mercoledì 24 febbraio 2021

Il corpo e il contatto ai tempi del distanziamento

Tempi di virus dilagante e, secondo le
fonti “ufficiali”, altamente contagioso e ancora pericolosamente letale.

Tempi di governi che definire “democratici” pare un azzardo e connotare come “competenti” azzardo sicuramente lo è. (1)

Tempi di imposizioni a cui, giuste o sbagliate che siano, ovvero capaci di fronteggiare e, se non battere il Covid – 19, almeno ridurne il danno, per dovere costituzionale tutti dobbiamo (o dovremmo) sottostare.

 

Tra queste, spicca il “distanziamento sociale”, ma perché non chiamarlo “distanziamento fisico”? Quello sociale, quella rigidità che frena il passaggio meritocratico da una classe all’altra, da una bassa situazione socioeconomica ad una più alta, vige da anni ed anni, all’interno del nostro sistema capitalistico (2); Ora, invece, si tratta di stare lontani, ognuno al suo posto, fisicamente!!

 

Un distanziamento che logora e ferisce sempre più persone. Queste avvertono il bisogno di luoghi e momenti di confronto, di essere ascoltate e di parlare; anche semplicemente di guardarsi in volto, di potersi avvicinare, di potersi toccare. Si sentono sole. Le più fragili si sentono smarrite, perdute.

La tecnologia, i social, gli incontri on line, non sono la risposta capace di rispondere alla domanda di socialità e riconoscimento e confronto che le rende irrequiete, turbandole nel profondo.

Nulla può sostituire la vicinanza fisica (3), l’incontro. E i danni ora superficiali che questo “distanziamento” porta, saranno danni sostanziali, ferite profonde, che mostreranno la loro perniciosa incidenza negli anni prossimi.

 

Per questo, nei limiti imposti dai diktat governativi, magari tra le pieghe che questi, nella loro insipienza e imbecillità, consentono, è importante recuperare spazi e momenti di vicinanza, di pratica fisicoemotiva.

 

Già in tempi in cui il distanziamento non era imposto, in cui nemmeno si paventava una forma di non – socialità obbligata come quella oggi, praticare di corpo, praticare di corpo tutto (4) era un agire di benessere e bellessere, di ricerca interiore e vitalità indipendente, del tutto in contrapposizione all’ideologia dominante, al sistema socioeconomico e culturale dominante.

Infatti, il capitalismo celebra valori socialmente disgreganti quali individualismo (nella sua duplice veste di individuo valutato in base alla ricchezza accumulata e alla capacità di sfruttamento sulle persone), materialismo, consumismo, edonismo, alienazione, liberalismo (https://appelloalpopolo.it/?p=59285).

La pratica corporea, così come io la intendo e propongo, attraverso la pratica marziale, del confliggere, quanto del Movimento Intuitivo, del Body Counseling, è, per contro, pratica di autodeterminazione e, in egual misura, di relazione; è pratica di vitalità ed erotismo e, in egual misura, di accettazione dei limiti; è pratica di ascolto e condivisione.

Una pratica, dunque, portatrice di valori forti estranei ai comandamenti dello sfruttamento, dell’induzione di sempre nuovi bisogni. Un “Codice Guerriero” che comporta il rispetto dei valori di onestà, lealtà, giustizia, compassione, dovere, coraggio, sincerità, eroismo, onore, gentilezza e cortesia: Non proprio i fondamenti del capitalismo, tantomeno di quello finanziario, e della cultura oggi imperante!!

 

In questa pratica, il Sensei come il Body Counselor e l’Analista Fisicoemotivo, si pongono come obiettivo quello di attivare l'individuo perché riconosca dentro di sé i Poteri Potenti in grado di svelargli la strada da percorrere, come di affrontare gli ostacoli che su di essa incontra, facendo di questi e delle sue resistenze a guardarli negli occhi uno strumento di crescita interiore, di sviluppo verso l’adulto autodiretto, coraggioso, vitale.

Quell’adulto che, pur tra cadute e ripensamenti, ognuno di noi, che non sia già schiavo felice dell’ideologia dominante, anela ad essere.

 

1.      1. Giusto a mò di esempio, ecco

Alcuni politici presenti nell’attuale governo.

Gelmini, responsabile, come chi la precedette e l’ha seguita (tra gli altri, Moratti, Fedeli ed Azzolina) dello sfacelo della Pubblica Istruzione; capace di regalarci un esempio di crassa ignoranza con i neutrini che corrono sottoterra verso la Svizzera. Brunetta, che da ministro riuscì perfettamente ad incarnare il prototipo del bullo, tra promesse di riforma della Pubblica Amministrazione mai compiute o che ne distorcevano e peggioravano la già deludente efficienza e di un prossimo futuro in cui sarebbero spariti i libri di testo sostituiti da una potente informatizzazione (!!). Speranza, l’uomo della inedia e delle scelte improvvisate che non ha saputo impostare alcun piano anti virus, che è però riuscito a mettere l’amico e “monsignore” Vincenzo Paglia a presidente della “Commissione per la riforma dell’assistenza sanitaria e sociosanitaria della popolazione anziana”: “monsignor Paglia è un intollerante fautore dell’obbligo di vivere anche in condizioni di fine vita che risultino a chi vi è immerso, tra sofferenza fisiche e psicologiche inaudite, insopportabili” (http://temi.repubblica.it/micromega-online/la-nomina-di-vincenzo-paglia-da-parte-del-ministro-speranza-e-un-obbrobrio/). Non male per uno che ha fondato e dirige un partito che si definisce di sinistra.

Alcuni dei tecnici presenti nell’attuale governo.

Bianchi, già braccio destro della ministra Azzolina, come a dire che dalla gonna siamo passati ai pantaloni ma il contenuto non cambia; già rettore universitario capace di competere con il mitico Razzi in quanto a litigi con la lingua italiana e già … assessore PD, giusto per capire cosa si intenda per “tecnico”!!

Colao, che come gran capo della “task force” di tecnici super esperti scelti nel governo Conte, per prima cosa pretese l’immunità penale e civile per sé e i suoi tecnocrati e il cui lavoro non ha partorito NULLA; l’uomo che giudicò un successo il trattamento che la UE fece subire alla Grecia.

Non dimentichiamoci del nuovo capo di gabinetto: Antonio Funiciello, autentico trasformista che ricordiamo Veltroniano quando c’era Veltroni, montiano quando c’era Monti, renziano quando c’era Renzi; autore del libro (autobiografico?) “Il politico come cinico. L’arte del governo tra menzogna e spudoratezza”; capace di contrastare politicamente (?!) Chiara Appendino sostenendo che era “bocconiana come Sara Tommasi”: Capito la battuta sessista? Un gentleman, un signore, insomma.

 

2.      2. https://www.startingfinance.com/news/italia-al-34-posto-per-la-mobilita-sociale/

 

3.      3. https://www.quodlibet.it/giorgio-agamben-filosofia-del-contatto

 

4.      4Chi mi conosce ha già avuto modo di condividere nel praticare, se non almeno leggere, cosa io intenda per “abitare corpo”, “esistenza incarnata”: tutt’altra pratica, tutt’altra visione rispetto alle pratiche marziali o ginniche o sportive oggi dominanti, ma anche una profondità ed un rigore che si ritrova solo in alcune pratiche e, dentro a queste, solo in alcuni conduttori di un esiguo numero di Arti e discipline corporee di aiuto e sostegno alla persona.

 

 






venerdì 12 febbraio 2021

Niente paura, nonostante tutto


 

Lo spazio che accoglie il respiro, espandendosi o via via riducendosi,

non si limita a farci respirare meglio o peggio.

Coincide, fino a fondersi, con stati d’animo e atteggiamenti posturali”.

(M Della Pergola)

 

La vita non è mai uno scherzo, va presa sul serio.

Sul serio quando, messo spalle al muro, le mani bloccate dietro la schiena, le parole ti escono vuote e non ti resta che scegliere se cedere fino a dissolverti o tentare la sorte, ribaltare un’impresa sapendo già che non vedrai la vittoria. Forse solo prolungherai il tempo dell’agonia.

E scorri, per come puoi, le mani dentro l’aria, quella stessa aria che ti riempie il ventre, il torace. La senti persino sotto le ascelle.

E inanelli movimenti e giravolte, lenta danza Tai Chi Chuan che si fa impetuosa per un attimo, un attimo solo, prima di tornare alla riva accarezzata da timide onde.

 

Praticare Tai Chi Chuan, Ci Kung, Kenpo Taiki Ken, Kenshindo è Movimento Intuitivo.

E’ Spirito Ribelle.

E’ lo strumento adatto a trasformare il nostro linguaggio abituale, quello di parole e di gesti abitudinari; è il modo che ci permette di fare esperienza diretta, incarnata, corporea, dentro la vita.

E’ una esperienza piena, che ci riempie di dolorosa tenerezza e struggente bellezza. Sentimenti semplici, che continueremo a portarci sempre appresso, nella intimità della nostra anima come nelle espressioni delle nostre relazioni.

Sentimenti che di faranno apparire estranei, fuori moda. Del tutto incongruenti al disastro emotivo e sentimentale che gira tutt’intorno, alle incontinenze che si ergono a pretese; al consumare che è portare al nulla le cose nel tempo più rapido possibile quando, addirittura, non è “consumo senza uso”; all’assenza di ogni risonanza emotiva dei propri comportamenti e mentire è cosa ovvia e naturale in quanto utile a nascondere lo scopo; a fare spallucce per ogni sgarbo e azione vigliacca che tanto non ci si sente mai in colpa e nulla si ha da scusarsi.

 

Eppure in questo, tra dolorosa tenerezza e struggente bellezza, si muove il guerriero. Flessibile anche quando spiaccicato contro il muro, forte e potente anche quando, le mani legate e il cuore avvilito, il corpo danza il potere potente del minuscolo, del piccolo, e chissà che non sappia poi farsi onda gigantesca, bufera inarrestabile. O invincibile sconfitta.

 

 

Soli, o a coppie

Quelli che davvero ti amano

Camminano su e giù fuori dal il muro

Qualcuno mano nella mano

Qualcuno si riunisce in band

I cuori sanguinanti e gli artisti

Resistono

E quando hanno dato tutto ciò che potevano

Alcuni barcollano e cadono

Dopo tutto non è facile

Sbattere il tuo cuore contro uno stupido fottuto

Muro.

(Pink Floyd)

 

 

Il guerriero danza la sua poesia di gesti e movenze in un mondo in cui i bisogni vengono surrettiziamente indotti, i capricci stessi elevati a bisogni. Come un folle disperato lascia dietro di sé le tracce di un cielo vasto di sogni e speranze. Di lotta che si fa quotidiana perché una crepa sbrecci in parte il muro. 

Di Poteri Potenti che sciolgano le mani in un abbraccio.

 

Dicono dei giovani che a loro spetti la magia del mondo, tocchi loro in sorte l’avventura di ogni viaggio.

Io so che pure da anziani, da vecchi, nonostante le ferite e gli acciacchi, i tradimenti e le coltellate al ventre e al cuore, dentro di noi possiamo ritrovare e far crescere i misteri del mondo e le passioni del viaggio.

Vitalità ed erotismo autentico e selvaggio. Umano, molto umano, nonostante tutto.

 

 




 

 

venerdì 29 gennaio 2021

Giochi di mano non sono SEMPRE giochi di villano

Credo che da sempre l’uomo sia sospeso tra una prospettiva del futuro fondata sul desiderio, sull’estensione di ciò che gli piace, ed una fondata sull’incombere del pericolo, di minacce terrificanti.

Questa bilancia vede l’uno o l’altro piatto farsi preponderante a seconda del periodo storico (quadro generale, lo sfondo) e di come in esso si ponga l’individuo stesso (figura emergente).

Questa forbice è presente anche nell’individuo, che ha in sé tanto risorse ed energia interiore che lo indirizzano verso il piacere, il benessere, l’evoluzione, la realizzazione di sé, quanto paure ed incertezze che lo piegano sul versante del pessimismo, dell’immobilismo.

Le stesse relazioni con gli altri sono fonte di sostegno e piacere quanto attività tortuose e portatrici di malessere e queste opposte caratteristiche, a volte, sono intrinsecamente legate nella medesima relazione.

 

La pratica delle Arti Marziali, di contatto, quando fatta correttamente e coerentemente con i suoi principi (1), aiuta l’individuo a cogliere “quello” che c’è e “come” c’è nella sua vita: Quello che si presenta come piacevole e funzionale ai suoi desideri e quello che si presenta come ostacolo e minaccia alla loro realizzazione.

Il lavoro in coppia, le pratiche di formazione al combattimento quali i giochi di pressione e rilascio, di scambio delle mani, di combattimento sensibile, sia nella versione antica di Tai Chi Chuan, Kali, Taiki Ken, Wing Chun, sia in versioni moderne proprie dello Yoseikan Budo, (2) sono un utile e proficuo strumento per districarsi in questo nodo apparentemente irrisolvibile se non con un taglio.

In particolare, questi giochi di coppia mostrano all’individuo come

le stesse difficoltà, le minacce, gli ostacoli, le “resistenze”, possano essere autentiche risorse sulla strada della realizzazione. (3)

Proprio così: Ciò che gli appare oscuro, minaccioso, ciò che si frappone alla realizzazione, è un’occasione, un’energia inascoltata, disattesa, capace di evolversi in sostegno, in slancio verso la realizzazione medesima.

 

La pratica in coppia, che è ascolto di sé quanto di chi, in quel momento, gli si oppone, aiuta a comprendere e valorizzare chi egli è, come è, come agisce e si relaziona nella propria vita anche in rapporto a ciò che la vita gli para davanti

Coltivare “quello che c’è” e “come c’è”, significa prenderne contatto, sentirlo, riconoscerlo, accoglierlo e dargli un valore, un significato di senso: Ciò diviene fonte di nutrimento per sé e per la propria maturazione adulta.

La stessa opposizione del compagno di giochi, di esercizi, quanto più potente, più pressante, non solo gli rivela i suoi punti di forza e quelli di debolezza, ma anche gli mostra, nella sua forza didattica di spinta alla risoluzione della crisi, della difficoltà, l’importanza della comunione delle reciproche risorse e scarsità per stare bene, stare meglio.

 

Questa è la fondamentale azione di aiuto nella pratica delle Arti Marziali che, seguendo la Tradizione, (4) utilizzano il Bujutsu, lo scontrarsi e il lottare per la sopravvivenza, come strumento per accedere e camminare nel Budo, la Via di crescita etica, di vitalità ed erotismo che forma ogni individuo adulto, equilibrato, coraggioso ed autodeterminato: Sorta di potente counseling fisicoemotivo.

 

Quando poi riflettiamo, con il pensiero taoista, sulla relazione indissolubile tra micro e macro cosmo, sull’armonia degli opposti o, per dirla con Karl Gustav Jung, su come tutti gli eventi collettivi non siano altro che rappresentazioni delle energie psichiche presenti negli individui (5), comprendiamo come, nel nostro piccolo, riconoscere ed affrontare i nostri malesseri, la nostra parte Ombra, è importante contributo al superamento di crisi e malesseri della vita collettiva in tutto il mondo.

Poteri Potenti in ciascuno di noi, perché siano Poteri Potenti per un mondo (forse) migliore.

 




 Il 1. "Il Principio Guerriero in sé rappresenta, essenzialmente, la capacità di vivere la vita trionfando sulla morte, ponendo le proprie capacità al servizio dell’umanità” (Om Oskraham & Halladhah Hanahit”)

Non ci sono competizioni nell’Arte della Guerra. Un vero guerriero è invincibile perché non compete contro nulla. Vincere significa sconfigger la mente conflittuale che si annida dentro di noi” (Morihei Ueshiba, fondatore dell’Aikido).

 

.     2"il “randori d’entrade”, dove vince solo chi meglio collabora con l’altro, meglio scambia risorse e scarsità, meglio ascolta le proposte lottatorie dell'altro ed esprimere liberamente le proprie” (T. Santambrogio ibidem 27.05.2013)

 

3.      3A differenza delle terapie corporee che tentano di vincere la resistenza e le difese, l'approccio della Gestalt mira ad integrare le parti del sé, piuttosto che a far sì che una parte domini sull'altra” (James K. Kepner, psicologo)

 

4.    4.  Ragionando in questo modo possiamo formulare la seguente proposizione: se il Bujiutsu è l’arte della massima efficacia nell’uso dell’energia al fine dell’attacco – difesa, quella sua parte che persegue il miglioramento fisico prenderà il nome di ‘educazione fisica’, mentre l’altra che mira al perfezionamento della mente e della virtù si chiamerà ‘educazione mentale e morale’

” (Jigoro Kano, fondatore del Judo. Marzo 1926)

 

5.      Se non riconosciamo la nostra parte omicida, accadranno all'esterno guerre e omicidi. Se non riconosciamo la parte perversa e manipolativa dentro di noi, vi saranno uomini "incaricati" dall'inconscio collettivo di mettere in atto perversioni e manipolazioni. Se non riconosciamo la brama feroce di potere dentro di noi, il mondo sarà dominato da una feroce brama di potere. Se non riconosciamo i diavoli che abitano dentro di noi, il mondo sarà popolato da diavoli. È la cura che l'inconscio collettivo fornisce per la nostra mancanza di consapevolezza: fino a che non riconosceremo il male dentro di noi, è un bene che accadano simili cose all'esterno” (A. Baccaglini, scrittore)

 

 

 

 

 

domenica 24 gennaio 2021

1° Urban Kangeiko

 Milano 23.01.2021

 

Io scrivo parole, ma non sono uno scrittore né un oratore, anche se, lo ammetto, zitto non so stare.

Con la voce, con le parole sparse nell’aria o fissate su un foglio mi piace comunicare, ma è di corpo che prediligo dialogare, con cui scelgo di confrontarmi e una mia personale strada cavalcare.

Ed è di corpo che siamo qui a fare, al 

1° Urban Kangeiko

Momento di formazione intensa, nel freddo della metropoli, a trascinare e ricordare imprese passate, in montagna o al mare, neve alta, vento gelido, notti a volte di stelle a volte di nuvole gonfie e scarpe infangate.

Ma sono anni nuovi, questi, così il “Tradizionale allenamento invernale”, Kangeiko, lo costringiamo in una mattinata, alla Rotonda della Besana.

So che se il mondo appare privo di senso o dotato di un senso estraniato, di chi lo guarda, di chi lo vive è la colpa, perché, nella relazione, nella manipolazione, lui mondo invero aspetta la tua impronta.

Io la do, la porgo, questa impronta, fatta di scoperte e percezioni corporee, di una colonna vertebrale che è viva, flessibile e corposa: la sento, la immagino “cosa” presente dentro di me. Se di corpo che sei e che muovi non sei consapevole, non sei intimamente e profondamente tu, che stai facendo? Ginnastica per scimmiette ammaestrate?

Allora una collana dove le perle sono una fila di esercizi scelti tra i mille e mille studiati decennio dopo decennio nel solco del Chi kung, del Taiki Ken, del Kiko. Ogni perla è un passo dentro il rilasciamento muscolare, dentro il tessuto connettivo esplorato elastico e denso insieme, che muscolo e organo sa ammantare.

Ogni diversa verità non sopporta che per tante, troppe volte le si rivolgano le stesse domande, sente il peso di dover soddisfare gli interrogativi di molte e diverse persone. Sarà per questo che viene imbalsamata, cristallizzata e venduta, bene incartata, a praticanti per loro stessa scelta avidi di certezze codificate, di capi da indossare e dismettere con le stagioni, prodotti in serie, uguali per tutti sì ma… made in China o, con la moda che corre, made in USA!!

Così, in questa immane tipografia della Natura che è il mondo dei marzialisti, dei combattenti, dei mistici e dei salutisti, scompaiono tutte le memorie genetiche, onto e filo, restando solo figurine accartocciate, meccaniche inanimate, gestualità come minestre riscaldate.

A noi Spirito Ribelle, nei giardini urbani della città, tocca riannodare il filo dell’umanità, di un volere intuitivo che ricordi istinti perduti, di un agire spontaneo che attraversa ogni ostacolo con letale dolcezza e semplicità.

Iron Shirt, la “camicia di ferro” con spiralizzazione dei tendini; gli esercizi di rilasciamento della Gru, l’animale che possiede il segreto della longevità; l’onda chock, questa volta ribaltata, messa sotto sopra laddove inizia il suo snodarsi dal rachide cervicale e non più dalla coda equina.

Diretto, controdiretto, combinazioni ficcanti, rapide ed esplosive proprio grazie a un lavoro corporeo profondo. Altro che “uno, due”, quello lo lasciamo ai meccanici del muscolo, ai forzati del sudore. Qui, Spirito Ribelle, si “spara” a raffica, si va a segno sempre a tutto tondo.

Dal centro alla periferia per colpire, mentre inverso è il percorso per premere e pressare. Strano, no? Ma è così che funziona!!

Ritornano allora tra noi le pratiche di sempre, le nostre poesie, che nelle sere dei corsi o nei giorni di Stage e Seminari pronunciammo a corpo pieno per ore ed ore; solo che ora, in un frastuono di voci e rumori indistinti che, pian piano, si fanno melodia, assumono connotati diversi, fino a divenire parole nuove, mai sentite se non in un’animalità lontana, sepolta sotto cascate di modernità che si è fatta pregiudizio.

Sono Poteri Potenti, tu che mi leggi chissà se lo comprendi; tu che con me pratichi lo stai sperimentando, lo senti, lo prendi.

Noi, Spirito Ribelle, intanto danziamo di guerra e duelli, di conflitti e violenza. Di un amore sconfinato che nasce dalla corporeità visitata nuda, senza veli. Di erotismo e vitalità umani, tanto umani, così umani da nutrirsi di coraggiosa speranza.

 


giovedì 14 gennaio 2021

Il lottatore che danza


Mutare, trasformarsi, cedere e rafforzarsi … percorrere animalità oscure e perse nella notte dei tempi …dialogare con l’opprimersi della forza di gravità … riflessi primordiali confusi e perduti … strisciare e danzare danze di velluto scavate in lugubri cavità…

Fushime Taiso, il movimento del cambiamento, della trasformazione.

Un tratto, un segmento apparentemente immobile al resto che si muove, emozionato e agito come dato improbabile sottoposto a improvvisa alterazione.

Un braccio abbandonato sul punto di cadere, un piede calato nell’aria rarefatta, un gioco di fianchi a rotolare dimesso sul pavimento scostando ogni frizione.

Fushime Taiso, il movimento del cambiamento, della trasformazione.

Astro, fulmine, cometa, lingua lunga di drago… melma, lento disciogliersi senza forma, pigra scia di arti in azione, il serpente che regna sovrano e pretende assoluta attenzione …

 

Poi, alla fine che fine non è mai, accetto di mettermi in moto nonostante la seduzione che mi chiama a restare.

Diverso, mai uguale, parto solo per tornare

E’ una brezza che affiora da profondità di cellule nascoste, non trovate, da segmenti di muscoli e tendini ed articolazioni che vado scoprendo, curioso io e loro inaspettate.

Fushime Taiso, il movimento del cambiamento, della trasformazione.

 

Per paradosso vivere è un palpito che cala, perché tra guizzi e giri su se stessi si riavvolgono i giorni, gli anni, i secoli, ogni uccello a lievitare nell’aria imponendo la sua ala.

Accadono sensazioni di pancia irriducibili a narrazione che non sia invece narr - azione, che non tratti di emos – azioni; per questo, se mi divorano accanendosi, pure riescono a rendere arte la vita stessa ed ogni gesto che la sostanzia un’ardente evocazione.

 

Per questo Fushime Taiso, il movimento del cambiamento, della trasformazione, è irrinunciabile nella nostra pratica, pratica di Spirito Ribelle, audace e pronto in ogni azione.

Per questo Fushime Taiso, il movimento del cambiamento, della trasformazione, è quello in grado di riportarti guerriero, lottatore, combattente, uomo adulto, coraggioso e indipendente che sa stare in ogni conflitto, in ogni aggressione

Poteri potenti, se è questo che vuoi, a cui aneli.

 

 






 

 

 

lunedì 4 gennaio 2021

Ti offro la mia mano

Ma allora ti piace Baglioni?!” Mi chiede.

Qualche canzone. Poi, questa mi ricorda la “maturità” al Liceo Berchet”.

Jeans, capo d’abbigliamento che poi avrei abbandonato per sempre, maglietta a (improponibili!!) enormi strisce orizzontali dai colori dei più svariati: giallo, viola, verde, capelli lunghi fino alle spalle e quell’aria sfrontata dipinta su due occhi ancora dolci.

Fuori dal portone di scuola, il “Morini 175 cc” già carico di sacco a pelo e zaino, che quelli erano anni in cui Milano non soffriva l’essere “terra di nessuno” per scippi e furti.

Superato brillantemente l’esame, subito in sella e via verso Sestri Levante, tra le braccia di Patrizia, occhi color foglia d’Autunno e la dolcezza infinita di una giovane, giovanissima donna che ama.

 

Sliding doors”, quelle porte che si aprono e si chiudono su strade, su scelte non fatte o fatte diversamente.

Gioventù vissuta fino in fondo, tra molte violenze fisiche e sentimentali inferte e poche quelle subite.

Tanto, poi, la vita Maestra te le fa pagare tutte.

Le immagini di quel 1972 restano scolpite, scena perfetta.

 

Ora resta, in un angolo piccolo dei miei occhi, una porta socchiusa e lì mi guarda una sola finestra.

Due passi, o mezzo secolo dopo, un uomo anziano compete con storie ed incontri diversi.

Qualcosa manca, le figure e lo sfondo su cui si stagliano è incerto.

Hanno dimenticato la memoria ma non mancano di scivolare sotterranee dentro il corpo, è sufficiente dar loro ascolto nei tratti sdruciti del mio respirare ed agire.

 

Di lì a poco, Febbraio 1976, avrei iniziato a praticare Karate Shotokan, l’ingresso nel variegato mondo delle Arti Marziali.

Non ho ancora smesso, anzi, Arti Marziali e pratiche corporee varie, tra Feldenkrais, Danza Sensibile, Expression Primitive, Trager, Danza dell’Anima, Gestalt Terapy, Body Mind Centering e altro ancora, sono diventate il MIO percorso di conoscenza, crescita e trasformazione.

Chissà come nacque quella trans-forma che ora si presenta da fondi di disegni e gesti che fecero del confronto il terreno su cui associare la mia personalità in formazione, in divenire.

Un magico potere, Poteri Potenti? aveva il corpo, le emos – azioni, che non potevo fare a meno di accompagnarlo, come il mutato colore delle foglie accompagna ogni Autunno.

 

Era l’Autunno la stagione, sempre nel 1972, che mi portò dentro le mura della prigione di un corpo malato tra altri malati.

La stagione, decenni dopo, della morte di mio padre e dell’arrivo di “Lupo di Settembre”, antica Katana Shinto, metà del 1600, incontrata in un bosco avendo accanto mio figlio Lupo e Paolo, amico d’Ombra.

Ancora l’Autunno la stagione delle menzogne sparatemi addosso come fossero allegre bollicine e dei dolori vigliacchi, che senza nome e responsabilità tutto pare lecito, e quel che più mi fa male, mentre gli anni cambiano sul calendario, è non essere considerato degno di confidenza, di complicità, di verità condivisa.

 

Ora, nell’assenza di poeti e guerrieri, ogni potere è anche lui prepotente e arrogante nello scorrere dei giorni.

Ora, uomo anziano, mi chiedo che colori ho nel cuore? Che vista hanno i miei occhi?

E non sono mai domo, mente la mia psicoterapeuta mi dice che sono un guerriero e che il mio codice guerriero è, ormai, fuori moda.

 

A chi mi cammina accanto, a chi mi chiede una mano per affrontare malessere e nemici che lo divorano dentro, io offro il mio percorso d’Autunno. Che, dopo ogni Autunno, sono rimasto in piedi tra le lame gelide dell’Inverno, ho coltivato l’incertezza e la solitudine quanto il risveglio della Primavera, ho accettato tutto quel che veniva d’Estate: la fiducia nel futuro e la desolazione di stanze vuote.

Prima del successivo Autunno.

 

Come scritto e detto nei secoli, lo sciamano non è per forza una brava persona, anzi, e io non lo sono; però è uno rimasto sotto gli scrosci della pioggia e le tempeste del vento, senza scappare, mai. E può offrirti questa sua esperienza perché tu la faccia tua, perché anche tu impari a camminare sotto l’acqua e contro il vento. Sempre.

E così io ti offro la mia mano.