mercoledì 9 ottobre 2024

Maestro NO.

Non mi si adatta l’etichetta di “Maestro”, colui che ha raggiunto maestria, padronanza in una materia. Come a dire uno che è “arrivato”, che “sa e dispensa il sapere a chi non sa”.

Io non sono arrivato: Quasi cinquant’anni di pratica ininterrotta ed ancora “”So di non sapere”, per citare il grande Socrate. Ancora mi appassiono a cercare, studiare, tornare sui miei passi, modificare, rimestare, proporre nuovamente sapendo che ci sarà ancora altro da scoprire, altro che farà vacillare quanto imparato.

Per questo preferisco Sensei: “Colui che è nato prima”. Uno che è stato sorpreso dalla tempesta e invece di scappare a rifugiarsi al coperto è rimasto esposto alle intemperie; uno che il bosco lo ha attraversato, inciampando, cadendo, facendo incontri sgradevoli, ma ne è uscito più o meno indenne. Uno che non pretende di insegnarti né cosa incontrerai nel tuo di bosco, né quale sia il percorso migliore per attraversarlo, perché ogni bosco è personale e dunque diverso. Ma il Sensei è la testimonianza concreta e vivente che puoi stare dentro una tempesta senza affogarci, puoi attraversare un fitto bosco ed uscirne. E’ colui che può darti una mano a trovare in te stesso le energie e le risorse per farcela.

Per dirla con un termine “moderno” è un facilitatore: Chi ti accompagna sostenendoti nelle difficoltà.

Io, se proprio devo rifarmi ad una figura non proprio attinente alle Arti Marziali (o forse è attinente?) mi rivolgo all’immagine dello sciamano.

Nelle culture antiche, tradizionali, lo sciamano è chi, con pratiche corporee e riti, si fa mediatore tra l’individuo e il divino, tra uomo e cielo, tra il visibile e l’invisibile, tra il micro e il macro.

Come uno sciamano, il Sensei comunica attraverso riti, corpo e movimento per portare in superficie l’impulso interno (neijia) di movimento di ogni praticante, suscitando immagini esteriori ed interiori (quella che il filosofo della scienza Gaston Bachelard chiamava reverie) perché siano fonte di ispirazione corporea, gestuale, aprendo la strada verso stati di coscienza espansa che costruiscano un individuo equilibrato, autodiretto e capace di sostare nei conflitti, scoprendo Poteri Potenti e aprendosi tanto all’incontro con l‘altro da sé e con l’ambiente circostante quanto con il mistero grande della vita, con il Tao.

Questo è qui, allo Spirito Ribelle, il Sensei, colui che ti accompagnerà attraverso una pratica corporea a conoscere di te corpo per vivere bene, vivere meglio, per affrontare consapevolmente ogni scontro piccolo o grande della tua vita quotidiana,

O davvero credi che il potere delle Arti Marziali sia riducibile a gesti da imitare, ripetizioni da eseguire, cazzotti da sparare al sacco o sul volto del compagno, ossequiando un Maestro che sa mentre tu non sei nessuno perché non sai un kazzo?

Io, il Sensei, qui allo Spirito Ribelle, non insegno esercizi, io propongo esperienze motorie; non alleno, io accompagno il praticante a formarsi adulto guerriero attraverso il movimento.

 

“Se sapete che il vostro strumento siete voi stessi, conoscete anzitutto il vostro strumento, consapevoli che è lo stesso strumento che danza, che canta, che inventa parole e crea sentimenti”

(O. Costa, regista e pedagogista teatrale




 

 

 

lunedì 7 ottobre 2024

Da vedere (O NO?) al MAS. Museo Arte e Scienza – Milano



Venerdì 4 “vernissage” al MAS per

On Leonardo’s road –

 mostra d’arte contemporanea

Francesca Callipari, curatrice di mostre, presenta gli artisti che espongono nelle sale superiori.

Luogo incantevole, il MAS, crea un’atmosfera vagamente misteriosa, le sedie tutte occupate e qualcuno in piedi, luci soffuse, le pareti riccamente addobbate. Il fascino finisce subito all’appello degli artisti che, uno dopo l’altro, salgono sul piccolo palco. Per tutti, salvo qualche dimenticanza (!!) le parole della curatrice ripetono “sperimentare”, ma quel che vedo proiettato sullo schermo, in attesa di sincerarmi di persona, non ha nulla a che vedere con lo sperimentare, sono le solite noiose ripetizioni del già visto, senza alcun guizzo di originalità. Ben calate nel grigiore generale sono anche le parole degli artisti: Brevi ringraziamenti alla curatrice, qualche parola di apprezzamento per il posto e tanta emozione dipinta sui volti e trasmessa dal corpo. Si staccano il pittore, marito della curatrice (!!) che regala alcune nozioni tecniche alla platea, e la giovane che frettolosamente parla della necessità di vedere con nuovi occhi e quest’intento anima le sue fotografie.

Pare la premiazione ad una recita scolastica o a un torneo amatoriale in una bocciofila. I presenti, a giudicare dai capannelli, sono tutti parenti o amici degli artisti.

Finalmente la lunga lista di artisti si esaurisce e tutti si sale a vedere le opere esposte.

Quanto vedo, non fa che rafforzare la convinzione maturata al piano di sotto: Nulla mi emoziona, tutto mi risuona di già visto e rivisto.

Due fanciulle restano a lungo davanti alla foto che, di fatto, potrebbe essere (o magari lo è!!) la riproduzione di un dipinto di Esher. Un autore si dilunga a spiegare alla fanciulla che lo accompagna i significati presenti nella sua opera. Io mi fermo davanti ad un dipinto che, secondo curatrice ed autrice, ha suscitato scalpore sui giornali: Una rivisitazione della “Donna con ermellino” di Leonardo da Vinci.  Uno sguardo più attento lo dedico all’opera di chi ci ha spiegato di giochi di luce, di colori d’oro e di esoterismo. In effetti, nelle mie scorribande presso librerie esoteriche, in molti libri sul tema ho visto illustrazioni del tutto simili, come immagini simili crea Leo Principe, pittore molto ”cliccato” sul web. Vado, curioso, davanti alle opere di chi si è descritta come “digital artist” che utilizza anche l’intelligenza artificiale e me ne allontano con la curiosità ancora in tasca.

Non sono un professionista delle arti figurative. Con questa necessaria premessa, mi trovo però a concludere la visita, per l’ennesima volta, col motto “Nulla di nuovo sotto il sole”.

Certamente, ormai nel terzo millennio d.c., dopo le tele lasciate bianche, l’orinatoio di Duchamp, i colori gettati sparsi sotto l’impulso di irrefrenabili pulsioni, le tele tagliate, i barattoli riempiti di feci, le figure umane gonfiate a dismisura e via con tutto l’enorme e inelencabile elenco di tendenze e sotto – tendenze, dopo millenni di opere d’arte, cercare e pretendere del nuovo, del non visto prima, pare insensato.

Però… è insensato nelle opere artistiche contemporanee, vista l’impossibilità di creare cose nuove, cercare relazioni nuove dentro contesti e stili vecchi e già visti? Relazioni che, poste in quel contesto, suscitino emozioni diversamente aggettivabili a seconda dell’estro e del gusto dell’autore in rapporto alla singolare e soggettiva personalità di chi le guarda? Opere che siano disturbanti, accoglienti, offensive, estranianti, confortevoli, interrogative, inquietanti ecc. Che emozionino, insomma.

Non sono un professionista di arti figurative, lo ripeto. Come non lo sono di musica o letteratura. E ci sarà un motivo, motivo grande, più grande di me, se incidono dischi e fanno concerti (a cui il pubblico va) Alessandra Amoroso, Marco Carta, Elodie e tutti quei distributori di musica “marmellata” tutta uguale, indistinta, dai testi  di una banalità disarmante, che cade nell’oblio nel giro di pochi mesi; se tutti i politici, nonostante impegni lavorativi per forza gravosi data la loro professione, scrivono (o si fanno scrivere) libri per altro immediatamente dimenticabili; se scrivono e pubblicano e vendono Fabio Volo e Marina Di Guardo (quest’ultima, forse più nota come la mamma della Ferragni).

Per lo stesso motivo, hanno tutto il dritto di dedicare tempo e passione alla loro arte anche tutti i pittori e fotografi che imperversano nelle mille e mille gallerie e mostre d’Italia. Dunque anche i simpatici artisti che in questi giorni espongono al MAS. Io mi arrogo il diritto di continuare a cercare, tra mostre ed esposizioni, quell’artista, quelle opere, che mi facciano emozionare.

Un po' come avviene nel mondo del movimento e del fitness. Tra la moltitudine di proposte tutte uguali nel considerare l’uomo – corpo (Korper) una macchina (o uno stupido?), quei supermercati del chiacchiericcio e del narcisismo che si chiamano Get Fit, Virgin e gli epigoni meno famosi, a voler cercare, cercare attentamente, trovi, in spazi per niente rinomati, gioielli stupendi di corpo Leib, gioielli che rispondono al nome di Laban Movement Analysis, Natked, Body Mind Centering, Feldenkrais.

Un po' come avviene nel mondo delle Arti Marziali. A ben cercare, dietro ed oltre gli spacciatori dei soliti nomi noti come delle invenzioni fantasiose, dietro ed oltre stili e tecniche da ripetere e ripetere e ripetere e mandare a memoria, dietro ed oltre Maestri, Guru, professori, gonfi di ego e certezze assolute, puoi trovare autentici ricercatori appassionati, cacciatori di emozioni. Puoi trovare noi Spirito Ribelle e altri come noi, che senz’altro ci sono, esistono; senz’altro, da qualche parte seminascosta, c’è chi, come noi Spirito Ribelle, pratica di cuore e di pancia contribuendo a formare individui adulti, coraggiosi, vitali ed erotici; pratica di crudo Bujutsu per aprirsi all’etica del Budo.

 

DAL 5 al 11 OTTOBRE 2024

Presso MAS Via Quintino Sella 4. Milano

 

 




 

lunedì 30 settembre 2024

Il mio pensiero di OTTOBRE

Perché gli uomini generalmente non sono sereni e soddisfatti di come vivono? Le risposte, tutte condivisibili e parzialmente vere, possono essere tante.(1)

Qui mi soffermo sulla risposta che individua nel sistema in cui viviamo un modello costruito sì in modo da permettere una convivenza la cui conflittualità sia contenuta, ma con un contesto educativo e valoriale univoco. Il che è portatore di nevrosi, senso di costrizione e alienazione, iperattività concorrenziale, sfrenato consumo senza uso, alternanza scomposta tra nichilismo ed eccessi bulimici. Questo non può certo soddisfare gli avventurosi, gli audaci, i … Ribelli.

Questi ultimi sanno che il corpo è il nostro biglietto d’ingresso nel mondo, che per cambiare il modo di essere ed agire occorre cambiare l’immagine che si ha di se stessi, che il corpo Leib (2) (corpo vivo, corpo che sente e patisce) è sempre più costretto, asfittico e sempre meno animalesco, selvatico.

Per questo, questi ultimi scelgono pratiche corporee, di movimento, che sono generaliste, ovvero rifiutano la specializzazione e puntano al sentire ed essere consapevoli del proprio corpo. Pratiche che investono i diversi aspetti della propriocezione, dello schema corporeo, della memoria somatica, dell’intelligenza senso-motoria e tutti i tipi di consapevolezza non intellettuale dell’esperienza di essere umani. Sale in figura il concetto di cinestesia, la capacità di sentire i movimenti del proprio corpo nei muscoli, nelle articolazioni, nell’apparato scheletrico, fino agli organi interni: La capacità di comprendere e governare l’esperienza motoria del sé corpo.

Io individuo nelle Arti del Bujutsu - Budo un filone interessante di queste pratiche. Probabilmente esse sono le uniche con la caratteristica di prendere di petto il rapporto corpo contro corpo, anche nelle sue manifestazioni conflittuali. Sono le più realistiche nell’essere metafora e simulazione dei micro conflitti presenti nelle relazioni quotidiane, le più severe nello scavare dentro il registro emozionale dei praticanti, le più performanti nel portare alla luce il duetto vita / morte che, invece, il sistema tende ad occultare, a far dimenticare, le più adatte a mettere il praticante davanti alla responsabilità del coraggio e della paura.

Purché siano realmente Arti del Bujutsu - Budo e non la solita sfilza di tecniche, forme e gesti copiati da un modello e memorizzati come una filastrocca, purché non siano l’affannato scazzottarsi per un vanto di supremazia muscolare, per una momentanea esaltazione machista.

Purché siano praticate come qui, allo Spirito Ribelle: Uguali a nessuno.

“Non bisogna impantanarsi nella "forma" delle cose nella pratica. Credo fermamente anche che non si debba creare un metodo che sia scolpito nella pietra. Il Bujutsu stesso è la capacità di usare il corpo in qualsiasi situazione, in qualsiasi ambiente, e come tale è l'incarnazione del cambiamento. Ciò significa che l'allenamento deve essere adattato a te stesso tramite infinite prove, errori, sperimentazioni e aggiustamenti se vuoi comprendere la vera essenza dietro il movimento”

(Maestro Akuzawa Minoru)

1.         Per saperne di più: di Byung-Chul Han, “La società della stanchezza”; “Eros in agonia”. Di Erich Fromm, “I cosiddetti sani. La patologia della normalità”.

2.         https://www.psicologiafenomenologica.it/leib-korper-ripensare-fondamenti-psicopatologia/

 

 

 

mercoledì 25 settembre 2024

Kenshindo - Iaijutsu l’arte della spada

 


Muoversi impugnando acciaio, silenzio e respiro come condizione di presenza densa e profonda. Immaginare. Stare dentro un viaggio cinestetico per modellarti con empatia all’ambiente, a colui che, minaccioso, ti sta difronte.

Muoversi impugnando acciaio come esercizio critico della corporeità. Restare immobili che, come il silenzio, è totale espressione sincera, sapere che prima di muoverti ed agire devi saperti fermare.

Muoversi impugnando acciaio non è solo una pratica ristretta ad uno specifico ambito marziale, in quanto alcuni suoi aspetti investono ogni essere umano: Da quelli più lampanti quali movimento, gesto, spazio, a quelli sottesi come tempo, ritmo e peso. Essi stessi sono chiavi di lettura dell’esperienza del nostro modo di vivere la vita, del nostro saper ricevere impressioni, confrontarci con l’ambiente circostante, accettare e creare mutamenti. È la convinzione, personalmente esperita in quasi cinquant’anni di pratica, dell’Arte del katana come pratica nient’affatto specialistica. Essa, invece, ci mostra in modo potenziato e amplificato alcuni aspetti del nostro essere corpo in movimento e in relazione.

“La spada deve essere più di una semplice arma;

deve essere una risposta alle domande della vita”

(Miyamoto Musashi)


Kenshindo la “Via dello spirito della spada, che è

Suburi – Movimenti con fendenti e falciate

Tachiuchi kata – Giochi codificati in coppia

Tameshigiri – Taglio su bersagli

Gekken – Scherma libera

“Prega affinché l’altro non sfoderi,

ma alla fine, se non è possibile evitarlo,

mettilo a morte con un colpo solo

e prega perché riposi in pace”.

NB: La pratica del katana, qui allo Spirito Ribelle, è condotta con lame di acciaio, affilate, lame che sanno essere letali. Qui, allo Spirito Ribelle, lasciamo agli altri il fare i samurai agitando giocattoli di latta. Qui si pratica realisticamente per divenire adulti autodiretti, coraggiosi e vitali.

 

 

 

 

 

 

 



sabato 21 settembre 2024

Tambo, bastone corto, arma di difesa e strumento per una motricità consapevole

 


Il bastone corto, per gli interessati alla difesa personale, è arma poliedrica la cui modesta lunghezza si può trovare in numerosi oggetti quotidiani e a portata di mano; per gli interessati alla cultura del movimento, è  “occasione” per stimolare e scoprire nuove esperienze motorie, nuovi percorsi motori tali da incentivare la nostra intelligenza corporea.

Noi, Spirito Ribelle,

  • -       ai primi ricordiamo che i vari maneggi non sono esibizioni narcisistiche. L’arma, in quanto tale, non va fatta volteggiare al di fuori dell’area del proprio corpo pena l’esporsi agli attacchi avversari e nemmeno i colpi vanno “caricati” pena il manifestarsi platealmente agli occhi dell’avversario aprendosi, inoltre, ai suoi attacchi. Su You tube trovate video e video di Maestri, sifu, guru che cadono in queste sciocchezze. Chissà quanti di loro hanno mai, nella vita reale, colpito di bastone, di spranga, di chiave inglese e sono stati aggrediti da qualcuno armato di bastone, di spranga, di chiave inglese… Magari sono gli stessi che, a mani nude, spronano l’allievo a “non caricare” i colpi, a “tenere la guardia”: Misteri dell’imbecillità umana.
  • -       ai secondi proponiamo giochi ben poco codificati, forti del motto “Il minimo di struttura per il massimo di esplorazione “ (E. Duplan) in cui creiamo un apparente disordine per cercare e testare una gestualità diversa, inusuale, come tale capace di aderire agli imprevisti che il vivere ci pone davanti.

 

Ad ambedue dedichiamo una citazione del filosofo Merleau - Ponty:

“Il corpo è il nostro mezzo generale per avere un mondo”.

 

 La pratica con oggetti: esplicitamente armi, possibili armi o semplicemente “oggetti”, è sempre riferita alle loro peculiari attinenze con sistemi e strutture del corpo, con i diversi componenti qualitativi del movimento e con i sistemi globali di coordinazione motoria. Nulla è lasciato al caso.

Ne ho già scritto in precedenza e, prossimamente, pubblicheremo un video sull’uso …. creativo  della palla medica nella formazione di un corpo e di una motricità liberi di fare quello di cui sono capaci senza che la mente o l’imitazione di modelli ne limiti il potere.

Riferendosi al video, in cui usiamo i tambo (bastoni corti), ma questo vale per i bastoni in genere: jo (medio), bo (lungo), è in primo piano il sistema osseo coinvolgendo l’assialità e le direzioni dello spazio. Sono stimolate le strutture muscolari centrali (antero – posteriore nella spinta, postero – anteriore nell’estensione assiale) e quella di condensazione (antero – laterale). (Per saperne di più: cap. 8 “Le materie e il corpo” in “Un corpo tra altri corpi” di V. Bellia).

 

Ancora Spirito Ribelle, UGUALI A NESSUNO.

 

 

 

 

 

 

 

 


lunedì 16 settembre 2024

Posso fare UNA lezione di prova?


                                                                     Una lezione di prova?

Ormai, ovunque, ogni nuovo praticante può fare una lezione di prova.

Oddio, alcuni Dojo la fanno pagare... ma di questo non voglio trattare.

 

Perché fare una lezione di prova?

La risposta credo sia "Perché prima di iscrivermi (leggi 'pagare') voglio conoscere il prodotto che acquisto ".

Dubito che una lezione permetta a chicchessia di capire cosa andrà a fare nei mesi successivi.

Ma tant'è, pare che così stia bene al potenziale nuovo allievo e anche al Maestro.

 

Fare Arti Marziali è comprare un prodotto?

Le Arti Marziali, almeno per me, almeno qui allo Spirito Ribelle, non sono un prodotto in vendita, un televisore o un’aspirapolvere che tu compri e poi ognuno per la sua strada. Sono un percorso, lungo o breve che sia, di esplorazione e conoscenza di sé, di capacità di stare nei conflitti, di gestire le relazioni, di stare bene, stare meglio al mondo. Un percorso che il praticante fa insieme al Sensei ed ai compagni di pratica, condividendo la cultura che vige in quel Dojo.

 

Allo Spirito Ribelle posso fare una lezione prova?

È questo che mi stai chiedendo?

No, da noi Spirito Ribelle non fai una ed una sola lezione di prova ma fai un periodo di prova.

Non una ed una sola lezione, perché non basta assolutamente a comprendere il percorso marziale e formativo che vai ad intraprendere; non basta a comprendere se fa per te.

Sarebbe come andare al ristorante, ordinare un antipasto, assaggiarne un boccone e poi uscirne convinti di prenotare lì la cena per il primo tanto agognato appuntamento con l'amata.

Non una ed una sola lezione perché la " prova" vale certo per l'aspirante allievo ma anche per me, per noi. Il rapporto che si va ad instaurare coinvolge l'aspirante allievo quanto il Sensei: Insieme capiremo se è il caso di fare un tratto di strada insieme oppure no.

 

Una ed una sola lezione di prova è sufficiente?

Assolutamente NO.

Per questo, qui allo Spirito Ribelle, pratichi " in prova" per tutto il tempo che vuoi, sarai tu spontaneamente a capire se e quando sarà il momento di entrare nel clan o allontanarti.

Sempre che il Sensei non ti abbia già accompagnato all'uscita spiegandoti che tra te e il clan non è sbocciato alcun feeling.

 

In Giappone come si fa?

Nelle scuole tradizionali giapponesi c'è una parola che spiega bene: te hodoki, "rilasciare, sciogliere le mani", ovvero gli insegnamenti iniziali che l'allievo riceve attraverso i quali il docente saggia le sue intenzioni prima di farlo accedere al cuore del clan.

Di converso, il neofita avrà l'occasione di gustare un pranzo intero, (anche se questo non esaurisce il menu!!) per tornare all'esempio del ristorante, e capire se dare fiducia al cuoco anche per i successivi pasti.

 

Spirito Ribelle, anche in questo

 “Uguali a nessuno”

Noi Spirito Ribelle, pur nel rispetto delle logiche di mercato, di compra e vendita di un prodotto che vigono nei vari Dojo e palestre, da queste logiche siamo totalmente distanti.

Anche nel rifiutare la " lezione di prova" per proporre un condiviso periodo di prova.

Non è meglio?






 

venerdì 13 settembre 2024

Cosa sono Push Hands, Sui Shou, Sujin Te e simili

 


Sono “giochi” in coppia, codificati e poi semiliberi e liberi, presenti in molte, forse tutte, le Arti Marziali.

Con nomi diversi, li troviamo nel Tai Chi Chua, Pa Kwa, Wing Chun, Taiki Ken, diversi stili di Karate di Okinawa, Kalì filippino, Yi Quan, ecc.

Non entro nel merito del " a cosa servono", perché so di pareri diversi quando non divergenti. E di questo scrissi in post precedenti.

Come si praticano?

Anche qui le opinioni divergono. Noi Spirito Ribelle abbiamo sempre messo in risalto già in post precedenti l'importanza del confronto come ascolto di sè, ascolto dell'altro e ascolto di cosa INSIEME si viene a creare.

Là dove non vi è spiegazione,

ci si avvicina con l’intuizione

Niente forzatura o prevaricazione di un praticante sull'altro, ma anche niente meccanica ripetizione di tecniche, del genere "se tu fai così, allora io rispondo così". Invece, una danza, uno scambio armonico di sensazioni in cui indirizzare il compagno là dove vogliamo: che sia un cul de sac senza via d'uscita, uno sradicamento e squilibrio, una pressione che immobilizzi, una resa a colpi dolorosi.

A volte, anzi, spesso, vediamo questi giochi di mano esprimersi in modo sgraziato, a strappi, affidato esclusivamente all’uso della forza muscolare o attingendo a qualche " trucco", dunque privi di quella sottile quanto velenosa armonia che, sotto traccia, prima o poi porterà uno dei due praticanti a ridurre all'impotenza l'altro.

L’armonia non è quiete, è l’arte nobile

del trarre forza dall’altro

Questa grossolanità, questo praticare rozzo, è dovuto alla mancanza di una o di tutte le tre componenti fondamentali che sostanziano una buona pratica, pratica che sia di autentica relazione: So cosa sto facendo, so cosa sta facendo l'altro, intuisco (cerco di intuire) cosa l'altro sa di quel che io sto facendo.

Alla base ci sta poi l'esposizione personale, la disponibilità a mostrarsi per quel che si è lasciando davvero spazio all'esperienza in atto, esperienza di relazione con un altro essere umano.

Senza questa esposizione, questa accettazione della propria vulnerabilità, i "giochi di coppia" resteranno aride pratiche formali, insipidi accumuli di tecniche praticate da individui incapaci di guardare dentro di sé, costantemente protetti da maschere di narcisismo, aggressività repressa, vittimismo, tendenza alla proiezione...insomma, nascosti dietro un ruolo, dietro quegli evitamenti, (gli stessi messi in atto nel  vivere di ogni giorno) che impediscono  di essere adulti autentici e sereni.

Solo ed esclusivamente praticando in forma di dialogo di coppia, e non di scontro, di gara a "chi ce l'ha più lungo" (!!), si diviene capaci di cogliere il potere profondo che si crea perché si è dentro una relazione, rispetto al circolo vizioso di quelle " seghe mentali" (cit. Sandro Giacobbe, psicoterapeuta) che condizionano il nostro stare al mondo, dello strabordare dell'ego, di tutte le manovre che agiamo per...non agire. Ovvero fiaccare e smantellare il potere dei pensieri sulle nostre percezioni, sul nostro agire e su come ci comportiamo abitualmente.

Contatto è saper apprezzare le differenze.

Hai voglia a dire che le Arti Marziali sono un percorso di crescita interiore. Non lo saranno MAI se non le pratichi con lo spirito e il sincero atteggiamento di cui scrivo qui sopra.

Spirito ed atteggiamento che trovi allo Spirito Ribelle e che fanno del nostro clan una comunità unica, uguale a nessuno.