domenica 21 aprile 2019

E’ il giorno di Pasqua




Non sempre mi conosco, quasi un artista nelle mie danze di melanconia che mi entra dentro e un poco mi incanta.
Come a danzare, schivate e calci e pugni e leve articolari, il mio viso stesso dentro il vento, scrutandone il domani, il destino medesimo.
So che questa è danza di presente, ma so che, come ogni presente, raccoglie le tracce del passato e anticipa il futuro.
E allora resto qui, ammantato di melanconia, sbattuto tra l’impotenza di un sogno e la lettura di una semplice verità.


E’ il giorno di Pasqua, quella che considero la festività più bella perché si immola l’agnello, ovvero si compie un sacrificio; scorre tanto sangue, ovvero ci si purifica; ci si libera del faraone e ognuno di noi ha uno, cento, mille faraoni dentro di cui liberarsi.


E’ il giorno di Pasqua, la famiglia lontana, ed io in questa realtà milanese a ritagliare fette di spazio, danzando il mio Tai Chi Chuan tra gli angoli di un verde che conosco, quei giardini “Marcello Candia” che sono spesso il palcoscenico di una mia rappresentazione.


Come sto? Sto bene.
Solo con me stesso a inventarmi un po’ qui e un po’ là; un gioco che non è mai vecchio, anzi, si rinnova ogni volta che busso alla porta del Tai Chi Chuan e gli chiedo di farmi compagnia.
E’ un gioco che sempre si rinnova, che non ha mai fine, piccola illusione che si fa vera e concreta.


Ogni anziano ha la sua minuscola follia. Ogni bimbo la sua magia. Ogni adulto “guerriero” le sue personali battaglia da combattere e … vincere, o, almeno, non perdere.








lunedì 15 aprile 2019

Come carezza portata dal vento




Ai tempi della militanza marxista fu il dibattito tra i sostenitori del prassi – teoria – prassi e quelli del teoria – prassi – teoria.
Oggi, nella “militanza” marziale, intrisa di pratiche di benessere che diviene bell’essere e pratiche di conflitto, combattimento a mani nude o armate, la scelta che, giovane comunista, feci del primo trittico continua, si perpetua in una pratica fisica, fisicoemotiva, che sfocia sui terreni dell’interiore più profondo ad elevarsi in pratiche superiori (spirituali?)
Sorta di processo alchemico (1), processo di trasformazione interiore che, attraverso auto-conoscenza e crescita personale, permette di contattare la propria autentica natura.

Ovvero un intenso lavoro, dunque pratiche  fisiche, di allineamento strutturale, di portamento e contatto con lo spazio e l’altro, riconoscendo le voci interiori inaccettabili, le resistenze che Fritz Perls (2) chiamava anche “disturbi al confine del contatto”, cioè disturbi nella relazione organismo/ambiente secondo la definizione gestaltica, per arrivare all’integrazione dei complessi che formano la personalità.
L’individuo, in ascolto del proprio corpo, contatta, attraverso muscoli e scheletro, tendini e fasce elastiche, respiro e organi interni, le parti rimosse che evita e non accetta di se stesso e che invece proietta sugli altri attraverso giudizi e comportamenti.

Questo “lato oscuro” è la Nigredo alchemica, è l’Archetipo dell’Ombra di matrice junghiana: la trasformazione fisicoemotiva, corpo che è sé (3), può avviarsi solo con il coraggio di affrontare i propri demoni interiori.
Ecco perché  risulta fondamentale la pratica della radicizzazione, ovvero arrendersi alla forza di gravità e contattare il magnetismo terrestre, in un allineamento della struttura ossea che affondi nei piedi, là dove si avvia il bilanciamento del corpo.
E’ attraverso i piedi che siamo chiamati all’aderenza alla realtà, a consapevolmente stare nelle nostre scelte di vita, piccole o grandi che siano, e nei valori che questo nostro vivere nutrono.
Il tuo stare in piedi è incerto? Superficiale? La vita che hai scelto e stai scegliendo ogni giorno: moglie, marito, lavoro, città in cui abiti, amicizie, ecc. è realmente Tua? Quella che ti rappresenta?
Non credo sia un caso che osservando i soggetti psicotici li vediamo stare sulle punte dei piedi e non sul piede tutto; che, tendenzialmente, appoggiarsi sul bordo esterno indichi incertezza, eccessiva cautela, mentre appoggiarsi sul bordo interno porti ad un irrigidimento inguinale, dunque ad un atteggiamento difensivo, che l’appoggiarsi sui talloni testimoni lo sforzo di andare ad ogni costo senza valutarsi e valutare.
Consapevoli o meno, noi, il nostro sistema nervoso, sappiamo dove poggiamo: “psicofisicamente il suolo è il contesto nel quale ci possiamo sentire più o meno sicuri” (S. Guerra Lisi & G. Stefani).

Poi, come carezza portata dal vento, la pratica prosegue.
Il praticante si apre al contatto con l’altro, giochi di scambio o giochi di scontro: Push Hands (Souei Shou), Chi Sao, Maki, Jiu Kumite, ecc.
Se l’opposto non viene riconosciuto e integrato, persistono blocchi, idealizzazioni, relazioni insoddisfacenti (4) ed è sempre colpa dell’altro se attacca o spinge troppo forte o troppo piano, se è troppo aggressivo o troppo remissivo!!
Così, per estensione, nel campo del suo vivere quotidiano si interroga sui rapporti di coppia e le relazioni, sul loro essere fondati sulla realtà o su immagini artatamente costruite.
E’ il rapporto Yin e Yang, l’Archetipo Anima / Animus.

Simile alla  Rubedo alchemica, il passo avanti nell’evoluzione è l’integrazione fisicopsichica, fisicoemotiva, degli opposti e la gestione dei conflitti interiori.
L’individuo trova l’autentico Sé, la dualità scema e prende forma l’individuazione, la sintesi dei contrari che genera la totalità.
Quando gli archetipi divengono consapevoli, l’uomo non ne è più succube e il suo agire diventa libero, autodiretto.
Egli è la carezza e il vento insieme.




 









1. Oltre dicerie e “vulgata”, lo scopo dell’alchimista non era quello di trasformare i metalli in oro, quanto di realizzare la trasmutazione della parte negativa della personalità, fino a riscoprire il proprio “Dio interiore”.

2. Fritz Perls, (1893 - 1970) medico, psichiatra e psicoanalista tedesco, considerato il padre della Terapia della Gestalt.

3. “L’Io è innanzi tutto un Io corporeo … deriva dalle sensazioni che scaturiscono dalla superficie del corpo” ( Freud citato da A. Lowen)
 
4. E qui si aprirebbe, dal taoismo e passando per Freud, un autentico confronto sull’omosessualità, tanto privo di rigurgiti machisti, quanto di un frivolo e lascivo perbenismo “politically corretc”, radical chic. Ma, sia mai, troppa violenta ignoranza, da una parte dell’altra, per entrarvi.











mercoledì 27 marzo 2019

Tai Chi Chuan in quel di Zibido al Lambro



Domenica 24 Marzo

Sul prossimo numero di Shiro, Febbraio – Marzo, altre foto ed un mio breve commento














lunedì 18 marzo 2019

Prese per il culo, mercanti del tempio e polli da spennare




Figura 1
Ma se Tizio ti si presentsse, in palestra o in Dojo non importa, con entrambi i piedi in eversione o con una enorme iperlordosi lombare o con le scapole non allineate, con che coraggio lo accetti al corso di Judo o Krav Maga, a Zumba o a Fitcross? Lo alleni ad arrampicare o a sciare o a giocare a calcio ? O forse tu stesso sei un insegnante, un Maestro, un allenatore, che di struttura e portamento, di funzione e forma, di fisiologia, non sai nulla!!
Non sarà certo tirare pugni o saltare la corda, eseguire crunch o la presa di spigolo sugli sci, tirare un calcio di punizione o sollevare un bilanciere, che porteranno Tizio ad una integrazione posturale soddisfacente, caso mai indurranno un peggioramento, un ulteriore disordine in un corpo già martoriato.
E le stesse prestazioni sportive, generalmente, saranno sempre limitate da una base deficitaria.
Se proprio non vuoi perdere il cliente, il “pollo da spennare”, almeno conducilo lungo un tragitto di esercizi che, mascherati da fondamentali di Kudo o fondamentali del calcio, da esercizi di Karate o di presciistica, in realtà lavorino sul corpo e sull’allineamento corporeo.
Ma questo, a ben vedere come stanno in piedi, come camminano, come agiscono nello spazio i vari palestrati o judoka o calciatori o joggers, temo non accada mai.

Sarà anche per questa farsa che arricchisce i soliti e ignoranti “mercanti del tempio” danneggiando le loro inconsapevoli vittime, che ho preso a cuore la pratica di Chi Kung  / Kiko e Tai Chi Chuan.
Oddio, anche qui, ignoranza e voluta perfidia non mancano, anzi: regnano sovrani.
Basta guardare la traballante struttura e il disarmonico portamento dei Maestri vari e dei loro allievi. E anche quando il Maestro, di suo, la natura ha dotato di un buon allineamento, questi non si cura minimante (e probabilmente nemmeno li conosce) degli squilibri e delle deficienze degli allievi.
Invece,
una reale buona pratica Chi Kung  / Kiko e Tai Chi Chuan
già di per sé si occupa del corretto allineamento e funzionamento corporeo, ha nel suo stesso bagaglio di sapere quegli esercizi volti a far sì che forma e funzione interagiscano al meglio:
mentre pratichi ti modifichi corpo, ti migliori e migliori la tua pratica Tai Chi Chuan.

Ovviamente, essendo ognuno di noi un essere fisicoemotivo,  mi pare lampante ( ancorché scansato, più che negato, dai più) che la personalità fisica non sia estranea dalla psicologia dell’individuo, quanto “parte di un’entità psicofisica  interna covariante” (I. Rolf). Come scrivo da decenni, modificandosi corpo, ci si modifica individuo pensante !!
Anche la medicina allopatica ha scoperto quel che già sapevano i taoisti: dal punto di vista fisiologico, nervi e ghiandole del corpo fisico sono il fondamento degli stati emotivi, ovvero le emos-azioni sono indissolubilmente legate a come noi siamo corpo: “Nella forma visibile del corpo si traduce sia il modo di essere che il modo di agire, poiché l’unità psicofisica collega le tre componenti: vita psichica, vita vegetativa inconscia e vita tonico – motoria, sia cosciente che riflessa.” (S. Guerra Lisi e G. Stefani)

Inoltre, rispetto alle pratiche ginniche e sportive, accanto ad una ben più rilevante attenzione dedicata agli aspetti anatomici e biomeccanici della pratica, nel Chi Kung / Kiko e nel Tai Chi Chuan  i sistemi coinvolti non sono esattamente gli stessi che vengono coinvolti nell’esercizio fisico e sportivo come generalmente inteso.
Per esempio, le nozioni di sovraccarico funzionale (l’affaticamento da ripetizione frequente e perdurante di gesti tecnici specifici di un’attività) e di soglia aerobica (quel punto di demarcazione fra esercizio moderato ed intenso oltre il quale la produzione di anidride carbonica, la ventilazione –gli atti respiratori al minuto- ed il livello di acido lattico prodotto crescono rapidamente) non entrano nel linguaggio, nella pratica Tai Chi Chuan: Questa, infatti, tende a rallentare il metabolismo energetico piuttosto che sollecitarlo !!

Nonostante questo apparente paradosso, ormai numerose ricerche mediche di tutto il mondo hanno dimostrato che la pratica Tai Chi Chuan
Influisce notevolmente sull’allineamento posturale
e sulle prestazioni fisiche del praticante
oltreché intervenire positivamente in diverse situazioni di non salute fino addirittura alle patologie, per esempio:
- Miglioramento della stabilità posturale, delle percezioni sensoriali-propriocettive, dell’andatura, aumento della sicurezza e la conseguente uscita dalla “sindrome post caduta” o paura della caduta. (Ospedale Sacco di Milano, studio condotto sotto la supervisione di Silvano Busin, direttore dell’Unità Operativa di Riabilitazione Specialistica assieme all’équipe dei medici e fisioterapisti)
- Riduzione di depressione e diabete mellito. (University of Queensland di Brisbane St Lucia, in Australia)
- Aumento della densità ossea (Indagine, pubblicata sull’American Journal of Health Promotion, che ha raccolto tutti gli studi condotti dal 1993 al 2007)

Da cosa dipendono queste differenze?”, si chiede Francesco Vignotto, insegante di Yoga. Ed aggiunge “È possibile, nel caso degli asana, parlare di energia esclusivamente come biochimica (ATP) o dovremmo ricorrere al concetto di energia come… prana? Ammettendo quest’ultima ipotesi, come evitare la vaghezza olistica e l’autosuggestione da un lato, e le alzate di spalle degli scettici dall’altro?
Perché praticando Chi Kung / Kiko e Tai Chi Chuan  si impara a servirsi sempre meno della forza fisica superficiale e sempre più di qualcos’altro?
Non è che questo “qualcos’altro” sia la fonte stessa che, attraverso diversi passaggi, influenzerà poi la forza fisica superficiale dandole il posto che le spetta?

Da anni scrivo e pratico
di muscolatura profonda, di lavoro articolare, di tessuto connettivo,
di disposizione interiore diretta ai fattori del movimento quali peso, spazio, tempo e flusso.

Figura 2
Rudolf Laban (danzatore, coreografo e uno dei più innovativi studiosi del movimento) scriveva che una spiegazione puramente meccanica del movimento non era sufficiente e aggiungeva che ogni individuo potrebbe scegliere il proprio atteggiamento verso i fattori di movimento ma, sovente,  non è in grado di farlo consciamente, volontariamente.
Praticare Chi Kung / Kiko e Tai Chi Chuan, praticarli bene, lavorando sul bilanciamento del corpo che inizia dai piedi, lungo un allineamento posturale che implichi che i tre pesi principali (cranio, torace e bacino) si organizzino lungo una linea retta verticale; liberare i riflessi, ovvero i semplici schemi di movimento collegati alla forza di gravità, all’equilibrio e all’aggressione dello spazio; assecondare le forze accidentali di peso, spazio e tempo, ovvero il flusso del movimento avendone una precisa sensibilità corporea; ecco le basi di Chi Kung / Kiko e Tai Chi Chuan, ecco le basi per una
salute, efficacia ed efficienza davvero complete.

Questo, mentre i “mercanti del tempio” vendono pratiche ginniche, sportive o marziali ai “polli da spennare” infischiandosene bellamente di chi hanno davanti, individuo fisicoemotivo, delle sue ansie e delle sue paure, della sua strafottenza e della sua superbia, del suo stare in piedi pencolante, del suo respirare asfittico, della sua rigidità intercostale, dei suoi ileopsoas sacrificati per potenziare e sfoggiare muscoli addominali ipertrofici, delle sue curvature spinali disarmoniche.


Figura 1 - Gambe da ciclista: Nel tentativo di rafforzare le cosce, l’atleta ha ipersviluppato gli abduttori, in particolare il tensore della fascia lata, accorciandolo. Il tratto, che attraversa l’articolazione del ginocchio e dell’anca, riducendosi costringe le superfici ossee dell’articolazione ad avvicinarsi, schiacciando gli elementi cartilaginei ( menischi mediale e laterale).  Un eventuale ulteriore accorciamento comporta anche uno spostamento rotatorio con probabile tensione agli adduttori e ai rotatori, compromettendo  l’equilibrio pelvico. “Se il movimento della rotula è alterato viene generata una zona di compressione maggiore, lo squilibrio biomeccanico con il tempo causa infiammazione, dolore, usura della cartilagine” (in Bikeitalia.it)

Figura 2 - Schiena da ginnasta: La profonda incassatura dimostra l’incapacità dei flessori ventrali e degli estensori dorsali di lavorare in sinergia, non tenendo separati i tessuti lassi esterni: dolori vertebrali e lombalgie acute in arrivo!! “Le praticanti di questa disciplina presentano una maggiore incidenza di disturbi muscolo-scheletrici a carico del rachide rispetto alla restante popolazione di uguale sesso ed età” (Andrea Fusco e Giulia Angelino in “Sport & Medicina” a.2015). “Dall’osservazione posturale risulta evidente un’iperlordosi lombare ed una meccanica respiratoria alterata, tanto che quando Vanessa (ex praticante di ginnastica artistica) inspira, la curva lombare si accentua” (Dolore Lombare: LA GINNASTICA ARTISTICA E…”IL SEDERE IN FUORI” in Posturalmed)

Figura 3
Figure 3 / 3 A -L’appoggio del piede: Il bilanciamento del corpo si avvia dai piedi quindi, soprattutto in individui con un allineamento deficitario, è dai piedi che va iniziato il trattamento: il peso distribuito principalmente tra arco traverso e arco mediale, in quanto l’arco laterale non è deputo a sopportare il peso ma  a sollevare e bilanciare. Ditelo all’ignaro jogger qui impegnato ai  giardini Candia. Ah, ma lui ha scarpe apposite la cui suola sostiene l’arco laterale. Come a dire che, avendo la ruota delle bici con un foro, uno né la rattoppa né la cambia ma, ogni volta che si sgonfia, scende di sella,  la rigonfia e riparte in attesa della prossima inevitabile sosta e di quelle successive; come a dire che, avendo un buco nella fodera delle tasche della giacca, uno mica la rattoppa o cambia la fodera, piuttosto ci infila la mano a sostenere gli oggetti infilati perché non fuoriescano. Peccato che bici e giacca uno li possa smettere e riprendere quando vuole, il corpo, i piedi, no!!!!!!!!!!!


Figura 3 A






venerdì 8 marzo 2019

Il mio Tai Chi Chuan oggi




Guerrieri che si scontrano, figure antiche, arcaiche.
Un brivido fatto di muscoli e sudore e respiro intenso.
È una ruota che gira, continua a girare.
Riaffiora il mio dolore e quella rabbia che, dall’adolescenza, non mi ha più lasciato.
Inutile parlarne, lo so di non essere innocente.

E, appunto, la ruota gira e continua a girare.
Lasciandomi andare, i piedi nei morbidi tappeti, le figure di divinità asiatiche a campeggiare ovunque, un senso di profonda accettazione del mondo e delle cose.
Come se davvero fossi un praticante di pace e davvero potessi affrontare quello che vedo e provo raccogliendo manciate di serenità.

E’ questo il mio praticare Tai Chi Chuan ora.

Una ruota che gira, tra il locale minuto che è “Eventi Segreti” e l’aria aperta dei giardini delle Besana, e la misteriosa sala buddista che il Tibet ha portato fin qui.
Tra Ting Jin, l’abilità di percepire l’altro al contatto, e lo schiudersi del “Sorriso Interiore”, tra la costruzione di una postura e di un portamento equilibrati e funzionali e l’immersione nell’alchimia taoista.
Un po’ come se le sabbie del tempo si fossero smosse in un’unica direzione, tanto aperta sull’orizzonte quanto in grado di condurmi saldamente per mano.

Ora, ancor più di prima, lontano, persino avverso, alla dromocrazia, quel potere folle ed insensato della rapidità, che ovunque sta uccidendo ogni attimo goduto, ogni pausa, ogni vuoto fertile, che ci priva del godere dello straordinario nell’ordinario.

Faccio danzare l’anatomia, la fisiologia di me corpo, me fisicoemotivo; “leib”, quella precisa parola tedesca che indica il corpo vivente di contro al corpo meccanico, estraneo, al “corp”.

A volte la ruota mi porta a sentire “Qua”, il bacino, e a lavorare sul corpo e sui fattori di movimento quali peso, spazio e tempo. Altre, mi fa attingere  alle forze vitali interiori e alla loro capacità curativa.
Una ruota che, immobile, gira tra pratiche corporee definibili e definite aperte, forse, un domani, al possibile uso del Chi, e pratiche che nel Chi e nella cosmogonia taoista subito si tuffano a piene mani.

Ogni momento di pratica, tra il locale minuto che è “Eventi Segreti” e l’aria aperta dei giardini delle Besana, e la misteriosa sala buddista che il Tibet ha portato fin qui, che sia la sera o il mattino, sta a celebrare il mio modesto essere nella vita, sta a celebrare il mio potente essere nella vita.
Che sia l’uno o che sia l’altro, entrambi così profondi e puliti, danzo la mia personale vitalità della vita, danzo quello che è Il mio Tai Chi Chuan oggi








lunedì 18 febbraio 2019

Green book




Dopo una serata “in solitario” a Teatro, dove ho ammirato Play, il vivace spettacolo di danza ed acrobazie dei Kataklò (1), eccomi con Monica al cinema per il tanto pubblicizzato
Green book

La pellicola  prende il suo titolo dalla guida automobilistica, chiamata appunto Green Book, dove erano elencati gli alberghi e i ristoranti nei quali potevano avere accesso le persone di colore.
Siamo negli anni ’60 U.S.A., gli anni della segregazione razziale e dei primi tentativi di uscirne.
E’ un film ispirato ad una storia vera, ben equilibrato, con un’ottima regia e degli attori all’altezza, il che permette una ricostruzione fedele e accurata del contesto sociale di quegli anni.
Un film sempre in equilibrio tra humour e pathos, godibile dal primo all’ultimo minuto.

La trama, sostanzialmente, è un processo di avvicinamento e riconoscimento reciproco tra due uomini / due mondi assai diversi tra di loro, dove i protagonisti, poco a poco, mettono in discussione i pregiudizi su cui avevano basato la visione di se stessi e del mondo, giungendo, nell’immancabile happy end finale, ad una superiore consapevolezza.

Quella di Green Book non è una favola in quanto si tratta di eventi veri, ma, durante la visione della pellicola, si percepisce una specie di magia che la attraversa, un sentore di buoni sentimenti che inevitabilmente trionferanno.
Un buonissimo sapore che funge da artefice magico, demiurgo creatore capace di epifania, visione, illusione.

Se, senza dubbio, questa visione ottimistica, cosi ben descritta nel film, è quella che in questo momento è cruciale per costruire un mondo migliore per tutti, per affrontare le barriere di separazione ed odio che, anche nella nostra Italia, contribuiscono a creare quel clima violento ed ottuso simile a quello che fa da sfondo al film, non posso non pensare che, tolto il godimento per la bella pellicola e il mio personale auspicio perché tutto, anche da noi, si risolva in un disneyano happy end, la questione reale, quella cruda e veritiera, sia ben più complessa ed aspra.

D’altronde Green book non credo avesse altri proponimenti che quelli di un buon intrattenimento, con una morale tipicamente hollywodiana o, per dirla con la nostra cultura, alla  volemose bene”.
Sono convinto che solo sperimentando e costruendo una visione d’insieme, potremo tarare il nostro modo di pensare in un mondo ogni giorno sempre più globalizzato e interdipendente, dove il nostro personale stare bene riesca, in qualche modo, a sopravvivere dentro scelte prese lontano da noi e sopra di noi.
Ma questo sarà possibile solo tenendosi lontani da quella retorica umanitaria che è una sorta di catechismo morale, una vera e propria ideologia del “bene” che va invece rimessa in discussione in ogni campo.

Personalmente, come scrive anche Eduardo Zarelli, mi pongo ben equidistante da quella sinistra che, perdendo la ragione sociale per identificarsi nei diritti delle minoranze, eleva lo sradicamento universale individualistico a condizione moderna del liberalismo, come da quella destra che, identificandosi nello strapotere del mercato, porta con sé “l’esercito di riserva del capitale (cit. Karl Marx)  e la delocalizzazione dello sfruttamento del lavoro. Entrambe ci allontanano dal tentativo di risolvere i conflitti nell’effettivo rispetto della dignità della persona e delle collettività, accettando anche là dove il conflitto sia insanabile.
«L’umanità diventa più vicina e unita, mentre le differenze nelle condizioni delle diverse società si allargano. In queste circostanze, la prossimità, invece di promuovere l’unità, origina tensioni, mosse da un nuovo contesto di congestione globale»  scriveva Zbigniew Brzezinski,  politologo USA.

Ma, in effetti, questo, al regista Peter Farrelly e a chi lo ha prodotto, non credo interessasse più di tanto: hanno fatto un bel film, che ha incassato soldi e premi.
Ben fatto!!

1. Anche in questa occasione ho sperimentato, da semplice spettatore, diversi approcci corporei allo spettacolo. In particolare, ho lavorato sulla respirazione traendone sensazioni interessanti e mutevoli proprio in ragione del come andavo a respirare.
Ammetto di non comprendere come, dopo quanto ho scritto nel mio post su Bansky, in particolare la “Parte 2”, nessuno si sia fatto avanti per un chiarimento, un confronto. Eppure ognuno di noi è corpo 24 ore al giorno, sempre!! Eppure sentirsi consapevolmente corpo, sé fisicoemotivo, è un tratto distintivo mio e della Scuola che ho fondato. Eppure questo approccio a 360 gradi è totalmente innovativo e condiviso da una sparuta minoranza di ricercatori a fronte dell’ignoranza dilagante. Nessuna curiosità in materia? Boh?!

mercoledì 13 febbraio 2019

Costruirsi corpo




La mia mente nel profondo si sta svegliando, abbandonando ogni vuoto, e ogni passo, ogni spostamento, muove un terreno che parla.
Dal buio totale, dal silenzio rumoroso di un pensiero che si fa libero, mi accorgo di precipitare tra le pagine bianche di una scrittura incerta prima, poi fluida e potente.   

E’ la mia storia ora che vado a raccontare.
Per farlo mi affido ad un corpo, un sé fisicoemotivo, che va a costruirsi.

Sentire il proprio peso, sentirsi stabili.
Lasciarsi andare, sprofondare, affidandosi ad un valido sostegno: il pavimento, che è elemento Terra.
Solo così potrai stare in piedi, spostare il peso da una gamba all’altra, investire di te lo spazio: il peso del corpo obbedisce alla legge di gravità, sempre.
Allora lascia ogni tensione e lasciati andare. Ne sei capace?

Aprirsi.
Aprirsi nelle fasce elastiche e tra le articolazioni, aprirsi nel respirare e nelle pause tra una inspirazione ed una espirazione, aprirsi nell’ascolto delle emozioni, delle “resistenze” che ti incollano al passato, ai gesti ripetuti, al “copione” introitato, come nell’ascolto  delle aspirazioni al nuovo, alla curiosità dello straordinario che, piano piano, si disvela nell’ordinario.

Cogliere che il flusso del movimento è influenzato
dalla successione in cui le parti del corpo si mettono in moto.
Allora riconoscere le diverse componenti di sé e definirle così che ogni parte, ogni componente, abbia una funzione e si colleghi alle altre formando armoniosamente un tutto che, come sappiamo, è ben altro e oltre la somma delle singole parti. Un tutto in cui, per esempio, “colpire” sia energico e rapido, mentre “spingere” sia contenuto e sia possibile fermarlo in qualsiasi momento.

Ecco come sia importante avere un centro.
Un centro di forze e sforzi che sia anche centro di sapiente attesa. E’ dal centro, dal ventre, che si irradiano tutti i movimenti, attraverso un tronco in continuo mutamento tra estensione, contrazione, flessione, slancio.
Lì, nel centro, non stagna alcuna imposizione, vi è la totale libertà di prendere qualsivoglia direzione; lì, nel centro, che è ikigai kan, ovvero “sentire la spinta vitale”, l’esuberante vitalità e l’erotismo come amore, adesione al vivere. Ed è lì, nel centro, che interagiscono, a saperli cogliere, il fuori ed il dentro con la trasformazione del mondo esterno per essere interiorizzato, per così dire assimilato tanto dal cibo come dall’ossigeno, dalle emos – azioni come da ogni incontro: per questo è luogo reale, non solo simbolico, di filtraggio e mediazione, di opposizione o accettazione. Per questo non lotti con le braccia ma affidandoti al ventre!!

Questo è solo l’inizio per costruirsi corpo consapevole; altri temi, altri terreni saranno da affrontare perché il viaggio sia davvero pieno, tra l’identificazione dei pieni e dei vuoti, del volume; la scansione di pause e ritmi; la capacità di immergersi nella reverie, laddove tu sia l’agire e l’immagine di questo agire, ed altro ancora.

Tra cui, fondamentale, l’incontro con l’altro, le sue percezioni ed il suo agire, in una relazione la cui conflittualità sia un dono verso la consapevolezza, verso il “Conosci te stesso”:
Senza l’altro, solo vacui soliloqui in cui illudersi di sapere e capire, illudersi di essere.
Senza il rispetto verso l’altro, senza la comprensione dell’altro, senza  itadakimasu, che è “ricevere”, accogliere l’atro, solo prevaricazione, solo sordido sfogatoio per giochi di mano tra repressi.

Per questo l’importanza del confronto come proposto qui allo Spirito Ribelle ZNKR, della pratica marziale tra Tai Chi Chuan, Wing Chun e il fenomenale Kenpo Taiki Ken.
E mente pratico, a volte nella sala semibuia altre tra i giardini di una Milano frenetica che solo li lambisce, a volte tra gli odori di casa altre perso in una natura ancora selvatica, chiudo gli occhi, mi ritraggo dentro di me per meglio ascoltare quel che pulsa fuori di me.
I contorni prendono una forma mai fissa, dentro di me qualcosa si è svuotato, qualcosa si è riempito, in un gioco tra honne, i “sentimenti autentici” e tatemael’apparenza”, un gioco impossibile da vedere con gli occhi ma lucido, chiaro, nitido, danzando la danza del guerriero Taiki Ken.