mercoledì 1 agosto 2018

Proposte per una sana e corretta formazione




Occuparsi della propria salute e occuparsi del saper combattere hanno diverse cose in comune, per esempio la materia dell’agire che è la vita umana e l’aspirazione etica.

Queste cose, questa “casa” comune, poi, vive di due ben diversi indirizzi di pensiero e pratica (1)

Il primo,
meccanico e meccanicistico (“una concezione del mondo fisico che spiega i fenomeni naturali attraverso il movimento locale di corpi dotati di caratteristiche meramente quantitative”. Encicl. Treccani)
si sostanzia di controllo:
controllare la salute come se il corpo fosse una macchina asettica, una somma di pezzi solo parzialmente legati tra di loro e osservabili solo esternamente, visivamente;
controllare il combattimento come se la sopravvivenza dipendesse da un corpo – macchina in grado di duplicare gesti (tecniche) prefissati.

Il secondo.
organico ed organicistico (“considera la struttura organizzata propria degli esseri viventi non interpretabile esclusivamente in base a principi fisico – chimici; si assume infatti che l’organismo rappresenti un’unità non concepibile come semplice somma delle singole parti che lo costruiscono”. Encicl. Treccani)
si sostanzia di consapevolezza:
consapevolezza, nella tutela della salute, è ascoltare e riconoscere ciò che proviamo, è saper integrare per saper comprendere l’insieme;
consapevolezza, nel combattimento, è un agire tutt’uno fisicoemotivo, in relazione alle diverse e mutevoli situazioni conflittuali e perciò in grado di mutare, di variare esso stesso integrandosi ed integrando tutti i livelli fisicoemotivi coinvolti.

Dunque, nella salute come nel combattere, in questo secondo indirizzo, che è il mio, che è quello che propongo nei corsi e nelle attività Spirito Ribelle ZNKR”, il fondamento è riconoscersi corpo sé fisicoemotivo, incarnarsi corpo.

Diventare consapevoli, fare esperienza incarnata,
è l’unico modo
per accedere al guaritore e al combattente che è dentro di ognuno di noi.

Questo porta al Wu Wei, il “non tirare troppo la corda”; all’accettazione ed esplorazione di flessibilità e vulnerabilità (2).

Io mi pongo in modo antagonista, di più, alternativo al “volere è potere”, che è il mantra del primo indirizzo.
Alternativo a tutti gli sforzi di controllo e dominio del corpo (come se questi fosse cosa a sé stante e non … noi stessi!!) che in realtà:
-       significano una perversa alienazione di sé; riportano ai secoli bui della separazione tra mente e corpo (“mens sana in corpore sano”); sono la servitù all’imperativo di massimo sfruttamento e becero apparire che oggi regna sovrano.
-       pretendono l’eliminazione dei blocchi, dei deficit emotivi e psichici ricreando, paradossalmente, proprio in virtù di questi sforzi per eliminarli, gli stessi processi di tensione e malessere.

Nella salute come nel combattimento, tale deleteria distorsione non sempre è esplicitata, a volte viene proposta in maniera subdola.
Come ben scrive Francesco Vignotto: “ <Ascolta il tuo corpo> e <Rispetta i tuoi limiti> sono delle frasi di circostanza che suonano spesso involontariamente sarcastiche, come il celebre meme sui giornali femminili: accettati come sei, però intanto perdi dieci chili”.

Dunque, nella tutela della salute come nel combattimento, l’imperativo dello sforzo assoluto nega ogni possibilità di ascolto e consapevolezza.

Allora “Fai il cazzo che ti pare!!”
Non esattamente.

Ascolto, consapevolezza ed integrazione significano, nell’esecuzione di un gesto, di un movimento nello spazio, ascoltarsi nell’attesa, nella preparazione, sì da capirsi corpo intero: respiro, rumori interni ed esterni, volume, pieni e vuoti.
Poi, senza fretta né ansia di prestazione, sperimenteremo il gesto, il movimento.

Sperimenteremo perché ascoltiamo tensioni e rilassamento, magari scoprendo che là dove credevi e volevi fare stai invece ostruendo, complicando, confondendo.
Sperimentare invece è delicatamente esplorare struttura, sistemi e funzionamento del corpo (sensi, pelle, scheletro, muscoli, tessuto connettivo) nel loro insieme e accompagnarli lungo la gestualità, il movimento.

Questo modo di operare, ben attenti al come agiamo,
influenza, fino spesso a modificarlo, il cosa facciamo.

Tutto questo è sapere profondo, perché ogni volta che prestiamo un’attenta, sincera, attenzione a noi stessi, a noi corpo, ne rivisitiamo intensamente la storia. Con soprese di ogni tipo.

Solo così, lasciandoci andare alle sensazioni, lo “io corpo” diviene un completo spazio espanso dove resistenze e facilitazioni, il conosciuto e l’estraneo, formano un’unica area di equilibrio: il nostro personale equilibrio.

Questo porta a:

- Faccio piacendomi quel che faccio; faccio perché mi piace quel che faccio al di là del raggiungimento       dell’obiettivo prefissato, del gesto giusto, piuttosto godendo del gesto ora migliore, migliore qui ed ora: “Non   c’è nulla che posso sentire, nel qui ed ora tanto caro alla retorica olistica, quando sono proiettato verso un   risultato. Non sono né qui né ora dove mi trovo, bensì e dopo dove ancora non sono” (F. Vignotto).

- Mi sorprendo nello scoprire che il gesto ipotizzato “giusto”, in realtà non esiste.
  Nel gesto oggi migliore, preludio al gesto migliore domani, scopro un fare, un agire spesso lontano da quello    prefissato, da quello imposto, da quello ritenuto giusto per raggiungere l’obiettivo ritenuto giusto.

Essere consapevole, individuo adulto e autodiretto, è il cuore del mio formarmi.
Formarmi a stare in salute e a saper “combattere”: due facce della stessa medaglia!!

1. “I latini utilizzavano due verbi per esprimere il concetto di ‘sapere’: gnosco  e sapio; il primo si riferiva a una comprensione intellettuale. Mente il secondo proveniva da una radice che significava ‘gustare’, ‘assaporare’” (J. Tolja).

2. Avete presente gli straripanti forzuti, i duri, quelli che si mettono in mostra tutto muscoli e tatuaggi e narrazioni di improbabili imprese da macho man in cui hanno spaccato questo e quello? Insomma i “Ganassa è la parola tutta milanese che definisce gli sbruffoni, quelli che la fanno grossa per mettersi in mostra” (M. Dalai).

Un grazie a Francesco Vignotto, i cui scritti sono sempre stimolo per ulteriori personali riflessioni.












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