lunedì 12 gennaio 2026

L'Arte della Guerra - cap. 8

L’Arte della Guerra, di Sun Tsu (circa VI secolo a.c.) 

Brevi riletture nel terzo millennio che pongono domande, che sollecitano dubbi, che avanzano proposte 

Cap. 8

L’Arte di stare nella relazione:

Il vantaggio nelle difficoltà,

la difficoltà nei vantaggi



Nella pratica marziale, ogni gesto è un incontro: Con se stessi, con l’ambiente, con l’umano / gli umani intorno a noi. Non vi è mai un movimento isolato così come mai noi siamo una monade (1). Questo perché anche quando il corpo agisce in solitudine, esso danza con l’Ombra di sé (2) e l’ipotetica presenza dell’altro, con la possibilità del confronto che sempre aleggia. È in questo spazio che gli scritti dell’Arte della Guerra, al capitolo 8, si fanno palpabili, non come regole di gestione di un conflitto, ma come specchi di relazione.

Il generare prudente, al momento di pianificare considera le difficoltà implicite nei vantaggi e i vantaggi nelle difficoltà. Attribuendo ai vantaggi la forza di rendere attuabili i piani e alle difficoltà la capacità di evitare i pericoli.”

Ogni vantaggio porta in sé un rischio: La posizione alta espone agli squilibri, la rapidità rischia di bruciare la misura, la forza può irrigidirsi fino a spezzarsi, le braccia chiuse al corpo riducono il raggio d’azione. Allo stesso modo, ogni difficoltà cela un seme di possibilità: La debolezza apre alla flessibilità, la mancanza di spazio genera la precisione, l’incertezza costringe all’ascolto. Così il marzialista impara a non separare chiaro e scuro, bianco e nero, ma a vederli come un unico flusso, Tao che danza. La prudenza non è mai timore, ma capacità di interpretare il doppio volto di ogni situazione.

Le norme generali sulle operazioni militari sono: Prepararsi a ricevere il nemico, invece di sperare che non arrivi; collocarsi in una posizione invincibile, invece di sperare che non attacchi.”




Nella pratica, l’opponente non è un nemico da abbattere, ma l’altro che ci interpella. Prepararsi a riceverlo significa aprirsi alla sua presenza, non evitarla o ciecamente scagliarvisi contro. Collocarsi in una posizione invincibile non è costruire una fortezza di muscoli, ma radicarsi in un equilibrio che non può essere scosso perché paradossalmente fondato sui mille e mille minuscoli disequilibri che compongono la stazione eretta nonché sull’ascolto e sulla disponibilità. Non si spera che l’altro non avanzi, si accoglie la sua avanzata come occasione di conoscenza e crescita personale: Il cammino del Budo.

Ogni confronto è dunque un momento di relazione: Non una collisione di volontà, ma un dialogo di energie. Il praticante che si prepara non lo fa per sopraffare, ma per essere pronto a trasformare l’incontro in apprendimento. La posizione invincibile è quella che non si irrigidisce, che non si chiude, ma che, come ogni cosa nella vita, rimane aperta e capace di adattarsi. E’ Ju, la flessibilità, che fonda ogni Arte Marziale Tradizionale, ogni Neijia Kung fu /Naido. È la postura del cerchio, dove ogni direzione è già prevista, e ogni attacco è già accolto; è la figura geometrica che non ha inizio né fine, con la quale noi Spirito Ribelle, al saluto, apriamo i nostri incontri rifuggendo lo schierarsi in fila, docente difronte.



Così intesa, ogni buona pratia marziale diviene arte del vivere: Imparare a considerare il vantaggio nel limite, la difficoltà come orientamento e l’altro non come minaccia, ma come compagno di cammino. In questo modo, la guerra si trasforma in relazione e la relazione in Via di conoscenza. Così come, in questo modo, sapremo affrontare eventuali aggressioni reali, da ‘strada’, perché capaci di elaborarne limiti e contenuti, tanto quanto sapremo gestire consapevolmente ed intelligentemente scontri e frizioni nelle relazioni quotidiane in famiglia o al lavoro con chi ci sta accanto evitando rotture e lacerazioni dettate da animosità e incomprensione.

Accogli il confronto, non evitarlo. Trova il vantaggio nella difficoltà, la difficoltà nel vantaggio. Radicati nell’ascolto: La posizione migliore è sempre apertura.” Questo è il mio pensiero che anima ogni nostro incontro Spirito Ribelle, ogni pratica solitaria quanto conflittuale. Questa è l’esortazione che guida il respiro ad essere profondo anche nei momenti concitati, le articolazioni a muoversi tra l’essere aperte o socchiuse ma mai chiuse nei souishou / push hands come nel corpo a corpo, lo sguardo a comprendere l’altro dentro l’ambiente.




Questo è quanto io ho tratto dalla lettura del cap. 8 de “L’Arte della Guerra”.

Perché noi non siamo mai soli: Ogni gesto porta con sé l’altro, ogni respiro si misura con la presenza che ci accompagna.


1. “La monade non è altro che sostanza semplice che entra nei composti; semplice cioè senza parti” (G. W. Leibniz)

2. Secondo Carl Gustava Jung, l’Ombra è l’insieme degli aspetti della nostra personalità che il nostro io cosciente, giudicante, rifiuta.




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