Metti un cerchio. Un anello. Un oggetto rotondo che, di per sé, non ha alcuna fretta di spiegarti cosa vuole essere.
Poi considera la linea centrale, quella tua e quella dell’opponente, quella che ogni marzialista difende come fosse un segreto di famiglia e intende attaccare senza tregua.
E già qui la faccenda si fa curiosa, perché rotondo e linea non sono esattamente i migliori amici.
Anzi, sembrano due concetti che, messi vicini, si guardano circospetti come due sconosciuti in ascensore.
Eppure, qui allo Spirito Ribelle, abbiamo deciso di presentarli.
Non con delicatezza, sia chiaro. Li abbiamo fatti incontrare, scontrare, sudare, discutere, a volte strattonarsi, collaborare.
Perché quando l’immaginazione e la sperimentazione si mettono di traverso, anche le coppie improbabili trovano una parentela.
Così abbiamo liberato dalla naftalina un antico strumento del Wing Chun, l’anello di bambù (che in Italia, pure nelle Scuole di Wing Chun / Wing Tsun pare essere più dimenticato delle chiavi di casa!!).
Lo abbiamo fatto danzare con la gestualità rotonda del Tai Chi Chuan e lo abbiamo fatto ringhiare insieme all’esplosività istintuale del Kenpo Taikiken.
Il risultato?
Un modo originale, fecondo e sorprendentemente efficace, di formarsi alla gestualità marziale tra intelligenza motoria e letalità combattente, tra fluidità e impatto, tra rotondo e linea che finalmente smettono di ignorarsi.Abbiamo preso un oggetto rotondo e una concezione lineare, li abbiamo estraniati dalle loro abitudini, li abbiamo messi in crisi, li abbiamo costretti a reinventarsi.
E loro, come tutte le coppie che funzionano davvero, hanno iniziato a costruire una storia. Una storia concreta, sperimentale, combattiva. Una storia che cresce incontro dopo incontro, senza mai ripetersi.
Perché sì, rotondo e linea possono costruire una miscela esplosiva.
E qui, allo Spirito Ribelle, abbiamo acceso la miccia.
“La parola singola ‘agisce’ solo quando ne incontra una seconda che la provoca, la costringe a uscire dai binari dell’abitudine, a scoprirsi nuove capacità di significare. Non c’è vita, dove non c’è lotta” (G. Rodari in ‘Grammatica della fantasia’).

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