lunedì 19 aprile 2021

Elogio dell’irrequietezza nella quiete

La sera, preludio alla notte nera, mi sanguina la bocca e mi stupisco sempre della gabbia di ricordi che abitano il collegio senza finestre possibili della mia memoria.

In testa non ho un arcobaleno né un rosario certo di convinzioni.

Nel cuore, nel ventre, nemmeno.

Più probabilmente mi abita una luna e anche una stella polare: colei che, suggeriscono i taoisti, saprebbe indicare la Via ad ogni guerriero errante che la terra tutta sa abitare.

 

E se intere generazioni si affacciano su flash mob e podcast di consumo immediato, io, impugnando un katana o danzando sottili forme Tai Chi Chuan, fendendo di coltello l’aria calda o sgusciando guerriero del Kenpo Taiki Ken, rivedo i passi giovanili con un respiro profondo che anticipa la fine.

La fine…che questo è il tempo del massimo sfruttamento, di una razionalità totale che impone di togliere, emarginare tutto quel che è pulsione, che è irrazionale.

 

L’uomo, dunque, che è anche irrazionale, perché l’amore, il sogno, l’immaginazione sono irrazionali.

L’uomo che non è più significante in sé ma per la sua prestazione: importa solo cosa è utile, cosa, a sua volta, produce business, produce affari e a culo ogni erotismo, ogni vitalità, ogni seduzione.

 

Io, invece, procedo, imparo e propongo ad altri di imparare decidendo di non mostrare a priori, di non partire dal modello, dalla tecnica, ma dalla ricerca delle soluzioni; io che offro un apprendimento come problema personale da risolvere e non come un modello generale da replicare. L’ho già scritto: Dalla tecnica non si parte: si scopre.

Io, cosi operando, se da un lato paio conformarmi ai dettami della Tecnica, del massimo sfruttamento: “Raggiungere il massimo degli scopi con l’impiego minimo dei mezzi”, in realtà ne sfondo i dettami, ne sfaldo i confini.

Perché, se è vero che ogni praticante Spirito Ribelle si muove di corpo, sta in salute e, quando abbisogna, mena le mani come pochi sanno fare; che ogni praticante Spirito Ribelle coltiva, col benessere, la qualità intensa che è di pochi del bell’essere, lo fa nel solco di una Tradizione adulta e sapiente che la logica Tecnica nemmeno sa essere esistente.

 

Lo fa attingendo alle personali e profonde risorse di ciascuno, dunque un “impiego minimo di mezzi” ben diverso da quello usuale in ogni branca e arte ed esercizio che alla Tecnica si conforma; impiego “minimo” che è invero “massimo” nell’impegno che ogni Ribelle mette nell’esplorare le sue terre interiori lasciandoci la sua orma.

Lo fa scoprendo che “il massimo degli scopi”, oltre ad essere un “massimo” di grandezza ben elevata, nasconde “scopi” altri, in partenza inaspettati, persino sconosciuti.

Lo fa scoprendo nel mistero del viaggio, nell’entusiasmo del praticare il gusto forte, l’appagamento che, invero, non appaga mai e lo “scopo” passa così in secondo piano come accade di ogni cornice in un’opera d’arte.

 

Certo questa mia non è l’idea reggente, quella su cui poggia il camminare, il praticare di chi a volte è servo ed altre è padrone, scialbo mimo di un pensiero alienante che tutto tende a conformare.

Piuttosto è quell’immobile raffica che ti esige fino all’ultimo, ti chiede un’irrequieta versione e un mai definitivo andare a capo. E lo fa prendendoti tutto, se glielo permetti, mentre ti aggiri dentro il corpo e scopri ciò che resta muto.

 

Gli ignavi inciampano sui ciottoli, i ladri rubano nelle case e dentro le relazioni, per i soldi e la carriera un uomo, una donna, nemmeno si accorgono che arriva la sera; per un capriccio da consumare o un trofeo da esibire un uomo, una donna, nemmeno si provano il loro odore di sterco a coprire.

 

Sta a chi mastica irrequietezza privata, personale, dentro il proprio mondo di quiete atemporale, dentro quel centro di gravità che il cantore cantava “permanente” e che io so, come sfera, essere però mai autoreggente, sta ad ogni Spirito Ribelle questo selvatico ed avventuroso cercare e fare.

Che sono Poteri Potenti, ti piaccia o no.

 



sabato 3 aprile 2021

Come una forza

 

Guerriero anziano, saggio degli errori e delle mancanze, fragile dei saperi e delle esperienze.

Perché il male non è mai là dove appare.

Allora grida forte quel che resta dell’istinto animale, l’unico a starmi accanto, l’unico che conosce il mio animo stanco.

E’ un'arma che so adoperare, quando decido di dare cose agli altri, quando gli altri non decidono di dare cose a me.

E se dentro resto opaco io non mi accontento del 

danno, anche se conosco la profondità di superficie di tutti quelli che incontro e so che non ce l’hanno.

 

Ogni mio gesticolare, ogni mio agire nello spazio è scegliere e collocare accenti ed organizzare frasi, in un sabotare ancora caotico di energie muscolari.

Ogni cosa che confondo per quello che cerco è novità, è poesia di movimenti del corpo nell’ambiente ed oltre, dove immagini evocative sanno portarmi anche quando è sconveniente.

 

Riesco a perdonarmi ogni volta che ci immergo le mani ed il cuore, ma non riesco a dimenticare gli artigli del vigliacco e lo schifo del mentire che porta dolore.

Guerriero anziano, mi prendo cura di me, come mi suggerisce la voce dolce ed i riccioli morbidi, sono gentile con me come lei vuole.

Interrogo il corpo trovandolo là dove danza e combatte un linguaggio simbolico, dove sta e fa spazio a quel sapere vivente che non smette mai di sussurrarmi altri “come” e “quando” in un alternarsi diabolico.

 

Nessuno è un fiore al buio in una serra, nessuno dorme per forza tra le lenzuola poste sulla aspra terra.

Hai solo da scegliere tu chi sei e come sei.

Costa fatica? Perdio, se è vero. Ma vivere è l’unica cosa che hai, che ti resta.

Sono Poteri Potenti, se ti basta.