lunedì 10 maggio 2021

E tu sei corpo

 Ogni volta mi sembra di rivedere dettagli, dove il tempo aggiunge sempre incerti ricordi.

Mi muovo lentamente, danzando fluido le immagini che sono e sospendo il tempo che oscilla tra una pressione ed una trazione.

Mi scopro nella colonna vertebrale, curioso come solo un bambino sa fare, mi muovo dentro una relazione con lo spazio, fuggendo una intenzione che si restringa al corpo solo.

“Andare incontro a” e “Respingersi da”, ecco le due propulsioni fondamentali, quelle da vivere, da agire scoprendo un’organizzazione sequenziale dell’ossatura che vive tra allungamento ed addensamento.

Poi la colonna vertebrale sentita, agita, nella sua corposità, nella sua tridimensionalità, scoprendo così, nella faccia anteriore, i corpi delle vertebre e i dischi intervertebrali, quelli adatti a trasmettere la forza di gravità, mentre tocca ai processi spinosi laterali e dorsali, la faccia posteriore della colonna, spingere alla mobilità. Altri ed uguali modi di scoprire Yin e Yang.

In fondo è con le mani che facciamo un sacco di cose, ma quanto siamo corpo nella sua interezza, nella sua sequenzialità?

Fantasia di movimento, quando interrogo me corpo là dove si esprime in un linguaggio simbolico, recuperando il primitivo del rettile che striscia e la curiosità del bimbo che gattona; me corpo che si apre a quel sapere vivente che sempre ci suggerisce altri modi, altri come.

Si apre una percezione attenta all’architettura del pavimento pelvico e delle ossa del bacino lì coinvolte. Scopro che avevo una coda e che quella coda serviva e, a saperlo, serve tutt’ora.

Vallo a dire ai meccanici della ginnastica, del fitness, ai proprietari del corpo che non sanno invece di “essere corpo”, alla pletora di uomini e donne immersi, sprofondati, in una pratica irriflessa, alienata, massificata, a tutti quelli che non sanno ascoltare l’apertura dei sensi al mondo.

A volte mi sento solo come una goccia fuori dalla finestra, a volte trovo arduo riconoscere eros e thanatos, amore e morte, in questo me corpo che insieme desidera tempo e spazio.

Forse è questo il vivere appieno, vitalità ed erotismo, l’aspettare e il condividere, ascoltare il fluire e accompagnarlo dentro il corpo e fuori, nello spazio.

E non mi fermo mai ad osservarmi, che ho imparato ad osservarmi nel movimento, e non mi perdo mai nei miei respiri, semplicemente abito dentro Poteri Potenti.

 

 


sabato 1 maggio 2021

E tu, sei un innovatore o un riproduttore di modelli?

A guardare il panorama dei docenti, nell’istruzione scolastica come nella pratica fitness, nelle Arti Marziali come nella pittura ecc. noto in loro una desolante carenza pedagogica ed andragogica.

Sono costoro infatti, salvo rare eccezioni, meccanici diffusori di un apprendimento inteso come monotona e monocorde ripetizione di contenuti dati, cristallizzati nel tempo e, nella pratica marziale e di combattimento come in quella salutistica, avulsi da un utilizzo concreto, efficace, spontaneo, nel quotidiano.

Invece, un vero esperto, cioè che ha fatto “esperienza” della materia proposta e di questa “esperienza” personale è abile nel farne un percorso sempre attuale, in grado

- sia di adattarsi ad ogni singolo studente,

- sia di agire nel vivere quotidiano dello studente stesso,

ha tra le caratteristiche qualificanti la capacità di affascinare lo studente, stimolandolo a cercare soluzioni e non risposte precostituite, a non smettere mai di sperimentare e mettere alla prova quanto va studiando.

Per questo, deve essere lui stesso un … esperto di errori!! Uno in grado di guardare ed affrontare le cose del sapere, le cose della vita, con un pensiero divergente (1), con la capacità di fare di ciò che sa il materiale per costruire elementi nuovi, fino ad ora inconsueti, non svelati.

In questo è guidato

  • dall’evidenziare nello studente il percorso di crescita piuttosto che le sue mancanze; di più, dalla capacità di fare di queste mancanze, resistenze e deficienze, uno strumento di consapevolezza che permetta allo studente di operare un salto di qualità verso il miglioramento;
  • dal proporre la materia facendo leva sul continuo interagire tra cognizione ed emozione, attingendo alle personali ed inconsapevoli risorse dello studente. In questo innovativo modo e sempre ponendo in primo piano il trittico prassi – teoria prassi, occorre prima fare dell’esperienza concreta e solo successivamente investirne il bagaglio cognitivo.

In estrema sintesi, queste sono due delle caratteristiche fondanti un buon insegnamento, dunque un buon insegnante. E guardandomi in giro, non vedo docenti di Arti Marziali, di pratiche salutistiche, così forniti ma nemmeno, ancor più grave, consapevoli dell’importanza di queste caratteristiche per ottemperare al meglio al loro compito, dunque disponibili a praticare, studiare e mettersi in discussione per dotarsene.

Ecco, qui, pur a malincuore, colgo anche una mia mancanza: non ho saputo né so tutt’ora coinvolgere altri docenti perché si scoprano “nudi” davanti al popolo e corrano a vestirsi. (2)

Sì perché, come scrive Alberto Oliverio, neurobiologo e docente di psicobiologia: “I creativi (….) devono anche cercare di diffonderle (le innovazioni) opponendosi alle resistenze del sistema, ai conflitti che spesso generano le novità: devono quindi essere capaci di convincere in prima battuta quanti appartengono al mondo dei pari”. (A. Oliverio in Conflitti Anno 20 n. 2 – 2021).

Faccio ammenda di questa mia mancanza. Forse, in questo, sono davvero scarso, manco di capacità pubblicitarie, o magari sono troppo riservato per andare in giro a “vendere saponette”, anche se sono quelle davvero in grado di fare una bella pulizia e non le ciofeche che vanno per la maggiore!!

O, anche, non sono ancora maturi i tempi, nonostante Bruce Lee e Danilo Dolci, Bonnie Bainbridge Cohen e Moti Nativ, Moshe Feldenkrais e Daniele Novara e tanti altri ancora, che siano docenti di Arti Marziali o pedagogisti, combattenti di professione o studiosi del movimento, perché la cappa dell’ignoranza lasci il posto al sapere autentico, quello che non smette mai di cercare ed interrogarsi, quello efficace ed efficiente nella vita di tutti i giorni come nelle occasioni eccezionali di crisi e scontro.

Il pensiero dominante, anche nel campo del corpo e del movimento, delle Arti Marziali e delle pratiche salutistiche, è ancora, nel terzo millennio, terreno di supremazia dei molti “meccanici” del corpo, corpo inteso come oggetto, Korper, individui che non sanno di essere corpo e credono di avere un corpo

(vedi qui http://tiziano-cinquepassineldestino.blogspot.com/2020/10/  Il corpo in vetrina. Tu in vetrina”).

Ad ancora pochi, quelli illustri e quelli, invece, sconosciuti come me, tocca un ruolo marginale, più o meno di nicchia; a noi che non vogliamo confinare la poliforme realtà nei confini rigidi di una teoria e scegliamo, erranti, eretici e ribelli, di abbracciare il cammino dell’esperienza.

 

 

1. Il pensiero convergente è quello che risolve i problemi a partire da come i problemi sono impostati. E’ il pensiero, l’intelligenza che va per la maggiore, aiutato in questo dall’essere la “forma mentis” del computer, dunque dello strumento di studio e conoscenza d’uso quotidiano: tu al computer puoi risolvere il problema dato solo nei termini, nelle regole, imposte dal programma. E’ il pensiero dominante nell’istruzione scolastica, dove allo studente si chiede di saper dare risposte preconfezionate.

Il pensiero divergente, invece, opera cambiando l’impostazione stessa del problema, è in grado di trovare relazioni tra idee, concetti e processi che apparentemente non hanno alcuna somiglianza.

Per saperne di più: https://lamenteemeravigliosa.it/pensiero-divergente-cose/

2. “I vestiti nuovi dell’imperatore” di Hans Christian Andersen.

 

 



"Il nostro pensiero non è se non un gioco molto raffinato della vista, dell'udito, del tatto; le forme logiche sono leggi fisiologiche delle percezioni dei sensi.

(F. Nietzsche)

giovedì 22 aprile 2021

Kenshindo – Il seminario di Aprile 2021

 Nessuno di noi è caduto dal cielo, dunque nessun motivo può spingerci a buttarci giù.

E poi le stelle che precipitano dal cielo nella notte ardono ancora così luminose.

 

Comincia dal profondo, ed è solo un sentimento interiore, una voce del cuore che non posso più negare

e pretendo invece affrontare, affrontare impugnando acciaio affilato, acciaio affamato.

Sono un Ribelle e un sognatore, non cerco un posto dove scappare ma solo un luogo senza tempo dove toccare il mio cuore e liberarmi per la vita affrontare.

 

Sei adulti del terzo millennio a scuotere l’Ombra di sé, a conoscere di sé attraverso la morte che l’acciaio da.

Tra loro, io, il Sensei, ovvero “colui che è nato prima”, sento l’urgenza di inseguire il mio sogno, libero di cacciare, libero di affrontare ogni buio profondo e senza fine.

 

La mia decisione l’ho presa da tempo, quando ancora ero giovane, e la promessa l’ho mantenuta negli anni, nei decenni.

Nasce una leggenda personale, una storia avvincente, mentre gli occhi del mondo nemmeno osservano, nemmeno si curano, presi da un altro che addolcisce ed avvelena insieme.

Sono loro la moltitudine, quelli del pensiero unico, del consumo senza uso: quelli che al fine vinceranno. E sarà la vittoria delle ossa inerti, della polvere e delle amebe. Del futuro che non mi sarà dato vedere ma che mi è dato annusare, palpeggiare, Moloch ormai quasi adulto.

Allora le voci di alcuni dei miei compagni di spada, compagni di follia.

 

Silvano B.

.. primo approccio alle due lame, qualcuno (io) già in confusione nella vestizione con hakama e Kaku obi , nodo eseguito alla perfezione come nelle migliori scuole tradizionali giapponesi tipo allacciatura scarpe da ginnastica ... si comincia. Anche se consapevole che i “ legni “ sono anch’essi armi mortali in mano esperta , infilare  i due acciai nella cintura mi da una strana sensazione, è come se finora mancava qualcosa , certo poi ti trovi ad incespicare in qualche cosa che prima non c’era e “ riparti “ da zero , però dai non è andata male ... in un mio momento di vanità ho voluto provare (non in programma) l ‘estrazione simultanea di katana e wakizashi , la prima volta è stata a mia parere fluida ,senza pensarci , quasi naturale, non mi è passato per la mente neanche per un istante che a volte con i “legni “ mi taglio braccia e polsi ,  sarà stata

l’inconsapevole consapevolezza che ora impugnavo acciaio che mi ha protetto... la seconda, gasato della mia performance di un minuto prima, naturalmente mi sono impaperato un po’, ... quando pensi di fare qualcosa in modo meccanico e ripetitivo il più delle volte non funziona, ogni momento è a se’ stante ... in conclusione bella giornata belli noi samurai 4.0 e bell’inizio due lame .... “La semplicità è l’ultimo stadio dell’ arte e l’inizio della natura” (Bruce Lee)

 

Giovanni L.

Un'alba in costrizione tra una cintura nera non adatta alle due spade e l'incertezza nel nuovo salto, tutto sembrava troppo stretto. Pimpumpam tsuka contro tsuba , scandivano il ritmo caotico in quel nuovo spazio sconosciuto.

Si rivelò però come il camminare dell'infante, un paio di cadute e via, spedito e barcollante che in un crescendo prese forme adulte, il fascino il potere potente dell'acciaio.

Respirare liberi, vivi.

 

 

Tutto questo percorso di ricerca e dolore che intraprendiamo ci porta ad amare i nostri errori, perché tutti noi condividiamo l’orgoglio di abitare questa atmosfera antica, di uomini guerrieri, che non c’è più.

Codici d’onore, sentimenti, cadere e poi rialzarsi, sbagliare e poi giudicarsi.

E non siamo mai soli, in questi seminari Kenshindo.

E riusciamo a sorridere, di più, a cavalcare le onde grandi di un vociare stupito ed allegro.

 

 

L’acciaio per uccidere e il sorriso per vivere. Non grandi uomini, non grandi donne, ma almeno cerchiamo di essere veri, di essere autentici.

Così io scelgo di non obbedire. Mai.

 

Nessuna scorciatoia per abbracciare comode fughe. Tre ore di katana e kodachi, tre ore di Kenshindo per sorridere e sudare, concentrarsi e divertirsi, mai stanchi di cercare e combattere.

 

Sono sveglio, sveglio davvero, e tutto ciò di cui sogno è un posto dove tutti questi pensieri si fanno carne, si fanno vita.

Quel posto è dentro di me, quel posto è ogni relazione sincera che mi vede partecipe.

Sono Poteri Potenti. Per tutti, ma scelti da pochi.










lunedì 19 aprile 2021

Elogio dell’irrequietezza nella quiete

La sera, preludio alla notte nera, mi sanguina la bocca e mi stupisco sempre della gabbia di ricordi che abitano il collegio senza finestre possibili della mia memoria.

In testa non ho un arcobaleno né un rosario certo di convinzioni.

Nel cuore, nel ventre, nemmeno.

Più probabilmente mi abita una luna e anche una stella polare: colei che, suggeriscono i taoisti, saprebbe indicare la Via ad ogni guerriero errante che la terra tutta sa abitare.

 

E se intere generazioni si affacciano su flash mob e podcast di consumo immediato, io, impugnando un katana o danzando sottili forme Tai Chi Chuan, fendendo di coltello l’aria calda o sgusciando guerriero del Kenpo Taiki Ken, rivedo i passi giovanili con un respiro profondo che anticipa la fine.

La fine…che questo è il tempo del massimo sfruttamento, di una razionalità totale che impone di togliere, emarginare tutto quel che è pulsione, che è irrazionale.

 

L’uomo, dunque, che è anche irrazionale, perché l’amore, il sogno, l’immaginazione sono irrazionali.

L’uomo che non è più significante in sé ma per la sua prestazione: importa solo cosa è utile, cosa, a sua volta, produce business, produce affari e a culo ogni erotismo, ogni vitalità, ogni seduzione.

 

Io, invece, procedo, imparo e propongo ad altri di imparare decidendo di non mostrare a priori, di non partire dal modello, dalla tecnica, ma dalla ricerca delle soluzioni; io che offro un apprendimento come problema personale da risolvere e non come un modello generale da replicare. L’ho già scritto: Dalla tecnica non si parte: si scopre.

Io, cosi operando, se da un lato paio conformarmi ai dettami della Tecnica, del massimo sfruttamento: “Raggiungere il massimo degli scopi con l’impiego minimo dei mezzi”, in realtà ne sfondo i dettami, ne sfaldo i confini.

Perché, se è vero che ogni praticante Spirito Ribelle si muove di corpo, sta in salute e, quando abbisogna, mena le mani come pochi sanno fare; che ogni praticante Spirito Ribelle coltiva, col benessere, la qualità intensa che è di pochi del bell’essere, lo fa nel solco di una Tradizione adulta e sapiente che la logica Tecnica nemmeno sa essere esistente.

 

Lo fa attingendo alle personali e profonde risorse di ciascuno, dunque un “impiego minimo di mezzi” ben diverso da quello usuale in ogni branca e arte ed esercizio che alla Tecnica si conforma; impiego “minimo” che è invero “massimo” nell’impegno che ogni Ribelle mette nell’esplorare le sue terre interiori lasciandoci la sua orma.

Lo fa scoprendo che “il massimo degli scopi”, oltre ad essere un “massimo” di grandezza ben elevata, nasconde “scopi” altri, in partenza inaspettati, persino sconosciuti.

Lo fa scoprendo nel mistero del viaggio, nell’entusiasmo del praticare il gusto forte, l’appagamento che, invero, non appaga mai e lo “scopo” passa così in secondo piano come accade di ogni cornice in un’opera d’arte.

 

Certo questa mia non è l’idea reggente, quella su cui poggia il camminare, il praticare di chi a volte è servo ed altre è padrone, scialbo mimo di un pensiero alienante che tutto tende a conformare.

Piuttosto è quell’immobile raffica che ti esige fino all’ultimo, ti chiede un’irrequieta versione e un mai definitivo andare a capo. E lo fa prendendoti tutto, se glielo permetti, mentre ti aggiri dentro il corpo e scopri ciò che resta muto.

 

Gli ignavi inciampano sui ciottoli, i ladri rubano nelle case e dentro le relazioni, per i soldi e la carriera un uomo, una donna, nemmeno si accorgono che arriva la sera; per un capriccio da consumare o un trofeo da esibire un uomo, una donna, nemmeno si provano il loro odore di sterco a coprire.

 

Sta a chi mastica irrequietezza privata, personale, dentro il proprio mondo di quiete atemporale, dentro quel centro di gravità che il cantore cantava “permanente” e che io so, come sfera, essere però mai autoreggente, sta ad ogni Spirito Ribelle questo selvatico ed avventuroso cercare e fare.

Che sono Poteri Potenti, ti piaccia o no.

 



sabato 3 aprile 2021

Come una forza

 

Guerriero anziano, saggio degli errori e delle mancanze, fragile dei saperi e delle esperienze.

Perché il male non è mai là dove appare.

Allora grida forte quel che resta dell’istinto animale, l’unico a starmi accanto, l’unico che conosce il mio animo stanco.

E’ un'arma che so adoperare, quando decido di dare cose agli altri, quando gli altri non decidono di dare cose a me.

E se dentro resto opaco io non mi accontento del 

danno, anche se conosco la profondità di superficie di tutti quelli che incontro e so che non ce l’hanno.

 

Ogni mio gesticolare, ogni mio agire nello spazio è scegliere e collocare accenti ed organizzare frasi, in un sabotare ancora caotico di energie muscolari.

Ogni cosa che confondo per quello che cerco è novità, è poesia di movimenti del corpo nell’ambiente ed oltre, dove immagini evocative sanno portarmi anche quando è sconveniente.

 

Riesco a perdonarmi ogni volta che ci immergo le mani ed il cuore, ma non riesco a dimenticare gli artigli del vigliacco e lo schifo del mentire che porta dolore.

Guerriero anziano, mi prendo cura di me, come mi suggerisce la voce dolce ed i riccioli morbidi, sono gentile con me come lei vuole.

Interrogo il corpo trovandolo là dove danza e combatte un linguaggio simbolico, dove sta e fa spazio a quel sapere vivente che non smette mai di sussurrarmi altri “come” e “quando” in un alternarsi diabolico.

 

Nessuno è un fiore al buio in una serra, nessuno dorme per forza tra le lenzuola poste sulla aspra terra.

Hai solo da scegliere tu chi sei e come sei.

Costa fatica? Perdio, se è vero. Ma vivere è l’unica cosa che hai, che ti resta.

Sono Poteri Potenti, se ti basta.

 





giovedì 25 marzo 2021

Sta a vedere che sono solo fissazioni, o no?

Sta a vedere che sono solo fissazioni…. Sta a vedere che, la storia insegna, usi e costumi e …. “certezze” mutano nei secoli, nei decenni, negli anni, per una serie di concause. Concause che sfuggono ad una unica interpretazione, alla pretesa dotta e saccente di un’unica causa originaria.

 

La realtà è che gli orari dei pasti sono una costruzione culturale e cambiano non solo da un paese all’altro, ma da una classe sociale all’altra e anche da un’epoca all’altra” (A. Barbero)

Infatti, come scrive Barbero, a cavallo tra il 1700 e i primi dell’Ottocento, l’aristocrazia londinese e quella parigina modificarono gli orari dei pasti quotidiani. Il pranzo, all’epoca il pasto fondamentale, venne a consumarsi sempre più tardi, spostandosi fino alle 19.00, accompagnato da una pingue colazione a metà mattinata, e dalla scomparsa della cena serale.

Questa nuova abitudine si diffuse tra le classi medie e si propagò anche in nazioni come la Germania, l’Italia, la Russia, gli Stati Uniti, nel mentre che l’aristocrazia inglese e francese posticipava ulteriormente l’orario del pranzo fino alla sera vera e propria.

Probabilmente, tra le cause che influirono, fu che le classi dirigenti delle due massime potenze mondiali dell’epoca utilizzarono il rito del pasto per rimarcare la disparità rispetto alla borghesia e quella tra capitale e provincia, oltreché tra nazioni moderne e paesi culturalmente arretrati.

Insomma, una specie di gara a … chi ce l’ha più lungo.

 

Perché questo “pistolotto”?

Per introdurre, da un fatto così minuscolo come l’orario dei pasti e come già fatto in altri post su altri argomenti,

- la certezza che il caso non esiste, come diceva Il Sifu del film “Kung fu Panda”, e, prima di lui, pure Carl Gustav Jung;

- il dubbio che esista una ed una sola e accertata origine per un dato evento; che le pretese di scientificità (1) come dogma immutabile (il che, di fatto, contraddice il concetto stesso di “ricerca scientifica”, ma non ditelo ai numerosi scientisti che si credono scienziati o seguaci della scienza) sono, appunto, pretese ridicole e malsane; che lo studio del passato, della storia e della Storia, sia una ottima lente per comprendere il presente e ipotizzare il futuro, prossimo e venturo; che la lotta di classe sia un’invenzione marxiana sepolta con lui; che, per restare ai pasti e al pasteggiare, le nuove discipline o scienze ed i loro seguaci, che so…nutrizionisti e dietologi (!!) siano vati portatori di sacri dogmi; ecc. ecc.

 

Dunque, prova ad applicare l’arte della ricerca, l’arte del dubbio, l’arte del porre domande ovvero la maieutica che fu di Socrate, a qualsiasi argomento od evento che ora ti appassioni, ti coinvolga e guarda che scoperte impensabili incontri, che tue granitiche certezze, magari, vanno a sgretolarsi.

E’ l’arte del guerriero, è lo Spirito Ribelle, caro te che mi stai leggendo.

 

Allora, giusto per provare, facciamolo con lo sport e…… le Arti Marziali.

Hai ma considerato questa possibilità?

Il gioco sportivo è la realizzazione di un sogno inconscio. L’attività ludica – manipolare oggetti, lanciare una palla, contrastare un compagno – si attualizza per mezzo di comportamenti manifesti che nascondono un contenuto latente. Il gioco è l’espressione mascherata dei fantasmi inconsci che ossessionano segretamente il giocatore. Manifesta così dei conflitti interni: i desideri profondi sarebbero spesso intollerabili agli occhi di tutti, ma diventano tollerabili dopo il travestimento ludico, usato dal soggetto come una forma di difesa

(P. Parlebas, sogiologo e professore di educazione fisica)

Io sì.

Infatti mi chiedo sempre, davanti ad ogni nuovo allievo e al di là dei motivi che mi espone sul perché scelga di praticare Arti Marziali, “cosa” stia davvero cercando, “da cosa” stia fuggendo e “come” stia nel varcare la soglia del Dojo.

 

E, a proposito di “caso” che “non esiste”, di ricerca e arte del dubbio il che comporta, inevitabilmente, un percorso mai scevro di errori, cadute e frustrazioni, ti lascio con il quesito se scegliere di

Restare dentro l’armatura delle tue certezze, delle pratiche che conosci e ti rassicurano, della tua convinzione che, fuori di te, sono gli altri a non capire, a sbagliare.

Arrenderti allo scemare della passione, ai piccoli e grandi dolori ed infortuni che costellano i tuoi anni di pratica, al crescere della fatica che, con l’invecchiare, è inversamente proporzionale al crescere della qualità del tuo praticare, alla noia del ripetere ed imitare.

Oppure… “non andartene docile in quella buona notte” (Dylan Thomas) e non smettere mai di cercare, mettendo sempre te al centro dell’opera

del praticare, e non la tecnica, lo stile; e anche quando le congiunzioni ed i pronostici, con gli anni che passano, paiono infiacchirti fisico ed animo, sembrano tutti a te avversi, impegnarti, guardare oltre e lottare, che i tuoi Poteri Potenti sono lì, a portata di mano.

 

 

1. Hai sei minuti di tempo per guardare questo? https://www.youtube.com/watch?v=DyMrT2xz798

Ovvero Francesco Coniglione (già professore ordinario presso la Facoltà di Scienze della Formazione di Catania in qualità di titolare della cattedra di Storia della Filosofia; oltreché docente di Logica e Filosofia della Scienza e Storia della Scienza) e la sua riflessione su scienza e covid.

Oppure di leggere, ad opera di Silvano Fuso, chimico che si occupa di didattica delle discipline scientifiche e di divulgazione, “La falsa scienza” o “Strafalcioni da Nobel”?







 

 

 

 

 

 

 

mercoledì 24 febbraio 2021

Il corpo e il contatto ai tempi del distanziamento

Tempi di virus dilagante e, secondo le
fonti “ufficiali”, altamente contagioso e ancora pericolosamente letale.

Tempi di governi che definire “democratici” pare un azzardo e connotare come “competenti” azzardo sicuramente lo è. (1)

Tempi di imposizioni a cui, giuste o sbagliate che siano, ovvero capaci di fronteggiare e, se non battere il Covid – 19, almeno ridurne il danno, per dovere costituzionale tutti dobbiamo (o dovremmo) sottostare.

 

Tra queste, spicca il “distanziamento sociale”, ma perché non chiamarlo “distanziamento fisico”? Quello sociale, quella rigidità che frena il passaggio meritocratico da una classe all’altra, da una bassa situazione socioeconomica ad una più alta, vige da anni ed anni, all’interno del nostro sistema capitalistico (2); Ora, invece, si tratta di stare lontani, ognuno al suo posto, fisicamente!!

 

Un distanziamento che logora e ferisce sempre più persone. Queste avvertono il bisogno di luoghi e momenti di confronto, di essere ascoltate e di parlare; anche semplicemente di guardarsi in volto, di potersi avvicinare, di potersi toccare. Si sentono sole. Le più fragili si sentono smarrite, perdute.

La tecnologia, i social, gli incontri on line, non sono la risposta capace di rispondere alla domanda di socialità e riconoscimento e confronto che le rende irrequiete, turbandole nel profondo.

Nulla può sostituire la vicinanza fisica (3), l’incontro. E i danni ora superficiali che questo “distanziamento” porta, saranno danni sostanziali, ferite profonde, che mostreranno la loro perniciosa incidenza negli anni prossimi.

 

Per questo, nei limiti imposti dai diktat governativi, magari tra le pieghe che questi, nella loro insipienza e imbecillità, consentono, è importante recuperare spazi e momenti di vicinanza, di pratica fisicoemotiva.

 

Già in tempi in cui il distanziamento non era imposto, in cui nemmeno si paventava una forma di non – socialità obbligata come quella oggi, praticare di corpo, praticare di corpo tutto (4) era un agire di benessere e bellessere, di ricerca interiore e vitalità indipendente, del tutto in contrapposizione all’ideologia dominante, al sistema socioeconomico e culturale dominante.

Infatti, il capitalismo celebra valori socialmente disgreganti quali individualismo (nella sua duplice veste di individuo valutato in base alla ricchezza accumulata e alla capacità di sfruttamento sulle persone), materialismo, consumismo, edonismo, alienazione, liberalismo (https://appelloalpopolo.it/?p=59285).

La pratica corporea, così come io la intendo e propongo, attraverso la pratica marziale, del confliggere, quanto del Movimento Intuitivo, del Body Counseling, è, per contro, pratica di autodeterminazione e, in egual misura, di relazione; è pratica di vitalità ed erotismo e, in egual misura, di accettazione dei limiti; è pratica di ascolto e condivisione.

Una pratica, dunque, portatrice di valori forti estranei ai comandamenti dello sfruttamento, dell’induzione di sempre nuovi bisogni. Un “Codice Guerriero” che comporta il rispetto dei valori di onestà, lealtà, giustizia, compassione, dovere, coraggio, sincerità, eroismo, onore, gentilezza e cortesia: Non proprio i fondamenti del capitalismo, tantomeno di quello finanziario, e della cultura oggi imperante!!

 

In questa pratica, il Sensei come il Body Counselor e l’Analista Fisicoemotivo, si pongono come obiettivo quello di attivare l'individuo perché riconosca dentro di sé i Poteri Potenti in grado di svelargli la strada da percorrere, come di affrontare gli ostacoli che su di essa incontra, facendo di questi e delle sue resistenze a guardarli negli occhi uno strumento di crescita interiore, di sviluppo verso l’adulto autodiretto, coraggioso, vitale.

Quell’adulto che, pur tra cadute e ripensamenti, ognuno di noi, che non sia già schiavo felice dell’ideologia dominante, anela ad essere.

 

1.      1. Giusto a mò di esempio, ecco

Alcuni politici presenti nell’attuale governo.

Gelmini, responsabile, come chi la precedette e l’ha seguita (tra gli altri, Moratti, Fedeli ed Azzolina) dello sfacelo della Pubblica Istruzione; capace di regalarci un esempio di crassa ignoranza con i neutrini che corrono sottoterra verso la Svizzera. Brunetta, che da ministro riuscì perfettamente ad incarnare il prototipo del bullo, tra promesse di riforma della Pubblica Amministrazione mai compiute o che ne distorcevano e peggioravano la già deludente efficienza e di un prossimo futuro in cui sarebbero spariti i libri di testo sostituiti da una potente informatizzazione (!!). Speranza, l’uomo della inedia e delle scelte improvvisate che non ha saputo impostare alcun piano anti virus, che è però riuscito a mettere l’amico e “monsignore” Vincenzo Paglia a presidente della “Commissione per la riforma dell’assistenza sanitaria e sociosanitaria della popolazione anziana”: “monsignor Paglia è un intollerante fautore dell’obbligo di vivere anche in condizioni di fine vita che risultino a chi vi è immerso, tra sofferenza fisiche e psicologiche inaudite, insopportabili” (http://temi.repubblica.it/micromega-online/la-nomina-di-vincenzo-paglia-da-parte-del-ministro-speranza-e-un-obbrobrio/). Non male per uno che ha fondato e dirige un partito che si definisce di sinistra.

Alcuni dei tecnici presenti nell’attuale governo.

Bianchi, già braccio destro della ministra Azzolina, come a dire che dalla gonna siamo passati ai pantaloni ma il contenuto non cambia; già rettore universitario capace di competere con il mitico Razzi in quanto a litigi con la lingua italiana e già … assessore PD, giusto per capire cosa si intenda per “tecnico”!!

Colao, che come gran capo della “task force” di tecnici super esperti scelti nel governo Conte, per prima cosa pretese l’immunità penale e civile per sé e i suoi tecnocrati e il cui lavoro non ha partorito NULLA; l’uomo che giudicò un successo il trattamento che la UE fece subire alla Grecia.

Non dimentichiamoci del nuovo capo di gabinetto: Antonio Funiciello, autentico trasformista che ricordiamo Veltroniano quando c’era Veltroni, montiano quando c’era Monti, renziano quando c’era Renzi; autore del libro (autobiografico?) “Il politico come cinico. L’arte del governo tra menzogna e spudoratezza”; capace di contrastare politicamente (?!) Chiara Appendino sostenendo che era “bocconiana come Sara Tommasi”: Capito la battuta sessista? Un gentleman, un signore, insomma.

 

2.      2. https://www.startingfinance.com/news/italia-al-34-posto-per-la-mobilita-sociale/

 

3.      3. https://www.quodlibet.it/giorgio-agamben-filosofia-del-contatto

 

4.      4Chi mi conosce ha già avuto modo di condividere nel praticare, se non almeno leggere, cosa io intenda per “abitare corpo”, “esistenza incarnata”: tutt’altra pratica, tutt’altra visione rispetto alle pratiche marziali o ginniche o sportive oggi dominanti, ma anche una profondità ed un rigore che si ritrova solo in alcune pratiche e, dentro a queste, solo in alcuni conduttori di un esiguo numero di Arti e discipline corporee di aiuto e sostegno alla persona.

 

 






venerdì 12 febbraio 2021

Niente paura, nonostante tutto


 

Lo spazio che accoglie il respiro, espandendosi o via via riducendosi,

non si limita a farci respirare meglio o peggio.

Coincide, fino a fondersi, con stati d’animo e atteggiamenti posturali”.

(M Della Pergola)

 

La vita non è mai uno scherzo, va presa sul serio.

Sul serio quando, messo spalle al muro, le mani bloccate dietro la schiena, le parole ti escono vuote e non ti resta che scegliere se cedere fino a dissolverti o tentare la sorte, ribaltare un’impresa sapendo già che non vedrai la vittoria. Forse solo prolungherai il tempo dell’agonia.

E scorri, per come puoi, le mani dentro l’aria, quella stessa aria che ti riempie il ventre, il torace. La senti persino sotto le ascelle.

E inanelli movimenti e giravolte, lenta danza Tai Chi Chuan che si fa impetuosa per un attimo, un attimo solo, prima di tornare alla riva accarezzata da timide onde.

 

Praticare Tai Chi Chuan, Ci Kung, Kenpo Taiki Ken, Kenshindo è Movimento Intuitivo.

E’ Spirito Ribelle.

E’ lo strumento adatto a trasformare il nostro linguaggio abituale, quello di parole e di gesti abitudinari; è il modo che ci permette di fare esperienza diretta, incarnata, corporea, dentro la vita.

E’ una esperienza piena, che ci riempie di dolorosa tenerezza e struggente bellezza. Sentimenti semplici, che continueremo a portarci sempre appresso, nella intimità della nostra anima come nelle espressioni delle nostre relazioni.

Sentimenti che di faranno apparire estranei, fuori moda. Del tutto incongruenti al disastro emotivo e sentimentale che gira tutt’intorno, alle incontinenze che si ergono a pretese; al consumare che è portare al nulla le cose nel tempo più rapido possibile quando, addirittura, non è “consumo senza uso”; all’assenza di ogni risonanza emotiva dei propri comportamenti e mentire è cosa ovvia e naturale in quanto utile a nascondere lo scopo; a fare spallucce per ogni sgarbo e azione vigliacca che tanto non ci si sente mai in colpa e nulla si ha da scusarsi.

 

Eppure in questo, tra dolorosa tenerezza e struggente bellezza, si muove il guerriero. Flessibile anche quando spiaccicato contro il muro, forte e potente anche quando, le mani legate e il cuore avvilito, il corpo danza il potere potente del minuscolo, del piccolo, e chissà che non sappia poi farsi onda gigantesca, bufera inarrestabile. O invincibile sconfitta.

 

 

Soli, o a coppie

Quelli che davvero ti amano

Camminano su e giù fuori dal il muro

Qualcuno mano nella mano

Qualcuno si riunisce in band

I cuori sanguinanti e gli artisti

Resistono

E quando hanno dato tutto ciò che potevano

Alcuni barcollano e cadono

Dopo tutto non è facile

Sbattere il tuo cuore contro uno stupido fottuto

Muro.

(Pink Floyd)

 

 

Il guerriero danza la sua poesia di gesti e movenze in un mondo in cui i bisogni vengono surrettiziamente indotti, i capricci stessi elevati a bisogni. Come un folle disperato lascia dietro di sé le tracce di un cielo vasto di sogni e speranze. Di lotta che si fa quotidiana perché una crepa sbrecci in parte il muro. 

Di Poteri Potenti che sciolgano le mani in un abbraccio.

 

Dicono dei giovani che a loro spetti la magia del mondo, tocchi loro in sorte l’avventura di ogni viaggio.

Io so che pure da anziani, da vecchi, nonostante le ferite e gli acciacchi, i tradimenti e le coltellate al ventre e al cuore, dentro di noi possiamo ritrovare e far crescere i misteri del mondo e le passioni del viaggio.

Vitalità ed erotismo autentico e selvaggio. Umano, molto umano, nonostante tutto.