lunedì 2 marzo 2026

L'Arte della Guerra - cap. 10

 


L’Arte della Guerra, di Sun Tsu (circa VI secolo a.c.)
 

Brevi riletture nel terzo millennio che pongono domande, che sollecitano dubbi, che avanzano proposte 

Cap. 10

Le Sei Truppe di Sun Tsu e il Cuore delle Arti Marziali

Ovvero quando l’errore del Generale diventa un insegnamento per il praticante

Nel capitolo 10 de L’Arte della Guerra, Sun Tsu elenca sei tipi di truppe problematiche: “Quelle che attaccano allo sbaraglio, le impotenti, le arrendevoli, le diroccate, le insubordinate e le sconfitte”. E aggiunge una frase che dovrebbe far tremare ogni “Generale”, così come ogni leader di un gruppo, che sia un gruppo di lavoro aziendale o un gruppo sportivo: “Queste non sono affatto situazioni naturali, ma nascono direttamente dagli errori del Generale.”

Questa affermazione, apparentemente relativa al solo ambito militare, di eserciti in campo, si legge come un ammonimento universale, dunque anche quando la si porta nel territorio delle Arti Marziali, dello scontro uno contro uno. Perché “le truppe”, prima ancora che soldati, sono esseri umani, come gli allievi dei corsi, i dipendenti (le ‘risorse umane’) di un’azienda, gli atleti di una società sportiva. Esse sono il potenziale vivente, la materia prima della guerra, ma anche della pratica, della crescita, della trasformazione.



Il Generale come metafora del praticante

Nella pratica marziale, il ‘Generale’ lo possiamo facilmente intendere come il Maestro o Sifu, ma qui azzardo l’ipotesi di intenderlo non come un’autorità esterna ma come il praticante stesso.

È la sua capacità di guidare le proprie energie ed emozioni. È la sua lucidità nel leggere il contesto. È la sua responsabilità nel trasformare il caos interiore in ordine funzionale.

Quando Sun Tsu scrive di truppe allo sbaraglio, impotenti o arrendevoli, sta descrivendo sei modi in cui il nostro “esercito interno” può fallire. E quando dice che la colpa è del Generale, ci ricorda che ogni squilibrio nasce da una cattiva gestione di sé.



Le sei truppe come stati interiori

1. Le truppe che attaccano allo sbaraglio

Sono le nostre azioni impulsive, dissennate. Il colpo lanciato senza avere radicamento, la reazione emotiva incontrollata. Nella pratica, è il corpo che agisce senza connessione fisicoemotiva integrale ed integrata.

2. Le truppe impotenti

Sono la mancanza di energia, di spirito, di direzione. Il praticante che non crede in sé, che non trova il centro, quello che Battiato, sull’onda si Gourdjiief, chiamava “un centro di gravità permanente”.

3. Le truppe arrendevoli

Sono la rinuncia anticipata. Il cedimento psicologico prima ancora di ogni tentativo.

4. Le truppe diroccate

Sono la struttura che cede: Postura, equilibrio. Il sé corpo malandato e disarmonico.

5. Le truppe insubordinate

Sono le parti di noi che non agiscono in sinergia, addirittura ostacolandosi tra di loro o incrementando movimenti cosiddetti parassiti

6. Le truppe sconfitte

Sono la somma di tutti gli errori precedenti. La resa totale, la perdita di presenza, la disgregazione dell’unità.



Il fattore umano come potenziale

Sun Tsu ci ricorda che il valore di un esercito non è solo e forse tanto nelle armi, ma negli uomini. Allo stesso modo, il valore di una pratica marziale non sta nel blasone della stessa né nel bagaglio tecnico, ma nella qualità del praticante.

E’ il fattore umano che fa pendere la bilancia tra sconfitta e vittoria.



Le Arti Marziali, oggi, nel terzo millennio e praticate da ‘civili’, non sono un addestramento alla guerra, ma una formazione alla consapevolezza di sé. Ogni movimento è un atto di comando. Ogni respiro è un ordine impartito. Ogni postura è una strategia incarnata.

Dalla guerra esterna alla guerra interna

Quando Sun Tsu parla di errori del Generale, ci invita ad un’assunzione radicale di responsabilità: Non possiamo attribuire al caso o proiettare sull’avversario ciò che origina da una superficiale o maldestra gestione del nostro potenziale.

Nella pratica marziale questo, in estrema sintesi, significa:

  • coltivare presenza invece che impulsività
  • radicarsi invece che restare in superficie
  • integrare invece che frammentare
  • ascoltare invece che coartare
  • indirizzare invece che subire

Il praticante diventa così un Generale saggio: Non colui che vince battaglie, ma colui che evita che il proprio esercito interiore si disgreghi.



Conclusione: L’arte di comandare se stessi

Le parole di Sun Tsu risuonano oggi come un invito alla maturazione marziale. Le “truppe” sono le nostre energie, le nostre emozioni, i nostri pensieri, il nostro sé corpo. E il Generale è la nostra capacità di leggerli con chiarezza, traducendoli in azioni.

Nelle Arti Marziali, la vittoria che conta, che dà significato, non è mai sull’altro. È sempre sulla disarmonia interna. È la conquista di un esercito che non attacca allo sbaraglio, non si arrende, non si disgrega.

È l’arte di diventare pienamente umani, vitali ed erotici.