Arriva la ‘dritta’ giusta di Monica (grazie!) e così eccomi alla presentazione del mese che il Comune di Milano dedica al problema della sanità mentale
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Poi, sapere che interverrà lo psicanalista Massimo Recalcati … in effetti, pur essendo io lontano dal pensiero di Lacan, di cui Recalcati è il massimo esponente italiano, ogni volta che ne leggo o ascolto le parole qualcosa mi si accende stimolandomi ad ulteriori personali riflessioni e, ovviamente, pratiche di corpo e marziali.
Mi chiedo se, nell’affollata ‘Sala degli Orologi’, dentro la galleria Vittorio Emanuele in piena piazza del Duomo, ci siano atri docenti, Maestri, Sifu di Arti Marziali.
Il tema è davvero centrale per chi pratica e ‘insegna’ un’Arte che ravana a fondo nell’animo umano, che mette sotto sopra la personalità, che spinge ad attraversare l’oscuro lato della lotta per la sopravvivenza (Bujutsu) con l’incerto e per niente scontato fine di entrare nella Via (Budo) dell’individuo coraggioso, l’individuo ‘erotico e vitale’ per citare le parole di uno psichiatra e psicoterapeuta ribelle ed eretico come Massimo Fagioli.
Poi penso alle decine e decine di docenti, Maestri e Sifu di Arti Marziali che ho personalmente conosciuto in cinquant’anni di pratica o di cui leggo le esternazioni sui social e penso di NO.
Ci sono quelli che, onestamente e per loro libera scelta, hanno scelto di trasformare quest’Arte in sport e non avrebbero perciò motivo di esserci.
Ci sono però i molti, i tanti, che cianciano di ‘saggezza’, ‘crescita interiore’ e simili paroloni, di Budo e Via interiore, ma nulla sanno dei fenomeni e processi mentali, fisicoemotivi, sia consci che inconsci, cognitivi ed emotivi, che abitano l’essere umano. Nulla sanno ma si propongono come docenti, Maestri e Sifu e si vendono e vendono quel che insegnano come il “miglioramento delle relazioni tra persone e lo sviluppo armonico di ciascuno” (Aikido); “quest’arte è stata praticata e approfondita storicamente con lo scopo di giungere alla dignità di un saggio” (Karate); “è metodo pedagogico formativo” (Judo). Questa è una breve carrellata tratta da siti on line di propaganda di Scuole / palestre, giusto per non escludere nessuna delle tre principali e più diffuse Arti di origini giapponesi, ma quanto sopra tocca tranquillamente Arti cinesi, coreane, vietnamite.
Dai Tiziano, non essere così pessimista. Oggi qui o comunque domani in altri posti e altre occasioni, voglio pensare ci siano quei docenti, Maestri, Sifu di Arti Marziali pronti ad imparare e ad aggiornarsi per ‘insegnare’ come scrivono: “una nuova consapevolezza di sé in relazione agli altri per vivere meglio e in armonia” (Aikido); “dove si trasmette la conoscenza da maestro ad allievo e il sapere tecnico diventa mezzo per il progresso personale” (Karate); “crescere spiritualmente e mentalmente insieme alla disciplina” (Judo)
Ascolto le parole di Recalcati. Il soggetto fiorisce quando osa mostrarsi, quando lascia che la propria ferita diventi luce.
Un fiorire che deve fare i conti con diversi impedimenti, diverse storture tra cui l’esaltazione del successo individuale portata dall’evaporazione del padre, della Legge, a cui seguono, non necessariamente ma ormai in proporzioni sempre più evidenti:
- L’eccesso che non tiene conto del limite
- L’introversione come rottura di ogni legame
- L’uniformazione, l’omofonia, dove pure gli atti di anticonformismo sono quelli indotti dal ‘potere’
- Le ristrettezze economiche come habitat del disagio
Nella pratica Spirito Ribelle, questo atto di fioritura, di espressione autentica di sé, si fa corpo. Il baricentro è una brace che non si spegne, mentre il movimento si apre e si gonfia come un vela al vento.
Ogni passo è un primordio, ogni gesto è un patto segreto tra vulnerabilità e forza – eco del movimento marziale che propone di restare mobili senza perdersi, esplorarsi senza scappare, accettare il tentennamento senza scoraggiarsi.
Il Ribelle non rompe, custodisce. Non fugge, danza.
Nella danza ritrova la propria libertà incarnata, una fiamma che non chiede permesso per esistere.
Solamente, pratica. Sempre.
“Scuola è il mondo, non si insegni. Si sperimenti” (G. Pizzigoni)






















