendente… rapido, impetuoso, prorompente… impulsi, sussulti… scintilla, fiamma, vampata, lingue… scoppiettante, sfrigolante, crepitante.

Il Fuoco, nella sua potenza, brucia la base, l’energia da cui trae la sua vita. Sei disposto a consumarti con esso per vederlo crescere e tutto distruggere, distruggere tutto, te compreso?

Brucia rapidamente, con tutta la sua Intensità, Spazio e Tempo e dunque te stesso. I tre principi si armonizzano in un unico agire: l’alto e il basso – Aria e Terra legati dall’Energia che si espone contemporaneamente con lievità (Aria) e potenza (di Terra).

L’energia ha movenze verticali, antigravitazionali, a punte; la rapidità comporta un succedersi di impulsi spontanei, sussultori, di stampo catartico, perché il Fuoco brucia celermente in modo totale, assoluto, mentre sotto perdura sotterraneo questo ardore in forma trattenuta… ceneri calde. Poi sopraggiunge la quiete con il fumo che diviene Aria. Una quiete sempre pagata a caro prezzo.

Fuoco che, nel corpo umano, è plesso solare da cui montano tutte le pulsioni che danno vita alle cariche come le scariche energetiche di Terra nel ritmo.

Nella Medicina Tradizionale Cinese, l'elemento Fuoco è collegato all'animale della Fenice, simbolo di questo elemento e del suo potere, associato alla rinascita e alla passione. Animale di leggerezza e mistero che porta in seno morte e rinascita verso la Luce, la trasformazione; stato di coscienza così acceso da bruciare se stessa. E tu, sei consapevole del peso che graverà sulle tue spalle per ogni distruzione commessa? Anche (soprattutto?) quelle commesse verso te stesso?

Il volo della Fenice ha andamento sussultorio, sensibile ad ogni soffio d’aria, il che lo rende imprevedibile, proprio come il Fuoco da essa generato. Quanta capacità hai di stare nel fuoco, ovunque esso ti porti, qualsia cosa esso uccida per trasformarla?

“Se c’è un rapporto tra il fuoco e l’amore, è che il fuoco illumina tutto ciò che tocca;

poi lo brucia e lo riduce in cenere”

(Artur Schopenhauer)

 

 


 


martedì 10 giugno 2025

Il mio pensiero di Giugno 2025

 


Sentimenti contraddittori mi danzano dentro. Seguendo i ritmi del cuore mi trovo spaesato a non capire.

Ma, poi, perché capire, voler capire a tutti i cost?

Chiudo gli occhi per non vedere, dai vetri della finestra di casa, correre le prime ombre della sera. Una mano contro il cuore, l’altra a tirare i fili delle mie ferite, delle domande senza risposte.

Siamo invasi da gente che si mostra sorridente, sempre, sui social e più nessuno che abbia imparato a stare male, a reggere l’urto della sconfitta senza fingere di “stare bene”, di appellarsi alla “resilienza” o di cercare riparo presso un farmacista della mente dispensatore di ricette salvifiche.

Siamo invasi dall’ossessiva ricerca di capire, capire qualsiasi cosa vicina o lontana, semplice o complessa; di emettere giudizi su tutto e tutti.

Eppure….

Forse non capire è chiudere la porta ovvia del conscio, dell’interpretare l’altro da sé solo ed unicamente secondo i propri parametri, le proprie sicurezze, ed affacciarsi invece all’inquietante e libera stanza dell’inconscio, aspettando pazientemente un senso che ci indirizzi, coltivando l’arte della consuetudine a non pretendere di capire subito.

Per comprendere a fondo qualcosa occorre accettare di non comprendere subito, immediatamente, risposta pronta e repentina ad ogni questione, ad ogni domanda, ma entrare in quella disposizione fisicoemotiva che richiama alla passività, alla vulnerabilità, all’attesa. Al Tao.

Forse per accettare di vivere occorre accettare anche la mancanza, la sofferenza, che sono anche loro nutrimento del nostro vivere. Non fosse perché, per dirla con Meister Eckhart: “Nulla sa più di fiele del soffrire, nulla sa più di miele dell’aver sofferto”. Unico modo per costruire esperienza.

La tempesta nel cuore ha aperto correnti scure e profonde, ora danzo ritmi marziali, forti e flessibili insieme, più leggero di un alito di vento, più denso di un grumo di gomma.

E’ anche questo il messaggio, la voce che passa allo Spirito Ribelle: Intuizione, apertura, accettare lo smarrimento, stupirsi una volta e poi una volta ancora, scompensare certezze ed aprire varchi di dubbi, accettare di non comprendere aspettando la percezione del corpo.

Attraverso la pratica corporea del conflitto, che è conflitto con se stesso prima ancora che con l’altro, portiamo dentro la pienezza del vivere, dentro il nostro quotidiano, l’accettazione del disagio, della sofferenza e del non capire. Costruiamo, o almeno tentiamo di costruire, individui vitali ed erotici. Soprattutto individui vivi.

“La cosa non si esaurisce nel suo scopo, ma si attua nel suo svolgimento”

(G.W.F. Hegel)

 

 

mercoledì 4 giugno 2025

Le tre qualità che fondano una buona pratica marziale

 


Non so quanto si tratti di estetica, di gusto personale, di influenze sociali e culturali. Non so.

Forse ciò che colpisce, che si apprezza, sta nelle piccole cose, nei piccoli gesti, in un disegno corporeo nello spazio che ci emoziona e non sappiamo il perché, che smuove le nostre sagome interiori, che ci propone un senso.

Forse origina da un equilibrio precario e mutevole tra odine e caos, tra regole e spontaneità. Forse è il risultato, sempre mutevole, del mescolare tra loro flessibilitàgrazia e potenza.

1. Flessibilità, che è arte di adattarsi senza spezzarsi. La flessibilità non è solo un attributo meccanico, ma un’attitudine fisicoemotiva. Essa investe la capacità di aderire ai mutamenti, trovando l’equilibrio perfetto per accompagnarli nel loro evolversi influenzandoli, dosando contrasto e consenso.

2. Grazia, che è leggerezza portatrice di piacere. La grazia, nel movimento, si manifesta sciorinando tutto il repertorio del fluire dosando sapientemente il flusso libero, che emana cedevolezza, passione e semplicità, con il flusso contenuto, che emana attenzione e cautela (1).

3. Potenza, che è l’energia che muove ogni cosa, fuori e dentro di noi. Potenza non come forza bruta, ma come risultato di una gestione raffinata ed una direzione consapevole dell’energia. L’autentica potenza sta nella capacità di canalizzare l’intensità senza deturpare la bellezza. Qualcuno ricorda lo slogan pubblicitario “La potenza è nulla senza controllo”? (2)




La flessibilità credo sia la base. Essere flessibili necessita di un equilibrio interiore, consapevoli che l’equilibrio non è MAI statico, ma sempre il risultato della gestione di diversi squilibri mutevoli e cangianti; dunque l’equilibrio perfetto e immutabile nel tempo non esiste, è sempre una caccia aperta senza mai la sicurezza di afferrare la preda.  Essere flessibili significa adattarsi ai cambiamenti senza perdere la propria essenza, quello che gli antichi, e con loro più recentemente il musicista Franco Battiato, chiamavano il “centro di gravità permanente” accettando che quegli stessi cambiamenti, in un modo o nell’altro, scalfiscano e in parte modellino la nostra essenza. Essere flessibili è muoversi senza rigidità, è apertura alle nuove possibilità, nell’esplorazione del vivere quotidiano come del muoversi, della gestualità nello spazio, affrontando situazioni impreviste con elasticità ed astuzia. Sorta di Ulisse capace di superare le difficoltà ed ingannare le avversità escludendo il ricorso allo scontro aperto.

La grazia origina dalla fluidità. La grazia è ciò che rende il movimento, come ogni nostro comportamento sociale, piacevole ed armonioso. Quando la flessibilità consente di muoversi senza sforzo manifesto, visibile, la grazia tinge quel movimento di qualcosa di bello, semplice e affascinante. Persino i ritmi più sincopati, più stringenti, possono così emanare grazia occultando distruzione ed annientamento. È il modo sottile (forse perverso?) in cui la potenza si manifesta senza mostrarsi brutale e violenta. E’ il pugilato di Muhammad Alì, già Cassius Clay, o di Nino La Rocca.

La potenza è il motore, è energia, forza, intensità. Senza flessibilità appare rigida e come legata; senza grazia, appare rozza e grossolana. Ma quando si bilancia con le altre due qualità, diventa elegante, efficace, capace di ispirare sensazioni profonde e causare danni letali.



Come traduciamo tutto ciò

nella nostra pratica marziale,

pratica Spirito Ribelle?

Le Arti Marziali, in particolare Kenpo Taiki Ken e Tai Chi Chuan, come noi le intendiamo, sono un ottimo banco di prova per equilibrare flessibilità, grazia e potenza, poiché richiedono un'armoniosa combinazione di questi tre elementi al fine raggiungere insieme efficacia / efficienza e bellezza (che è sensibilità interiore e gusto esteriore, mai disgiunti) del movimento.

 

1.      Flessibilità: Adattarsi per affrontare al meglio l’opponente, perché un combattente rigido è prevedibile. La flessibilità fisicoemotiva permette di rispondere rapidamente agli attacchi e di adattarsi alle strategie dell’avversario insinuandosi nelle pieghe del suo agire. Il corpo elastico esegue movimenti fluidi e precisi cogliendo le opportunità di contrattacco. E questo vale anche (soprattutto?) con il nemico più subdolo e pericoloso: Noi stessi.

2. Grazia: Gestione raffinata del movimento. La grazia nelle pratiche marziali si manifesta nella fluidità dell’esecuzione. Non si tratta solo di estetica, ma di efficienza ed efficacia: Ogni gesto è economico, senza fronzoli, senza sprechi di energia, senza gesti parassiti e ridondanti, solo gesti dotati di senso. E’ naturalezza che cela la fatica e l’impegno dietro ogni percossa ed elusione.

3. Potenza: Forza canalizzata con precisione. La potenza è il fulcro di ogni tecnica, ma deve essere controllata, si deve sempre sapere il “cosa” e il “come”. Un pugno o una ginocchiata potente senza precisione rischia l’inefficacia, mentre un colpo mirato, esplosivo e ben soppesato diventa devastante. La vera forza marziale non sta tanto nella forza bruta, incontrollata, ma nella capacità di usarla nel momento giusto e nella direzione esatta, lasciandola sgorgare da una spontaneità formatasi nel tempo non con ripetizioni meccaniche, ma forgiando la consapevolezza di sé nel movimento (3).



Cosè il Kenpo Taiki Ken e come e perché

percorre la strada di cui sopra

Il Taiki Ken (4) è un'arte marziale giapponese creta dal Maestro Kenichi Sawai a partire dallo Yi Quan (I Chuan), arte cinese. E’ un metodo che enfatizza la consapevolezza corporea, la fluidità e l'uso dell'energia interna, perfetto esempio di come flessibilità, grazia e potenza si intreccino per creare un combattente efficace e armonioso.

 

1.      Flessibilità è adattarsi senza resistere oltre misura. Nel Taiki Ken, la flessibilità è fondamentale. I praticanti studiano per originare movimenti naturali e spontanei, evitando schemi fissi. Questo allontana il pericolo di reagire meccanicamente ad uno stimolo esterno, si agisce invece rapidamente adattandosi agli attacchi e scegliendo, di volta in volta, la risposta ritenuta migliore. Non reazione ma azione.

2. Grazia è il movimento senza sprechi. La grazia nel Taiki Ken si manifesta nella capacità di muoversi con fluidità e precisione. Ogni gesto è essenziale, senza inutili tensioni e contrazioni. La formazione (non a caso noi allo Spirito Ribelle parliamo di formazione e non di allenamento / addestramento) include esercizi e giochi di sensibilità e percezione, affinando la capacità di intuire le mosse dell’opponente per rispondere con naturalezza e semplicità. Per usare un’espressione in voga nell’antico Te di Okinawa (il progenitore del Karate giapponese), niente “mani fiorite”.

3. Potenza è energia esplosiva. La potenza (Hakkei) nel Taiki Ken non origina dalla forza bruta, dall’attenzione spasmodica al lavoro muscolare, ma comprende anche attenzione e sinergia con le articolazioni, il tessuto connettivo, i tendini e, a certi livelli, il sistema degli organi interni. Le percosse sono brevi, esplosive e mirate, sfruttando le onde cinetiche (non la rotazione dei fianchi),  il peso del corpo e l’integrità fisicoemotiva, ovvero l’individuo nella sua interezza. Il che significa non unire mente e corpo (che sono già un’unica realtà (5), si tratta solo di comprenderlo!!) ma affrontare il rapporto tra corpo e mondo.

 

Questo è il “modus operandi” qui allo Spirito Ribelle, nel Kenpo Taiki Ken ma anche nel Tai Chi Chuan, perché sono convinto che queste sopra sono le caratteristiche performanti e vincenti di un’Arte Marziale.

Ci sono molte, tante Arti Marziali Tradizionali e loro derivate, invece, che si offrono come strutturate, come un sistema. Io, alla luce delle mie esperienze di vita e marziali, degli studi su libri e documenti, degli incontri fatti con Maestri e praticanti sia del mondo marziale che del mondo corpo e movimento in genere, ho scelto da tempo un percorso in cui sia il praticante il protagonista e l’Arte studiata il mezzo per esplorare di sé e delle relazioni attraverso la pratica del conflitto, del confronto di corpo. 

Non mi occupo di “insegnare” tecniche (waza), di farle imitare fedelmente, cioè scrivere un testo preconfezionato su una pagina bianca, perché nessun individuo è una pagina bianca ma ognuno di noi è una pagina diversa che ha già scritte le sue personali esperienze.

Non mi occupo di riempire vuoti reali o supposti con cose ed attrezzi, ovvero tecniche e gesti preconfezionati, perché: “E’ il buco del centro (della ruota, del non essere) che la rende utile Il vuoto del vaso lo rende utile Porte e finestre, buchi della stanza, la rendono utile (Lao tzu in Tao Te King)

Perché ogni individuo 

è una risorsa

 


1.      1All’opposto del flusso libero normale, sta quello estremo, che è sfogo incontrollato, abbandono totale; all’opposto del flusso contenuto normale, sta quello estremo che è costretto, limitato, inibito, represso (Laban Movement Analysis)

2.      2Pubblicità pneumatici Pirelli, anni ’90. Vedi anche: https://formiche.net/2019/05/pirelli-25-potenza-controllo/#:~:text=Qui%20la%20potenza%20viene%20mostrata,indispensabile%20a%20raggiungere%

3.     3.  La consapevolezza interiore aumenta l'efficienza fisica, che a sua volta permette di migliorare la tecnica. Stiamo quindi parlando di una tecnica che scaturisce dall'interiorità verso l'esterno, anziché seguire il percorso inverso” (J. Whitmore in ‘Coaching’)

4.      4https://taikiken.org/

5.     5.  La mente è incorporata, nel senso più pieno del termine, non soltanto intrisa nel cervello” (A. Damasio in ‘L’errore di Cartesio. Emozione, ragione e cervello umano’). Per approfondire: La chiave di SOPHIA Giu – Set 2020)

 



martedì 3 giugno 2025

Peng Lu Ji Han: L’Essenza del Tai Chi Chuan in Quattro Movimenti

 



Il Tai Chi Chuan è arte fluida e introspettiva che amalgama equilibrio, energia interna e consapevolezza.

Tra le sue fondamenta si trova la sequenza Peng Lu Ji Han, quattro principi essenziali che incarnano la logica Neijia / Naido (interna) e combattente del Tai Chi Chuan.

Peng, che è espansione, apertura.  Potremmo assimilarla ad un airbag che si gonfia, alla capacità di un pallone di assorbire e rinviare gli urti; potremmo riferirci ad una superficie colpita da un chiodo: Più la superficie è elasticamente densa ed estesa, minore penetrazione avrà il chiodo. Il principio della fisica che spiega come una superficie più ampia riduca la penetrazione di un corpo estraneo è il principio di pressione. Questi spiega che la pressione è direttamente proporzionale alla forza applicata su una superficie e inversamente proporzionale alla superficie stessa: Più la superficie è ampia, minore sarà la pressione esercitata per ogni unità di area e quindi minore sarà la tendenza del corpo estraneo a penetrare.

Dunque non sono solo e tanto le braccia ad aprirsi formando un cerchio, è il corpo tutto che si espande: torace, braccia, gambe ecc. si ampliano ed addensano. Ad alcuni parrà improbabile, ma si può fare.

Peng come concetto di espansione è in stretta relazione con Song / Sung o rilasciare (1), che permette di essere reattivi esprimendo una tensione adeguata a mantenere la nostra struttura fisica quando il nostro corpo viene premuto o spinto. Peng si espande verso l'esterno e muove la nostra energia aderendo a quella dell’opponente, è come una tensostruttura la cui elasticità tanto la sostiene quanto le permette di reggere gli urti che vengano dall’esterno.





Lu, che è tanto arretrare quanto tirare a sé l’opponente. Qui è necessario un movimento fondamentale nel Taiki Ken ed in alcune “vecchie” Scuole di Tai Chi Chuan e Pa Kwa, completamente perso invece, nella stragrande maggioranza dei Kwoon / Dojo. SI tratta ci creare un movimento di opposizione, di direzioni opposte e contrarie tra il bacino e le braccia: Il bacino arretra lanciando le braccia avanti, per poi avanzare nel mentre che tira a sé le braccia. Senza questa “opposizione”, le movenze perdono di efficacia ed efficienza. E’ anche possibile interpretare Lu come l’intercettare un attacco diretto contro il nostro centro e noi vi aderiamo deviandolo contemporaneamente da un lato e quindi nel vuoto, sorta di Mukaete. (2)  




Ji, che è premere o anche colpire. Possiamo immaginare di usare uno scudo per sfondare la difesa dell’opponente, oppure di colpirlo indirizzando la penetrazione in una piccola zona, sì da aumentare la forza di penetrazione. Il movimento sarà composto da un’onda cinetica dall’alto al basso indirizzata a comprimere, a schiacciare.

 

Han, che è deflettere, proteggersi e poi sbattere a suolo l’opponente. Se, a mio sapere, tutte le Scuole convergono sull’essere Han un movimento in cui la forza diretta in arrivo viene prima assorbita e poi diretta per sollevare e allontanare l'opponente, non ho ancora trovato chi la pratichi al meglio. Mi spiego: Usano una spinta verso il basso.

Guardiamo bene. L’ideogramma contiene un individuo in ginocchio e come si fa a squilibrare un opponente, a portarlo a terra? Si può provare a spingerlo in avanti e verso il basso, ma facilmente questi porterà una gamba indietro a recuperare l’equilibrio. Ecco perché un Han efficace ed efficiente DEVE assolutamente esprimersi con un movimento, per noi Spirito Ribelle l’onda, a salire, a togliergli il sostegno della base, dei piedi, ovvero un gesto del tutto opposto a Ji. Chiunque abbia un mino di esperienza, non di combattimento reale, di strada (sarebbe pretendere troppo da tanti nomi di fama come sconosciuti del mondo Tai Chi Chuan) ma anche solo di “combattimento” da palestra o, quantomeno, di Push Hands,  deve aver sperimentato per forza la situazione di pressione e spinta su un compagno che riesce a ridurre il danno portando una gamba indietro. A meno che la pressione e spinta sia portata in direzione obliqua costringendo il partner ad un “intreccio” di gambe per lui davvero problematico, ma non è questa la direzione in cui si esprime Han.

Dunque Han si concretizza al meglio attraverso un’onda cinetica dal basso verso l’alto. Tra l’altro, il movimento in questa direzione mette subito sotto attacco i piedi dell’opponente, quei piedi che, in una lettura fisicoemotiva, richiamano l’aderenza alla realtà, ad essere basi d’appoggio, in cui, anche nel quotidiano, i piedi saldamente piantati al suolo esprimono sicurezza quando non possesso: La sicurezza necessaria per direzionare la volontà.

Attaccare e destabilizzare la base costituisce un ottimo inizio per poi completare lo squilibrio dell’opponente. In fin dei conti, persino nel gioco degli scacchi un’ottima apertura pone le basi per uno svolgimento a proprio favore della partita e un’ottima apertura è fondamentale per condurre un proficuo incontro di Arti Marziali. Se negli scacchi l’apertura è debole e non sa occupare il centro della scacchiera, la partita si metterà subito in salita. Se nelle Arti Marziali l’apertura, il cosiddetto “riscaldamento”, sarà puramente ginnico, sarà un protocollo uguale e ripetuto, diverrà ben arduo coinvolgere i partecipanti in una pratica artistica lasciandoli invece sull’asfittico terreno della meccanica dei gesti.

 


 

1. Il rilassamento è una condizione di passività, di riposo, di torpore, di corpo Lib, secondo la lettura del Laban Movement Analysis, che possiamo tradurre con “collassato”. Dunque corpo non immediatamente pronto ad agire, in cui l’assenza di consapevolezza rallenta la stimolazione nervosa e il successivo mettersi in moto. Il rilasciamento invece è una condizione di attiva vigilanza, che contiene in sé un’attenta presenza e prontezza all’agire. Personalmente, trovo in Tanshu, la danza animalesca del Taiki Ken, con la formazione ad uno stato di rilasciamento anche il gusto della caccia, della predazione, dell’attivazione del cervello rettile, del piacere di danzare la vita. Attenzione, se è eccessivo, dogmatico, affermare che “Le parole creano cose”, è però vero che le influenzano: Se tu Maestro o Sifu continui ad invitare l’allievo a stare rilassato, questi inevitabilmente abbinerà lo stare rilassato alle sensazioni ed emozioni collegate al rilassamento nel suo vivere quotidiano e ti troverai o un praticante lento e tardo nell’agire perché ben rilassato o stressato ed agitato perché in lui lo stare rilassato cozza violentemente con la necessità impostagli di agire rapidamente.

2. “Questo metodo è chiamato mukae-te (mano che incontra) perché, quando un avversario attacca, le braccia si muovono in avanti, entro i limiti di difesa del soggetto, per affrontare l'attacco. Il termine mukae-te viene usato anche per descrivere metodi per parare l'attacco dell'avversario. Il pregio caratteristico del mukae-te è la riduzione della forza massima del colpo dell'avversario.”

(https://taikiken.org/taikiken-neri-kneading-mukae-te-training.html)

 



giovedì 29 maggio 2025

Gli animali nell’introduzione alla pratica Taiki Ken / Yi Quan

 



Gli animali sono una costante nella cosmogonia taoista: Simboli e metafore di cose, avvenimenti, caratteri e personalità. Facile, dunque, trovarli rappresentati anche nelle pratiche marziali e salutistiche che al taoismo si rapportano.

Martedì 27 Maggio, al solito settimanale incontro del corso che tengo ai giardini Marcello Candia in Milano, ne ho proposto una carrellata.

Il Bufalo, nel taoismo, è generalmente associato alla figura di Lao-tze, il leggendario fondatore della filosofia taoista. Secondo la tradizione, Lao-tze lasciò la Cina cavalcando un bufalo d'acqua, dirigendosi verso l'Occidente. Questo simbolismo rappresenta il distacco dal mondo materiale e il viaggio verso la saggezza.

Anche in Giappone il bufalo compare nelle icone del Bue: Una serie di immagini utilizzate nel buddismo Zen per illustrare il percorso verso l'illuminazione. Benché queste immagini siano più legate al buddismo, il concetto di armonia con la natura e il ritorno alla sorgente è profondamente in linea con il pensiero taoista.



Forza e calma unite,

Corpo grigio, corna potenti,

Terra, pace e ruggito.

(Anonimo)



La Gru è un simbolo potente nel taoismo, rappresenta la longevità (grazie alla sua attitudine a vivere a lungo), la pace (con il suo incedere pacato e la sua capacità di volare in modo rilassato), la grazia (per la sua figura snella e i suoi movimenti fluidi) e l'immortalità (sono animali che accompagnano le divinità taoiste sopra le nuvole).




Le gru nel lago

sembrano rose d’acqua.

S’alzano in volo.

(G. Gavazza)


La Tigre simboleggia la forza, il coraggio, la protezione e la stabilità, essendo un guardiano dei templi e delle montagne sacre. Essa rappresenta anche la natura selvaggia e indomita, un ammonimento al rispetto verso le forze naturali.






"Le Perle di Saggezza

tra gli artigli della Tigre

lasceranno il Segno"

(C. Morone)

Anche nello zodiaco cinese i “segni” sono animali differenti, ognuno possiede caratteristiche e significati unici che influenzano la personalità e il destino delle persone nate sotto quel segno.

Ecco dunque facile trovare movenze e “giochi” di corpo che richiamano quelle degli animali in arti come lo Yi Quan, il Tai Chi Chuan e in scuole taoiste come lo Healing Tao del Maestro Mantak Chia.

Nel Chi Kung spontaneo, da me più volte trattato anche qui sul blog, la pratica di ogni diverso ANIMA – LE si relaziona ad aspetti peculiari della personalità ed è potente pratica terapeutica per un’armonizzazione dell’individuo con se stesso e l’ambiente esterno.


In questo breve video, vediamo quattro movimenti base di introduzione, di “riscaldamento” alla pratica Yi Quan / Taiki Ken, riferiti a:

Il bufalo si scrolla l’acqua di dosso; la gru espone le ali; la tigre si lava il muso; il bufalo scaccia le mosche.

Semplici, ma completi, movimenti di base agiti da onde e spirali capaci di introdurre alla pratica nel suo aspetto fisicoemotivo.

Buona visione e… attendo i commenti!!

 

 


 

 

 








giovedì 22 maggio 2025

Oltre la tecnica: Segreti e principi nascosti delle Arti Marziali

 Le Arti Marziali sono spesso associate alla forza, alla tecnica e alla disciplina. Tuttavia, al di là della precisione dei movimenti e della potenza dei colpi, o meglio, sotto l’evidenza di potenza e precisione, esiste un mondo più sottile e meno conosciuto, fatto di gestualità interne e principi invisibili che trasformano un combattente in un autentico artista marziale.

Durante l’incontro settimanale del Martedì, il giorno 20 Maggio, ho voluto esplorare alcuni di questi aspetti fondamentali ma spesso trascurati. Sono questi elementi, più che la mera esecuzione di tecniche, a contribuire (insieme ad altri) al cuore pulsante di una pratica marziale consapevole e profonda.

In questo articolo, ti porterò oltre la tecnica, alla scoperta di quei tesori

spesso occultati che fanno la differenza.

L’apertura dell’incontro si avvale, al solito, di esercizi e movimenti che, a differenza del “riscaldamento” in uso nei Dojo e nelle palestre che è limitato ad una ginnastica più o meno capace di “riscaldare” la temperatura corporea, apre invece ad una graduale modificazione dello stato di coscienza, una leggera trance. L’attività mentale a carattere logico – deduttivo scivola sullo sfondo, mentre si affacciano in primo piano l’esperienza senso – motoria, l’attitudine immaginativa e la disponibilità alla partecipazione emozionale.

Altrimenti è solo ginnastica meccanica, non certo pratica di corpo consapevole, tantomeno Arte Marziale!!




  • Oggi, vi inserisco una piccola sequenza di gesti che stimolano il punto rene 27, qui coinvolto nella sua funzione di facilitatore della discesa dell'energia e apertura alla capacità di prendere decisioni. Come sempre, introduco anche una breve spiegazione per chi sia poco interessato alla Medicina Tradizionale Cinese. In questo caso, la sequenza opera una mobilizzazione dello sterno, attivando quei muscoli (1) sopiti che non sappiamo più utilizzare (quanti sanno muovere lo sterno (e solo lo sterno, non le spalle!!) in ogni direzione? Con esso, investiamo anche la muscolatura dorsale (2) che ottunde l’elasticità delle scapole: Eppure sono le scapole che, prime, portano (o dovrebbero portare) le braccia nello spazio!! Ah. L’importanza di gestire i micromovimenti, solo così capaci di coadiuvare e non frenare i macromovimenti.

Sequenza eseguita spalancando al massimo la bocca e forzando la lingua in fuori.

La bocca è organo espressivo centrale del linguaggio corporeo, indica lo stato emotivo dell’individuo. Spalancare oltremodo la bocca consente di espellere tutte le emozioni represse, le cose non dette; distrugge il limite imposto del non urlare, non alzare la voce; mostra una piccola parte di sé, sempre tenuta nascosta, come possibilità di mostrare parti ancor più grandi, fino a mostrare, senza maschere e difese, il sé. Attiva muscoli facciali anche questi usati poco e con range limitati. Nel “Chi Kung Spontaneo” la pratica dell’animale Tigre contempla lavori a bocca spalancata: le fauci della Tigre (3)

La lingua, che nella MTC ospita i diversi organi interni, una volta cacciata fuori con veemenza, assolve anch’essa al compito di espellere e contemporaneamente mostrarsi. Utilizzata quasi esclusivamente per masticazione e deglutizione e articolazione dei suoni, per assaporare e incorporare la realtà, dando corpo alle idee, come avviene nel linguaggio, qui stravolge le convenzioni (guai a tirare fuori la lingua!!) introducendo il praticante “all’attitudine immaginativa e alla disponibilità alla partecipazione emozionale”, fondamentali per un riscaldamento che sia autentica apertura ad una pratica artistica, una pratica marziale.



  • Proseguo nel percorso ed affronto, affinandola, quella che per alcune scuole di pratica e pensiero è la sostanziale differenza tra Tai Chi Chuan stile Chen e Tai Chi Chuan stile Yang.

Il primo procede dal basso verso l’alto. Il corpo cede sul terreno, da esso le articolazioni si mettono in modo a risalire lungo il corpo fino alle estremità. Praticamente un processo di spinta,

Il secondo procede dall’alto verso il basso. La testa avvia un movimento circolare che attiva, a scendere, le articolazioni. Praticamente un processo di trazione.

Testiamo, poi, quanto sopra praticando una piccola parte della forma Tai Chi Chuan una volta in modalità Chen e l’altra in modalità Yang.

 



  • Arriva il momento di affrontare il “flusso”: Il flusso si riferisce alla qualità della dinamica del movimento, al modo in cui l'energia si manifesta in un movimento.  Il flusso, quindi, fornisce una classificazione delle diverse qualità dinamiche del movimento, consentendo di analizzare e definire il modo in cui l'energia si muove e si trasforma durante il movimento.

Il flusso può essere libero, che è cedevole, fluente, appassionato, semplice, oppure contenuto, che è attento, cauto, controllato, moderato.

Il fattore di movimento flusso è associato alla facoltà umana di partecipazione con precisione o, detto altrimenti, progressione. La capacità di accordarsi al processo di realizzazione, cioè di relazionarsi all’azione. Si può controllare e vincolare il flusso naturale di questo processo o lasciare che scorra libero e senza ostacoli. (4)

L’interazione consapevole di questi due modi, contribuisce a creare movenze davvero fluide, tanto aggraziate quanto, all’occorrenza, esplosive. Ogni praticante, nel corso del cammino marziale, costruirà un amalgama del tutto personale in grado di connotare il suo personale “stile” di movimento. Per farlo, però, ne occorre la consapevolezza.

Studiamo il flusso prima con movimenti indotti dal quotidiano, poi liberi, infine nella forma di Tai Chi Chuan.



  • Una caratteristica del Taiki Ken, ben visibile già dai filmati del Maestro Sawai, il fondatore, è come il corpo lanci e si muova in una direzione mentre gli arti vanno nella direzione opposta. Questo crea una forza notevole, che lenta è pastosa, rapida è esplosiva e dirompente. Si forma come un arco in tensione corpo / arti, una molla carica di energia. Caratteristica che, a mia esperienza, non vedo granché applicata altrove. Non sanno o non sono capaci? Boh?!

Ancora una volta testiamo quanto sopra nella forma di Tai Chi Chuan. Il difficile compare quando le braccia si muovono diacroniche: Lì occorre che il movimento nasca davvero dal corpo, consapevoli delle spirali interne e del procedere dell’onda cinetica.

 

Dopo una breve rivisitazione di Pen Lu Ji Han, i quattro cancelli base del Tai Chi Chuan, praticati prima in senso orario poi antiorario (e qui si aprirebbe una riflessione sulle transizioni circolari nello spazio (5), il loro senso emozionale, i richiami della Tradizione Sufi e delle danze di Gurdjieff, ma non voglio appesantire ulteriormente l’incontro. Sarà per una prossima volta), passiamo a testare quanto sopra nei

Maki. Maki, “avvolgere”, uno dei tanti giochi di contatto di mani che abitano il repertorio Spirito Ribelle. Quando l’opponente porta una percossa al volto o al busto, il ricevente, movimento spiraloide nei femori e onda nel corpo tutto, accoglie accompagnando come su un “binario morto” l’attacco in una direzione evasiva mentre il corpo si pone nella direzione opposta. Occorre non girarsi sui fianchi perché così si sarebbe esposti ad un successivo attacco e si perderebbe la linea centrale, questa sì fondamentale per reggere eventuali altri attacchi quanto per contrattaccare noi stessi.

E’ un lavoro corporeo sottile e profondo. Potrei, forse, aiutarne la comprensione entrando nel “serpente curioso” o “serpente sorpreso”, uno dei quattro insegnamenti base del Maestro Wang Xiang Zhai (il fondatore dello Yi Quan. Gli altri sono, magari chiamati con altri nomi a seconda delle Scuole, la gru, il drago, l’onda), ma preferisco soprassedere. Anche perché la pioggia, da ospite curioso, si è fatta arrogante e sfacciata.

Poco ancora, e chiudiamo l’incontro di questo Martedì, giorno 20 Maggio, qui ai giardini Marcello Candia in Milano.

Tra poco saremo in pizzeria a salutare Vanni e Matteo che partiranno alla scoperta della Tailandia e della Cambogia e che, io lo so in anteprima (i vantaggi di essere il Sensei!!), sarà anche l’occasione per loro di presentare le nuove maglie Spirito Ribelle, con il Mon rinnovato e non solo. Il percorso dentro il tesoro delle Arti Marziali continua.

Spirito Ribelle

uguali a nessuno.

1.     1. muscoli intercostali, sternocleidomastoideo, pettorali, diaframma e triangolare dello sterno

2.   2.   trapezio, romboide maggiore e minore, dentato anteriore ed elevatore della scapola

3.     3La pratica dell’ANIMA – Le Tigre sostiene ed aiuta chi abbia un carattere ed un atteggiamento dipendente, con paura del contatto e di essere aggressivo. Si porta la persona nel territorio della Tigre, che è difendersi attaccando, sviluppare prontezza e coraggio, costruire energia difensiva.

4.     4. Per saperne di più: R. Laban ‘L’Arte del Movimento’ o, meglio ancora, gli incontri del Lunedì che Micaela Sapienza tiene alla Fabbrica del Vapore, Milano

5.     5Nel cerchio sta l’idea che tutti i fenomeni del mondo siano compresi in un’unica sfera. Tutto è rotondo, la terra, le galassie, le stelle, i pianeti e tutto si muove in senso circolare. Eppure, nelle Arti Marziali, ancora c’è chi crede che i colpi abbaino una traiettoria in linea retta!! Il cerchio ha un suo riscontro nel buddismo: Il mandala, un motivo circolare che racchiude altri cerchi concentrici o una pianta quadrata di un tempio dedicato alla divinità. Così nel Taoismo il cerchio, figura geometrica che non ha inizio né fine. Nelle danze sufi, in particolare dei Dervisci, attraverso il respiro, il suono, il giro ininterrotto, il danzatore diventa un tutt’uno con l’esistenza, ricercando l’armonia e facendo cadere il proprio ego, nufs, fonte di disarmonia cosmica. E’ grazie alla Danzamovimentoterapia Espressivo Relazionale, che ho conosciuto e praticato le danze sufi.