Giornate di sole, in una Milano di fine agosto che ancora sonnecchia impigrita.
Quotidianamente, dedico un’ora abbondante alla mia formazione marziale; in genere in casa, finestra spalancata ad affacciarsi sulla chiesetta e la piccola piazza, a volte calcando il terreno irregolare del cortile sottostante.
Sono passi e balzi del Kenpo Taikiken, spirali ed onde del Tai Chi Chuan, animali in cerchio del Pa Kwa / Hakkeshou, lunghi e profondi gesti del Chi Kung / Kiko. Una pratica profonda che introduce sapienze e misteri del passato.
Perché la verità non è mai una ed unica. È viva, mobile, attraversa forme e culture. Nel gesto marziale, essa respira e si piega, si rialza, si trasforma. Non appartiene a nessuno, a nessuna autorità formale, solo abita chi la cerca con cuore sincero.
Cercare la profondità senza scordare la leggerezza. Scendere senza affondare. Restare presenti senza irrigidirsi. Accogliere senza trattenere. Rinascere tante volte senza perdere il sorriso nel volto e nel cuore.
Questa è la Via del marzialista: Una gioiosa fatica, un percorso di scoperta, un continuo affacciarsi alla meraviglia del quotidiano. Ogni momento della formazione è un rito, ogni respiro un insegnamento. Il corpo si materializza Leib, strumento di ascolto, il cuore impara a danzare nel mondo.
Perché la vita, per quanto complessa, a volte dolorosa e sempre misteriosa, resta un grande Gioco Cosmico. E chi pratica, pratica con giudizio e passione, sa che il gioco è sacro, sacro nel sudare, nel barcollare, nell’interrogarsi, nel sorriso che ogni volta sboccia. Chi perde la faticosa gioia di giocare, perde la capacità di riconoscere la bellezza, quella che arriva silenziosa, come un intenso tramonto dopo la lotta.
La verità, la personale verità di ogni buon praticante, non si conquista. Si vive. Si respira. Si lascia penetrare. E nel gesto che nasce e muore ogni volta, nel ritmo che si rinnova, la vita stessa diventa Arte Marziale del Cuore, un grande Kokoro dentro un piccolo petto umano.
Il mondo entra da una fessura minuscola. Io non lo trattengo, lo ascolto.

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