giovedì 5 giugno 2014

Una giornata “fuori porta”

“Canterò le mie canzoni per la strada
ed affronterò la vita a muso duro
un guerriero senza patria e senza spada
con un piede nel passato
e lo sguardo dritto e aperto nel futuro”
(P. Bertoli “ A muso duro”)

Come al solito … sbagliamo strada !! Una costante ogni volta che ci rechiamo in gita “fuori porta”. E non importa se a guidare la mini carovana, due auto, è Massimiliano. Girovaghiamo, spersi come adolescenti alla prima festa fuori casa, per campagne ed abitazioni.
Poi, finalmente, dopo un paio di telefonate con Paolo che già è in loco, raggiungiamo “Ai due Taxodi”, l’Agriturismo scelto per un buon pranzo tra amici e praticanti.
Un Ortrugo di qualità bagna le nostre gole, mentre addentiamo una Chianina d’eccezione.  I bambini più grandi, Matteo e Lupo, scorrazzano nel prato, mentre Amos e Leonardo, complici la mini età, stazionano più volentieri sul seggiolone.
Il sole è caldo, ma refoli di vento leggero non mancano di far sentire la loro presenza.
Saranno i discorsi frivoli, sarà che, tra essi, a volte fa capolino qualche riflessione seria, ma mi trovo a riflettere sull’enorme differenza che c’è, che c’è da anni ormai, tra la concezione meccanicista, ovvero riduzionista, che ancora impera in molte pratiche marziali e nella loro espressione sportiva, e quella d’insieme che caratterizza la nostra Scuola.
Da un lato, chi considera il corpo ed il suo agire nello spazio ed il lavoro, l’allenamento, per migliorare ambedue, come  una pratica che produce effetti legati alla somma di azioni meccaniche, ove poco importi la successione e la complessità delle forze messe in campo.
Dall’altro  lato, il nostro, in cui l’azione congiunta di diversi fattori di allenamento ( ma io, lo sapete, preferisco usare il termine “formazione” ed ho più volte spiegato il perché ) non origina un risultato uguale a quello che si avrebbe  se le diverse componenti agissero singolarmente.
Da un lato, dunque, una mera somma matematica, dall’altro un’interazione  complessa.
Come a dire che aspetto fisico, aspetto chimico ed aspetto biologico operano insieme; che l’individuo è un organismo omeostatico in cui tutte le parti sono in relazione organica e funzionale tra loro e rispetto al tutto; che qualsivoglia aspetto materiale (fisiologico, sonoro, ecc.) di un essere umano è una traccia che rimanda ad un vissuto psichico e viceversa.
Per quanto riguarda il fare marziale, ciò significa formarsi in modo da costruire una fusione creativa ed innovativa in ogni praticante, il che comporta l’accettazione  di un certo margine di non perfetta predicibilità dei fenomeni e la loro soggettività.
Come a dire , dal punto di vista fisicoemotivo, abdicare ad ogni pretesa  di fissare riferimenti schematici e matematici, per abbracciare l’ipotesi di un individuo che sappia orientarsi in una realtà circostante non totalmente prevedibile, rifugga dalla pretesa di un controllo onnipotente sulle cose e le relazioni, tolleri ansia e senso di incertezza che originano dalla necessità di vivere in una precarietà che non potrà mai essere eliminata.
Un … guerriero, insomma. Come tale, poco propenso a costruire sicurezze esteriori in muscoli evidenti, pratiche di combattimento insegnate con metodi lineari, codificati e massificati, esaltazione di valori macho-superomistici e pratiche di sfogo “scazzottatorio”.
Invece, un praticante, un guerriero, attento a costruire incertezze, tra spinte creative e spinte distruttive, capacità di scegliere, di formarsi un personale gusto di vivere, di esprimere Hyogen – shiki (stile di espressione), ovvero, mediante la propria presenza fisicoemotiva, “esprimere le considerazioni morali, i sentimenti, oppure le impressioni provocate dagli elementi e dalla natura, allo stesso modo delle arti tradizionali del No e della danza” (M° J. Kano “Judo kyohon”).
Un individuo ben inserito nel contesto sociale ma non per questo supino, piegato, al pensiero dominante, quanto in grado di opporvisi, di costruire  pratiche personali e collettive antagoniste, quando non alternative, all’ideologia, ai valori, ai costumi dominanti. E quanto c’è bisogno di individui siffatti in questo mondo delinquente, alienato, decadente e conformista !!
Il pranzo è terminato da un pezzo. Giuseppe è con i bambini a mostrare gli animali dell’Agriturismo, a spiegare cose del loro vivere. Noi siamo sparsi per il prato.
E perché no una merenda ? Impossibilitati ad affondare i denti in qualcosa di dolce, che la cucina ne è priva, ripieghiamo su dell’ottimo salame, sempre bagnato da Ortrugo ben fresco.
Le chiacchiere si spostano sul tema delle vacanze, magari, per l’anno prossimo, una settimana tutti insieme ? Difficile da realizzare, con gusti personali ed esigenze di lavoro così distanti tra di loro. Ma è bello fantasticarne:  Paolo che rilancia Boavista e Capoverde, Donatella poco attratta da vento e squali compagni d’acqua, Monica orientata alla Grecia, Maria defilata a giocare con il figliolo.
Si kazzeggia, si ride, ci si prende in giro.
Si chiude, insieme, una bella giornata di amicizia.


Senza immagine Dio vaga in paradiso
ma preferirebbe fumarsi un sigaro
o mangiarsi le unghie, e così via.
Dio è il proprietario del paradiso
ma agogna la terra, le grotticelle
assonnate della terra, l’uccellino
alla finestra di cucina, perfino
gli assassini in fila come sedie scassate,
perfino gli scrittori che si scavano
l’anima col martello pneumatico,
o gli ambulanti che vendono i loro
animaletti per soldi, anche i loro
bambini che annusano la musica
e la fattoria bianca come un osso,
seduta in braccio al suo granturco e anche
la statua che ostenta la sua vedovanza,
e perfino la scolaresca in riva all’oceano.
Ma soprattutto invidia i corpi, Lui che non l’ha.
Gli occhi apri e-chiudi come una serratura
che registrano migliaia di ricordi,
e il cranio che include l’anguilla cervello
 tavoletta cerata del mondo
le ossa e le giunture che si giungono
e si disgiungono e c’è il trucco, i genitali,
zavorra dell’eterno, e il cuore, certo,
che ingoia le maree rendendole monde.
Lui non invidia più di tanto l’anima.
Lui è tutto anima, ma vorrebbe accasarla
in un corpo e scendere quaggiù per farle
fare un bagno ogni tanto.
(A. Sexton "La Terra")




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