Abstract
Ci sono Vie che non si imparano, si percorrono. Vie che non offrono certezze, ma disponibilità. Vie in cui il corpo ascolta e l’esperienza cambia e il conflitto genera. Sono vie aperte a tutti, ma percorse solo da cercatori autentici, marzialisti entusiasti e coraggiosi. Queste mie riflessioni, a cinquant’anni dall’inizio della mia pratica marziale, nascono lì, nel punto in cui il gesto diviene domanda e la pratica diviene trasformazione. Un cammino in tre fasi, per chi vuole essere vivo nel mondo che scorre.
Parte I
Viviamo in un tempo che abita le cornici strette. Una società che educa come si confeziona un prodotto, ovvero con misure omologhe, risposte preconfezionate, gesti ripetuti e ripetuti fino a diventare abitudini rachitiche (1). L’istruzione scolastica, le Arti Marziali, le espressioni più nobili dell’apprendimento, paiono aver smarrito il piacere dell’incertezza, preferendo alla vertigine del domandare, il rassicurante copia-incolla, che sia specificatamente intellettuale o motorio non importa.
Così crescono individui convinti di ‘sapere’ perché hanno imparato a ripetere. Individui che difendono le proprie certezze come si difende un fortino assediato, partigiani ottusi incapaci di so - stare nel conflitto che nasce quando ciò che incontrano non coincide con ciò di cui sono convinti. E, nel nostro campo ‘marziale’, succede persino che si autoproclamino “guerrieri”, come se affrontare un conflitto fosse negare una delle parti in causa e non invece esercitare coraggiosamente la propria presenza.
In questa postura irrigidita, l’esperire perde il suo potere. Non è più occasione di novità, né luogo di apprendimento, né spazio di stupore. Il mondo scorre: “Panta rei”, ma loro restano carapace immobile, avvinghiati ad un’idea di sé che non sa né osa più cambiare.
Lo Spirito Ribelle, dove l’esperienza torna a respirare
Qui, allo Spirito Ribelle, scegliamo un’altra Via. Una Via che affonda nel sapere taoista autentico, nella ricerca marziale efficace ed essenziale del Bujiutsu, a sfociare nella tensione vitale ed erotica dell’uomo Budo. Una Via che non separa la tecnica dalla persona, né il gesto dalla sua radice emotiva.
Qui ci nutriamo di sperimentazione, di ricerca, di curiosità. Pratichiamo un fare in cui giganteggiano lo stupore e il confronto, dove ciò che appare scontato viene interrogato, dove esplorare un nuovo senso è esercizio quotidiano, dove la domanda vale almeno quanto la risposta.
Perché, come ricorda John Dewey, “Ogni esperienza vive e cresce in quelle che la precedono e modifica quelle che seguono.” (in ‘Esperienza e educazione’) E noi questa frase non la citiamo e basta, la pratichiamo.
L’artigiano dello stupore (2)
Il nostro lavoro è lento, accurato, tenace. Mettiamo costantemente a confronto ciò che è accaduto con ciò che già conoscevamo, lasciando che l’esperienza scalfisca le certezze e che la riflessione ne tenti di nuove. Sempre, in una spirale che non si ferma mai. Nessuna invenzione casuale, nessuna improvvisazione spicciola, solo una pratica senso-motoria che chiede presenza, ascolto, disponibilità.
In questo cammino, il conduttore, che per me è il Sensei, ovvero ‘colui che è nato prima’, non è un detentore di verità, ma un compagno di ricerca, solo più esperto. E ogni allievo, allo stesso modo, diventa ‘artigiano dello stupore’. Cacciatore e costruttore di significati gestuali, fisico-emozionali. Persona viva in un percorso che non termina mai, perché non termina mai la possibilità di essere trasformati.
Una pratica che non cerca traguardi
Qui non si insegna a ripetere, si propone di osservare. Non si insegna a imitare, si stimola a sentire. Non si insegna a diventare “guerrieri”, ci si forma ad essere presenti: ‘Qui ed ora’.
Perché la formazione, quella autentica e rispettosa del praticante, non è un recinto, ma un fiume. E chi pratica allo Spirito Ribelle impara ad amare e solcare le acque che scorrono, non a costruire dighe, a prediligere l’acqua stagnante. (3)
La seconda parte di questa mia riflessione, sarà un passo ulteriore, un affondo nell’andragogia / pedagogia marziale come Arte della Trasformazione, nel ruolo del conflitto come luogo generativo, nel corpo come territorio di senso e significato.
1. E c’è pure chi se ne vanta: “Perseguite piuttosto la ripetizione metodica di un gesto sino a quando questo diverrà automatico” L’autore è medico e psichiatra e biologo molecolare, oltreché, ma guarda un po', massicciamente presente sui social esibendosi body builder enorme, a petto nudo (sigh!!), ovviamente proprietario di un cane di grossa taglia e razza ‘da guardia’. Quali sono i sintomi di un disturbo narcisistico della personalità?
2. Cit. E. Ciarpaglini in ‘La chiave di Sophia’ n.° 30.
3. Chi mi sta leggendo, conosce l’antica favola de “La rana nel pozzo”? (In fabula / La Rana nel pozzo | Q CODE Magazine
































