Come già scritto più volte, la nostra proposta di pratica
delle Arti Marziali rispecchia fedelmente la loro storia, il loro evolversi da Bujutsu, pratica atta a salvare la
pelle in un combattimento e ad eliminare l’avversario, a Budo, “Via”, modo ed etica del buon vivere.
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Festa di via Negroli. 2012 |
Così recita lo “Statuto del Budo”, Budo Kensho, redatto
dalla Nippon Budō Kyūgikai, all’articolo 1: “Il Budo, che trae
origine dalle tecniche guerriere, attraverso l’allenamento di mente e corpo ha
oggi come obbiettivo il miglioramento del carattere, l’elevazione delle
capacità di discernimento e la formazione di individui qualitativamente
migliori”.
Sorta di terapia atta all’individuazione: “L’individuazione è quindi un processo di
differenziazione che ha per meta lo sviluppo della personalità individuale”
(C.G. Jung).
Essa è una composizione di gesti e movimenti, a solo o in
relazione all’opposizione aggressiva di uno o più altri, volti a mostrare che
cosa si cela e / o non si vuole riconoscere interiormente. Giocando alla lotta,
simulando un conflitto, “Il combattimento
non è altro che un gioco preso sul serio” (Bruce Lee), ci si apre ad ogni
pulsione ed emozione che ci attraversi, ad ogni evento che ci capiti, ed è così
che possiamo riconoscere pensieri, sentimenti, fantasie che abbiamo rimosso.
Ogni
gesto, ogni azione, ci riconduce all’esperienza interiore.
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Raduno Kenpo. 2013 |
E’ un processo che, per dirla banalizzando, comporta:
- Ascolto delle proprie parti Ombra, di ciò che si è rimosso
o si stenta ad accettare di sé, di quei malesseri che ne attraversano la vita
privata, familiare, lavorativa, ecc.
- Accettazione di quanto scoperto, come parte integrante di
un sé composto da mille e mille sé, da cui è inutile e sovente dannoso fuggire,
di cui è inutile e sovente dannoso negare l’esistenza, che può invece essere
integrato; ovvero riconoscere che la “cantina” non si può far sparire né potrà
mai essere abbellita per farne il “salotto buono”, ma fa comunque parte dell’
“appartamento”, con l’uso che ad una cantina è proprio.
- Scelte autonome ed autodirette di vita, diverse ed
alternative al “copione” fin qui recitato (“Il
Copione è un piano di vita basato su una decisione presa nell’infanzia,
rinforzata dai genitori, giustificata dagli eventi successivi e che culmina in
una scelta decisiva “ E. Berne) di cui si è succubi, attraverso consapevolezza, spontaneità, intimità,
come strumenti di crescita personale e modi di relazionarsi all’esterno.
Processo che, come il vivere !!, non finisce mai.
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Seminario residenziale Kenshindo. 2011 |
Almeno è così che noi intendiamo e pratichiamo Arti
Marziali allo Z.N.K.R.
Ad altri lo sfogatoio dello scazzottarsi convulso ed
ignorante, lo spiritualismo New Age, l’illusione della saggezza raggiunta attraverso
la ripetizione di gesti e movenze, insomma tutto il “mercato” che ormai
infesta, di palestra in palestra, di Dojo in Dojo, ogni via di ogni città.
Questo percorso di individuazione, di crescita autodiretta,
comporta una grande fatica, un continuo ed incessante cadere e rialzarsi, un
costante lavoro di elaborazione personale, un senso di spaesamento e di
difficoltà nel riorientarsi.
Tanti sono gli ostacoli che si hanno da affrontare,
- quelli personali, dove scoprire la propria più intima
natura, la propria “cantina”, è sconvolgente, perché la natura umana è molto
più complessa e molto più libera di quanto uno possa immaginare;
- quelli relazionali, perché si tratta di portare alla luce
desideri e impulsi che la coscienza collettiva ritiene incompatibili con le
richieste sociali, perché chi ci è accanto stenta a riconoscerci e preme, con
minacce, ricatti, suppliche, perché torniamo “quelli di prima”;
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Stage estivo 2008 |
Poi ci sono gli ostacoli indotti dalla nostra evoluzione
sociale, dal pur benvenuto progresso.
L’enorme quantità di oggetti, molti ad alta tecnologia, che
ci confortano nel nostro quotidiano vivere, portano con sé una trappola
insidiosa: usiamo la lavastoviglie ed il cellulare, la metropolitana e il
computer, ma non sappiamo affatto come funzionino né, per usarli, il saperlo ci
è necessario.
Ciò comporta la perdita assoluta di competenze e del
“sapere come” (know how) individuale, ovvero la perdita di autonomia
individuale in favore di una delega ai tecnici.
Questa “perdita di
autonomia intellettuale” (M. Fini) dilata lo iato tra l’individuo e gli
oggetti, gli strumenti, che quotidianamente adopera. A cui aggiungere che,
proprio in virtù del loro semplice utilizzo di contro ad una complessità
tecnologica, questo lede inesorabilmente fantasia ed autonomia dell’individuo.
Strumenti in abbondanza e di uso immediato, per il cui uso non necessita sapere
come sono fatti e come funzionino, stimolano ad aspettarsi il “pesce da
cucinare”, se non addirittura “il pesce già cucinato” e fanno scomparire
l’imperativo adulto “Prendi canna, lenza
ed esca ed impara a pescare”.
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Stage estivo. 2010 |
Nessuno sforzo per l’uomo “homo Homer” Simpson, depauperato
intellettualmente e “servito” di tutto punto.
Allora perché questi amerebbe sforzarsi di capire se
stesso, amerebbe rispondere al “Conosci
te stesso”?
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Stage estivo. 2016 |
Meglio un po’ di shopping compulsivo, la sbornia di una
“settimana bianca”, l’iper attivismo al lavoro o quant’altro addormenti, per
un’ora o per un giorno, l’Ombra minacciosa che cova dentro; meglio proiettare
su altro ed altri il proprio malessere, la propria insoddisfazione: la
sfortuna, i superiori al lavoro, la moglie ecc., che farsi carico di sé e di
quel e come si è.
Ecco perché, praticare come io, come lo Z.N.K.R. propone,
costa così tanta fatica.
Costa fatica conoscersi, accettarsi e, laddove possibile,
cambiare; costa fatica attraversare lo stato di adulto che è capacità di stare
da solo e autoaffermazione; è autostima come prova di una solida strutturazione
della personalità adulta quanto, nel “Conosci te stesso”, accettare che ci
siano altri più “in gamba” di te. Costa
fatica mantenere un contatto vivo, autocritico ma anche vitale ed entusiasta
con se stesso, avendo sempre presente la propria autoimmagine di adulto.
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Stage invernale. 2015 |
In fin dei conti, riducendo all’osso, la domanda da porsi è
semplice: “Praticare in questo modo ti fa
conoscere di te, ti mostra un percorso di trasformazione e crescita, ti mostra
la possibilità di un vivere autentico, migliore?” Se la risposta è “Sì”,
sei sulla strada giusta.
Se, invece, la risposta è “No”, allora lascia stare, non è
la tua strada, ne troverai altre più adatte.
Sempre che quel “No” non copra la fuga vigliacca da te
stesso, l’incapacità di integrare nella tua vita le esperienze dolorose e
perturbanti, il voler dimenticare che il tuo appartamento consta anche di una
“cantina” o sognare quel giorno lontano in cui la tua “cantina” diverrà, non si
si sa come, il “salotto buono”.
Perché, inutile negarlo,
tutto quanto ci accade, diventa parte di noi; l’adulto, il guerriero, lo sa
e trova il modo sano per integrarlo nella sua vita.
“Ci
sono cose che non si possono imparare in fretta e il tempo, che è tutto quanto
noi possediamo, deve essere pagato caro per raggiungerle”
(E.
Hemingway)
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Stage residenziale Tai Chi Chuan. 2006 |