giovedì 22 gennaio 2026

L'Arte della Guerra - cap. 9

 


L’Arte della Guerra, di Sun Tsu (circa VI secolo a.c.)
 

Brevi riletture nel terzo millennio che pongono domande, che sollecitano dubbi, che avanzano proposte 

Cap. 9

Il vento, anche quando contrario, è un alleato importante

Nel capitolo 9 de ‘L’Arte della Guerra’, l’avversità non è mai un ostacolo insormontabile. È un vento che, se accettato, può dilatare le vele invece di lacerarle. Il generale saggio osserva il terreno, ascolta i rumori, scruta i movimenti più insignificanti: Un cavallo che nitrisce, una polvere che si solleva, un silenzio improvviso. Ogni dettaglio si muta in indizio. Non c’è fatalismo, non c’è rassegnazione. C’è un’attenzione radicale che trasforma il caos in orientamento.

È come se Sun Tsu scrivesse: Non opporre rigidità alle cose del mondo, ma lasciati attraversare da esse finché non ti rivelano la loro direzione nascosta.


La difficoltà come forgia

Il capitolo 9 ci ammonisce che la difficoltà non è un incidente, ma una forgia. Il comandante che si irrigidisce di fronte all’imprevisto è già sconfitto; quello che invece si flette, ascolta, soppesa, trova nella stessa difficoltà la leva per capovolgere a proprio vantaggio la situazione.

Un terreno fangoso può rallentare l’avanzata, ma può anche intrappolare il nemico. Una montagna può essere un ostacolo, ma può anche diventare un punto di osservazione. Un ritardo può sembrare una calamità, ma può offrire il tempo necessario per cogliere un segnale che altrimenti sarebbe sfuggito.

La saggezza di Sun Tsu è tutta in questa alchimia: Trasformare il piombo dell’imprevisto nell’oro della strategia.



Ogni segno è un seme

Il generale non si limita a reagire: Egli interpreta. Ogni fenomeno, anche il più insignificante, è un seme di informazione. Il capitolo 9 è un invito a sviluppare un’attenzione non ansiosa, ma vigile; non sospettosa, ma permeabile.

È un’arte che rimanda alle pratiche interiori: Osservare senza pregiudizi, accogliere senza farsi ribaltare, trasformare senza violentare. In questo senso, Sun Tsu non è solo un maestro di guerra, ma un maestro di percezione.




La via della trasformazione

Il cuore del capitolo è un principio che attraversa molte tradizioni asiatiche: Ciò che sembra un ostacolo è invece la porta d’accesso alla soluzione. Non si tratta di ingenuo ottimismo, ma di una disciplina dello sguardo. Le cose del mondo non sono mai completamente contro di noi, se sappiamo interpretarle.

La vera forza non è nel colpire, ma nel comprendere. Non è nel dominare, ma nel trasformare. Non è nel prevedere tutto, ma nel sapersi adattare all’imprevisto piegandolo ai propri scopi.



Conclusione: L’arte di trarre vantaggio da tutte le cose del mondo

Il nono capitolo de L’Arte della Guerra ci mostra una verità che risuona grande nella pratica marziale 'interna’, Neija / Naido: La realtà non va combattuta, va ascoltata. E, ascoltandola, si scopre che ogni ostacolo nasconde un varco, ogni problema un indizio, ogni avversità un’energia che può essere reindirizzata.

È un invito a vivere come un artista della trasformazione: Fare del terreno accidentato una mappa, del rumore un ritmo, della difficoltà un insegnamento.

La mia casa è piccola, ma le sue finestre si aprono su un mondo infinito”

(Confucio)




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