lunedì 18 ottobre 2021

Van Damme, anche i “muscolati” si ricredono

 “Impara ad allenarti dentro, per ascoltare il suono del corpo dentro
 e non il rumore che fai fuori” 

E se lo dice Jean Claude Van Damme, già atleta di successo e poi stella del cinema marziale e d’azione, chissà che i milioni di epigoni che sudano e si strapazzano su macchine e pesi, una piccola riflessione non siano indotti a farla. 
Lui, un esempio per il fisico e per le prestazioni atletiche. 
Certo, a vederlo esercitarsi in questa nuova veste e per quanto consentano dei video, credo che Moshe Feldenkrais, Bonnie Bainbridge Cohen, Roger Garaudy ecc. gli siano ancora ignoti, come forse ignoti gli sono Danza Sensibile, Anatomia Esperienziale, Body Mind Centering ecc. ma tanti complimenti per la capacità di evolversi, lui che è un “grande”, uno “arrivato”.

 A me, pure che “grande” non sono, piuttosto sono uno sconosciuto,
  • la soddisfazione di praticare “dentro” ormai da un ventennio, con sempre nuovi e approfonditi miglioramenti, nuove ed avvincenti scoperte di ogni “suono del corpo dentro”, 
  • il piacere di condividere questo intenso percorso di corpo e movimento con chi ha il coraggio di stare in minoranza, di farlo con uno sconosciuto e di affrontare con questo sconosciuto il misterioso viaggio nel corpo.


giovedì 14 ottobre 2021

Spunti di gioia

Push Hands
Il sole che cala sui giardini di una Milano autunnale. Bambini che schiamazzano, mamme a chiacchiere.

Tre Ribelli”, in un angolo, a scorrere le trame intense di una pratica corporea, di una pratica marziale.

A volte mi capita di essere insofferente alla presenza di altre persone, persone che mi sottraggono alla mia solitudine senza offrirmi un’autentica compagnia, una compagnia fatta di emozioni condivise, di colori dell’animo sparsi sulla tavolozza del vivere.

Non è questo il caso: tra “Ribelli”, le coincidenze come le differenze danzano giochi mai banali, sempre carichi di un’umanità vera, curiosa, coraggiosa.

Onda per colpire vs onda a ricevere
Gli incontri del Martedì, in questo corso all’aperto, sono un appuntamento centrale nel mio orizzonte quotidiano, come se il tempo faticasse a reggere il ritmo dell’attesa, l’attesa del Martedì successivo.

Sarà il piacere di condividere l’arena faticosa e persino dura di Iron Shirt, la “Camicia di ferro”, le movenze suadenti delle “Spire del drago”, il succedersi fluido di onde e spirali; sarà lo scoprire l’integrità funzionale e neurologica delle catene miofasciali, senza alcun sovraccarico o intoppo nello scorrere dei gesti; sarà l’incontrarsi e scontrarsi di Tui Shou “Mani che premono”, il fioccare dei colpi a bersaglio, l’assorbire felino di Mukae – te.

Capita mai di scordarsi una cosa non in quanto poco importante ma piuttosto in quanto tanto, forse troppo, importante?

Questo mio, questo nostro praticare, così assiduo e gioito in ogni momento, è un antidoto al mordere feroce del tempo? O, piuttosto, è un modo sveglio, adulto, di viaggiare dentro il tempo, di viaggiare dentro di sé?

Pa Kwa, vortice n°1
Essere consapevoli… essere corpo … e attraverso questo, scoprire le forze primitive, le pulsioni, il vero cuore di vitalità ed erotismo, di quella spontanea direzione di potenza che accompagna ogni adulto autonomo, autodiretto, ogni adulto guerriero.

Questo è praticare Arti Marziali, praticare di corpo e movimento, Movimento Intuitivo. Questo è.

 

G. Prezzolini


Noi, gli unici a tenere la guardia anche quando calciamo





 

 

 

 

 

lunedì 11 ottobre 2021

Musica Nuda

Sfilano davanti agli occhi e nel cuore, sfilano i concerti, nemmeno tanti, a cui ho partecipato.

Di molti, il ricordo è, almeno a tratti, ancora vivo.

Lo spazio che mi pareva immenso e laggiù, in fondo, i Beatles, ed era il 1965. L’eccitazione adolescenziale a ridosso del palco dove gli Who, tra urla e schiamazzi, fracassavano la chitarra. Lo scorrere dei cantanti, dei gruppi, ancora poco conosciuti: Vasso Ovale, Equipe 84, New Dada, i Corvi, Dino … ai concerti del Ciao Amici Club. Il piacere colto di Giorgio Gaber e la musica calda di Pino Daniele. L’occasione del servizio d’ordine per accostarmi alla musica torbida di Lou Reed. L’animalità eccitante di Skin, la chitarra dai suoni struggenti di Gary Moore.

Questa sera, Monica con me, tocca a Petra Magoni, al suo progetto “Musica Nuda”, insieme al contrabbassista Ferruccio Spinetti.

La voce è calda, a tratti potente, sensuale. Petra è voce, è musica: colto animale da palcoscenico.

Petra si muove abilmente, affascinante, cavalcando ogni genere, ogni autore: da Monteverdi a De André, da Dalla a Puccini, da Mozart ai Rolling Stones.

Il pubblico in sala è estasiato, a volte turbato da una sonorità dirompente, che ti prende e ti travolge.

Un concerto da ascoltare, da vedere e, come mio solito fare, accettare con il corpo tutto, passando dalla respirazione ventrale a quella toracica, dalla centratura corporea all’abbandono dilatato, dalla tridimensionalità di sé corpo a cercarne tracce nei suoni, nei vocalizzi disperati, lunghi e brevi, che Petra dona al pubblico.

Momento memorabile, intenso e bellissimo, nel foyer del Teatro Parenti.