sabato 3 ottobre 2026

Rotondo, Lineare e... Ribelle


Metti un cerchio. Un anello. Un oggetto rotondo che, di per sé, non ha alcuna fretta di spiegarti cosa vuole essere.

Poi considera la linea centrale, quella tua e quella dell’opponente, quella che ogni marzialista difende come fosse un segreto di famiglia e intende attaccare senza tregua.

E già qui la faccenda si fa curiosa, perché rotondo e linea non sono esattamente i migliori amici.

Anzi, sembrano due concetti che, messi vicini, si guardano circospetti come due sconosciuti in ascensore.

Eppure, qui allo Spirito Ribelle, abbiamo deciso di presentarli.

Non con delicatezza, sia chiaro. Li abbiamo fatti incontrare, scontrare, sudare, discutere, a volte strattonarsi, collaborare.

Perché quando l’immaginazione e la sperimentazione si mettono di traverso, anche le coppie improbabili trovano una parentela.

Così abbiamo liberato dalla naftalina un antico strumento del Wing Chun, l’anello di bambù (che in Italia, pure nelle Scuole di Wing Chun / Wing Tsun pare essere più dimenticato delle chiavi di casa!!).

Lo abbiamo fatto danzare con la gestualità rotonda del Tai Chi Chuan e lo abbiamo fatto ringhiare insieme all’esplosività istintuale del Kenpo Taikiken.

Il risultato?

Un modo originale, fecondo e sorprendentemente efficace, di formarsi alla gestualità marziale tra intelligenza motoria e letalità combattente, tra fluidità e impatto, tra rotondo e linea che finalmente smettono di ignorarsi.

Abbiamo preso un oggetto rotondo e una concezione lineare, li abbiamo estraniati dalle loro abitudini, li abbiamo messi in crisi, li abbiamo costretti a reinventarsi.

E loro, come tutte le coppie che funzionano davvero, hanno iniziato a costruire una storia. Una storia concreta, sperimentale, combattiva. Una storia che cresce incontro dopo incontro, senza mai ripetersi.

Perché sì, rotondo e linea possono costruire una miscela esplosiva.

E qui, allo Spirito Ribelle, abbiamo acceso la miccia.



“La parola singola ‘agisce’ solo quando ne incontra una seconda che la provoca, la costringe a uscire dai binari dell’abitudine, a scoprirsi nuove capacità di significare. Non c’è vita, dove non c’è lotta” (G. Rodari in ‘Grammatica della fantasia’).



venerdì 2 ottobre 2026

Il mio Pensiero di Ottobre

 


C’è un momento del giorno in cui la luce non sa se restare a farmi compagni o scomparire.

In quel fragile varco si inserisce il passo di chi ascolta, di me che pratico Spirito Ribelle.

Tutto intorno a me diviene un’eco che risuona soffuso.

Ogni mio respiro, ogni mio gesto vibra appena, sollecitando piano miti e leggende antichi.

Ed io inanello movenze leggere e chiusure forti, tocchi lievi ed evitamenti rapidi, portando in superficie qualcosa che odora di arcaico.

Un praticare che comprende l’essere fatto di passaggi, di attese, di ricordi sepolti nel passato che rinascono nella veste obbligata del terzo millennio.

“a chi crede nella necessità che l’immaginazione abbia il suo posto nell’educazione”, scriveva Gianni Rodari. Io ci credo ed offro questo mio sogno - guida a chiunque, con me, pratichi Spirito Ribelle.


lunedì 28 settembre 2026

Andragogia / Pedagogia delle Arti Marziali alle radici dell’evoluzionismo

 


Facendo seguito al precedente post “Spirito Ribelle – breve manifesto marziale dell’Evoluzione Vivente”, provo ora ad addentrarmi in un possibile e probabile collegamento tra gli studi sull’evoluzionismo e la nostra pratica marziale.

1. Il corpo come archivio evolutivo

La psicologia evoluzionistica ci rammenta che ogni comportamento umano origina da un corpo che ha attraversato millenni di selezione. Allo Spirito Ribelle questo non è un concetto, è prima di tutto una postura/attura, nella dizione di Moshe Feldenkrais.

Il praticante impara a leggere nel proprio gesto le tracce del cervello del Pleistocene (il cosiddetto “cervello antico”): L’istinto del difendersi; l’attenzione ai segnali di minaccia; la capacità di orientarsi nel territorio; la gestione dell’energia e dello sforzo.

La pratica non intende correggere questi modelli, li rende consapevoli, dallo sfondo li porta in primo piano, li trasforma in strumenti di presenza. Il corpo diventa una sorta di manoscritto evolutivo che il praticante impara a leggere e comprendere (più che conoscere, comprendere che è tenere insieme).



2. Il conflitto come ambiente adattativo

Per gli studiosi dell’evoluzionismo, il conflitto non è un incidente e tanto meno un male, è invece un contesto evolutivo. Allo Spirito Ribelle, il conflitto è una soglia andragogica/pedagogica.

Il confronto marziale non è mai un duello identitario (“io contro te”), ma un laboratorio dove si affacciano bias evolutivi, strategie di sopravvivenza, risposte emotive ancestrali, modelli di cooperazione e competizione.

Il praticante impara a riconoscere il proprio “stile evolutivo” nel modo in cui entra nel conflitto, optando per attacco, evitamento, rigidità, negoziazione, ecc. E da lì, a trasformarlo.

Il conflitto diventa un campo di formazione al saper stare nel conflitto della coscienza, non della vittoria.



3. La mente come sistema di modelli adattivi

La psicologia evoluzionistica mostra che la mente costruisce modelli per navigare l’incertezza. Allo Spirito Ribelle, questi modelli vengono smontati e ricostruiti attraverso la pratica senso‑motoria. Ogni esercizio è una domanda, sovente sotto forma di koan zen fisico‑emotivi:


  • “Cosa sto percependo davvero?”
  • “Quale narrazione sto raccontando al mio corpo?”
  • “Quale strategia sto ripetendo senza accorgermene?”


L’andragogia/pedagogia marziale diviene un processo di aggiornamento evolutivo, non si impara una tecnica (waza), una serie di ripetizioni; si impara a mettere mano e a modificare i propri modelli.



4. Il conduttore del gruppo come facilitatore evolutivo

Nella prospettiva evoluzionistica, l’apprendimento è un vantaggio adattativo. Allo Spirito Ribelle non c’è un Maestro, ovvero colui che sa e detiene il sapere, ma un facilitatore di mutazioni.

Il Sensei (“colui che è nato prima”, come mi piace considerarmi) crea ambienti di esperienza; introduce perturbazioni e turbamenti fisico‑emotivi pur se in ambiente protetto; aiuta l’allievo a riconoscere i propri automatismi; stimola la nascita di nuove strategie motorie ed emotive.

È un artigiano della trasformazione, non un trasmettitore di forme, non uno che insegna il “copia e incolla”, l’imitazione di modelli dati.



5. La pratica come evoluzione consapevole

Qui le strade si incontrano. La psicologia evoluzionistica spiega da dove veniamo; l’andragogia/pedagogia marziale Spirito Ribelle mostra come possiamo evolvere ancora lungo il percorso del conflitto (dal Bujutsu al Budo).

La pratica diventa un atto di ribellione evolutiva attuata non contro la Natura, ma contro la sua inconsapevolezza.

È un cammino che porta il praticante a riconoscere i propri modelli ancestrali; attraversarli senza subirli; dare vita a nuove e personali forme di presenza nel “qui ed ora”; trasformare ogni gesto in comprensione.



Potremmo dire che tutto il bagaglio teorico evoluzionistico, nel suo insieme, racconta l’animale che siamo stati. L’andragogia/pedagogia Spirito Ribelle propone l’umano che potremmo divenire.

In mezzo ci sta il corpo (quello Leib, abitato, di cui fare esperienza, non quello Körper, oggetto quantificabile, misurabile, “usato” nelle varie palestre fitness e negli abituali corsi di Arti Marziali) come terreno di confronto.




venerdì 25 settembre 2026

Spirito Ribelle, breve manifesto marziale dell’Evoluzione Vivente

 


Assolato pomeriggio settembrino, il tavolo del bar affacciato sulla minuscola piazza san Luigi, da un paio d’anni finalmente liberata dalle auto e occasione di soste e chiacchiere e ritrovi spontanei. Non sembra nemmeno la Milano caotica e frenetica di ogni dì. Una tazzina di ‘marocchino’ accanto, piccola delizia del pomeriggio, mi sto affannando tra un libro di ‘Psicologia evoluzionistica’ e lo sbirciare alcuni appunti che incrociano sociobiologica critica ed evoluzione culturale. Due fanciulle accanto mi interrompono chiedendo lumi su cosa, e poi perché, io stia studiando. Rispondo, ma le mie parole non risvegliano in loro alcun altro interesse. Un sorriso lieve e prendono a spolliciare sul telefono, ridendo e commentando quanto scorre sul piccolo schermo.

Quella piccola interruzione, con gli occhi curiosi e vivaci propri della giovane età, mi spinge immediatamente a mettere nero su bianco alcune riflessioni; ancora caotiche, imprecise, ma che urgono arrivare in superficie. Eccole.



1. La Via che si Trasforma

La società è un corpo in movimento. Non cresce per imitazione, ma per trasmissione di forze. Ogni gesto che attraversa le generazioni è una percossa che ha trovato il suo equilibrio, un’onda che ha superato la prova del mondo. La cultura è una postura che nasce, si adatta, si dissolve. Chi pratica autenticamente la Via (Budo) sa che nulla resta fisso e che la stabilità è solo un momento di quiete tra i mutamenti.

2. La Conoscenza come combattimento (non sempre) gentile

Ogni idea è una mutazione, ogni intuizione un passo avanti nell’oscurità. La mente evolve come un guerriero che impara a non opporsi al flusso, sperimenta, barcolla, cade, si rialza, seleziona ciò che al momento funziona. La verità non è un trofeo da conquistare, ma un equilibrio dinamico tra corpo, mondo e relazione. È conoscenza che si seleziona attraverso l’esperienza.



3. Ribellarsi alla fissità

Lo Spirito Ribelle non combatte contro qualcuno, combatte contro l’inerzia. Contro la tentazione di irrigidirsi, di ripetere senza comprendere, di imitare senza trasformare. La ribellione è un atto evolutivo, è scegliere la mobilità, accettare la contingenza, lasciarsi modificare dal reale. È critica al biologismo stretto e alle identità rigide, perché la natura umana è un intreccio di storie, simboli e adattamenti.

4. Il Corpo come ecosistema

Il praticante è un ponte vivo tra natura e cultura. Ogni respiro è un dialogo con l’ambiente, ogni movimento è una risposta ecologica. La marzialità è ecologia incarnata, è un modo di stare nel mondo senza separarsene, di riconoscere il metabolismo socio‑naturale che lega il gesto alla Terra, la postura allo scorrere del tempo, la pratica alla collettività.



5. Il Simbolo come arma e riparo

Le idee sono memi, replicatori che squassano le menti come colpi di luce. I rituali sono le loro armature perché stabilizzano, proteggono, trasformano. Ogni Scuola, ogni stile, ogni Tradizione è un ecosistema simbolico che si trasforma attraverso chi lo pratica. Per questo la Via marziale è sempre nuova. Non perché cambia tutto, ma perché ogni gesto viene re‑interpretato dal corpo Leib che lo accoglie. È ritualità evolutiva.

6. Il Guerriero dell’evoluzione

Chi pratica Spirito Ribelle non ambisce alla vittoria, ma alla trasformazione. Non cerca la forza, ma la capacità di adattarsi. Non imita la forma, ma il principio che la genera. Il ‘guerriero dell’evoluzione’ è colui che scorre, che non si irrigidisce, che non si appiattisce sul passato e non teme il futuro. È colui che danza con il mutamento, che ascolta il mondo, che lascia che il mondo lo plasmi.

7. Dichiarazione di Spirito Ribelle

Noi pratichiamo la marzialità come forma di vita. Accogliamo l’incertezza come maestra suprema. Onoriamo il corpo come luogo di conoscenza. Difendiamo la mobilità contro la rigidità. Cerchiamo la verità nel gesto, non nel dogma. Interpretiamo la Tradizione attenti a non svilirla. Evolviamo insieme, come un’unica grande onda che attraversa il tempo.

Poi, nei giorni seguenti, tra gli alberi e le chiazze di verde dei giardini Marcello Candia, tutto quanto sopra ritorna alla pratica marziale, là dove era originato. Il minuscolo clan Spirito Ribelle, con me ci sono Claudio e Silvano, si cimenta nelle diverse difese: Scudo impenetrabile, Cuneo corto, Guardia a porta stretta; nel vorticare degli animali Pa Kwa /Hakkeshou: Dragone, Gru, Serpente; nello scorrere spiraliforme della forma di Tai Chi Chuan …




mercoledì 23 settembre 2026

Frammenti brevi di presenza n°2. 23.09.2026

 


"Il ritmo respiratorio può raggiungere un tale grado di evidenza interiore che si potrà dire: 'Sono tutto respirazione ' ( omissis) Nel felice petto umano, il mondo si respira, il tempo si respira "

(G. Bachelard 'La poetica della reverie')

mercoledì 16 settembre 2026

Anello di Bambù, per una pratica intelligente

 

L’utilizzo dell’anello di bambù per una gestualità che non scopra MAI la linea centrale nel mentre che protegge la figura e colpisce l’opponente; che trasmette forza e precisione attraverso modi spiraliformi, come in ogni efficace ed efficiente gesto umano.

L’anello di bambù, attrezzo fondamentale, imprescindibile, per ogni buon marzialista che sappia di sé, di motricità intelligente e di …. combattimento.

Perché l’anello di bambù non è un semplice oggetto per allenamenti codificati né un’arma. È un confine che respira. Un cerchio che non chiude, ma ricorda.

Ricorda la foresta da cui proviene, la flessibilità delle canne che oscillano al vento, la loro ostinazione silenziosa, la loro capacità di flettersi senza spezzarsi.

Quando lo impugno, il cerchio mi parla. Mi dice che ogni gesto deve restare qui vicino, che la forza non è nell’ampiezza, ma nella precisione del ritorno.

Mi insegna a non disperdermi. A non smanacciare. A non inseguire il mondo fuori da me. Mi chiama al centro, come un gong che vibra nella carne.

Nel cerchio, il mio braccio diventa ponte, la mia difesa diventa ascolto, la mia aggressione diventa filo sottile che squarcia la linea dell’avversario senza mai tradire la mia forma.

Il bambù è ‘maestro’ di misura, mi permette solo pochi centimetri, e in quei pochi centimetri io scopro un mondo.

Scopro che deviare è più potente di bloccare, che autentica è la spirale, non la rigidità, che l’origine del gesto è più importante del gesto stesso.

E allora mi muovo. Mi muovo come chi custodisce un segreto antico, come chi danza con la propria ombra, come chi sa che la disciplina non è cieca obbedienza, ma libertà che si affina.

L’anello di bambù è un cerchio Ribelle, non mi protegge da ciò che sta fuori, mi protegge da me stesso.

Mi ricorda che la potenza nasce dentro il limite, che la direzione nasce dal silenzio, che la forma nasce dal confine.

E ogni volta che lo impugno, io ricomincio la strada, la Via, e la metto a disposizione di chi, qui allo Spirito Ribelle, condivide questo cammino.



giovedì 10 settembre 2026

Frammenti brevi di presenza N.1 10.09.2026

 

"Il vero simbolo, proprio in quanto è un vero simbolo, ha un senso più ricco di qualsiasi discorso che tenti di tradurlo"

(O. Reboul 'I valori dell'educazione ')