Con Monica, serata al Vesak, la principale ricorrenza del buddhismo, che si festeggia qui a Milano dentro la Fabbrica del Vapore. Diverse le iniziative, noi siamo qui per un incontro dal titolo:
LA LIBERAZIONE NELL’ATTO ARTISTICO: MUSICA, IMPROVVISAZIONE, PRESENZA
che vede relatori un’icona della musica quale è Mauro Pagani, già ‘anima’ del gruppo Premiata Forneria Marconi, poi il cantautore Omar Pedrini, già leader dei Timoria, e il monaco Massimo Stordi, coordinati dal giornalista Valerio Millefoglie.
Numerosi gli stimoli che la serata mi porta; tra questi, alcune riflessioni sull’importanza del silenzio e di come possa essere terreno e veicolo di intuizioni profonde. Mi coglie un pensiero su come la pratica a solo del Tai Chi Chuan, la pratica di una ‘forma’, possa essere l’anima salda di questo silenzio radicale e creativo.
Nel Tai Chi Chuan, la forma non è mai soltanto una sequenza, purché sia eseguita vivendola, abitandola, attraverso una pratica di corpo Leib (1). Solo così essa è un modo di fare esperienza del proprio mondo interno e della sua relazione col mondo esterno. Ogni gesto lento, ogni spirale che si apre come un respiro antico, è una tacita dichiarazione di fedeltà alla propria interiorità. Perché muoversi lentamente e soprattutto consapevolmente è una forma fisica visibile di adesione alla conoscenza interiore per migliorarsi, un atto di sincerità verso ciò che siamo e verso ciò che possiamo diventare.
La lentezza non è un freno, è una porta che si apre sul nostro ignoto. Varcandola, il corpo si muove e la mente incarnata resta, attenta ed insieme quieta, come un lago che non si lascia turbare dal vento. In questa immobilità che accompagna il fluire, nasce un equilibrio prezioso, una profondità che non appartiene a chi cerca la quiete solo da seduto. Perché una mente che trova piacere nel restare ferma mentre il corpo si muove sviluppa un equilibrio ed una profondità ben superiore a chi medita solo da seduto.
Le forme del Tai Chi Chuan sono allora un dialogo tra due silenzi: Quello del corpo Leib che ascolta e quello della mente incarnata che osserva. Non c’è passività in questo tacere, c’è invece un vuoto fertile (2), un grembo invisibile da cui emergono disciplina, presenza, lucidità. Perché il silenzio non è mancanza né passività, ma vuoto fertile da cui originano disciplina, profonda presenza e saggezza.
Ogni passo pone una domanda. Ogni apertura, una possibile risposta. Ogni chiusura, un ritorno. E nel continuo nascere e dissolversi dei movimenti, il praticante scopre che la forma non è né uno spettacolino da mostrare né un contenitore, ma un ponte tra ciò che l’occhio vede e ciò che si sente, tra ciò che si fa e ciò che si è, tra il mondo esterno e la propria sorgente interiore.
Così il Tai Chi Chuan diviene un’arte di muovere il silenzio, di dare corpo alla consapevolezza, di trasformare il gesto in conoscenza e la conoscenza in vita.
“La conoscenza diretta, ovvero l’esperienza nuda del movimento: Sentire il contatto della pianta del piede con il suolo, lo spostamento del peso, l’equilibrio del corpo nello spazio. (omissis) riguarda la conoscenza diretta e immediata dell’atto motorio mentre accade”
(in Buddhismo magazine n°2 - 2026)
1. Il corpo Leib è il corpo vivo, animato, di contro al corpo Korper, oggetto misurabile e quantificabile; quest’ultimo purtroppo domina nel modo con cui si pratica oggi ogni disciplina, arte, specialità, di movimento, sia essa fitness o Arte Marziale. Noi qui, allo Spirito Ribelle, invece, pratichiamo di corpo Leib. Noi, MAI UGUALI A NESSUNO.
2. Counselor Torino - vuoto fertile






























