Mi contatta Eleonora, donna dolce ed affascinante nonché mia ferratissima docente di Body Mind Centering (1), una pratica di Anatomia Esperienziale davvero profonda e capace di stravolgere tutti gli usuali convincimenti sul corpo e la motricità, creando pure un collegamento inaspettato con la pratica del Neijia Kung Fu, le Arti Marziali interne.
L’occasione è un invito alla lezione gratuita:
Il magnetismo della vita
all’interno del percorso
‘Lo spettacolo della coscienza’
Monica acconsente a condividere l’esperienza e ci rechiamo al luogo stabilito.
Sono entrato nella sala con la curiosità di chi sa che certe parole, quando toccano temi come la relazione, la presenza e la consapevolezza, rischiano di restare astratte e lontane dall’esperienza. Invece, pur se quantitativamente minoritaria, proprio l'esperienza è stata il filo conduttore dell'incontro: Riflessioni sul magnetismo della relazione si alternavano a brevi momenti di pratica meditativa, quasi a ricordare che la coscienza non è un concetto da comprendere, ma una presenza da abitare.
Ascoltando, il pensiero è spontaneamente andato ai miei anni di pratica nel Ritsu Zen e Han Zen (2) e alle Arti Marziali in genere, almeno come io le pratico e propongo. Apparentemente mondi diversi, perché da una parte una sala conferenze, persone sedute e una certa propensione alla fuga in intellettuali ‘voli pindarici’, dall'altra il Dojo; da una parte soprattutto la parola, dall'altra il gesto e il confronto fisicoemotivo. Eppure, sotto la superficie, ho avvertito la stessa corrente.
Nella pratica marziale autentica, Tradizionale, non si cerca semplicemente l'efficacia del gesto. Si cerca uno spazio interiore. Un vuoto. Non il vuoto come assenza o mancanza. Piuttosto un vuoto fertile (3), come di stampo gestaltico (per restare nel nostro alveo culturale), capace di accogliere ciò che accade senza irrigidirsi. È quello stato in cui l'azione nasce spontanea, senza essere ostacolata dal rumore incessante dell'Io.
Lo stesso accade nella meditazione. Seduti immobili o in movimento, l'obiettivo non è allontanarsi dal mondo, ma entrarvi più profondamente. La coscienza si apre, il confine tra sé e ciò che ci circonda diventa più sottile, e la relazione con l'altro acquista una qualità diversa. Non più distacco e giudizio, ma ascolto. Non più acre opposizione, ma armonizzazione tra opposti.
Per questo mi sorprende sempre constatare quanto spesso chi osserva dall'esterno e pure chi frequenta marzialisti davvero impegnati in un percorso ‘Neijia’, spesso non riesca a cogliere la parentela profonda tra pratiche considerate per "civili" o appannaggio di monaci ed eremiti, e pratiche marziali. Si tende a separare ciò che, in realtà, nasce dalla stessa esigenza umana che è conoscersi, trasformarsi, entrare in sintonia con l'Energia della Vita.
Nel Dojo, come in una sala di meditazione o durante una conferenza sulla coscienza, il lavoro è il medesimo. Si impara a fare spazio. A lasciare che il gesto, il respiro, la parola e la relazione emergano da una presenza più ampia. Cambiano i linguaggi, non la sostanza.
Personalmente, prediligo una Via marziale, perché credo che il confliggere sia il fondamento del vivere in tutte le sue manifestazioni; perché il meditare seduti, magari sciorinando parole in lingue sconosciute e ripetute di fatto ‘a pappagallo’, sia facile preda di scorciatoie New Age, di ciarpame culturale radical chic. Ma sono pure consapevole che, ahimè, pure tra i marzialisti da un lato si corra questo rischio appigliandosi a confuse teogonie taoiste o buddiste, dall’altro ci sia la caduta in pratiche di soli obiettivi gesto – formali (la tecnica precisa, uguale al modello dato) o in rozze pratiche di solo vigore fisico e scazzottamento, perdendo il profondo insegnamento ‘interno’ dell’Arte.
Forse è proprio questo il vero spettacolo della coscienza. Cioè scoprire che sentieri apparentemente lontani conducono allo stesso luogo. Un luogo senza muri, dove il corpo pensa, la mente (che è essa stessa corpo in quanto incarnata) ascolta e la relazione diventa una forma di pratica. E dove il vuoto, anziché separare, crea le condizioni perché ogni cosa possa finalmente incontrarsi.
1. Body-Mind Centering® - An Embodied Approach to Movement, Body and Consciousness
2. Ritsuzen PDF
3. Counselor Torino - vuoto fertile
La locandina dell’evento è stata da me modificata
per inserirvi l’immagine del Maestro Sawai in Ritsu Zen






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