giovedì 9 settembre 2021

Spara o muori

Esplosioni, sorde, rapide, una dopo l’altra.  L’odore della polvere da sparo è acre.

Io quando mi impunto, mi impegno, faccio bene e le cose funzionano, e qualcuno lo percepisce. Ma qui affondo in una difficoltà enorme, dilagante.

Le mani avvolgono il calcio della 9 mm. La rosa di fuoco ogni volta nasce come un fiore sbocciato rapidamente, forse troppo rapidamente.

Cosa farei ora, se non avessi davanti a me la corta canna nera?

Cosa mi attrae, sparando sul bersaglio nemmeno troppo lontano, mentre qualcosa mi respinge?

Mi si strizza il ventre, davvero, non riesco a rilassarmi.

Cosa succede in questa mia mente?

Dove sto viaggiando dentro a questo mistero di piombo e acciaio?

Non so se definirmi confuso, non so cosa mi stia attraversando e nemmeno se, poi, starò bene.

Accanto a me, altri tiratori ridono, scherzano, si sfidano a chi spara più rapido.

Non so se mai riuscirò, come loro, a divertirmi.

Però ho capito dove sta il mio malessere, dove mi divora il disagio amaro. E’ che sparo come taglio di katana, come taglio nel Tameshigiri.

Lì la lama sottile, affilata, affonda nelle stuoie, nel bambù, simulando di tagliare una vita, di togliere dal mondo una vita.

Qui, ogni sparo, ogni proiettile che esce, simula un corpo ucciso, una vita tolta.

Il cuore corre veloce. Schizzi di buio si sovrappongono a promesse di morte imminente, di morte ora decisa.

Come posso essere coraggioso?

Mi scopro a sorridere, naso e bocca tesi al bersaglio, poi le orecchie, molto prima degli occhi, del guardare dritto davanti a me il bersaglio segnato.

Posso amare avendo paura di cadere?

Non lo so. Intanto sparo, uno dopo l’altro, pausa dopo pausa, i miei cento proiettili.

Poi, pistola e cuffie riposte, esco dal poligono, la maglietta che odora di polvere.

Il sole, i giardini, le panche su cui sedermi.

Arduo, a volte cattivo, il cammino del Guerriero, il cammino del Ribelle.

Ma tremendamente affascinante e tremendamente vero.

 

“Ogni volta che accade qualcosa di reale, ciò mi commuove profondamente"

(F. Perls)

 

 

 

 

 

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