venerdì 22 maggio 2026

L’incredibile potere del Tai Chi Chuan


 L’allenamento moderno, quello delle palestre lustre, dei protocolli standardizzati, dei corpi contati a mucchi e ripetizioni, procede come una macchina che non sa più ascoltare. Misura, pesa, quantifica. Tratta il corpo come corpo oggetto (Korper), come un arnese da potenziare, dimenticando che nessun essere umano è mai un ingranaggio, mai un motore da tarare.

Pure il lavoro con i pesi, anche quando svolto in solitudine, ripete lo stesso errore: Si allena la forza come si aumenterebbe la cilindrata di una motocicletta, ma si dimenticano il telaio, l’assetto, il sistema frenante — ovvero il tessuto connettivo, i tendini, gli organi interni, la trama invisibile che sostiene la vita.

E soprattutto si dimentica il guidatore: il corpo abitato (Leib), il corpo che respira a modo suo, che porta tensioni antiche, che danza con emozioni mutevoli, che filtra la forza attraverso la propria rete neuronale come un paesaggio filtra la luce.

Così accade che “forza” e “resistenza” restino numeri vuoti, incapaci di trasformarsi in gesto complesso, in movimento vivo, in qualità nel quotidiano.

L’allenamento da palestra introduce nel praticante gesti ripetitivi, spesso innaturali, privi della tridimensionalità che appartiene all’essere umano come il vento appartiene al cielo. Sono movimenti che soddisfano il narcisismo dilagante, la vetrina del corpo-oggetto, la moda che impone di comportarsi come merce nel mercato del fitness. Leggo, addirittura, che allenarsi con i pesi rende più agili e più intelligenti!!

Nemmeno le Arti Marziali, e pure il Tai Chi Chuan, si sottraggono a questa deriva arida e meccanica. Anche lì, troppo spesso, si impongono schemi da imitare,gesti da copiare, figurine da riprodurre, forme da recitare come poesie imparate a memoria. Si dimentica che il Tai Chi Chuan è un’arte che chiede partecipazione, non imitazione; esperienza, non copia ed incolla; presenza, non obbedienza.

Si torna così al corpo-oggetto, al corpo misurato, invece del corpo-soggetto, del corpo che sente, che scopre, che crea, che …. vive!!

Per questo, allo Spirito Ribelle, pratichiamo il Tai Chi Chuan de ‘La Grande Onda come un rovesciamento radicale. Perché qui il praticante non è un esecutore, ma un agente vivo, un individuo che cresce attraverso l’arte, che si autodirige, che ritrova la propria vitalità, la propria erotica interna, la propria capacità di abitare il movimento come un territorio sacro.

Un ribaltamento fondamentale. Un ritorno al corpo che vive. Un ritorno al gesto che comprende. Un ritorno all’onda che ci attraversa.











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