venerdì 23 settembre 2011

Cambia il sindaco, ma la prepotenza della moda resta la stessa

Moda prepotente e sindaco obbediente


Giovedì 22, via Cadore, via D’Orsenigo, tutte le vie adiacenti, strozzate dal traffico. Dieci, trenta, cinquanta auto blu di traverso sul marciapiede, sulle strisce pedonali, in doppia fila. I vigili, invece di allontanare i conducenti con le loro auto, si agitavano nel vano tentativo di normalizzare un traffico convulso di auto e scooter che tentavano di sfilare senza danno tra le “blu”, mentre i pedoni “slalomavano”  cercando un pertugio in cui infilarsi per potere camminare o attraversare le strade.

Va bene l’afflusso abnorme per la sfilata di moda in casa Prada, ma sarebbe bastato invitare i conducenti delle auto blu, una volta scesi i loro clienti, ad allontanarsi e cercare parcheggio regolare distribuendosi nelle vie e piazze intorno.

Invece no, come tutti gli anni e sotto tutti  i sindaci, Albertini, Moratti ed ora Pisapia, i conducenti se la ridevano allegramente, chiacchierando, dopo aver lasciato l’auto nelle posizioni a loro più comode, accanto alla sede della sfilata.

Sarebbe così difficile ( poco snob ?), per il cliente, a fine iniziativa, telefonare al proprio autista perché  si avvicini alla sede ?

No, ma … questa è la prepotenza della moda e dei suoi sostenitori. A cui non sfugge il neo sindaco Pisapia.

E pensare che l’ho votato credendo che avrebbe lavorato per una Milano in cui i diritti fossero uguali per tutti.

Così, come da anni a questa parte, la prepotenza e la maleducazione della moda, uno o più giorni all’anno, fa sfoggio di sé, tra vigili inermi, un sindaco, chiunque esso sia, obbediente e noi cittadini costretti a subire.

martedì 13 settembre 2011

Svelato il Mistero

                                                           dei Seminari
                                                          “Sapere del Profondo” (1)
 No, nessun mistero da svelare, solo la voglia di alcuni di percorrere la strada del “conosci te stesso”, in cui dare ascolto alle sollecitazioni che provengono dal “profondo”.
Una dolorosa esigenza che, a volte se non spesso, apre fratture con gli altri che ci sono vicini e stentano a riconoscerci, ad accettare ogni nostra trasformazione.
Divisi noi stessi tra ferite emozionali e la  continua necessità di dare un senso a quel che facciamo, costruiamo il nostro personale ed inimitabile destino, ci prendiamo cura della nostra anima perché rifiutiamo che siano altri, chiunque altro, a farlo per noi.
Nel percorso, scopriamo che il nostro dolore, ogni nostro dolore, è momento per individuare  la nostra diversità: “Si tratta di qualcosa che si avvicina ad una auto creazione” (A. Carotenuto. “La mia vita per l’inconscio”).
Un percorso per uomini e donne coraggiosi.
    
       

Così, dopo la breve festa “ a sorpresa” nel Dojo DAO di San Benedetto del Tronto, dedicata ai 53 anni del M° Valerio, allievo ed amico di lunga data, una parte dei festanti si trasforma in ricercatori di sé, del senso del proprio vivere e parte.
Parte, Venerdì 9 Settembre, alla volta dell’Agriturismo “Il Fienile”, incastonato tra le colline dell’entroterra marchigiano.
Due giorni di full immersion, io e Valerio, a condividere la conduzione del gruppo: alcune ore lavoriamo in un’accogliente sala sottotetto, altre nell’immenso verde che lambisce ed abbraccia la casa.
Un gruppo in cui, milanesi dello Z.N.K.R. e sanbenedettesi del DAO, si ritrovano congiunti a lavorare Neijia Kung Fu.
L’animale Tigre, una rantolante fatica dalla una della notte tra Venerdì e Sabato, alle 07,30 del mattino.
A scoprire il carattere “orale”, denotato da uno scarso senso di indipendenza e scarsa aggressività predatoria che sostituisce con scatti collerici, con aggressività passiva (modi di relazionarsi che facciano sentire in colpa l’altro). A rivivere le parole non dette, le situazioni e le violenze subite supinamente e quelle che ci hanno forzatamente fatto ingoiare. Ad aprire la bocca, che è il primo mezzo del neonato che cerchi la madre e che è il primo strumento di conoscenza dell’ambiente esplorato attraverso la bocca stessa; che è organo espressivo fondamentale del linguaggio corporeo e mostra lo stato emotivo del’individuo.
Che è metallo (jin), si realizza nel polmone (fei) come organo; nel grosso intestino (da chang) come viscere.
Le ore del mattino a danzare i chakra e gli organi interni, a ritrovarsi cuccioli di predatore, cuccioli di tigre dai denti affilati e curiosi, dalla presa mandibolare decisa.
L’intenso pomeriggio a formare le coppie. Ovvero le relazioni, l’attaccamento, il configgere.
Le relazioni, che sono sempre connotate emotivamente. Il riconoscere, nel proprio percorso di vita, che la natura delle nostre aspettative gioca un ruolo decisivo nel determinare i tipi di persone che avvicineremo e come esse si comporteranno con noi.
Il confliggere come risorsa, come occasione per apprendere e formarsi adulti quanto permettere al gruppo una maggiore capacità integrativa.
Confliggere è sperimentarsi, è confrontarsi sui limiti, è tenersi lontano dalle generalizzazioni imparando a contestualizzare, è sentire il proprio senso di appartenenza al gruppo. E’ saper ascoltare, è non confondere il problema con l’individuo. E’ saper accettare le osservazioni le critiche altrui.
E’ Tigre che sa affermarsi apertamente. E’ Serpente, la cui polarità opposta, il carattere schizoide, è ipersensibile, tende a rifuggire le relazioni intime, usa a sproposito la forza di volontà per motivare le azioni sottraendo loro la qualità della sincerità, dell’emozionarsi. E’ Gru, la cui polarità opposta è iper controllo, è trattenere, è vedere  nella passività sempre e comunque (patologicamente) una vulnerabilità.
Lavoro tanto intenso e profondo che l’orologio ci coglie alle 20,30 e … finiamo lì: chi  vorrà comunque lavorare fisicamente in coppia, lo farà dopo cena, liberamente e come meglio vuole, eventualmente (su richiesta) assistito dallo scrivente.
Alle 06,30 della Domenica, siamo ancora riuniti per emettere suoni ( ) e chiudere con il contatto, che è con – tatto: “Il lavoro in Gestalt si ancora generalmente sul sentito corporale ‘qui ed ora’, ma quest’ultimo evoca spesso delle scene passate che risalgono in superficie e sono quindi rivissute nel presente” (S. Ginger.  “La terapia del con – tatto emotivo”)

A tavola, lo sciorinarsi spontaneo di un fluire di emozioni, di dolori, di gioia per i risultati raggiunti e, laddove raggiunti non lo fossero, la consapevolezza della propria “cantina”, della propria parte Ombra con cui fare i conti.
E gli abbracci finali, di commiato, che le strade, almeno quelle del vivere di tutti i giorni, inevitabilmente si separano.
Satollo di vino e cibo ottimi (“Il Fienile” e l’ospitalità della proprietaria sono indescrivibili) salgo sul treno che mi allontana fisicamente da quei luoghi, da quelle persone, da quell’esperieenza. Ma, emotivamente, sono ancora in me.
Alla prossima !!
 
(1) Sapere del Profondo” è percorso di consapevolezza, crescita e potenza, attraverso le pratiche taoiste di Tai Chi Chuan e Chi Kung e le esperienze fisico emotive della pratica corporea contemporanea.

sabato 3 settembre 2011

Perché scegliere me, perché scegliere Z.N.K.R.


Provare da noi

         Sul prossimo numero di SHIRO ( disponibile in cartaceo già nei prossimi giorni e, a metà Settembre, pure in versione “informatica” qui sul blog – un grazie enorme ad Angelica e a Gilda ! -) troverete un paio di pagine in cui, in forma ben argomentata, scrivo di noi, del nostro modo di praticare. Scrivo citando come esempio il nostro “riscaldamento” e le sue varie fasi, così diverso dal perché e dal come delle altre Scuole, palestre & co. di Arti Marziali.
Scrivo, tra l’altro, con l’intento di catturare l’attenzione nei nuovi lettori, ovvero chi si presenterà alla porta del Dojo per chiedere informazioni, perché gradiscano provare, fare qualche sera di “viaggio marziale” insieme a noi. Poi, decideranno se continuare il percorso insieme o tentare altre strade.
Da giorni, però, una vocina insistente, dentro di me, mi propone un modo più diretto, più “brutale”, meno diplomatico e meno profondamente argomentato per mostrare chi e come siamo, per mostrare il senso di quel e come pratichiamo.
E allora, chiedendo perdono per la mia franchezza…

A.    Cerchi di vincere una coppa ? Vuoi fare dello sport ?    
Io, noi, non facciamo per te.  
Lo sport non mi interessa. La pratica ginnicosportiva, soprattutto agonistica, la trovo noiosa, deleteria per la struttura fisica dell’individuo e deludente /deleteria / ammorbante per l’individuo unità psicofisica. (1)
Insomma, non propongo attività sportiva e, in ogni dove, troverai decine di insegnanti che la amano, la insegnano e, nel loro campo, sono ben meglio di me. (1A)

B.     Ti interessa imparare uno stile ? Ti interessa imparare un’Arte Marziale ?
Io, noi, non facciamo per te.
Non esiste (e posso dimostrarlo) un’Arte o una stile “tradizionale”, se per esso si intende immutato nel tempo e negli insegnamenti.
Mi fa sorridere immagine un milanese o un napoletano, impiegato, operaio, studente, fidanzato con Clara o Assunta o Samantah (!!!), che riprende con la telecamerina Sony o Samsung il figlio Nando o Tommaso o Nicolò sguazzare nel mare di Rimini o della Sardegna, che addenta di gusto spaghetti, costata alla fiorentina o cozze, che guida una FIAT o una Volvo, che timbra il cartellino in azienda, guarda in TV il telegiornale o X Factor,  si veste alla Decathlon o alla Oviesse, ecc ( andate a vedere ,se non l’avete visto, quel capolavoro che è “Un americano a Roma” con Alberto Sordi ) tutto convinto di essere un samurai, un “guerriero”, perché va in palestra due o tre sere alla settimana a ripetere gesti, ad “imparare” questa o quella Arte Marziale.
Non è imitando, copiando, addestrando un “corpo macchina” e insieme filosofeggiando intellettualmente che si crea quella composizione di gesti e movenze atti a svelare cosa si muove interiormente, a creare nuovi significati. Si resta nell’apparire, mai nell’essere. (2)


Ce ne qu'un debut ...

C.     Sei preoccupato di subire un’aggressione ? Vuoi imparare a difenderti ?
     Io, noi, non facciamo per te.
Perché qui allo Z.N.K.R., da subito, capisci che questa è una tua paura. Paura sulla quale io, a differenza di simil marines, di istruttori (veri o presunti…) dell’esercito, di profeti del Krav Maga o del Systema o di quant’altro inventato ad hoc ( ah, il business !!), non intendo lucrare né approfittare.
Fino ad oggi, quante volte sei stato aggredito ? (aggredito realmente, brutalmente, a scopo distruttivo, non scrivo di kazzeggio giovanil-superomistico !) (3)

Se invece, ti interessasse crescere, capire chi sei veramente, divenire individuo adulto autodiretto, imparare a stare nei disordini e nella violenza dei conflitti ( tutti i conflitti, quelli relazionali quotidiani come quelli da “strada”), tenere alta la testa, costruire una tua personale visione delle cose e saperla confrontare apertamente con gli altri, vivere coraggiosamente ogni momento presente, allora qui allo Z.N.K.R., tra botte, sudore, fatica del corpo a corpo, emozioni struggenti buttate nella mischia, poi riuscirci.
Qui sei nel posto giusto, con le persone giuste.

(1)   Giorni or sono, mi è stato chiesto un parere su un video dove alcuni praticanti, indossando protezioni varie, si scambiavano energiche “ mazzate” di bastone in rattan. Video intervallato da foto machiste di un paio di energumeni ripresi in pose truculente ed espressioni da duro del cinema.
In sintonia con il clima “diretto” ma scherzoso di questo mio scritto, commento così:
A vent’anni ( di anagrafe e di testa) questo e quant’altro ci sta, eccome. Sbronzarsi a rischio pronto soccorso per un amore perduto, gareggiare in moto sull’autostrada a 180, “prendere a pugni un uomo solo perché è stato un po’ scortese sapendo che quel che conta non sono le offese” come cantava il poeta, ed altro ancora.
A quaranta di anagrafe, magari pure tenendo famiglia, farlo, agognarlo, invidiare chi lo fa mi induce a dubitare della corrispondenza tra età anagrafica ed età “di crescita” ( a meno che non lo si faccia di professione, per “la pagnotta”, s’intende). Mi fa pensare a qualche mancanza nel proprio percorso di adulto, mancanza di riti che segnino il passaggio all’adultità, come di un’adolescenza / gioventù spesa poco, spesa “per benino”.
Guardo il video e penso: Dove sono i “membri maschili” in erezione ? Quando c’è la parte a chi ce l’ha più grosso ? E la gara a chi piscia più lontano ? Tutto OK, ovviamente, se e quando lo fanno  ventenni, trentenni, col testosterone giustamente a mille. Nulla da eccepire.
E penso pure a quel saggio del conte Uguccione, che calcio o kali è lo stesso ….ma, è pur vero, io venti, trenta, quarant’ anni, non li ho più da un pezzo.

(1A) d- “Che cosa le ha dato il Judo in termini di autostima e sicurezza ?”
r- “Mi ha educata, mi ha insegnato il rispetto verso gli altri, mi ha insegnato ad aspettare il mio turno per agire. Molto dipende dal carattere, io sono riservata e un po’ insicura nella vita ma sul tatami trovo la determinazione necessaria”.
Praticare uno sport agonistico ad alto livello, dunque ore ed ore ogni giorno, e non essere in grado di trasferirne i pregi al tuo carattere, al tuo vivere quotidiano ? Uno che lo fa a fare ? E c’è da crederle, trattandosi di Giulia Quintavalle, oro a Pechino e testimonial  di “Difesa in rosa”, ovvero il Judo come difesa personale per le donne (non c’è limite all’ignoranza o impudenza che sia !) e di una intervista fatta ai giorni nostri (Famiglia Cristiana, 4 Settembre 2011)

(2)   Ottimo il forum “Forumartimarziali.com”, sezione “Armi Bianche” per trovare un folto popolo di “americani”, pardòn, “giapponesi a Roma”. Ma anche in altre sezioni, non si scherza.
Poi, se Tizio intende collezionare gesti e forme, reificare movenze, collezionare reperti museali, ben venga. Ma ciò, di per sé, non significa nulla in termini di simboli. Nulla in termini di agire che si relaziona all’esperienza interiore, ad intrecciare corpo, immaginazione ed emozioni.  Nulla in termini di posture ed andamento, ovvero modo di portare la propria storia personale intessuta di sentimenti in relazione con il fare simbolico delle Arti Marziali.

(3)   Personalmente, ricordo il combattere, l’aggredire ed essere aggredito, come un folle turbinio di paura e incontrollata pulsione a spaccare, infilzare, uccidere. Ricordi che associo ad aggettivi come sporco, scuro, schifoso, maleodorante e, purtroppo, a tratti inebriante. Sono passati alcuni decenni dai miei anni violenti, ma il ricordo “emotivo” mi è ancora accanto. E sono pure convinto, ahimè (ahivoi) che per imparare a difendersi, bisogna saper attaccare, aggredire, sentire dentro la pelle il malsano odore del prevaricare, la malsana gioia del sottomere con la forza. I miei allievi che mi hanno fatto da assistenti ai corsi di DP al femminile, credo avrebbero qualcosa da confessare …..
Chi crede al combattimento come una roba “pulita”, chi crede ciecamente ai corsi ed ai professori della DP, chi crede alle tecniche di DP, chi  pompa il fisico perché così saprà difendersi, dia una bella lettura a “On Combat” di D. Grossman.
“Napoleone diceva che in guerra ‘il morale sta al fisico come 3 a 1’” (ibidem).




Strapotere fisico con i kettlebel


sabato 27 agosto 2011

Vacanze croate



Due settimane di
Vacanze sull’isola di Korkula, circondata da isolotti minori e da uno stupefacente mare verdeazzurro.
      Vacanze dedicate a Monica, la mia compagna, che ama il mare e a  cui per diverse ragioni, in precedenti anni, il mare avevo negato o condiviso per pochi giorni o in posti per lei poco appetibili.
Vacanze in cui il nostro Lupo, grazie alle pazienti attenzioni di Giuseppe, ben sostenuto da Donatella, ha finalmente imparato a nuotare.                                                                     
Nuotare come un pesciolino, immergendosi e riemergendo in tutta naturalezza.


Casa a venti metri dal mare, scogli ed acqua limpidissima, sole sempre e, a tratti, un caldo asfissiante. Di notte, stellate immense: Bellissimo. Da vedere.
Loro: Monica, Lupo, Giuseppe e Donatella, ad organizzare il tempo tra lunghissimi bagni, immersioni, snorkeling, intervallati da ore a prendere il sole.
Io, invece, che nuoto malissimo, non mi piace fare il bagno (anche qui, nello splendido mare croato, non ho nemmeno pucciato un piede; piuttosto, datemi una vasca idromassaggio !), non prendo mai il sole, in una parola: la vita di mare non c’entra un beato ka… con me, che facevo ?
Costretto in un appartamento con terrazza vista mare (vista mozzafiato, beninteso), situato a 10 km circa dal primo centro abitato e sormontato da una strada asfaltata di passaggio auto (sempre assolata) schiacciata sotto pendii scoscesi umanamente impraticabili, come me la sono cavata ?
Bene, tutto sommato bene: Ho riposato tanto !!
Ho utilizzato l’isolamento, le molte ore passate da solo, a studiare a fondo, scrivere e riflettere.

-          Per dedicare quotidianamente alcune ore ad un percorso posturale – funzionale molto ricco ed articolato.
Chi mi conosce sa che, ormai da anni, ho abbandonato la ginnastica e la preparazione fisica:  pratiche per corpimacchina,  per chi non comprenda come l’individuo, colui che vive, sia in realtà un organismo omeostatico, in cui le parti stanno in relazione organica e funzionale tra loro e rispetto al tutto.
Così, attraverso i miei studi e le esperienze di diverse arti e discipline ( per esempio, Feldenkrais, Trager, Danza Sensibile, Expression Primitive, Gestalt Therapy e, ovviamente, le Arti d’Oriente) sto, pian piano, costruendo un sapere che aiuti l’individuo a svilupparsi come corpo generatore di sinestesia (1) in grado di agire efficacemente nello spazio.
Una pratica che faciliti l’apprendimento motorio sensoriale, sapendo, come ci propongono gli studi nel campo neurofisiologico, che in presenza di uno sforzo muscolare alto, il cervello / sistema nervoso fatica ad operare le distinzioni sensoriali utili a migliorare l’organizzazione neuromuscolare.
Dunque: No ginnastica, tanto meno ginnastica imitativa fatta di sforzi e rapidità, quanto piuttosto micro sforzi muscolari e molta attenzione alle sensazioni.
Sensazioni sia “esterne, l’agire nello spazio, che “interne”, nella duplice veste di
- contrazione ed espansione di tessuto connettivo, organi, scheletro;
- emozioni / sensazioni: comportamenti psicosensomotori e lettura dei segni espressivi.

-          Per riprendere ed approfondire alcuni tratti salienti della “Formazione Marziale” che vado proponendo in seno allo Z.N.K.R.
Camminata rapida / corsa (anche qui, niente iperlordosi lombare, spalle contratte, respiro spezzato, gran “rumore” di gambe come mostrano joggers e runners che affollano strade e parchi di Milano) lungo la strada asfaltata (bruttissimo, lo so, ma era l’unica via di fuga e, almeno, il panorama, lo ripeto, era splendido) fino ad inerpicarmi su un sentiero e raggiungere una piccola radura.                   
Lì ripercorro gesti guerrieri.
Scopro e ri-scopro movenze suadenti ed esplosive del Tai Chi Chuan.
Mi torco ed avvito, sinuoso serpente che sa di Wing Chun Boxing.
Mi esploro, a volte Kenpoka altre Kenshindoka, sempre attento al mio personale linguaggio posturofunzionale, alle strutture delle tensioni muscolari a cui spetta determinare i movimenti nello spazio, il portamento ed i tratti caratteriali (che guerriero sono io, ora ?).

A Settembre, i praticanti Z.N.K.R. ne sapranno di più e, quel che più conta, lo sperimenteranno su di sé.
A proposito, a furia di muovermi a torso nudo tra terrazza, strada, sentiero e radura, quest’anno mi sono “semi-smil-abbronzato” pure io !!
 
(1)   Sinestesia: “La sinestesia è la capacità innata, involontaria e inestinguibile in tutti gli esseri umani, di vivere simultaneamente diverse sensazioni alla stimolazione di una qualunque di esse. Ed è anche il dispositivo psicofisiologico in virtù del quale una qualunque rappresentazione sensoriale può rinviare a una data emozione attraverso altre rappresentazioni sensoriali”
(Guerra Lisi & Stefani: “Il corpo matrice di segni”)








giovedì 28 luglio 2011

Che mi succede sotto la doccia ?

Mi faccio la doccia, un goduria. Bella bollente, come piace a me, che sia inverno o estate, sempre bollente.
Mentre alzo il soffione, nudo ovviamente, pancetta da “bevitore di birra” ( definizione a suo tempo coniata dal buon Celso nel raccontare su SHIRO, il periodico della nostra Scuola, il nostro primo incontro in Dojo),  pene goffamente pendulo … non un gran bello spettacolo, lo ammetto. Ecco, mentre alzo il braccio per portare il soffione sulla mia spalla sinistra, mi accorgo che sposto di poco il peso sul piede destro. Come mi accorgo, io mancino, di stirare la fascia intercostale sinistra nel mentre la destra tende a comprimersi. E questa armonia di elevazione / compressione la sento, confusa ma la sento, come sento “qualcosa” ( non ho definizione migliore, più accurata) dentro il torace. Qualcosa si muove, si distribuisce diversamente nel mio tronco.

-Tranquilli, vi risparmio il Tizi nudo !!-


Non vi sembra una gran scoperta ? Vi lascia del tutto indifferenti ?
A me è scoppiato il cuore: mi sento, mi percepisco, in armonia / combinazioni di allungamenti / accorciamenti, distribuzioni dei pesi, successione di spinte e trazioni e questo sia nel muovermi nello spazio come “intra”, nei movimenti dentro il corpo.
Il tutto mentre faccio la doccia, dunque in un momento di totale goduria e rilassamento, privo di qualsiasi attenzione propriocettiva (1)
Non sono in un momento di formazione marziale, sono in un “qui ed ora” di doveroso lavaggio dallo sporco e dal sudato quanto di godurioso autococcolamento a mezzo massaggio d’acqua.
Questo significa un gran passo avanti nel lavoro di consapevolezza corporea, fisico emotiva. Questo significa, in termini di prestazioni d’eccellenza, gesti ancor più fluidi, perché consapevoli, perché tendenzialmente privi di gesti inutili, parassiti, privi di alcuna manifestazione di discinesia (2).
E’ quanto, da danni, lavoro su di me e propongo in Dojo, nei corsi di Kenpo, Kenshindo, Tai Chi Chuan e Wing Chun.
Dopo gli entusiasmi giovanili alla ricerca del corpo muscoloso, della ginnastica e della preparazione fisica: d’altronde avevo sulle spalle frequentazioni importanti con ricercatori sportivi ed allenatori di alto livello agonistico, frequentazioni che, comunque, continuano tutt’ora, con altri sportivi d’eccellenza, al di là della diversità di vedute; una professione esercitata, con compiti di responsabilità, in un Ente di Promozione Sportiva; l’accesso a testi tradotti apposta per noi e provenienti dalla DDR e dall’URSS, il faro, in quegli anni, in quanto a prestazioni sportive d’eccellenza, preparazione fisica, allenamento con i carichi. Poi, in Italia, non circolava null’altro che non fosse ripetizioni e pesi, faceva la prima comparsa lo stretching by U.S.A. e si iniziava, si iniziava solo, a scrivere e dibattere di pliometria.

- Fritz Perls, uno dei “padri” della Gestalt -

      Dopo, appunto, quegli anni di forsennata e scientifica (!) preparazione fisica, finalmente, i primi incontri coi metodi Feldenkrais ed Alexander. Più avanti, eccomi  buttarmi a pieno nel Feldenkrais ed in  esperienze diverse tra di loro ma comunque unite da una concezione intelligente, non meccanicistica, del corpo. Ricordo, e in alcuni casi pratico tutt’ora, Kinesiologia Emozionale, Trager, Danza Sensibile, Expression Primitive, Movimento Autentico e, soprattutto, le esperienze di Gestalt Therapy. Insieme, le letture di libri straordinari, di autori straordinari come Feldenkrais stesso, Tolja, Soldati,  Ginger, Kepner, Nardone, Erickson, Garaudy
Abbandono il corpo come macchina, come esecutore meccanico, ed abbraccio un’anatomia, una fisiologia che considerano l’organismo come espressione emotiva, esperienziale, psichica. Scopro che la postura fisica, come stiamo nello spazio, dipende sì da come si pongono le diverse parti del corpo in rapporto alla forza di gravità, ma anche da quanto / come essa sia collegata alla postura emozionale e psicologica che assumiamo  in relazione all’ambiente, cioè in relazione a come comunichiamo / confliggiamo (difesa / attacco). Prendono piede concetti quali muscolatura profonda, tessuto connettivo, quest’ultimo come luogo fisico in cui biochimicamente si forma la “corazza caratteriale”.
Prende forma quella concezione  su cui lavoro e propongo le Arti Marziali da ormai più di un decennio. Quella concezione per cui mi muovo meglio / più efficacemente ora, alle soglie dei sessant’anni, di quando ne avevo trenta; che mi fa stare più in salute; che mi fa ampliare ed armonizzare il mio registro emozionale nel Dojo come nella mia vita quotidiana, affettiva.
Che dona questi suoi benefici anche ai praticanti dello Z.N.K.R.  Soprattutto a quelli che, pur tra dubbi e resistenze ( e  ben vengano dubbi e resistenze che sono uno dei componenti dell’apprendere, del formarsi), frequentano assiduamente e si impegnano, praticando nel solco che io loro propongo.

- Un gran bel libro ! -

Una concezione, una prassi, che ci fa totalmente diversi da Scuole, Dojo, palestre di efebici intellettuali votati all’energia “fine”  teoreticamente discussa e mai esperita, come di muscolati talebani dei piegamenti sulle braccia, delle schede di preparazione fisica,  degli addominali  “a manetta”,  della periodizzazione dell’allenamento: uomini macchina.
Poi, ovviamente, a ciascuno il suo.
Io, il mio me lo tengo stretto (pancetta da birra compresa e pene, va bè, contestualizziamo,  sa ergersi in forte posizione eretta quando serve…) e lo dono ( non fraintendetemi, il mio sapere, il mio esperire) a chiunque voglia condividere sinceramente questo percorso, questo fare unico nel panorama marziale italiano.
Minoranza sì, ma di gran qualità !

Il vero Maestro non mostra la sua arte, la condivide con te
(Ed Parker, Kenpo  Karate)

Minore lo sforzo, maggiore sarà la velocità e la potenza
(B. Lee, rivoluzionario delle Arti Marziali)

Le emozioni non hanno simpatia per l’ordine fisso
(Y. Mishima, poeta, scrittore, marzialista e patriota)




(1)   Propriocezione è la ricezione dei segnali che arrivano da muscoli, articolazioni e tendini, indirizzati  al midollo spinale e ai centri nervosi sottocorticali .
(2)   Qualsiasi anomalia e alterazione nel movimento o nella contrazione dei muscoli

venerdì 22 luglio 2011

Cena sociale Z.N.K.R.

Giovedì 21 Luglio
Ristorante “La Rete”. Milano

Come ogni anno, eccoci a festeggiare la conclusione di una stagione e, con ciò, a dare il via alla prossima.
Balza all’occhio il numero ridotto di partecipanti, rispetto alle scorse occasioni. Se ciò, da un lato, mi è dispiaciuto per le assenze di allievi a cui sono affezionato, dall’altro ha consentito una cena tranquilla, in cui ci è stato possibile chiacchierare serenamente, complice la saletta a noi riservata.
I sorrisi, gli scambi dei regali, i discorsi seri e quelli “leggeri”.
La sensazione netta di una Scuola il cui clima culturale,il cui modo di praticare Arti Marziali,rende possibile una profonda esperienza di sé corpo. Questo attraverso un percorso di esplorazione e miglioramento delle proprie possibilità di azione, alla scoperta del piacere di muoversi come espressione della gioia di esistere. Utilizzando il confliggere, il combattimento armato o a mani nude, entriamo in relazione con noi stessi, portando alla coscienza memorie passate, arcaiche, annidate  in ogni singola cellula del nostro corpo. Tutto questo, poi, lo confrontiamo con l’altro, con   l’ambiente. Una Scuola unica, nel suo genere. Una Scuola di “Formazione Guerriera”.
Poi gli abbracci e le pacche sulle spalle: Arrivederci a Settembre !!!

Un grazie enorme al M° Massimiliano ,amico ed allievo da quasi trent’anni, per la scelta del posto e la disponibilità verso ogni esigenza del gruppo e dei singoli. Grazie !!


















mercoledì 20 luglio 2011

Troppo vecchio per Skunk Anansie ?

"Troppo vecchio per Skunk Anansie ?"



E’ quanto mi chiedo, guardandomi attorno, circondato da una folla che si fa sempre più spessa. Tra poco, sul palco dell’Arena di Milano, si esibiranno gli Skunk Anansie, gruppo dal rock esplosivo guidato da Skin, voce fenomenale e movenze da pantera.
Una folla di volti giovani, giovani almeno rispetto a me: qualche  quarantenne e tutti gli altri che vanno dai venti ai trenta o poco più.
                Ed io che tra pochi mesi toccherò i sessanta ?          
Ma dove sono finiti, dove sono ora, i miei coetanei che, come me, applaudirono e si entusiasmarono al concerto dei Beatles, al Vigorelli ? Ricordo, io tredicenne, in compagnia del fido amico Paolo Santini, detto “nevrotic”, liberi di andare all’evento solo perché a farci da balia c’era mia sorella Anna, di cinque anni più grande di me.
E quelli che avevo accanto ai primi raduni di musica pop organizzati dalla rivista “Ciao Amici”. Là dove si esibirono gruppi e cantanti che poi sarebbero diventati famosi, l’Equipe 84, I Giganti, Ricky Gianco, o sarebbero sprofondati nell’oblio, Vasso Ovale, Gianpieretti, il “Bob Dylan d’Italia” (http://www.youtube.com/watch?v=qXXFqSzlTRc) che ho amato tanto.
E quelli che come me attendevano il frantumarsi, l’incendiarsi della chitarra di Pete Townshend, al concerto degli Who in un Palalido stracolmo. O, come me, erano troppo giovani per poter entrare al Piper di Milano a vedere dal vivo il mitico Jimi Hendrix e stavano fuori da locale, sperando di sentire qualcosa.
 Dove sono ora ? Come passano le serate ?
Non è una  sensazione nuova, questa, per me.
L’ho già provata diverse volte.
La provai ripetutamente quando, espulso, “cartellino rosso” da Donata, allora mia amatissima moglie, dopo un anno incontrai Monica (la mia attuale compagna) e con lei presi a frequentare i pub di Milano: qualche quarantenne / cinquantenne e tutti, ma proprio tutti, trentenni o “sbarbati”. Possibile che non incontrassi mai, proprio mai, nessuno dei miei amici ed ex amici durante quelle frequentazioni ? Possibile, certamente.
E poi ai seminari di formazione sull’empowerment, sull’accoglienza, sull’ascolto. Poi ancora sui forum di “coltelli”, ed ancora ……..
Poi, d’improvviso, mi ricordo: due anni fa, Teatro Smeraldo, concerto dei Deep Purple, gruppo rock strafamoso negli anni ’70. Lì c’erano i miei coetanei, c’erano e si agitavano sulle seggiole al ritmo di quella musica forte ed energica.
Ecco, anche qui, all’Arena, probabilmente al concerto di Lou Reed li avrei trovati e li troverò quando riuscirò ad agganciare ad un prezzo accessibile  i Jethro Tull del vecchio ma sempre arzillo Anderson.
Ma, solo in occasione dei revival, del “ritorno al passato”, potrò sentirmi meno solo ?
E ripenso a quella scritta accattivante, proprio sulla porta di una palestra vicina al Dojo dove io propongo le Arti Marziali, quella scritta che recita “Ginnastica antalgica per over sessanta”.
E mi sovviene la frase, bonariamente ironica, di Monica, i primi giorni nella nostra casa nuova, la cui finestra dà sul pergolato di un circolino ACLI: “Beh, quando la domenica mattina andrai giù a giocare a carte con gli altri anziani, mi affaccerò per dirti che la pasta è in tavola !”. E l’espressione sconcertata di mio figlio Kentaro nel vedermi indossare magliette trucide con draghi e coltelli mentre gli spiego che ho appena comperato tre paia di pantaloni “Sai, in un negozio che vende abiti per il personale di casa e di cucina. Infatti sono pantachef, pantaloni da cuoco”.
E …. tante, troppe occasioni, in cui mi colgo “diverso”, fuori dal coro.
     Poi … poi ricordo anche che fui tra i primi, a Milano, a portare i capelli lunghi fin sulle spalle, a frequentare “tribù metropolitane” accampate sui gradini della metropolitana, a fare manifestazioni politiche in piazza, poi a rasarmi i capelli a zero, a vestirmi sempre in tuta da ginnastica quando non in tenuta da meccanico, a fare jogging nei parchi, quando tutto ciò era impensabile, era uno scandalo.
E poi ancora … ancora come oggi, sessantenne tra migliaia di giovanotti agitati dal rock degli Skunk Anansie.
Chissà come saranno loro, tra trent’anni ?
Io, intanto, pur un po’ sconcertato, me lo godo il concerto, con Monica che mi tiene per mano e mi sorride (mi ha appena sussurrato ”Puoi sempre dire che sei venuto per accompagnare me”) e, lo so, mi capisce e mi sta vicino, e per questo le sono grato.
         Come mi godo questo mio vivere così diverso, a casa,  cena con un ristretto gruppo di amiciallievi in cui il più “vecchio” ha quindici anni meno di me; il praticare in Dojo, ogni sera, ogni giorno, Arti Marziali; il comperare magliette orride su siti internet dedicati a giovani rockettari; a portare al parco mio figlio Lupo, parco dove c’è sempre qualcuno che mi dice “ Vivace il suo nipotino !”. Ma va a fa……….