domenica 30 luglio 2023

Il compleanno di Giovanni

Abbiamo danzato di Arti Marziali attorno ad un fuoco avvolti nella notte nera e l’odore del mare nelle narici. E ancora il fuoco da accudire e proteggere insieme ad un manipolo di giovanissimi aspiranti guerrieri, turni di sorveglianza perché non si spegnesse ed ululato dei lupi lungo le colline del pavese.

Abbiamo calpestato la neve alta fino alle cosce negli altipiani del modenese e ci siamo inzuppati d’acqua sotto gli scrosci che tagliavano i prati attorno al parmense.

Abbiamo attraversato gli stili codificati e le regole imposte, sempre cercando di sapere e migliorare, sempre verificando nella pratica della salute e del combattimento se fossero autentici tesori o bigiotteria pacchiana.

Siamo approdati alla consapevolezza di una pratica che non serve alcuna tecnica. Dove gesti e movenze nello spazio sappiamo essere attecchiti nei principi naturali del cosmo e nella filogenesi ed ontogenesi di ogni uomo: “Come sopra, così anche sotto; come sotto, così anche sopra. Come dentro, così anche fuori; come fuori, così anche dentro. Come nel grande, così anche nel piccolo”, ci dice il settimo dei principi ermetici del Kybalion.

Ascolto profondo, elogio della flessibilità, vitalità ed erotismo, alla caccia di Poteri Potenti, sono da anni “noi”, quel che noi siamo lungo il percorso che non manca mai di svoltare, tornare indietro, perdersi tra ombre nefaste e bagliori di luce che acceca.

Ma noi siamo noi, ancora qui sempre a mettersi alla prova. Mai stanchi di cercare, mai abitudinari imbonitori di certezze, piuttosto avventurosi eretici, guerrieri del Musha Shugyo, che è praticare e formarsi senza la protezione di un’etichetta, di una federazione, di un’Arte o di uno stile dato e anacronisticamente immutabile nel tempo. Spirito Ribelle, insomma.

In questi oltre quarant’anni, tanti si sono persi, si sono allontanati, sono scappati, si sono fermati. Tanti hanno abiurato il cammino fatto, lo hanno rimpianto, lo hanno dimenticato, lo hanno travisato.

















Poi c’è Valerio, docente a sua volta, ricercatore di salute e studioso di riflessologia, shiatsu e moxibustione, che so sempre al mio fianco senza bisogno di girarmi a cercarlo. Giuseppe e il suo errare che è sempre sincero e aperto al confronto, che è Arti Marziali nel tango e nel paracadutismo, che è amico carissimo. Donatella, tra tante fanciulle che hanno impugnato il katana ed alcune giurando pure eterno amore, ancora oggi, a distanza di decenni, si sfida in ogni Seminario Kenshindo stringendosi il cuore nel petto e sorridendo nel volto. Giovanni, che la tempesta di una vita difficile ha portato nel gruppo e nel gruppo è ormai presenza, e per me è amicizia.

E, questa sera, qui a festeggiare il compleanno di Giovanni, con noi Elise, cuoca eccelsa, ed il piccolo Ermes e Monica, mia compagna di vita ma stasera cuoca pasticcera, mancano ma ci sono Claudio e Silvano e Guido, comunque ci sono sempre anche loro, da decenni nel clan.

Cibo squisito, vino e superalcoolici tra discussioni sul delirio gender, il dilemma che apre il cambiamento climatico, il distinguersi, là dove e quando ci si riesce, da una ideologia ed una cultura che ci vuole eterni adolescenti e consumatori compulsivi, narcisisti da social e servi di capricci e voglie indotte. Ci vuole amebe in numero crescente, mentre il lupo rischia di estinguersi.


Buon compleanno Giovanni.






 

 

 

martedì 25 luglio 2023

Conferenze brasiliane


Per me, Franco Basaglia era “solo” l’uomo a cui si doveva la chiusura dei manicomi e l’avvio di una stagione di confronto (purtroppo mai avvenuto) tra malattia mentale e società.

Poi, leggo

Conferenze brasiliane

Scopro, così, un uomo politico nel senso compiuto ed autentico del termine, un militante appassionato totalmente coinvolto nell’ottimismo della pratica, capace di annodare tra loro lotte apparentemente le più diverse perché creino un intreccio di autentico cambiamento strutturale.

Facile (lo so da anni!!) comprendere perché ai posti di potere dello Stato non siano stati (e mai saranno) chiamati, che so, Basaglia o Gino Strada alla Sanità; Daniele Novara o Anna Rezzara all’Istruzione; Augusto Ponzio o Enzo Spaltro al Lavoro, ecc. Uomini e donne impegnati a dare lustro alla res publica, ad una radicale trasformazione sociale. Qui, invece, vige il motto gattopardesco “Cambiare tutto per non cambiare niente”, dunque l’asservimento ai dettami ed ai valori della società dello sfruttamento.

Conferenze brasiliane raccoglie, di fatto, la summa del pensiero di Franco Basaglia, le conferenze che tenne in Brasile un anno prima di morire.

In esse emerge una visione completa e complessiva delle istanze libertarie e trasformatrici che attraversano le menti più acute della società ed i moti popolari di massa. Una visione che chiede ad ogni istanza di collegarsi alle altre ed insieme di coinvolgere nel processo di radicale cambiamento la struttura socio-economica.

Basaglia non si limita ad affermare che “Il malato non è solamente un malato ma un uomo con tutte le sue necessità”, a smontare il meccanismo oppressivo dell’internamento, ma arriva ad affermare “Non credo che una persona malata possa vivere in questa società perché questa società la uccide. E’ chiaro che il nostro compito è cambiare la società, perché vogliamo vivere e vogliamo che il malato viva”.

Da queste premesse parte una visione del cambiamento che investe la società tutta, nel rapporto uomo – donna, padre – figlio, ecc. e lo fa sempre legando ogni cambiamento all’altro, intessendo un tessuto unitario senza il quale ogni tentativo di riforma non avrà successo.

Basaglia, poi, pone in guardia il lettore dal credere che la contrapposizione sia muro contro muro. No, il potere è capace di assorbire ogni spinta al cambiamento annacquandolo e piegandolo, ancora una volta, alle leggi del potere, dello sfruttamento. Visione lucida, appassionata, che impone, ad oltre quarant’anni dalla sua morte, una riflessione anche sulle istanze di cambiamento più recenti.

Penso alle istanze LGBTQIA e alla teoria Gender, che, nella loro sovraesposizione, altro non sono che il frutto di una mentalità di eterni adolescenti servi di una visione consumista, per la quale l’individuo indefinito maschio o femmina non ha come obiettivo un desiderio unico e personale, ma vive per soddisfare capricci momentanei.

Penso alla facile presa che queste istanze e teorie hanno sulle menti acerbe e in formazione di adolescenti già bombardati da pretese consumistiche di soddisfazione immediata, di appagamento immediato. Penso alla stupidità delle organizzazioni sindacali che, alla festa dei lavoratori, invitano sul palco tal Fedez il quale, invece di spendere parole per gli oltre mille morti sul lavoro, cinguetta di libertà di pittarsi le unghie a piacere. Penso a come questi pretesi diritti individuali siano ora pane quotidiano anche per insospettabili adulti al seguito del pensiero di cantanti, influencer e politici presunti progressisti, in realtà domestici della società dello sfruttamento e del consumismo.

Penso alle tante lotte contro il riscaldamento globale, l’inquinamento da plastica, il razzismo e vedo che esse restano tali, senza un tessuto comune, senza un progetto politico comune e le vedo, di conseguenza, depauperate e svilite da un potere che le accoglie e le inquina fino ad avvelenarle.

Di più, vedo che nella lotta all’inquinamento non compare mai la lotta all’inquinamento culturale, valoriale, che la sta facendo da padrone nelle menti e nei comportamenti di giovani ed adulti.

Ormai domina l’individualismo più sfrenato, il modello USA “Se non ce la fai, non mangi”, il narcisismo più becero e volgare, il “consumo senza uso”, la furbizia dell’evasore elevata ad intelligenza contro lo Stato oppressore.

Alcune delle lotte dei miei anni adolescenziali e giovanili, anni ’60 – ’70?

La libertà sessuale? Ha aperto le porte a un enorme mercato pornografico, a un sesso virtuale in cui si evita di confrontarsi realmente, di corpo, per fingersi quello che non si è vantandosi di prestazioni virtuali, finte, e mettendosi a posto quel che resta della coscienza con la bugia che “Tanto è solo un gioco”.

L’antiautoritarismo scolastico? E’ diventata l’occasione per sfasciare la scuola come luogo di educazione e formazione e per reinventarla introducendo i primi tentativi di restaurazione servile al mercato del lavoro con lo slogan berlusconiano “inglese e computer” ed ora con il “Ministero dell’istruzione e del merito”.

E’ ancora Basaglia a porre l’accento sulla questione del potere nei manicomi come negli ospedali, nella scuola, nei luoghi di lavoro: “Finché non cambia la relazione di potere, non potranno cambiare le condizioni della salute, della vita”.

Ecco, ormai nel terzo millennio, di queste sue idee e di questa buona pratica capace di estendersi oltre i confini della salute mentale, cosa è rimasto? Una classe dominante ormai avvezza a quella che Marcuse chiamava “tolleranza repressiva” e il montante individualismo che penalizza ogni costruzione comunitaria, che fa della spettacolarizzazione il suo credo.

Non so se una soluzione, per i pochi Ribelli e visti i profondi cambiamenti sociali intervenuti in questi ultimi decenni, sia fare il salto dalla lotta di classe alle lotte di classe come teorizzato da alcuni, oppure, come dice e scrive Umberto Galimberti, il nichilismo sia il nostro destino.

Basaglia scriveva “Parlando per assurdo, potrei alimentare tutti gli uomini, offrire casa a tutti, creare condizioni di conforto materiale che possano soddisfare tutti, tuttavia il dolore che opprime l’uomo, l’angoscia di ogni giorno nella relazione con gli altri uomini, tutto questo io non posso risolverlo. Questa angoscia esistenziale fa parte dell’uomo, è una realtà, e tale relazione tra l’ordine sociale e la dimensione esistenziale rappresenta la contraddizione e l’opposizione della nostra vita”.

Eppure, queste amare considerazioni non gli hanno impedito di lottare fino agli ultimi giorni di vita per una società migliore, per un uomo migliore.

 

Scritta apparsa sulla scala presso fermata Porta Romana

 

 

 

sabato 22 luglio 2023

Una comunità che formi

 Quando rifletto su “cosa” sia e “come” sia lo Spirito Ribelle (2018 a tutt’oggi), e, prima di lui, lo ZNKR (1980 – 2017), e quali competenze costruisca nei praticanti che lo abitano, ripenso sempre ad un vecchio (risale al 1993) documento dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che ebbi l’occasione di leggere in un momento professionale in cui lavoravo a stretto contatto col mondo scolastico. Documento che ho trovato parzialmente citato all’interno di un articolo dedicato all’istruzione scolastica a firma Anna Oliverio Ferraris (in “Conflitti” Luglio 2023), e che ho letto in questi giorni di caldo e tanto tempo libero a disposizione.

Il documento riporta le abilità cognitive e sociali che permettono di affrontare le richieste e le sfide della società contemporanea e fornisce le linee guida per insegnarle e apprenderle a partire dall’infanzia.

Dieci sono le competenze citate: Autoconsapevolezza, gestione delle emozioni, gestione dello stress, senso critico, prendere decisioni, risolvere problemi, creatività, comunicazione efficace, empatia, capacità di relazionarsi.

P

enso a come, nel Giappone, dal Bujiutsu feudale che è la capacità di eliminare il nemico per restare in vita, si sia passati, in epoca moderna, al Budo, la “Via”, l’etica del vivere (1). E come questo passaggio io l’abbia interpretato nel mio percorso marziale, inserendolo nelle esigenze sociali e culturali del nostro paese.

Ho già più volte scritto di come, in linea col pensiero antropologico, ogni modello sia culturalmente determinato. Esso ha senso solo all’interno delle situazioni (antropologiche, culturali, sociologiche, ecc.) in cui è sorto, in riferimento ai bisogni ed alle aspettative della comunità che gli ha dato vita. Con ciò smontando ogni pretesa di immediata e meccanica validità di una qualsiasi Arte nata e sviluppatasi in Cina, Giappone, Vietnam, Filippine, ecc. secoli or sono, quando proposta e praticata in Italia ai giorni nostri. Validità ampiamente dubbia sul piano dell’efficacia (Bujiutsu), quanto totalmente dubbia sul piano della formazione etica, valoriale (Budo). (2) Non a caso, diverse di queste Arti si sono trasformate in sport.

“Per me la ricerca del benessere è direttamente legata alla ricerca dell’efficacia nel budo, non è una questione di stile. Se non è per sentirsi bene e meglio, affrontando con il corpo e lo spirito i propri problemi esistenziali, non vedo per quale ragione continuare a praticare le arti marziali ai nostri giorni” (M° Kenji Tokitsu)

Ecco l’importanza di mettere mani dentro queste Arti inserendole, didattica ed andragogia apposite, nella mentalità, nella cultura nostra e dei giorni nostri.

Coltelli WC forgiati a mano da balestre di Fiat 500

Penso che riprodurre i rituali tipici di queste arti, copiandoli alla lettera, sia un loro depauperamento, un depotenziamento totale, tanto quanto inventarne di nuovi sia una pretesa arrogante. I riti non si improvvisano. E’ ancora l’antropologia a dirci con quanta scrupolosità e attenzione ai particolari le pratiche rituali si plasmino sui tempi, sui linguaggi, su peculiari simbolismi, per compiere la loro funzione di mediazione con il sacro. Basterebbe chiedersi: Il “sacro” e l’esoterico che posto hanno nella vita culturale, spirituale, ma anche ordinaria, dei praticanti di oggi?

“La pratica esoterica poggiava su numerosi elementi dell’esperienza umana che, combinata alla strategia marziale e alla sua applicazione, costituiva una scienza di tutto rispetto nella cerchia degli antichi strateghi” (Risuke Otake, Maestro di Katori Shinto Ryu)

“Il sacro non è mai limitato ad un corpo. Può apparire con un corpo, ma non è incapsulato in quel corpo. Il sacro è una energia libera che costruisce il mondo” (M. Calzoli, in Ereticamente – La sapienza e il sacro)

Questa è la sfida che, ormai da decenni, mi sono imposto: Fare delle Arti Marziali, dunque di patiche quanto di cosmogonie e ideologie Asiatiche nate e concretizzatesi in realtà geografiche e temporali così distanti, un terreno di conoscenza, crescita e trasformazione per praticanti italiani dei giorni nostri.

 “Autoconsapevolezza, gestione delle emozioni, gestione dello stress, senso critico, prendere decisioni, risolvere problemi, creatività, comunicazione efficace, empatia, capacità di relazionarsi”, le dieci competenze succitate, sono, incontrovertibilmente, le competenze richieste allora ad un buon guerriero per combattere dignitosamente e cercare di portare a casa la pelle (Bujiutsu), quanto quelle adatte ad affrontare le contraddizioni del contemporaneo vivere quotidiano, a costituire il nostro, contemporaneo, Budo.

Nascerà così quell’uomo che, lontano dalla ragione priva di immagini e trasformando l’istinto di morte in conoscenza, sia adulto coraggioso, autodiretto, capace di relazionarsi e, nelle relazioni, vivere e trasformarsi vitale ed erotico, cacciatore di Poteri Potenti.


Katana periodo Shinto 1600

1. E’ convenzione comune datarne la nascita nel 1897, quando fu redatto lo “Statuto del Budō” (budō kenshō) ad opera del Nippon Budō Kyūgikai.

2. C’è bisogno che spieghi la differenza di mentalità, che è personalità e carattere, tra un contadino delle risaie cinesi o un guerriero (samurai medioevale) del Giappone e uno studente bocconiano o un impiegato di banca dei giorni nostri? O le differenti conseguenze di una coltellata portata su un torso nudo o su un torso ricoperto di maglietta, camicia e golf? Per non parlare dei docenti: Quanti degli attuali Maestri e Sifu hanno alle spalle esperienze di combattimento reale, da strada, per portare a casa la pelle a danno di un altro essere umano? Eppure insegnano (pretendono di insegnare) combattimento / difesa personale!! Quanti hanno reali e dimostrate competenze che li rendano capaci di sostenere il processo di contatto con l’allievo inducendolo ad accrescere la conoscenza e la consapevolezza di sé, consentendogli di elaborare emozioni e confini interiori, fino all’opportunità di condurre una vita più soddisfacente e ricca di risorse?

 










mercoledì 19 luglio 2023

Luglio al Candia

Due allievi mi chiedono di continuare la stagione anche a Luglio. Va bene, così programmo due ulteriori incontri. E il giorno Martedì 18, con cinque praticanti accanto, davvero chiudo la stagione 2022 – 2023.

Sole e caldo e afa non ci impediscono di giostrare tra pratiche energetiche taoiste e divertenti giochi di motricità e relazione motoria, sciorinare percosse a corta e media distanza, pratiche respiratorie ed evitamenti di colpi portati da diverse angolazioni.

Mi soffermo di più su questi ultimi: palcoscenico futuro di quella che sarà la complessa e intrigante pratica del Pa Kwa (Ba Gua), altrimenti detto, e diversamente interpretato, Hakkeshou, “"8 palmi trigrammi", in Giappone.

Ti pareva che, come lo Yi Chuan venne reinterpretato quale Taiki Ken, anche il Pa Kwa non avesse una sua versione nipponica!!

Arte dell’evitamento e dell’inganno, della capacità di sfruttare vortici e spirali all’interno dell’onda shock per ridurre al massimo l’impatto con l’aggressore / gli aggressori restituendo rapide e devastanti percosse e dirompenti disarticolazioni, sfrutta poi la mappa dei punti vitali (Dim Mak, in giapponese Kyu Sho) perché poco, Wu Wei, possa ottenere molto.

Arte profondamente taoista, legata al sapere esoterico contenuto nello I Ching, il libro dei mutamenti; costruita su un corpo la cui fisiologia, come ogni arte “interna” (Neijia Kung Fu) realmente tale, poggia prima sulle competenze scheletriche, e poi, passo dopo passo, sugli organi interni, la rete di meridiani energetici e il continuo rapporto corpo / mondo, ambiente interno ed ambiente esterno.

“Questi segni sono curiosi perché i cinesi da questi riflettono le mutazioni che avvengono costantemente in tutti i piani dell’universo; inoltre affermano che essi sono concepiti per gettare luce sul mondo nascosto dietro le apparenze e agiscono come una guida ai misteri” (J. Bouvet,1656 – 1730, citato da E. Bernhard, pediatra e psicoterapeuta in “I Ching, una lettura psicologica dell’antico libro divinatorio cinese”)



Ho già scritto di come, personalmente e nella mia pratica corporea quale Sensei di Arti Marziali, e pure come body counselor, io attraversi e proponga un percorso sincretico tra sapere “occidentale” e sapere “orientale”, tale sia nelle espressioni culturali e filosofiche quanto nella gestualità corporea e di movimento. Il tutto, tarato sulla sensibilità del gruppo quanto rispettoso della sensibilità di ognuno nel gruppo.

Sicuramente, mi terrò lontano dai gesti eclatanti e vistosi, pirotecnici e abilmente ginnici, che caratterizzano altre Scuole, altre correnti: massimo mio rispetto ed ammirazione per alcune prestazioni funamboliche, per la bellezza estetica che appaga gli occhi, ma io sono e propongo altro.

In linea col pensiero combattente di alcuni Maestri, tra cui il compianto Erle Montaigue, baderò di più alla sostanza ed all’efficacia, anche se questo significa mortificare il bel gesto, quello appariscente. Preferisco una bellezza nata dalla semplicità e che si manifesti attraverso la fluidità.

Riprenderò gli “Otto vortici”; proporrò “La danza del the” richiamando la nostra “Danza delle spirali” con qualche divertente gioco di manipolazione; insisterò sul nostro fluido spostarsi sul terreno che da decenni ci caratterizza, indirizzandolo prima verso la camminata in cerchio (souken) e poi disegnando sul terreno il segno dell’infinito; di particolare interesse sarà "en no chuushin" , il portare l’attenzione sul centro del cerchio, mantenendo però quella “eagle vision” che consente di essere vigili e attenti lungo tutto il perimetro della camminata. L’esperienza di decenni di Ritsu Zen (Chan Chuan) ci servirà per comprendere in chiave propriocettiva il rapporto tra interno ed esterno, dentro e fuori dal corpo, per padroneggiare una membrana, un filtro sapiente ed elastico che, scartando i due estremi di egotismo ed introiezione, sia rapporto entusiasta e vitale con il sé e l’ambiente. Così già entrando nel succitato sincretismo tra fisiologia “occidentale”, sapere corporeo “meccanico”, e fisiologia e sapere corporeo “orientale”, dinamico ed energetico.

Ah, non potrà mancare, accedendo alla richiesta di Claudio, la pratica di una forma Pa Kwa / Hakkeshou

Questi due ultimi incontri nella calura di Luglio, sono stati in parte il ponte gettato verso un ulteriore passo di divertimento, passione e crescita che sarà, da Settembre, alimentato anche dal Pa Kwa /Hakkeshou.



Non poteva mancare la classica conclusione a tavola, tra ottimo vino e stuzzichini di qualità, e tante, tante chiacchiere.

Arrivederci a Settembre!!

 


Post illustrato con immagini

- dell’ultimo incontro di Luglio

- di alcune opere esposte alla Fabbrica del vapore in occasione della mostra “Cina – La Nuova Frontiera dell’Arte”

 

 






 

 

giovedì 13 luglio 2023

La corsa del lupo nel branco

Eccomi, cintura blu "truccata" marrone, in una gara
Iniziata, per me, negli anni ’70, ma condivisa, poi, a partire dal 1980; le mani chiuse a pugno, i piedi scalzi e l’enorme palestra Umanitaria ad accoglierci. Noi, ZNKR.

Penso che ognuno muore in un attimo o in un respiro lungo e che prima di morire ognuno ha diritto a un momento di serenità.

Penso che ognuno abbia il diritto, o il dovere ?, di non limitarsi a sopravvivere, ma di svegliarsi a costo di toccare il fondo, anche a rischio di mangiare merda.

Scorrono gli anni, volti e respiri arrivano, si sovrappongono e per una stagione sola è il teatro del circolo ARCI Bellezza ad ospitarci.

Cambio casa, una giovane donna e sua figlia piccola al fianco. Cambia il Karate, che si fa meno legnoso, più fluido, nel mentre che tiro a contatto praticando quella che sta per diventare Kick Boxing.

Non conosco ancora il sorriso dell’umanità, figuriamoci, non conosco il mio di sorriso!! Solo ombre e buio e schizzi di violenza.

Ah, cambio anche lavoro. E arriva un grande amore e il primo figlio. Arrivano i lampi di intelligenza dello Yoseikan Budo mentre entriamo nel Dojo di via Simone D’Orsenigo. Arriva la ”Porta aperta tra il Te d’Okinawa e il Kung Fu cinese” (Shaolin Mon Karatedo lo chiamava il Maestro Tokitsu). Qualcosa si smuove dentro, e mi lascio incantare dalla rotondità melanconica della luna, mi commuovo per un battito d’ala e per una mano tesa.

Praticare sì, ma anche divertirsi
Il passo dentro le Arti Marziali si fa ampio, vigoroso; incontro Arti guerriere diverse di paesi diversi, alcune per anni, decenni, altre saltuariamente: Taiki Ken, Tai Chi Chuan, Wing Chun, Kali, Escrima, Pa Kwa, Chi Kung, Kashima, Judo, Aikijiutsu, Katory Shinto Ryu …

L’intreccio si fa robusto. L’intreccio si scioglie, anno dopo anno, mentre scopro che è il soggetto, il praticante l’attore e non il copione. Da tempo mi immergo anche in pratiche corporee che non sono arti di combattimento e mi aiutano a capire, a cambiare. E le condivido con gli allievi tutti.


Il Dojo si fa casa mia, casa di tutti. Aperto alle esigenze di tutti, soprattutto aperto, giorno e notte.

Ultima serata ZNKR
Il centro del mondo è poco lontano da me, è nell’umanità che mi circonda, anche quando non mi aspetto niente.

Se la brutalità di un allontanamento mi manda al tappeto (eh già, ci avevo creduto all’amore eterno, ma perché sia tale bisogna crederci in due), c’è una mano tesa a raccogliermi, a camminarmi accanto e lo fa ancora, donandomi il sorriso di una speranza. Costruisco una nuova famiglia, nasce un nuovo figlio. Mi metto alla gogna, mi metto e mi faccio mettere al muro per sapere chi sono, chi sono veramente. E dove voglio andare.

Torno e mi trovo contento, guardo i miei errori e li riconosco, guardo dentro e guardo fuori e, con la mia vita, si trasforma, muta pelle, anche la pratica marziale e il luogo che la ospita. Fino alla chiusura di un passato importante e l’apertura di uno Spirito Ribelle che odora di lupo selvatico e spazi inconsueti, di pochi, pochissimi allievi rimasti. Tutti sempre più capaci, più forti, testimoni viventi di un’Arte eccellente e mai ferma, di un modo di essere artisti eccellenti. Come è il vivere.



Essere rivoluzionari, godere di una pratica ottimista, è togliere ben più che aggiungere, rallentare più che accelerare, comprendere il valore del silenzio, la ricchezza di un abbraccio, la forza straripante della vulnerabilità. Accettare la fragilità del vivere, che è porta aperta, l’unica, su Poteri Potenti.

 

 








 

domenica 2 luglio 2023

La linfa vitale del sapere taoista

Le restrizioni imposteci in periodo “Covid” fecero annullare lo stage che il Maestro Mantak Chia avrebbe tenuto qui da noi.

A distanza di anni, ecco l’occasione di un breve (troppo breve!!) collegamento col Maestro per conoscere, direttamente alla fonte, i preziosi insegnamenti dello Healing Tao. (1)

Non amo affatto imparare “on line”, tanto meno quando si tratta di corpo, di soma. Ma, almeno questa volta, non mi lascio scappare l’occasione.

Ottima la traduzione istantanea di Angela, la mia docente da anni guida dentro questo mondo, che mi consente di non perdere nulla delle spiegazioni del Maestro.

La sua concezione salutistica è, ovviamente, ben lontana dalla struttura che regge la nostra medicina, quella “occidentale”, quella allopatica. Parte da una concezione del corpo profondamente diversa.

Personalmente, italiano del terzo millennio, non è che abbracci in toto quella pur affascinante visione. MI piace ricordare una frase di Jacopo Fo in cui diceva che lui si affidava alle cure “naturali” sì, ma, in caso di una gamba rotta, sarebbe ricorso alla medicina “allopatica” per una buona ingessatura!! (2)

Nei miei corsi Arti Marziali mi piace offrire, secondo le mie conoscenze, una visione a 360 gradi, portando la pratica corporea a navigare su un mare in cui scorrano sia le correnti asiatiche, taoiste, che quelle moderne, occidentali. Sarà ogni singolo praticante a muoversi, a sapere di corpo, seguendo la sua inclinazione.

Qui mi preme spiegare brevemente perché, con tutto il massimo rispetto del sapere salutistico e medico di casa nostra, mi intrattengo così ampiamente con la concezione orientale tradizionale. Lo faccio abbracciando anche quelle discipline “nostre” che della concezione prettamente occidentale hanno fatto terreno di approfondimento e revisione, il che le ha portate verso intendimenti vicini al sapere orientale e fortemente critici verso il patrimonio corporeo, salutistico e medico “nostro”.

La medicina clinica nasce nelle sale di anatomia, si occupa di sapere del malato attraverso il corpo di un morto, dunque si occupa di uomo morto e non di uomo vivo. E’ la storia dell’anatomia patologica che forma il modello che i medici studiano per guarire l’uomo. Viene costruito un modello di uomo non a immagine di se stesso, ma di un se stesso morto. Viene operata una scissione tra il corpo, la malattia, e la vita. (3)

I principi culturali, filosofici, si trovano in Cartesio (1596 – 1650), con la divisione tra anima e corpo:

- anima è “res cogitans”, l’insieme delle anticipazioni matematiche che gli uomini di scienza ritengono di adottare per esaminare la “res extensa”

- corpo è “res extensa”

Il corpo viene letto come organismo, come sommatoria di organi. Da qui, nasce la medicina moderna.

Diversa è la concezione taoista che mette al centro la salute nella sua accezione olistica e non la malattia; che ha per scopo principale non curare le malattie, ma curare le persone, ponendole in grado di riconoscere e usare i propri disturbi per crescere.

Essa calca l’accento sull’importanza di avviare un cammino interiore che conduca alla conoscenza di sé come occasione di vivere consapevolmente alla ricerca del proprio benessere, inteso anche come capacità di trovare il proprio compito e realizzarlo pienamente; propone pratiche che mirano a coltivare l’animo sereno in qualsiasi frangente, anche conflittuale.

E’ il Neijing, il classico della medicina cinese, ad affermare: “I medici santi non aspettano che il male sia manifesto per trattarlo, ma se ne occupano prima che si manifesti. Attendere che la malattia si sia manifestata per porvi rimedio e che il disordine si sia insediato per occuparsene è come attendere di avere sete per scavare un pozzo e attendere la battaglia per forgiare le proprie armi. Non è forse troppo tardi?”.

Su questa linea si muovono ormai anche moderne discipline “occidentali”, volte al coinvolgimento di viscere e organi nella comprensione della struttura psicofisica dell’individuo, che fanno uso di una varietà di principi teorico-funzionali e di pratiche nell’esplorazione di tutti i sistemi corporei, del respiro e della vocalizzazione, dei sensi e della percezione, dell’arte del tocco delle mani e del movimento.

Ecco, io mi muovo in questo grande mare, di onda in onda, di corrente in corrente, perché il mio studiare, il mio praticare siano sempre eccellenti ed aperti, profondi ed esperienziali. Poi, ogni mio allievo, di volta in volta, sceglierà a seconda delle sue inclinazioni.

Dunque, ben vengano i preziosi insegnamenti del Maestro Mantak Chia e di chi, come Angela, si dispone a diffonderli a chiunque vi si avvicini.

1https://www.mantakchia.com/it/

2. Sulla mia pelle ho potuto apprezzare, in due diverse occasioni di una certa gravità, l’efficacia di pratiche non allopatiche che mi hanno evitato interventi chirurgici. In un caso, gli esercizi Chi Kung del Maestro Erle Montaigue uniti a pratiche del metodo Feldenkrais; nell’altro affidandomi alle cure dell’amico, già compagno di pratica Tai Chi Chuan, Lucio, medico di MTC, la medicina tradizionale cinese.

3. L'Allopatia, dal greco allos (diverso) e patos (malattia, sofferenza) indica la terapia classica farmacologica ufficiale scientificamente validata. Allopatia è un termine introdotto da Hahnemann e si fonda sul principio: contraria contrariis curantur (i contrari si curano con i contrari)

L'allopatia è quindi una "medicina dell'opposto" e si basa sulla volontà di sopprimere e contrastare i sintomi e le cause delle malattie, cosa che in molte situazioni si rende indispensabile e insostituibile, scientificamente accettata.

Il farmaco allopatico viene quindi a volte somministrato per aiutare l'organismo ad annullare rapidamente il sintomo cercando di combattere la causa Per ogni paziente con lo stesso disturbo il medicinale sarà sempre lo stesso, senza tenere conto delle caratteristiche personali di ogni individuo e di come i sintomi e la malattia si manifestano in modo variabile.  Questi farmaci sono spesso indispensabili e insostituibili, soprattutto in forme acute. L'allopatia si rende inoltre obbligatoria in molte forme croniche più o meno gravi

(https://www.medicinaesteticapiacenza.com/omeopatia/omeopatia-9/omeopatia-e-allopatia.html)