giovedì 14 ottobre 2021

Spunti di gioia

Push Hands
Il sole che cala sui giardini di una Milano autunnale. Bambini che schiamazzano, mamme a chiacchiere.

Tre Ribelli”, in un angolo, a scorrere le trame intense di una pratica corporea, di una pratica marziale.

A volte mi capita di essere insofferente alla presenza di altre persone, persone che mi sottraggono alla mia solitudine senza offrirmi un’autentica compagnia, una compagnia fatta di emozioni condivise, di colori dell’animo sparsi sulla tavolozza del vivere.

Non è questo il caso: tra “Ribelli”, le coincidenze come le differenze danzano giochi mai banali, sempre carichi di un’umanità vera, curiosa, coraggiosa.

Onda per colpire vs onda a ricevere
Gli incontri del Martedì, in questo corso all’aperto, sono un appuntamento centrale nel mio orizzonte quotidiano, come se il tempo faticasse a reggere il ritmo dell’attesa, l’attesa del Martedì successivo.

Sarà il piacere di condividere l’arena faticosa e persino dura di Iron Shirt, la “Camicia di ferro”, le movenze suadenti delle “Spire del drago”, il succedersi fluido di onde e spirali; sarà lo scoprire l’integrità funzionale e neurologica delle catene miofasciali, senza alcun sovraccarico o intoppo nello scorrere dei gesti; sarà l’incontrarsi e scontrarsi di Tui Shou “Mani che premono”, il fioccare dei colpi a bersaglio, l’assorbire felino di Mukae – te.

Capita mai di scordarsi una cosa non in quanto poco importante ma piuttosto in quanto tanto, forse troppo, importante?

Questo mio, questo nostro praticare, così assiduo e gioito in ogni momento, è un antidoto al mordere feroce del tempo? O, piuttosto, è un modo sveglio, adulto, di viaggiare dentro il tempo, di viaggiare dentro di sé?

Pa Kwa, vortice n°1
Essere consapevoli… essere corpo … e attraverso questo, scoprire le forze primitive, le pulsioni, il vero cuore di vitalità ed erotismo, di quella spontanea direzione di potenza che accompagna ogni adulto autonomo, autodiretto, ogni adulto guerriero.

Questo è praticare Arti Marziali, praticare di corpo e movimento, Movimento Intuitivo. Questo è.

 

G. Prezzolini


Noi, gli unici a tenere la guardia anche quando calciamo





 

 

 

 

 

lunedì 11 ottobre 2021

Musica Nuda

Sfilano davanti agli occhi e nel cuore, sfilano i concerti, nemmeno tanti, a cui ho partecipato.

Di molti, il ricordo è, almeno a tratti, ancora vivo.

Lo spazio che mi pareva immenso e laggiù, in fondo, i Beatles, ed era il 1965. L’eccitazione adolescenziale a ridosso del palco dove gli Who, tra urla e schiamazzi, fracassavano la chitarra. Lo scorrere dei cantanti, dei gruppi, ancora poco conosciuti: Vasso Ovale, Equipe 84, New Dada, i Corvi, Dino … ai concerti del Ciao Amici Club. Il piacere colto di Giorgio Gaber e la musica calda di Pino Daniele. L’occasione del servizio d’ordine per accostarmi alla musica torbida di Lou Reed. L’animalità eccitante di Skin, la chitarra dai suoni struggenti di Gary Moore.

Questa sera, Monica con me, tocca a Petra Magoni, al suo progetto “Musica Nuda”, insieme al contrabbassista Ferruccio Spinetti.

La voce è calda, a tratti potente, sensuale. Petra è voce, è musica: colto animale da palcoscenico.

Petra si muove abilmente, affascinante, cavalcando ogni genere, ogni autore: da Monteverdi a De André, da Dalla a Puccini, da Mozart ai Rolling Stones.

Il pubblico in sala è estasiato, a volte turbato da una sonorità dirompente, che ti prende e ti travolge.

Un concerto da ascoltare, da vedere e, come mio solito fare, accettare con il corpo tutto, passando dalla respirazione ventrale a quella toracica, dalla centratura corporea all’abbandono dilatato, dalla tridimensionalità di sé corpo a cercarne tracce nei suoni, nei vocalizzi disperati, lunghi e brevi, che Petra dona al pubblico.

Momento memorabile, intenso e bellissimo, nel foyer del Teatro Parenti.

 

 

 

 

venerdì 17 settembre 2021

Il guerriero che sorride

Le menzogne marciscono molto dopo essere nate e a quel punto… avvelenano.

E’ un fantasma malevolo, che sa di tradimento, ma oggi non ho spazio per quel veleno, per quelle orme sporche che sporcano.

Oggi è il giorno in cui appare, di nuovo, di nuovo sale sul palco lo Spirito Ribelle.

Ai giardini Indro Montanelli, quelli più noti come “giardini Venezia”, apriamo la stagione 2021 – 2022. Stagione di forza, passione, ricerca; stagione di salute ed efficacia totale.

Come a dire “Vai nel mondo e disegna la tua storia perché sei tu, siamo noi, il nostro futuro”.

Attorno, giovanotti a torso nudo sfoggiano muscoli e pratiche ginniche rozze e goffe. Sudano e si mostrano.

Ogni pratica, ogni modo di praticare è uno stato emotivo, uno stato mentale: quello tronfio, quello appariscente è tutto angoli e spigoli, irritabilità e presunzione, forse solitudine dentro, quella dolorosa che a volte, o spesso, è quella ignorante: un restringimento ed una stagnazione della visione del mondo; quello flessibile e sotterraneo porta sensazioni di rotondità, porta dubbi e curiosità, porta ad affacciarsi sempre sulle diverse porte del mondo.

Sono micro movimenti che srotolano in onde e spirali; sono respiri di serpente e fiumi di liquido alcoolico; sono echi di primitivo, di selvaggio.

Lo sterno che si muove, il bacino che ospita, i femori che affondano, il torso che soffia, Roku Undo, Push Hands, Shili, Forma di Sintesi come fa un Ribelle…

Se esistesse una ed una sola verità, ma anche quando ne esistano mille e diecimila di verità, forse il nemico più ostico non sarebbero le menzogne ma le convinzioni. Quelle radicate nel fango delle certificazioni, della pretesa di autenticità perché “certificata”; quelle intrappolate nei sassi del compiacersi di quel che si sa, del farsi bastare quel che si sa; quelle immiserite dal mischiarsi e sovrapporsi di tecniche e gesti senza alcun principio comune, condiviso.

Elogio del dubbio, del cercare, dell’errare: “Certo dubitare è faticoso, implica conoscere l’unica verità possibile, ossia che questa è soggettiva, momentanea, legata ai soli sensi che nel corso dell’evoluzione umana siamo riusciti a sviluppare, quindi implica sapere che la verità è solo una verità, una verità tra le tante e una verità tra le tante non può essere “la” Verità. D’altronde nella propria crescita personale nulla è mai stato gratuito, se non la staticità e l’ignorare che la ostacolano” (M. De Maglie).

Elogio dello Spirito Ribelle; del corpo che si è di contro a chi crede che il corpo, un corpo, si ha.

E’ il primo Martedì di pratica della nuova stagione. Ne seguiranno altri due, in questo Settembre, poi arriverà l’autunno di Ottobre e lasceremo questi giardini per altri.

Vieni anche tu?

 

 





 

 

 

giovedì 9 settembre 2021

Spara o muori

Esplosioni, sorde, rapide, una dopo l’altra.  L’odore della polvere da sparo è acre.

Io quando mi impunto, mi impegno, faccio bene e le cose funzionano, e qualcuno lo percepisce. Ma qui affondo in una difficoltà enorme, dilagante.

Le mani avvolgono il calcio della 9 mm. La rosa di fuoco ogni volta nasce come un fiore sbocciato rapidamente, forse troppo rapidamente.

Cosa farei ora, se non avessi davanti a me la corta canna nera?

Cosa mi attrae, sparando sul bersaglio nemmeno troppo lontano, mentre qualcosa mi respinge?

Mi si strizza il ventre, davvero, non riesco a rilassarmi.

Cosa succede in questa mia mente?

Dove sto viaggiando dentro a questo mistero di piombo e acciaio?

Non so se definirmi confuso, non so cosa mi stia attraversando e nemmeno se, poi, starò bene.

Accanto a me, altri tiratori ridono, scherzano, si sfidano a chi spara più rapido.

Non so se mai riuscirò, come loro, a divertirmi.

Però ho capito dove sta il mio malessere, dove mi divora il disagio amaro. E’ che sparo come taglio di katana, come taglio nel Tameshigiri.

Lì la lama sottile, affilata, affonda nelle stuoie, nel bambù, simulando di tagliare una vita, di togliere dal mondo una vita.

Qui, ogni sparo, ogni proiettile che esce, simula un corpo ucciso, una vita tolta.

Il cuore corre veloce. Schizzi di buio si sovrappongono a promesse di morte imminente, di morte ora decisa.

Come posso essere coraggioso?

Mi scopro a sorridere, naso e bocca tesi al bersaglio, poi le orecchie, molto prima degli occhi, del guardare dritto davanti a me il bersaglio segnato.

Posso amare avendo paura di cadere?

Non lo so. Intanto sparo, uno dopo l’altro, pausa dopo pausa, i miei cento proiettili.

Poi, pistola e cuffie riposte, esco dal poligono, la maglietta che odora di polvere.

Il sole, i giardini, le panche su cui sedermi.

Arduo, a volte cattivo, il cammino del Guerriero, il cammino del Ribelle.

Ma tremendamente affascinante e tremendamente vero.

 

“Ogni volta che accade qualcosa di reale, ciò mi commuove profondamente"

(F. Perls)

 

 

 

 

 

domenica 29 agosto 2021

Pensieri d’Agosto

Panchina a Bassano d.G.
Accumula beni, cose, possiedi, poi, passo dopo passo, ti troverai ad essere posseduto dalle tue stesse proprietà.

Un po' come cercare fama e notorietà, quella che ti danno gli altri, quella che chiedi agli altri; quella che ti fa inondare di tue piccole insulse certezze il mondo dei social alla ricerca del consenso prima e dell’ammirazione poi. Eppure è il senso di fiducia in se stessi, nelle proprie capacità, unito all’umiltà di mettersi sempre in discussione, ovvero prima “la trave” nel proprio occhio, poi “la pagliuzza” in quello dell’altro, l’elemento fondante. Questo perché non è la fama, ma ciò per cui la si merita, ad essere il valore, quello vero; perché è l’autostima fondata su un merito interiore ad evolversi in vitalità ed autodeterminazione personale che niente e nessuno potrà mai sottrarci: è nostro potere, mentre la fama, la notorietà, non sono mai un nostro potere, mai un autentico essere potenti.

In Villa Vescovi sui colli Euganei
Poi, mi sovviene la scala di Maslow (1) e con essa le critiche che le furono rivolte: “Il modello di Maslow è infatti fortemente centrato sul meccanismo di autodeterminazione dell’individuo, facendo risalire le spinte motivazionali esclusivamente a fattori interni, ignorando l’interazione tra l’individuo e l'ambiente esterno”, dunque l’importanza che riveste il riconoscimento sociale, altrui, e… inizio a dubitare.

 

Fare le cose prima senza dirtelo è peggio che mentire” (Bordertown stg.1 ep. 8).

 

In Villa Vescovi sui colli Euganei
Penso agli amici che restano accanto anche quando ti comporti da merda, a quant’è forte l’amore quando resiste e resta.

Sorta di grande scelta di spezzoni di vite passate tra cui rovistare alla ricerca di quella che non ti stia stretta.

E come è stupido desiderare un amore sognato nel tempo, quando l’amore già ti sta accanto.

 

<<“Imperdonabile” – disse Philip, “tiene la responsabilità al di fuori del sé, mente “non perdonato” pone la responsabilità sul proprio rifiuto di perdonare>> (La cura Schopenhauer, di I. Yalom). Grande saggezza taoista nel “Suono degli organi”, nella pratica del “Suono degli organi”, ogni giorno; ogni giorno, con la pratica, il mantra taoista “Perdona, dimentica, lascia andare”. Emozionante il cammino con Angela dentro l’Healing Tao del Maestro Mantak Chia, tre anni intensi e ancora molto da imparare.

 

In Villa Vescovi sui colli Euganei
Difficile ma incredibilmente potente riuscire a non preoccuparci di come le cose accadono, quanto, come fanciulli, a stupirci sempre, ogni giorno, per il fatto che le cose accadono, le cose avvengono.

 

Scorrono lacrime nelle carezze, sorrisi nei volti incupiti. Non sempre evidenti all’occhio che guarda, sempre evidenti all’occhio che vede, al cuore che vede.

 

Quando nel pomeriggio le frasi del silenzio si fanno più lunghe delle ombre uscite dal sole, viene l’idea della vita profonda. Ed io ricordo un tempo così lontano che non sembra mai esserci stato. Ma basta un suo sorridere, una parola, anche un rimbrotto, perché mi senta felice, con lei, con loro, accanto.  

 

Osteria in Bolla loc. San Luca
Dato che la vita è una condizione temporanea con una soluzione perenne, proviamo a stare bene, per quanto possibile bene, nel “qui ed ora”. Anche di fronte all’età che avanza.

 

Le parole belle danno allegria e tanta energia. Tutti, grandi e piccini, abbiamo bisogno di parole che ci fanno stare bene”. (E. Dalla Battista e F. Lusci, in La chiave di Sophia n.14 Febbraio – Maggio 2021)

 

Pic nic altopiani di Asiago
Certo, “sono solo canzonette”, cantava Edoardo Bennato. Dunque lasciamo pure andare i “vecchi”, come Baudelaire, Prevert, Tagore, Goethe, Campana… e pure i “contemporanei”, come Alda Merini, Andrew Faber, Basir Ahang, Ginevra Dellanotte, Kay Rayan … che questi sono “solo” poeti.

Spostiamoci, allora, nel reparto “canzonette”. Ma se hai letto i testi di Bob Dylan, Lou Reed, Jacques Brel, Ed Sheeran, va beh, sono “stranieri”. Allora, se hai letto i testi di Fabrizio De André, Francesco Guccini, Gianni Siviero, Franco Battiato, Mogol per Lucio Battisti, come kazzo fai ad apprezzare e canticchiare “Quello che hai messo nel rossetto mi fa effetto – Mi hai fatto un altro dispetto, lo fai spesso”, “Canzoni nella testa – Arietta bella fresca”? Come fai ad apprezzare la “penna” in musica di Achille Lauro, Fedez, Rovazzi e con loro i testi che cantano i vari Mengoni, Amoroso, Sangiovanni?

Pic nic altopiani di Asiago
L’ignoranza che dilaga sì, ma quella tosta, quella di chi non è che ignora, che non conosce, ma quella di chi pur conoscendo non sa apprezzare, nemmeno capire. Gioventù, ma anche adulti, di grande povertà, povertà dentro.

 

Potrei anche scordare il suo nome, ma questo non mi impedisce di stare con lei, giorno dopo giorno. Potrei anche chiudere gli occhi, ma questo non mi impedisce di vivere questo amore, giorno dopo giorno. Anche quando il sentiero si fa irto, difficile, cammino con lei incontro all’azzurro del cielo.

 

Cervia, le saline
Il disastro in Afghanistan. Quante teorizzazioni, quante parole spese sulla democrazia ed i diritti civili. Ancora non ho letto nulla sull’evidenza di una società, di uno stato, in cui, piaccia o meno, le leggi si fondano sulla religione, sono diretta emanazione della religione. E dunque, se i nostri “sapienti” d’occidente non partono da questo semplice assunto, ogni loro teorizzazione, ogni loro dissertazione, è il nulla assoluto, è vuota e sterile carta straccia; se costoro non fanno i conti con la religione, i loro conti saranno sempre fasulli. Ma è dura, laici o cattolici che si professino, investire la religione altrui senza dover guardare dentro la religione in casa propria: Incompetenti o ignavi? O… entrambi…

 

Pedalando in bicicletta, sole e stradine, alla ricerca di quel panificio che sforna bignè al cioccolato enormi e gustosissimi. Ruote che si muovono lente, sciorinate una dopo l’altra, come se questo cammino nessuno lo percorresse, solo il tempo e le risate.

Cervia, le saline
E’ una mattinata breve, io in coda dietro a loro due, seguo un sentimento che scalda e rafforza l’animo.

Poi, il gusto intenso del cioccolato.

 

Gli ultimi giorni d'agosto sono segnati da due lutti.

Un musicista sconosciuto alle masse, alle sceme comparse dei like su fb, dei concorsi canori, dei dischi di platino arraffati con i passaggi di musica in rete.

Cervia, le saline
Un musicista conosciuto ed apprezzato da chi si delizia di versi emozionanti, di testi schierati, immersi in musica fresca e pimpante.

Buon viaggio Alessandro Danelli.

Un filosofo dal sapere ricercato e antagonista, un esponente del destrutturalismo, uno che del corpo e della corporeità ha fatto " bandiera" per sgambettare il sapere conformista, uno che ha ispirato alcune mie considerazioni sul corpo che siamo, non che abbiamo.

Buon viaggio Jean Luc Nancy.

 

 

1. La piramide dei bisogni di Maslow https://www.risorseumanehr.com/blog-hr/la-piramide-dei-bisogni-di-maslow












Sul "ponte vecchio"



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

sabato 31 luglio 2021

Il labirinto delle illusioni

 Da poco a Milano, ultimo di una “catena” con esposizioni in diverse città europee, ecco il

Museo delle Illusioni

https://milan.museodelleillusioni.it/

Dal sito del Museo
spazio adatto per esperienze stralunate e divertenti nel mondo delle illusioni, a scoprire che le nostre convinzioni sul mondo che percepiamo spesso non sono altro che un inganno.

Rotazioni impossibili, giocare a carte con altri cinque me, alterazioni del senso dello spazio, la testa che rimane mentre il corpo scompare, prospettive e profondità che si alterano e si confondono.

Scenari impossibili che stravolgono i vincoli della mente: magie che scaturiscono da manipolazioni dei nostri schemi mentali e percettivi.

Un’ora circa a perdermi, ritrovarmi e di nuovo perdermi tra visualizzazioni del tutto impossibili di situazioni e figure che appaiono ovvie, scontate. Fino a farmi riflettere sulla possibilità di interpretazioni molteplici di quel che normalmente viene considerato dotato di un significato univoco.

Ecco, forse quel che manca dentro una simile divertente esperienza è la possibilità di una riflessione.

Un breve documentario in una apposita saletta o anche solo qualche pannello esplicativo potrebbero consentire, accanto al divertimento, una riflessione sui diversi significati sottesi a questo caleidoscopio di illusioni, trucchi, stratagemmi.

Dai, andiamo oltre il divertimento e pensiamo a come siamo convinti di usare logica e cervello in modo razionale, rendendo così arduo costruire nuove ipotesi.  Come a dire che se restiamo all’interno del nostro abituale quadro di riferimento non saremo mai capaci di trovare una soluzione innovativa, perché gli elementi del problema, del quesito, li definiamo in base al quadro generale e assumono solo i significati da esso determinati.

Le illusioni estranianti che il museo offre, sorprendente sequela di stratagemmi, trucchi, specchi, uso della prospettiva, depistaggi, inganni, astuzie mi inducono a cercare, in ogni ambito del mio vivere quotidiano, la capacità di affrontare accadimenti e problemi in modo diverso da come sono, il che richiede il pensare, il riflettere e l’agire, in modo completamente diverso dall’abituale.

Dal sito del Museo
Come a dire che chi ha costruito questa apparenza dell’impossibile ha necessariamente dovuto guardare ed affrontare le diverse situazioni con gli occhi dello spettatore e scoprire, inventare, come questi potrebbe essere ingannato in modo efficace.

Siamo consapevoli di quante volte, al lavoro, nei messaggi pubblicitari, in politica, nelle relazioni sentimentali ecc. subiamo questi inganni?

Siamo consapevoli di come queste arti dell’inganno possano però essere anche nostre alleate nell’affrontare il nostro quotidiano facendo (onestamente? sinceramente?) i conti con la nostra personale etica e morale?

Siamo consapevoli che non solo la verità della nostra mente è l’ingannabilità , ma anche che abbiamo sempre altri modi per pensare ed affrontare un problema?

Ah, mi permetto un consiglio: non andateci da soli, come purtroppo ho fatto io non avendo trovato chi aveva piacere a condividere quest’esperienza. Per godersela appieno, meglio andarci con qualcuno.

Toh, anche questo, a partire da una semplice visita a un museo, è motivo di riflessione non da poco!!

“Tutti sanno che una cosa è impossibile da realizzare,

finché arriva uno sprovveduto che non lo sa e la inventa” (A. Einstein)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

domenica 25 luglio 2021

L’assassino di notti

La solitudine, ha una sua solitudine lo spazio e in esso la danza di ogni corpo che fluttua, ogni respiro che evapora. Ma tutte queste sono folla confusa se guardo dentro di me, nel buco più profondo ed oscuro che divora emozioni e sentimenti.

In una società di superlativi estremi, di spasmo verso il grande, il visibile, di ostentazione e sfacciataggine, di adamantine certezze sparate ad minchiam su tutto, sfugge il piccolo, infastidisce il piccolo, fa persino paura il piccolo.

Quel piccolo pensiero che si nutre di dubbi, che cerca ed ascolta tentando di farsi un’opinione propria, forse fragile ma costruita sull’apertura; sulla lettura, con i pieni, dei vuoti; sul terreno di caccia del predatore attento a rispettare l’equilibrio ambientale, lupo affamato ma mai stupidamente assassino e sterminatore.

Quel piccolo pensiero che si forma attraverso una serie di prove fisiche, fisicoemotive, capaci di apporre qualità archetipe (1) smascherando la pretestuosa indifferenza verso il piccolo, il dubbioso, verso chi coltivi l’arte della domanda.

Sciocchi talebani del pensiero unico. Incapaci di comprendere ed apprezzare l’intelligenza della tenerezza e della flessibilità. O addirittura spaventati, nella loro crassa protervia, dal pensiero piccolo che si fa forte del suo stesso essere minuscolo, forte del suo essere duttile, persino imprevedibile.

Gli specchi non sono in grado di offrire tutta la verità, dunque mentono, poco o tanto, mentono. Nascondono, occultano.

Come piace, come rassicura questo. Come si sentono forti, sicuri, che loro sono fatti così e non cambiano.

Ma, ad aspettarli al varco, poi cambiano invece, (o si rivelano!?)! E il loro cambiamento cala certezze ancor più grossolane, ottuse, costruite sul sentito dire, forti di convinzioni costruite sulle sabbie mobili di un’informazione superficiale e sempre uguale (quella che ripete e con ciò rafforza le loro convinzioni), e… da quando non leggono un libro (2), un libro per intero? No, piuttosto spippolano e si informano compulsivamente su fb o su instagram!!

Se il secolo scorso era il secolo del complesso di Edipo, ormai siamo entrati nel territorio di Narciso, del narcisismo (3): Colui (o colei) che nega il coinvolgimento nei sentimenti condannandosi a rapporti manipolatori e inautentici, bisognoso di essere riconosciuto e apprezzato.  

Il pensiero piccolo, quello acuto e fragile, quello flessibile che non si lascia incastrare nel comodo sistema binario “o questo o quello”, ma danza lieve tra “e ed e”, quello che, con un sorriso ed una domanda, sguscia dentro i sordidi muri del politicamente corretto, delle convinzioni da bar o salotto del parrucchiere: Non è che sono gli omosessuali a non saper riconoscere il diverso, per questo si buttano su partner dello stesso sesso? Non è che la maldestra scusa imperante è l’abbattimento dei confini, dei muri, così tutto, ma proprio tutto, diventa permesso? Non è che quel che conta sono i diritti individuali, tutti nessuno escluso, e a culo i doveri personali e i diritti sociali? Non è che siamo dentro uno stato totalitario (4) che emana leggi presupponendo già la colpevolezza e agendo dunque attraverso la minaccia di sanzioni penali e allora sì che si spiegano le aberrazioni della riforma della giustizia o della legge Zan? Non è che questa disordinata rincorsa alla Smart City copia pedissequamente lo stile di vita del nord Europa ma non considera affatto la peculiarità della cultura, che è costumi e pure architettura e ingegneria civile stradale, che è nostra, propria della civiltà mediterranea, sorta di diabolico progetto biopolitico, sostenuto da privati, che viene presentato come un destino ineluttabile, persino come meraviglioso destino, per quelle città che non vogliano sparire dal mercato e dunque DEVONO attirare investitori?  Non è che il vecchio Adorno (5) aveva ragione quando sosteneva che “I movimenti fascisti sono le piaghe di una democrazia non ancora pienamente all’altezza del proprio concetto” e dunque chi voglia realmente battere il fascismo deve sporcarsi le mani con questa disastrata presunta democrazia e con lo stato capitalista in cui essa espande i suoi effluvi corrotti? Non è che sul lavoro, che renda liberi o meno, c’è chi ci prende per i fondelli scordandosi l’art. 4 della Costituzione: "Il lavoro è un diritto del cittadino. Lo stato deve offrire la possibilità a ogni persona di trovare un’occupazione che contribuisca al progresso sociale; è quindi anche un dovere in quanto ognuno deve esercitarlo secondo la sua competenza."?

Sì, c’è un buco, una voragine dentro, che mi divora ma, al contempo, mi spinge, io Spirito Ribelle, verso domande, dubbi, pratiche corporee e di combattimento, paradossali, diverse, curiose ed avventurose. Per un pensiero piccolo dentro Poteri Potenti.

Meglio questa incertezza, questo essere minoranza, che la massa prepotente delle amebe, del pensiero unico, dei tuttologi, dei servi presuntuosi che si pretendono re e regine.

A volte, questo mi pesa, quando tutto intorno a me va forte in un senso opposto, quando sono davvero solo. Eppure io so che la dismissione di abiti mentali logori, il rifiuto della livrea del servo, richiede passione, entusiasmo e tanta, tanta grinta.

Sì, noi siamo ciò che mangiamo, di cibo che è anche cultura, informazione, pratiche corporee, relazioni affettive ecc. Ma siamo anche ciò che ci divora …

 

1. “Jung intende per archetipo una struttura, una configurazione della psiche, che può in modo del tutto autonomo e orientativo dare forma a contenuti del pensiero, emozioni e comportamenti finalizzati negli esseri umani” (http://www.psychiatryonline.it/node/8336)

“Per Carl Jung gli archetipi rappresentavano forme arcaiche di conoscenza umana tramandata dai nostri antenati. Queste immagini e proiezioni universali fanno parte dell’inconscio collettivo: è proprio sulla base di questi archetipi che, per Jung, ereditiamo determinati modelli istintivi di comportamento” (https://coachlucabertuccini.it/teoria-archetipi-jung/)

 

2. “Nel 2019 rimane stabile rispetto all’anno precedente il numero di lettori di libri: sono il 40,0% delle persone di 6 anni e più (il 77,2% dei lettori legge solo libri cartacei, il 7,9% solo ebook o libri online). A partire dall’anno 2000, quando la quota di lettori era al 38,6%, l’andamento è stato crescente fino a toccare il massimo nel 2010 con il 46,8% per poi diminuire di nuovo fino a tornare, nel 2016, al livello del 2001 (40,6%), stabile fino al 2019. La quota più alta di lettori continua a essere quella dei giovani: 54,1% nel 2019 tra i 15 e i 17 anni, e 56,6% tra gli 11 e i 14 anni”. (https://www.illibraio.it/news/editoria/lettori-libri-italia-rapporto-istat-1395728/)

 

3. “Per chi soffre di disturbi narcisistici il naturale desiderio di autonomia e la tensione ad andare diventano compulsivi e assumono la forma di una vera e propria “angoscia di perdita dell’autonomia” (Dreitzel,1989). Ciò avviene quando l’esperienza con l’altro è stata poco vitalizzante e ha favorito la repressione della creativa tensione a fare. Dipende molto dal padre fornire un adeguato modello sul come fare. Non è sufficiente il solo messaggio sociale “fai” se non è congruente con il messaggio psicologico e se è privo di un contenuto protettivo sul “come fare”, basato su dati realistici piuttosto che su insegnamenti formali. Il messaggio resta una controingiunzione, inefficace o addirittura deleterio, se non contiene un permesso a livello più profondo”. (https://www.igatweb.it/wp-content/uploads/2019/12/26-Appunti-sul-narcisismo.-una-visione-integrata-tra-Gestalt-e-Analisi-Trnsazionale.-1993.pdf)

 

4https://www.lintellettualedissidente.it/controcultura/societa/legge-cartabia-zan/

 

5. Theodor Wiesengrund Adorno, filosofo, sociologo e musicologo, (1903 – 1969), di ispirazione marxista, sviluppò una critica radicale alla società e al capitalismo avanzato.

 

 

Antonio Machado





mercoledì 21 luglio 2021

giardini Candia ultimo atto della stagione

 L'esperto è colui che 

pur avendo fatto tutti i possibili errori 

 non si perita di farne altri.

(T. Santambrogio)








venerdì 16 luglio 2021

Contro ogni pandemia

Immagina, che immaginare, come modella il mondo attorno a te con le immagini, così penetra e riempie la tua psiche, il tuo carosello di emozioni, i cui dati fondanti sono i prodotti dell’immaginare: le immagini, appunto.

Come l'essenza della terapia della Gestalt è mantenere la nostra consapevolezza mentre lavoriamo con il cliente, allo stesso modo, l'essenza della pratica marziale, energetica e di combattimento, per immagini è proporre all’allievo come prendere coscienza e affrontare le continue interazioni reciproche, dentro e fuori di sé creando un clima accogliente.

Pigro, quasi indolente, volto al Wu Wei (1) che è non eccedere, “non tirare troppo la corda”, che è il potente felino addentrarsi calmo nella giungla, il sinuoso serpente scivolare lento tra le rocce, l’agile falco imboccare ogni corrente d’aria per solcare il cielo, ognuno a proprio agio nel suo ambiente.

Pigro, quasi indolente, come uno spicchio di luna inspiegabilmente sospeso nella notte stellata, tra piccoli piaceri della tavola e parole in disuso, a danzare di corpo e respiro tra cose e volti che gli occhi guardano con distacco o appassionatamente.


Come uno specchio l’allievo, il praticante, viene sollecitato ad essere curioso e a riflettere con cura la percezione delle emozioni e degli eventi, dei “giochi” che gli propongo. Tocca a lui validare, almeno temporaneamente, i suggerimenti e le informazioni ricevute, accettare che possano avere un senso: non significa che è d'accordo e tanto meno che riflettono la sua esperienza soggettiva. Riconosce semplicemente il fatto che in ogni comunicazione (insegnamento? NO, suggerimento, invito al curiosare, all’esplorare, avvio di una facilitazione possibile) c'è un modo soggettivo di "vedere" e “sentire” che è la "verità" per ogni persona. Verità apparente tutta da verificare, poi, nel contatto col mondo altro, relazioni ed incontri più o meno conflittuali, che siano forme a solo a confrontarsi con lo spazio, giochi di coppia semiliberi, fino al combattimento vero e proprio: metafore e metonimie dei confronti, delle relazioni nella vita quotidiana, come genitori, amanti, lavoratori, clienti studenti, ecc.  Poi, così praticando e confrontandosi, sorge il processo empatico, sorta di riflessione emotiva, immaginazione evocativa, confronto fisicoemotivo con le emozioni, emos – azioni (2), che gli invio. Questo permette ad entrambi, io Sensei (“nato prima”, facilitatore) e lui studente, praticante, di valicare la separazione e di vivere un autentico incontro “qui ed ora”.

Ci immergiamo in una confusione che è frutto di un incontro / scontro; un vitale compromettersi, un vento di traverso (giakufu) mentre incontrando mani e corpi e respiri ognuno dei due sentenzia una saggezza incerta, sempre in mutamento.

Polverose e dissestate sono le strade che tutti gli altri battono fino alla noia, sorta di bambini che chiedono, sera dopo sera, sempre la medesima storia raccontata sempre nei medesimi particolari: Bisogno di qualcosa che duri per sempre? Bisogno di rassicurante protezione?

Eccitazioni peripatiche sono le scazzottate furibonde, il sudore profuso generosamente nell’anestesia dei sensi, devastate e deformate da un malessere generale a cui manca il coraggio di guardarsi dentro e metterci le mani.

Di qua ci siamo noi, pochi, ribelli nella specie. Di là c’è il mondo che grida di venir fuori ed adeguarci.

Allora… veniteci a trovare, venite con le vostre idee e le vostre certezze, venite che da tempo ho smesso di provare a trattenere ogni istante, da tempo ho lasciato andare ogni orgoglio che odori di verità assoluta e permanente. Venite dentro Poteri Potenti.

Post illustrato con foto di murales sulle rive del Brenta.


1. “il principio di non-azione suggerisce che il miglior modo di affrontare una situazione sia quello di non forzare alcuna soluzione, bensì di lasciare che le cose accadano naturalmente, accettando il fatto di essere piccole entità connesse a tutto il resto e sincronizzando le nostre azioni con il naturale fluire degli eventi” (https://cinainitalia.com/2019/09/23/il-wuwei-larte-taoista-del-lasciar-andare/)

 

2. “(…) il tono muscolare, che rappresenta il prender corpo delle emos – azioni, cioè dei moti d’animo propulsori di qualunque movimento, compreso quello di contrattura frenante o difensiva”. (S- Guerra Lisi & G. Stefani)