L’Arte della
Guerra, di Sun Tsu (circa VI secolo a.c.)
Brevi
riletture nel terzo millennio che pongono domande, che sollecitano
dubbi, che avanzano proposte
Cap.
8
L’Arte
di stare nella relazione:
Il
vantaggio nelle difficoltà,
la
difficoltà nei vantaggi
Nella pratica marziale, ogni gesto è
un incontro: Con se stessi, con l’ambiente, con l’umano / gli
umani intorno a noi. Non vi è mai un movimento isolato così come
mai noi siamo una monade (1). Questo perché anche quando il corpo
agisce in solitudine, esso danza con l’Ombra di sé (2)
e l’ipotetica presenza dell’altro, con la possibilità del
confronto che sempre aleggia. È in questo spazio che gli scritti
dell’Arte della Guerra, al
capitolo 8, si fanno
palpabili, non come regole di gestione di un conflitto, ma come
specchi di relazione.
“Il generare prudente, al
momento di pianificare considera le difficoltà implicite nei
vantaggi e i vantaggi nelle difficoltà. Attribuendo ai vantaggi la
forza di rendere attuabili i piani e alle difficoltà la capacità di
evitare i pericoli.”
Ogni vantaggio porta in sé un
rischio: La posizione alta espone agli squilibri, la rapidità
rischia di bruciare la misura, la forza può irrigidirsi fino a
spezzarsi, le braccia chiuse al corpo riducono il raggio d’azione.
Allo stesso modo, ogni difficoltà cela un seme di possibilità: La
debolezza apre alla flessibilità, la mancanza di spazio genera la
precisione, l’incertezza costringe all’ascolto. Così il
marzialista impara a non separare chiaro e scuro, bianco e nero, ma a
vederli come un unico flusso, Tao
che danza. La prudenza non
è mai timore, ma capacità di interpretare il doppio volto di ogni
situazione.
“Le norme generali sulle
operazioni militari sono: Prepararsi a ricevere il nemico, invece di
sperare che non arrivi; collocarsi in una posizione invincibile,
invece di sperare che non attacchi.”
Nella pratica, l’opponente non è un
nemico da abbattere, ma l’altro che ci interpella. Prepararsi a
riceverlo significa aprirsi alla sua presenza, non evitarla o
ciecamente scagliarvisi contro. Collocarsi in una posizione
invincibile non è costruire una fortezza di muscoli, ma radicarsi in
un equilibrio che non può essere scosso perché paradossalmente
fondato sui mille e mille minuscoli disequilibri che compongono la
stazione eretta nonché sull’ascolto e sulla disponibilità. Non si
spera che l’altro non avanzi, si accoglie la sua avanzata come
occasione di conoscenza e crescita personale: Il cammino del Budo.
Ogni confronto è dunque un momento
di relazione: Non una
collisione di volontà, ma un dialogo di energie. Il praticante che
si prepara non lo fa per sopraffare, ma per essere pronto a
trasformare l’incontro in apprendimento. La posizione invincibile è
quella che non si irrigidisce, che non si chiude, ma che, come ogni
cosa nella vita, rimane aperta e capace di adattarsi. E’ Ju, la
flessibilità, che fonda ogni Arte Marziale Tradizionale, ogni Neijia
Kung fu
/Naido.
È la postura del cerchio, dove ogni direzione è già prevista, e
ogni attacco è già accolto; è la figura geometrica che non ha
inizio né fine, con la quale noi Spirito Ribelle, al saluto, apriamo
i nostri incontri rifuggendo lo schierarsi in fila, docente difronte.

Così intesa, ogni buona pratia
marziale diviene arte del
vivere: Imparare a
considerare il vantaggio nel limite, la difficoltà come orientamento
e l’altro non come minaccia, ma come compagno di cammino. In questo
modo, la guerra si trasforma in relazione e la relazione in Via di
conoscenza. Così come, in questo modo, sapremo affrontare eventuali
aggressioni reali, da ‘strada’,
perché capaci di elaborarne limiti e contenuti, tanto quanto sapremo
gestire consapevolmente ed intelligentemente scontri e frizioni nelle
relazioni quotidiane in famiglia o al lavoro con chi ci sta accanto
evitando rotture e lacerazioni dettate da animosità e
incomprensione.
“Accogli il confronto, non evitarlo.
Trova il vantaggio nella difficoltà, la difficoltà nel vantaggio.
Radicati nell’ascolto: La posizione migliore è sempre apertura.”
Questo è il mio pensiero che anima ogni nostro incontro Spirito
Ribelle, ogni pratica solitaria quanto conflittuale. Questa è
l’esortazione che guida il respiro ad essere profondo anche nei
momenti concitati, le articolazioni a muoversi tra l’essere aperte
o socchiuse ma mai chiuse nei souishou / push hands come nel corpo a corpo,
lo sguardo a comprendere l’altro dentro l’ambiente.
Questo è quanto io ho tratto dalla
lettura del cap. 8 de “L’Arte della Guerra”.
Perché noi non siamo mai soli: Ogni
gesto porta con sé l’altro, ogni respiro si misura con la presenza
che ci accompagna.
1. “La monade non è altro che sostanza
semplice che entra nei composti; semplice cioè senza parti” (G. W.
Leibniz)
2. Secondo Carl Gustava Jung, l’Ombra è
l’insieme degli aspetti della nostra personalità che il nostro io
cosciente, giudicante, rifiuta.