martedì 30 luglio 2019

In musica!!




Non poteva mancare la musica tra le arti con cui “giocare” in questa afosa estate milanese.

E’ Lucio, amico e compagno di pratica nel Tai Chi Chuan by Sifu Mizner, a suggerirmi la serata con Delvon Lamarr. https://www.youtube.com/watch?v=wx0BipbRJTU qui in una vecchi registrazione.
Così ci ritroviamo, con Monica che accetta entusiasta, nel cortile di uno stabile che la via Bergognone, come ha fatto con altri stabili, ha trasformato in uno dei luoghi cult della metropoli.
Ottimo ritmo che miscela jazz e soul e vivaci sonorità “nere”, tastierista, Delvon Lamarr, e chitarrista, Jimmy James,  di pregio, e un  batterista (che Lucio mi dice da poco subentrato a quello storico) di ordinaria amministrazione, impreziosiscono di potenti assoli la serata.

Questa sera non ho voglia di affrontare la mia ricerca corpo / movimento e manifestazioni artistiche.
Sì perché questa mia ricerca si può estendere ad ogni manifestazione d’arte, dunque alla musica, oltreché, ma questo lo faccio ormai da decenni, ad ogni aspetto della vita quotidiana.
Come, mutando le ampiezze di una musica, queste entrano in relazione con i volumi di me corpo? Come i repentini cambi di ritmo si identificano nei cambi del ritmo del mio respirare? Come posso rapportare il ritmo dato dal pedale sulla grancassa col variare dei battiti del mio cuore?
No, questa è serata di birra, confidenze con l’amico Lucio (finalmente, è da Settembre che gli propongo una serata di alcool e chiacchiere!!) e sguardi teneri con la donna con cui vivo da vent’anni.


La possibilità di sperimentarmi in questa nuova avventura ci sarà pochi giorni dopo.
Nell’incantevole cornice notturna del Castello Sforzesco mi attende il jazz.
E’ “West Side Story – Una voce e 10 strumenti” ad interpretare  l’opera di Leonard Bernstein.
Gruppo solido che miscela musicisti affermati (1) e nuove leve con l’accompagnamento vocale di Paola Folli, a me totalmente sconosciuta ma che il grande pubblico (!?) ha apprezzato in TV come vocal coach nella trasmissione “X Factor”.
Gli arrangiamenti sono davvero notevoli, come l’insieme dell’esecuzione e gli assoli. Solo la cantante ha sì una voce vellutata quando parla (a parte che l’incespicarsi l’accompagna ad ogni intervento!!) ma timbro anonimo come anonima, scolastica, l’interpretazione quando canta, non mi piacciono affatto (2).

Accanto a me Monica e tra i piedi la piccola Kalì, mi riservo comunque di sperimentare un poco della mia corporeità. Lo faccio complice un cielo profondo in cui sono fiondate alcune piccole stelle luminose; lo faccio lasciandomi assorbire da mura e cortile che emanano storie di uomini e battaglie, di sangue ed amori, di nobili e poveri sconosciuti; lo faccio ascoltando come il ritmo entri nella terra e lo rimandi sul mio corpo sdraiato al suolo; lo faccio ascoltando i piccoli movimenti degli ischi ogni volta che cambio il mio modo di sedere, ascoltando il respiro stare con la sezione ritmica o involarsi con gli assoli di sassofono o tromba.

Poi, la musica finisce, tra gli applausi convinti del pubblico.
Usciamo in una Milano notturna che non finirà mai di affascinare ed ammaliare.

1. Tra di loro, al contrabbasso, Attilio Zanchi, mia frequentazione giovanile ai tempi dell’ARCI e degli Yu Kung, gruppo storico milanese di “protesta” in cui, per un certo tempo, militò anche Francesca Oppici, che i più anziani tra gli allievi ricordano praticare con noi per diversi anni. Devo a Zanchi le prime ispirazioni, erano i tempi del Karate, che, con le letture del Maestro Plée, mi portarono a sperimentare l’attività multipla e simultanea, la diacronia gestuale, nell’esecuzione dei kata.

2. D’altronde, da una trasmissione che ha visto e vede giudici, tra gli altri, dei figuri come Fedez, Arita, Manuel Agnelli, Morgan, Levante e dei “vincitori” come Marco Mengoni, Michele Bravi, Lorenzo Fragola … che mi posso aspettare?!?!











martedì 23 luglio 2019

Liu Bolin




Il caldo è estenuante ma ho deciso:

oggi MUDEC per la mostra fotografica di Liu Bolin.

D’altronde, a fine corsi, lo scrissi ai miei allievi e a tutti quelli che raggiungo con  la NL mensile:
“Dunque, se vi andasse, leggetemi, statemi vicino e, soprattutto, come già Vi scrissi, praticate quotidianamente e come più vi aggrada di “penna e spada”: praticate Arti Marziali e leggete libri, praticate Arti Marziali, danzate e scrivete confrontandovi con gli altri, praticate Arti Marziali, cimentatevi nelle varie espressioni corporee ed artistiche,
praticate Arti Marziali e dipingete, scrivete poesie.
In una parola, Vivete.”
Ah, se ti interessasse essere informato su quel che faccio, su pensieri, riflessioni ed incontri miei e dello “Spirito Ribelle”, contattami che ti inserisco nella mailing list!!

Dunque, non sarò certo io ad esimermi dal dedicare tempo e passione all’Arte ed alle sue manifestazioni.
Anche perché voglio provare, più compiutamente di altre volte, a gustare delle opere artistiche partendo dalla mia corporeità, dal contatto fisico che con esse vado ad instaurare: una esplorazione non limitata alla sfera cognitiva, come accade abitualmente, ma consapevolmente capace di coinvolgere le diverse aree del mio essere individuo fisicoemotivo.
Insomma, un collegamento tra osservazione visiva, riflessione mentale ed esperienza corporea che aiuti a considerare come ogni lavoro artistico (pittura, scultura, musica …) ci riconduca sempre ad un confronto con la nostra corporeità come è e come la viviamo. (1)

Altri, ben prima di me e con un impianto epistemologico probabilmente più strutturato, lo hanno già fatto.
Mi riferisco a Stefania Guerra Lisi, nei primi anni ’90, ed al suo eccezionale metodo “La Globalità dei Linguaggi” e, più recentemente, a Mara Della Pergola che ha piegato il metodo Feldenkrais a questa lettura corporea.
Nessuna di loro, nessun altro che io sappia, lo ha però fatto partendo dal campo Arti Marziali ed integrandolo con altre diverse competenze corporee che, per il mio percorso, sono soprattutto lo stesso metodo Feldenkrais, la Danza Sensibile e la pratica Gestalt.

Ora vi dico come è andata.
Il cinese Liu Bolin è il formidabile autore di quelle che sono chiamate “performance mimetiche” in cui, utilizzando un meticoloso body painting, il suo corpo è del tutto integrato nello sfondo dell’immagine.
Immediatamente ho compreso come il peso del pur modesto zainetto cambiasse le mie stesse sensazioni e, dunque, lasciasse andare impressioni fisicomeotive ben diverse ad averlo in spalla o meno. E dunque, io sono quello con lo zaino o quello senza? Ah ah ah ah!!!!!!!!!!!!!!!!!
Diversa, ai miei occhi, era la qualità del mio rapporto con la fotografia se inspiravo, e l’immagine si avvicinava, o espiravo, con l’immagine ad allontanarsi. Diverso pure era guardare con l’occhio dominante o con l’altro.
Una volta di spalle alla fotografia, diverso era guardarla dopo aver girato in senso orario o antiorario.
Ho sperimento diversi ritmi respiratori, diverse distribuzioni del peso corporeo, diverse angolazioni di veduta.
Insomma: ognuno di noi, consapevole o meno, poco o tanto, si trasforma, muta, quando entra in risonanza con un’immagine, un suono, una forma ecc.

Mi sono permesso, stentatamente che sono ancora ai primi passi in questo “viaggio”, di accostarmi alle opere di Liu Bolin provando a cogliere e confermare primariamente me stesso e l’evoluzione delle mie sensazioni. Da lì, ho aperto il mare delle emozioni e degli ancora fragili ed incerti pensieri costruendo una mia personale visione, una mia personale interpretazione, una mia personale conoscenza, delle opere del fotografo.

E’ stato un primo approccio ma, certamente, questa è la strada migliore per avvicinarsi ad ogni manifestazione artistica vivendo una propria ed unica esperienza personale che travalica qualsivoglia dotta spiegazione o interpretazione fatta da altri. Ancora di più per costruire un sé realmente olistico, fisicomoetivo, applicabile in ogni occasione del nostro vivere quotidiano, che sia il lavoro o l’educazione dei figli, una relazione di coppia o una comunicazione dei media.

Allora, mi permetto di esortare chi ora mi sta leggendo: che pratichi di corpo e movimento come processo di consapevolezza, che pratichi un qualsiasi sport per vincere un titolo o una medaglia, che faccia esercizi in palestra per tonificare la muscolatura, ad affacciarsi su questa avventura nel suo rapportarsi con l’arte.
Avrà solo di gioirsene, di scoprire un sé mondo inaspettato e, se volesse “una mano”, se volesse approfittare del percorso pratico-teorico che io ho già fatto, mi contatti liberamente.


1. Mi è molto spiaciuto che quando scrissi di queste mie prime esplorazioni a contatto corpo / arte, del vicendevole influire di pensiero, emozioni, sensazioni e moto (e torniamo alla differenza fondamentale tra leib e korper, tra corpo vissuto, esperito e corpo meccanico) su cui stavo lavorando, nessuno, sul mio blog  o di persona, dei miei allievi, nessuno dei destinatari della mia NL, si sia espresso, si sia fatto avanti, abbia detto la sua. Nemmeno tra chi coltiva, o ha coltivato, la passione del dipingere!! Per me, inspiegabile.










lunedì 15 luglio 2019

La sfida







“Prega affinché l’altro non sfoderi,
ma alla fine, se non è possibile evitarlo,
mettilo a morte con un colpo solo
e prega perché riposi in pace”.


A Settembre, riprendono i 
Seminari Kenshindo
“la Via dello spirito della spada”.

Da essa impariamo che una buona strategia ci permette di essere preparati ad ogni avversità anche nei rapporti quotidiani o nel lavoro; che la rapidità può fare la differenza tra restare intrappolati in un qualsiasi problema o riuscire ad evitarlo; che sapere quando attendere ci consente di vedere in ogni crisi anche gli aspetti positivi; che la paura può essere un’arma temibile ma il potere di ogni arma dipende da come viene utilizzata e contro chi; che audacia e coraggio sono gli strumenti necessari a travalicare i limiti imposti da ogni situazione difficile.

E tu, sei pronto a sfidare tanto le tue paure quanto le tue certezze?

Sei pronto ad usare un’arma fino a diventare arma tu stesso?






mercoledì 10 luglio 2019

Bravi, belli e non famosi



Bravi, belli e non famosi

Cena sociale di fine corso Tai Chi Chuan
ai giardini Marcello Candia
Milano

Certo siamo anche distanti, ognuno con la sua eclissi di sole e le cadute per strada da cui è sempre più arduo alzarsi.
Certo siamo anche distanti, ognuno con le sue mani che attendono le scelte di vita di un figlio fattosi grande o di un nipote che riporta festa nel cuore.
Certo siamo anche distanti, ma, una volta la settimana, ci troviamo vicini nel tracciare disegni Tai Chi Chuan tra i cespugli ed il verde dei giardini Marcello Candia a Milano.
Nessuna certezza nel dire quel che ciò ci fa provare, quando il cuore ed il respiro, per secondi lunghi un secolo, danzano a ritmo e tolgono le scuse per andare via, per assentarsi.

Vista da qui, dal lento snodarsi Tai Chi Chuan, è una ricerca comune tra gli alberi, le foglie, il vento e il sole.
Vista da qui, dal lento snodarsi Tai Chi Chuan, pare quasi ci sia un posto solo per noi, bravi e belli e non famosi, tra corpi diversi ma, per una volta, insieme.

E allora festeggiamo la chiusura del secondo anno di Tai Chi Chuan ai giardini, tra chiacchiere e comportamenti, drink e belle presenze, curiosità e qualche incertezza.

Cosa faremo, a Settembre, per sentirci un po’ più insieme? Per scorrere insieme nei piedi e negli occhi, magari ad inanellate giravolte ed evitamenti, magari ad esplorare quelle che sono istintive applicazioni di te e me a contatto, magari per fare e poi disfare.
Intanto, siamo qui a festeggiare una breve fine che si aprirà, a Settembre, su un grande inizio.


 










venerdì 28 giugno 2019

Il cuore che vola





A volte il mondo, l’inciampare delle cose e dei miei piedi, paiono schiacciare anche me.
Allora lascio uscire il bimbo che ho dentro e, accanto a lui, quel “passeggero oscuro” che non mi abbandona mai.
Insieme, un poco fratelli e un poco coltelli, sanno mostrarmi la via nuova da intraprendere. Senza bisogno di ripari, di erigere fortezze e nemmeno senza bisogno di lanciarmi, scoperto, contro avversari corazzati e invincibili.
Con quest’animo quieto, alle prese con una svolta radicale, sono seduto al tavolo per la nostra
“Cena sociale 2019”

Che ogni buon gruppo che sia davvero tale e non solo un “Corso”, ha i suoi riti, le sue occasioni di incontro cercate, proposte, costruite.

Questa volta siamo in un ampio locale, il Gecko 23, situato tra lo sfarzo modaiolo ed artistico della Fondazione Prada e l’anonimo consolato cinese a gustarci l’Happy Hour, l’appuntamento milanese che ormai è diventato abitudine tra le nuove e meno nuove (!!) generazioni.

Le chiacchiere convergono rapidamente sulla svolta, di sostanza e formale, che ci attende nella prossima stagione.
Peccato che la prima riga, la prima frase, con cui ho aperto la mail indirizzata agli allievi: “La Scuola, intesa come luogo di “Formazione” condivisa e compartecipata dentro e fuori dai corsi è, lentamente, venuta a mancare” non abbia colpito, non abbia aperto il giusto indirizzo delle riflessioni.
Che l’avrò mai messa a fare al posto d’onore?
Allora spiego che alla cooperativa sociale mangi tanto e bene spendendo poco, meno di quel che il mercato chiede, e, per contro, dai una mano a sparecchiare, a pulire i tavoli, quando serve aiuti in cucina o fai tu la spesa, magari fai il cameriere o il “Maitre” nelle occasioni speciali, poi ne parli bene con gli amici, li spingi a provare con te quel gran buon cibo e quell’ambiente “mutualistico” che a te fa tanto bene, che è una risorsa contro le brutture e le storture di quel che ora è in voga in cucina. E ti si dà la possibilità di essere presente, di contribuire con il tuo cuore e le tue mani, quando la cooperativa sociale scende in piazza o nelle feste, tra le persone disagiate o semplicemente tra le persone semplici, che le cose popolari, quelle di “sinistra”, è buona cosa non solo parlarne ma anche farle,
Poi, piano piano, con gli anni, gli avventori, i soci, si diradano, nessuno o quasi dà più “una mano”: Gli impegni di famiglia, la gita al mare, le ore di straordinario al lavoro, il viaggio, gli amici… vieni ancora a mangiare: ti siedi, gusti cibo e bere, e te ne vai pagando il modesto conto, quando ti ricordi, altrimenti pure tocca ricordartelo, rincorrerti.
Allora la cooperativa,Ente o società per l'esercizio di un'attività economica in vari settori non avente scopo di lucro bensì a carattere mutualistico” chiude e al suo posto apre un ristorante: stesso gran cibo, forse il migliore di Milano, nessuno ti chiede più di “dare una mano” e il conto è in linea con il “mercato”.

Nessuna recriminazione, nessun rimpianto.
Ognuno libero di spendere i suoi soldi come vuole, di dare le priorità a quel che più gli pare.
Io so, a malincuore certo, che  ho da accettare che le cooperative, quelle autentiche, di una volta, non ci siano più e lascino il passo a trattorie e ristoranti e cooperative che di mutualistico: “l’obiettivo di crescere insieme, aiutandosi a vicenda per ottenere qualcosa che altrimenti non potrebbero raggiungere da soli; condizioni di lavoro migliori, prezzi migliori per i servizi, costo minore per l’acquisto di attrezzature e materiale. Nella cooperativa la persona è sempre al centro e nella cooperativa sociale i soci sono anche strumento di sviluppo della comunità” non hanno alcunché.

La serata, per molti di noi, prosegue a casa mia e di Monica. Ad attenderci, dolci rigorosamente fatti in casa, birra e superalcoolici. Ed ancora chiacchiere, tra la vivacità di Ermes e le dolcezze di Francesca, la voce di Gianluca ed i sorrisi di Anastasia, il brindisi per il bellissimo successo scolastico di Giuseppe, i regali che mi fanno i cari amici Valerio e Giovanni, lo sguardo sereno di Guido, l’affaccendarsi di “mamma” Elise, gli occhi calmi di Donatella.

La “Scuola”, di fatto, ha perso la sua piccola guerra contro le leggi del capitalismo e del “consumo senza uso”, dell’alienazione e della meccanizzazione che distorce sensazioni e sentimenti. Però ha resistito in prima linea per diversi decenni, ha contribuito a forgiare cuori e corpi che qualcosa, di sicuro, hanno trattenuto e condiviso nel loro vivere quotidiano anche quando ormai lontani dalla pratica.

La “Scuola” non c’è più, restano uomini e donne che, se lo vorranno, ancora troveranno me e un luogo sicuro e protetto per crescere e lottare.













sabato 22 giugno 2019

Un Idraulico o un Esperto di uomini e vivere?




Scarto subito, come amo fare, la parola Maestro o professore, per abbracciare, come già sa chi mi legge da un po’,
Esperto: colui che ha esperito;
Sensei: colui che è nato prima.
Uno, a mo’ di sciamano (1), che “si è fatto il culo”, che “ha tenuto botta” nelle difficoltà e, bene o male, ne è uscito in piedi ed ha imparato di sé abbastanza per fare una robusta autocritica e ricostruirsi una autentica vita privata e sociale.
Uno così, esperto, sensei, è quello che realmente ti può accompagnare, sostenere.
Perché uno così, esperto, sensei, non ti dà un sapere precostituito, asettico, neutro, studiato nelle regole della palestra o al “corso istruttori”, ma ti dà un sapere di vita che origina da una sua esperienza e ricerca personale, vissuta.
Nessuno ti può accompagnare nella tua ricerca marziale se non è sintonizzato con la propria di storia personale. Altrimenti è come un idraulico che ti aggiusta la lavatrice!!
E, infatti, l’idraulico / Maestro o professore, mette e ti dà tecniche e spiegazioni di un manuale / di uno stile, esercizi per pomparti il fisico (2)

L’autentica pratica marziale, nel suo completo e complessivo significato, è salute fisicoemotiva, (3)

si prende cura di te per evitare che tu debba curarti.

Praticare autenticamente ti farà conoscere equilibrio e salute, sapendo rintuzzare attacchi ed aggressioni che vogliano minare la tua integrità in ogni ambito della tua vita personale e sociale.

Provare a difenderti da questa 9x21?
Dunque, se ti affidi al Maestro / professore Tizio per difenderti da una coltellata, assicurati che Tizio,  nella vita reale, abbia messo in gioco la sua vita tirando di coltello.
In caso contrario, non vale nulla che giri con un coltello in tasca, che urli malamente come il sergente Hartman di “Full metal jacket”, che ostenti diplomi federali, che citi ripetutamente quella volta che stava per estrarre il coltello ma poi…

Provare a difenderti da questo Recon Tanto?
Lo stesso dicasi per il Maestro / professore Tizio che ti promette equilibrio e saggezza e salute ma ancora vive sotto la comoda protezione dei genitori o che dalle rovine di relazioni familiari fallimentari o da disgrazie di salute mentale / psicofisica è uscito solo grazie ad un intervento esterno e nulla ha saputo, o ancor peggio voluto, cambiare di sé e del suo proporsi agli altri, al mondo; nulla, con le sue mani, ha saputo ricostruire.  
Scegli invece chi, tenendosi ben lontano dall’insegnare tecniche e “manuali”, incoraggia la tua curiosità, la tua passione, perché tu ti impegni a conoscere e a riorganizzare te stesso, ad apprendere di te e di come stai al mondo.

Sempre che a te non interessi semplicemente sfogarti con due cazzotti al sacco, prendere a pugni un tuo pari in un contesto protetto come una gara sportiva ambendo alla medaglietta al collo, scolpirti gli addominali da esibire in spiaggia, imparare a difenderti da un coltello di plastica o da una pistola di plastica (!?!?), imitare gesti e movenze senza mettere in discussione, senza ristrutturare, la tua postura, il tuo portamento, il tuo registro emozionale, riversare / proiettare sul tuo Maestro / professore quell’immagine di forza e superiorità che tu non hai e a cui tanto ambisci: se è forte lui, lo sono anch’io!!
Allora sì che il Maestrone o il professore (l’idraulico!!) fanno per te.


1. Sciamano, non certo una brava persona, forse anche un figlio di puttana, ma uno che sotto la tempesta non è fuggito, è rimasto bagnandosi fino alle ossa ed è sopravvissuto. Uno che nel bosco è entrato, cadendo, ferendosi, rialzandosi a fatica, tremando dalla paura, ma lo ha attraversato. Uno che, per questo, può accompagnarti nel tuo di bosco.

Da "La Gazzetta dello Sport"
2. “La muscolatura rappresenta soprattutto la forza che fa da tramite tra il cervello che programma globalmente i gesti o le azioni (dunque l’intelligenza), e lo scheletro che ci veicola e ci sostiene. Non è necessario rinforzarla a priori, con esercizi localizzati o con stimolazioni meccaniche, perché ciò servirebbe principalmente a cambiare la forma esteriore, ma non la qualità dei movimenti, né le abitudini disfunzionali acquisite. (omissis) E’ invece importante ‘parlare’ all’intelligenza del sistema nervoso e offrirgli molte nuove informazioni per eliminare o tramutare ciò che non è più funzionale” (M. Della Pergola, docente e formatrice metodo Feldenkrais).

3.Il corpo non può essere inteso come una macchina da riparare: esso esprime una complessità più grande che racchiude tutte le sfere che sono importanti per la vita di una persona” (A. Saponaro, psicologa e psicoterapeuta)










domenica 9 giugno 2019

Emozionati!! Il Seminario




Fushime Taiso
Noi non siamo, nessuno di noi lo è, soltanto bagagli, più o meno accatastati alla rinfusa, a viaggiare in ordini sparsi.
Né ho il viso duro di chi pensa d'avere sempre ragione, di camminare sicuro verso una certa direzione, che per me vivere nasce per strada e diventa poi altro solo se accetto di sbagliare, cadere e risollevarmi.
E’ così da alcuni decenni e lo è ancora di più ogni giorno che passo dentro l’emozionante mondo delle Arti Marziali, calcando passi sempre più leggeri, sempre più profondi, che mi cambiano e, ai miei occhi, cambiano chi mi sta accanto.

Allora questo 
Sabato 8 Giugno, 
racchiusi in un piccolo giardino della grande Milano, al “Marcello Candia” che ormai è un poco anche la mia casa di pratica all’aperto, siamo un manipolo di ricercatori, di eretici guerrieri, ad esplorare tesori e misteri, ad affrontare il filo che unisce le più antiche pratiche taoiste alle arti combattenti del Giappone, a tenere dritto il timone di una navigazione corpomente, fisicopsichica che non teme alcuna sorpresa, alcun sconcerto.
Anzi, sorpresa e sconcerto li cerca, noi così lontani dalla certezza del noto e del rassicurante e del ripetitivo che tiene le mani legate a tanti servi di questo o quello stile, ma sta ben distante dalle mani nostre, che sono coraggiose e curiose di imparare, di sapere.
Undo Kankaku

Siamo in sei: “zoccolo duro” dello Spirito Ribelle ZNKR a cui si aggiunge Roberto, praticante di Jeet Kune Do.
E ci vengono a trovare amici vecchi e nuovi, per un saluto; e mi scrivono amici vecchi per testimoniare che non hanno dimenticato il passato condiviso e che, prima o poi, vogliono rinverdire.

Undo Kankaku
Noi, immersi nel “qui ed ora”, nessun respiro da dimenticare ed i fili d’erba su cui rotolare: “Fushime taiso” a dividere prime parti del corpo e poi ricomporle  in armonie di movimenti, disegni semplici che tra l’annusare un passato arcaico e l’esplorare la fluidità dell’agire nello spazio ci guidano verso possibili direzioni, ognuna una diversa narrazione.

Abbiamo tre ore davanti, tra il respirare dai piedi e la spiralizzazione dei tendini e “Happo undo”  che è necessariamente  differenziare, muscolo da muscolo, articolazione da articolazione, per integrare, per coordinare in sé relazioni funzionali tra le diverse parti. Che, nella vita di tutti i giorni, è essere l’adulto autodiretto che sa analizzare, paragonare, operare delle scelte.

Danshari Waza
Affrontiamo “Kankaku” che è il sentire di pelle ogni squilibrio, ogni movimento, che è sviluppare “Ting”, l’abilità di  percepire le tensioni nel corpo proprio e dell’avversario. Come a dire, nei propri confini di pelle, separare e proteggere, appellarsi ad un uso moderato, ecologico, della forza. Che, nella vita di tutti i giorni, è comprendere la qualità del contatto con l’altro, costruire una coraggiosa empatia di confronto che sa scegliere se aprirsi e collaborare o resistere e rifiutare.

Pratichiamo sempre, e anche oggi a questo Seminario non potrebbe essere altrimenti, perché ogni esercizio, ogni gioco, ogni momento di lotta e di scontro, sia una finestra sulla vita quotidiana, sia integrare quanto sopra nelle scelte e nelle azioni di ogni giorno, sia al servizio del nostro diventare adulti migliori.
Danshari Waza
E’ così anche con “Danshari waza”, il regno del vuoto, della forza senza sforzo, del fluire a spirale, tra colpi minacciosi ed evasioni leggere, attacchi e contrattacchi a contatto leggero. Un fluire tra spirali ed onde che dettano la legge del più capace, quello che nelle onde sa navigare e delle onde sa farne forza dirompente, letale.

Arriverà presto, anche se non oggi, il tempo del contatto pieno, autentico, a tutta forza, a saggiare ogni efficacia, a fugare ogni dubbio.
Oggi affiniamo “I”, che è intuito e istinto, e come tale nutre ogni momento di noi e del nostro agire, senza il quale ogni pratica marziale e di benessere è semplice ginnastica.

Oggi, ancora una volta, tra pugni e calci, tra esercizi taoisti della salute e della percezione del proprio centro di forza, che è nucleo intimo, pulsionale,
ci prendiamo cura di noi per evitare di doverci curare.




Undo Kankaku


Danshari Waza








martedì 28 maggio 2019

Emozionati. Il Seminario







•           Il corpo, noi corpo, è l’unica “cosa” che abbiamo sempre con noi, 24 h 24, che non abbandoniamo mai, che non lasciamo mai da qualche altra parte.
Ecco l’importanza di essere corpo, noi corpo, al massimo della salute e dell’efficienza. Questo in ogni situazione, in ogni occasione, con chiunque.
           Il Seminario di Sabato 8 Giugno è l’occasione per conoscere ed imparare un percorso che, dall’antico sapere taoista, coniugato con le ricerche contemporanee su corpo e movimento, fino alle pratiche lottatorie di una delle più letali arti nipponiche del combattimento, ti metta in grado di stare bene e in salute.
Dunque di scoprire ed ampliare il senso del piacere in tutto quello che fai e di essere all’altezza di ogni conflitto, di ogni crisi, di ogni avversità.
           Diversi studi (Mantak Chia, Karl Jung, Fritz Perls, Alexander Lowen, Giorgio Nardone, Moshe Feldenkrais, Ida Rolf, Stefania Guerra Lisi) di discipline diverse tra di loro (Healing Tao, Psicologia e Psicoterapia, Bioenergetica, Globalità dei Linguaggi, Integrazione Strutturale) concordano che ogni individuo è un essere fisicoemotivo.
           E’, dunque, nella forma visibile del corpo e del suo agire nello spazio ed in relazione con l’ambiente che  si esprime sia il modo di essere che il modo di agire di ognuno di noi. Quindi, attraverso queste semplici, ma molto interessanti esperienze corporee, ognuno può acquisire una visione di sé e del mondo che può farlo stare meglio, stare ed agire bene.

Sperimentiamolo insieme, Sabato 8 Giugno.

“Ognuno regola la propria condotta secondo l'immagine che si è fatta di sé. Se si desidera cambiare la propria condotta si dovrà dunque cambiare questa immagine”
(M. Feldenkrais)


Il programma di massima
•           Respirazione addominale e respirazione inversa
Dai luoghi dell’energia alla sua comprensione
           Fushime Taiso
Esserci nel punto di svolta; sapersi per raggiungere la stazione eretta
•           Spirale nel bacino, onda shock e spiralizzazione dei tendini
Costruzione della potenza esplosiva
           Economia di sforzo
Trovare le origini nella disposizione interiore verso i fattori di movimento: peso, spazio, tempo, flusso.
           Pensare in termini di movimento
Orientamento del praticante nel suo spazio interiore
•           I tre elementi: Terra, Acqua, Aria
Dai primordi, il Legno e il Fuoco
           Lo I intuitivo
Sapere emotivo tradotto in agire
           Souei Shou
Spingere è da maleducati
•           Deviare e colpire fluendo
Scorrere senza interruzioni verso il bersaglio, verso la meta
•           Forma e forme di Tai Chi Chuan
Ogni forma che è trans-forma




giovedì 23 maggio 2019

Il cuore dello spadaccino





A volte  il mondo sembra schiacciarmi.
Allora riemerge il ragazzo che ho dentro, nel suo impasto di rabbia e violenza, quel “passeggero oscuro” che attinge alle forze più buie dentro, che mi portò sulla strada “sbagliata”, oltre i confini del lecito.
Ci vuole forza e pazienza per farlo rientrare, in un disordine malsano che mi confonde. Anche perché so che, già domani, ho un altro pezzo di vita da affrontare.

E’ una danza affannata che, con gli anni, con la pratica quotidiana, si è fatta più lieve, si è come affondata.
Sarà senz’altro l’età e, con lei, le buone relazioni costruite nel tempo.
Certamente è anche la pratica marziale, autentico Budo per adulti sinceri, che mi fa scavare nella pancia e nel cuore, dell’animale conserva l’istinto ma è dell’uomo adulto che fa l’attore.
Così è per la pratica Kenshindo, la “ Via dello spirito della spada”. Così è anche oggi, Sabato, al seminario che, ogni mese, da il ritmo al nostro tirare d’acciaio.

Ogni scelta marziale è scelta che fa del “Conosci te stesso” la mappa su cui procedere, perché altrimenti, che senso avrebbe dedicare tempo ed energie a lanciare un pugno o un affondo di lama? Ad affannarsi in un groviglio di corpi al suolo o a portare un fendente d’acciaio?
Come semplice divertimento? Come sfogatoio per repressi?
No, grazie. Queste due strade le lascio a chi ha bendati cuore e cervello, a chi non ha il coraggio di un mondo migliore che cominci da sé, dal togliersi maschera e mantello.
Infatti, per come io lo pratico, per come io lo propongo, ogni momento marziale mischia il piacere e l’appassionarsi con il faticare e lo scontrarsi. Per crescere adulti coraggiosi.

Oggi è riandare ai kata a coppie da un passo di distanza, uno di fronte all’altro, occhi negli occhi. Lesti nello sfoderare l’acciaio che si opponga a quello dell’altro, pazienti nell’aspettare che quello ti piombi addosso.
Un intreccio dalle pause dilatate e dai ritmi sincopati in cui vivi e non muori solo se ogni sfida, ogni scontro, lo affronti nudo nel tuo coraggio e nelle tue paure, nudo perché la tua forza sta nel coraggio e la paura averli accettati.

Col tempo che scorre rapido, arriva la pratica Ryo To, le due spade, corta e lunga, Kodachi e Katana.
Ancora siamo ai primi passi, dunque ancora ad armarci di legno che l’acciaio affilato, quello vero, è strumento pericoloso per chi, come il piccolo gruppo di adepti, si impaccia tra estrazione e falciata, difesa ed attacco che impegnino due mani e due armi contemporaneamente.
Però ci divertiamo, che il sorriso non manca mai ad affiancare la passione, a nutrire l’entusiasmo.

Una buona respirazione chiude l’incontro, tra muscoli stanchi e sguardi contenti.
Ognuno netta il suo acciaio e lo ripone accuratamente pulito nella custodia, come un poco più pulito è senz’altro il cuore di ognuno, ognuno di noi che, anche oggi, tirando d’acciaio, esplorando Kenhindo, ha cercato un pezzo di sé, ha costruito la sua microstoria.









giovedì 9 maggio 2019

La nobile arte della persuasione




Amo profondamente i libri di Giorgio Nardone, psicologo e psicoterapeuta, come le sue elaborazioni confluite nella “Terapia Strategica Breve” (1).
In ogni parola, in ogni azione della sua pratica terapeutica, mi è semplice trovare legami con la pratica marziale e non potrebbe essere altrimenti, trattando entrambe di conflitti e soluzioni nei e dei conflitti.

Qui voglio presentare il suo
“La nobile arte della persuasione”
in un modo che evidenzi, citandone alcuni passi, questo nesso.

Un gioco che mi piace fare e che spero invogli chi mi sta leggendo ad approfondire per suo conto il tema trattandolo dal lato che più sente suo: la comunicazione verbale e para verbale, la terapia d’aiuto alla persona, la pratica del confliggere in ogni suo aspetto, ecc.

Personalmente, nella mia duplice veste di counselor e docente di Arti Marziali, voglio evidenziare, e lo farò nelle citazioni a seguire:
-       Gli approcci diversi che, differenziando il “come” praticare Arti Marziali, ne connotano il cuore, la sostanza stessa, imponendo una totale diversità epistemologica (metodi e fondamenti della conoscenza) e di pratica.
-       L’importante funzione terapeutica, di aiuto e crescita, che la pratica delle Arti marziali può svolgere sia negli specifici incontri di counseling che nei corsi veri e propri di Arti Marziali.

Il persuadere
Il percorso di persuasione non si oppone mai alle convinzioni o credenze dell’altro, ma le rispetta e le utilizza in vista di ulteriori prospettive, permettendo di aggirare le resistenze al cambiamento. (pg. 16)
La pratica marziale come io la intendo e propongo qui allo Spirito Ribelle ZNKR si basa proprio su questo assunto.
Ogni scambio di mano a contatto (push hands, chi sao, maki ecc) non contempla l’erigere una barriera invalicabile per l’opponente quanto invece una membrana sensibile in grado di filtrare ciò che si vuole accettare e respingere / deviare ciò che non si vuole accettare.
Di più, si mette in conto che è proprio l’aprirsi al premere, spingere, colpire dell’opponente, fino a permettergli di portare le sue mani a contatto del corpo, a dare l’opportunità di entrare in relazione autentica con esso fino, realmente, a volgerne l’aggressività offensiva a proprio vantaggio.
Nella mia pratica marziale, ovvero di confliggere per avere la supremazia, che dura da oltre quarant’anni, ho incontrato una sola Scuola che operi in questo modo: l’HME del Maestro Adam Mizner.
Tutte le altre Scuole, di qualsia Arte si occupino, praticate di persona o viste in azione, non accettano il  non si oppone mai”, non accettano, come scrissi in altri post, di “perdere per guadagnare”. Queste vivono ogni spinta o attacco come nemico da cui difendersi in un modo o nell’altro, mai permettendo l’ingresso dentro la propria chinesfera (2), dentro l’area occupata dalle proprie braccia, come strategia fondamentale per volgere la situazione di crisi a proprio vantaggio.
Nella pratica più specificatamente di aiuto, in particolare nella prospettiva gestaltica, la Scuola in cui mi sono formato: “individuo e gruppo sociale non sono entità a sé, ma parti di una stessa unità in reciproca interazione, per cui la tensione che può esistere tra di esse non è da ritenersi l’espressione di un insolubile conflitto, ma il necessario movimento all’interno di un campo che tende all’integrazione e alla crescita.
(omissis)
La capacità del terapeuta di creare un contesto in cui il paziente possa sviluppare la propria integrità si attua attraverso una “danza” tra terapeuta e paziente. Non è la tecnica esercitata da una persona esperta su un’altra persona che chiede aiuto, è la co-creazione di un confine di contatto in cui i valori, le personalità, i modi personali di affrontare la vita giocano un ruolo fondamentale. È la danza che il terapeuta, con tutta la sua scienza e la sua umanità, e il paziente, con tutto il suo dolore e la sua volontà di guarire, creano per ricostruire il ground su cui poggia la vita di relazione, il senso di sicurezza nella terra e nell’altro, e quindi il lasciarsi andare nell’intimità.”
(https://www.gestalt.it/definizione-psicoterapia-gestalt-therapy-hcc-italy-psicologia-cosa-e/)

Il convincere
il convincimento (si realizza) mediante uno scambio ‘dialettico’, ovvero la contrapposizione delle tesi (pg. 25)
E’ la pratica diffusa ovunque, ma non da noi, nei giochi / esercizi citati in precedenza,
Le braccia si ergono a strenua difesa, l’atteggiamento emotivo è quello di alzare una barriera che impedisca l’accesso e da cui partire per invadere lo spazio dell’opponente.
L’atteggiamento corporeo non prevede il rilasciamento muscolare (3) ma una tensione continua, un succedersi di contrazioni o, all’opposto, nelle pratiche formali e “di facciata”, un totale rilassamento indice di assenza di desiderio, di slancio vitale.
Strategia e tattiche sono conseguenti a ciò.

Il manipolare
Il criterio alla base della manipolazione consiste nel forzare  la volontà del soggetto, rispetto alle informazioni trasmesse o alle pratiche cui l’individuo viene sottoposto, attraverso metodi che lo “costringono” a cambiare. (pg. 24)
Qui si gioca una profonda differenza negli esercizi e giochi succitati, in cui il praticante non solo rifiuta ogni relazione di contatto ma, per esempio portando le proprie braccia estese, tende ad escludere ogni scambio.
Ma la differenza investe anche e soprattutto il modo di insegnare / imparare.
Ne ho già scritto più volte, qui mi limito a sottolineare la differenza che è divergenza totale tra un metodo direttivo che “ forza(re) la volontà del soggetto” per piegarlo ad essere un vaso vuoto da colmare con il sapere prestabilito, un passivo imitatore e copiatore di uno stile, un fare, codificato e preconfezionato e, invece, un investimento sulle potenzialità del praticane, sulle sue risorse inconsce che “stimola nell’interlocutore sia la parte cognitiva che quella emotiva” (omissis) “attiva contemporaneamente l’emisfero destro e sinistro del cervello, inducendo risposte contemporanee del telencefalo, la mente ‘moderna’ e del paleoencefalo, la mente ‘antica’” (pg. 17).

Uno sguardo a Oriente
“Per gli occidentali il nesso causa – effetto ha guidato per secoli l’osservazione e la spiegazione della realtà, mente per gli orientali causa ed effetto sono legati da una relazione circolare, come ben espresso dal simbolo del Tao: non esiste nulla che sia diretto a uno scopo senza che questo scopo si ritorca poi su ciò che lo ha prodotto.
Questa concezione filosofica non coincide con la ‘causalità circolare’ (Wiener, Ashby, Von Bartalanffy), ma è una visione che permea totalmente il senso orientale della vita. Come evidenzia ancora una volta Francois Jullien, non esiste una visione eroica del lottare contro le avversità sino a superarle, ma solo un piegarsi alla naturalità delle cose.” (pg. 28)
Qui sono io a smarrirmi.
Se mi ritrovo perfettamente nel motto “Wu wei” inteso come non eccedere, non tirare troppo la corda, mi riesce difficile leggere qualsivoglia pratica marziale, per esempio il Tai Chi Chuan che si rifà al taoismo, come rinuncia alla lotta. Mi pare un controsenso.
Non mi resta che, nel mio praticare e proporre le Arti Marziali, abbracciare un ecumenico incontro tra taoismo e la causalità circolare citata sopra!!

La comunicazione performativa
“il linguaggio indicativo, rappresentato da tutte le forme di comunicazione che prevedono un passaggio di informazioni e forniscono spiegazioni sugli oggetti osservati. In questa modalità comunicativa il focus è l’istruzione relativa alla materia in esame.
ìl linguaggio performativo, rappresentato dalle forme di comunicazione che evocano o inducono sensazioni che a loro volta producono effetti i quali vanno al di là del loro valore semantico. Questi tipologia di linguaggio fa sentire, oltre che capire: il focus è l’effetto pragmatico, ovvero l’influenzamento nella direzione proposta da chi comanda.” (pgg. 39 – 40)

Ecco il primo, e diffuso ovunque, metodo che ordina e dispone: “la maggior parte delle pratiche didattiche si fonda sull’assunto che lo studente è fondamentalmente un ricevitore, che l’oggetto (“la materia”) da cui si origina lo stimolo è importantissimo, e che lo studente non ha altra scelta se non vedere e capire lo stimolo così come esso “è”. (N. Postman. L’insegnamento come attività  sovversiva)
Il secondo, invece, che nelle Arti Marziali è proprio della nostra Scuola e MAI ho incontrato in altre:
-       L’atteggiamento dell’insegnante che adotta il metodo dell’inchiesta, si riflette sul suo comportamento. Quando lo vedete in azione, osservate che:
E’ raro che l’insegnante dica agli studenti che cosa pensa che essi debbano sapere. (…)
Egli si rivolge agli studenti soprattutto mediante domande. (…)
In generale, non accetta una sola affermazione come risposta a una domanda.
Le sue lezioni prendono forma sulla base delle risposte degli studenti e non di una struttura “logica” preordinata”. (ibidem)

-       “Al nostro insegnante che adotta il metodo dell’inchiesta, o “induttivo”, importa anzitutto di aiutare i propri studenti a diventare più abili nell’uso di tali metodi.
Egli misura il successo riportato sulla base del cambiamento intervenuto nel comportamento dei suoi studenti”. (ibidem)

-       “Lo studente deve essere il centro di ogni programma da svolgere. (…) i nostri programmi devono cominciare con quello che egli sente, con quello che di cui si occupa, che teme, per cui si commuove” (ibidem)

Il libro prosegue esplorando la comunicazione scritta e la possibilità d’uso della persuasione in diversi ambiti professionali.

Io mi fermo qui, confidando di avere suscitato in te lettore di questo blog la curiosità tale per aprire il libro di Nardone e, leggendolo, utilizzare ed adattare le sue intuizioni ai campi che a te sono più consoni.
Buona lettura!!




1. Il costrutto operativo centrale è quello di “tentata soluzione che alimenta il problema” formulato dal gruppo di ricercatori del MRI (Mental Research Institute) di Palo Alto (1974), evolutosi in seguito in quello di sistema percettivo-reattivo da Giorgio Nardone e che identifica tutto ciò che è messo in atto dalla persona e/o dal sistema intorno alla persona per gestire una difficoltà e che, reiterato nel tempo, mantiene e alimenta la difficoltà conducendo alla strutturazione di un vero e proprio disturbo.
Tuttavia la tradizione pragmatica e la filosofia degli stratagemmi come chiave del problem solving strategico vantano una storia più antica. Strategie che sembrano moderne possono essere rintracciate, ad esempio, nell’arte persuasoria dei sofisti, nelle antiche pratiche del buddhismo zen e nell’arte cinese degli stratagemmi, così come nell’antica arte greca della métis. (https://www.centroditerapiastrategica.com/listituto/il-modello-di-psicoterapia-breve-strategica/)

2. Per chinesfera o spazio personale, secondo la definizione di Rudolf Laban, danzatore e coreografo, a cui si deve un radicale mutamento nelle concezioni e pratiche del movimento, si intende l’area  immediatamente attorno al nostro corpo che ha come centro l’ombelico, in cui si sperimentano lo spazio raggiungibile, ovvero le possibilità di allungamento degli arti senza muoversi dal posto in cui si è (spazio della sfera nel contorno);

3. In cinese, il termine indicato è “song”, che non è rilassato quanto “denso”. E’ il risultato di una corretta formazione fisicoemotiva che investa scheletro, tessuto connettivo, tendini, muscoli e organi interni coinvolgendo, in sintonia, gli aspetti emotivi e la stessa cosmogonia taoista, in particolare i cinque elementi.
Nel campo marziale, in questa direzione, ben si distingue la Scuola Tao Garden del Maestro Mantak Chia, mente, più in generale nel campo corporeo, una notevole impulso è dato dall’Anatomia Esperienziale di Jader Tolja.