giovedì 3 dicembre 2020

Spaccaossa

Chiudo gli occhi e guardo.

Guardo dal tamburellare di un’oscurità rauca e delirante, sbircio le tracce lasciate negli anni, nei decenni, col mio passo a volte sfrontato, a volte barcollante.

Spio alle spalle la strada fatta e adocchio quella a venire.


Sono armato a dovere? Di quel vulnerabile e delicato coraggio umano, guerriero?

Ho al fianco la mia lama preferita, acciaio spietato, sibilante?

Ho le mani aperte a cogliere ed accogliere come a frantumare e sfondare?

 

E mi tentano a sostare le piccole certezze, il tranquillo tran tran quotidiano, come se non sapessi, tra cespugli di orgoglio ferito e merda nascosta dentro la panna di un sorriso, che nulla è tutto quanto è qui, e non lo è per sempre, né certo né improvviso.

 

Come un profumo di pianto, gesti apparentemente invisibili, ogni respiro, ogni fitta all’inguine, porta un ricordo lungo mesi che si srotola indietro per anni e anni senza saper distinguere.

Sto a lottare, come sempre, lo so. Ma questa volta, rialzatomi ancora, io che non volevo più soffrire, sto imparando a saper amare. Dono di parole e poemi violenti. Ladri ignavi e schiave incontinenti. Di pensieri e carne furfante, dissoluta, sono portatori balbuzienti.

 

Ho cercato e pure patito la guerra nell’anima e nel cuore e nella carne.

Mi si chiude lo stomaco e sobbalza il cuore ad affrontare così acuminate zanne.

 

C’è un’onda nera di fuoco che cola sugli innocenti, ma… ci sono innocenti in questo mondo?

Ogni persona sta combattendo una battaglia di cui io, nessuno, sa nulla, allora mostriamole rispetto e delicatezza anche se porta sembianze di smorta canaglia.

Per ognuno dei superstiti, avviliti attorno alla piazza squarciata, danzano sorrisi rubati e gesti sfilacciati.

Ad ogni uomo autenticamente adulto, ad ogni guerriero metropolitano, spetta il compito audace di cercare le tracce anche là dove rispetto, sincerità e sguardi onesti sono immersi in una melma di cui nemmeno si scusano e che a loro piace.

 

Ogni pugile, ogni combattente, prima di colpire dovrebbe imparare a incassare.

Ogni pugile, ogni combattente impara a tendere la mano, sapendo scegliere quando aprirla alla vita e quando chiuderla ad ogni ladro che il suo sogno gli vuole sfilare.

Sono Poteri Potenti, uomo, roba buona, roba che attraversa vitalità ed erotismo fino, se li reggi, a portarti dentro ogni cuore, persino il tuo. Se lo vuoi.

Allora, dai fiducia, sorridi e goditi il presente.

 

Cadendo sei cosciente di cadere ma se guardi come fanno gli altri impari a farlo bene

E l'ho imparato, lo sai che so cascato mille volte

Ma il sorriso quello no

Non me l'hanno mai levato

Soldato addestrato in una giungla di cemento armato,

Vivo dentro a una trincea

Da solo e disarmato

Questa è la mia natura, il modo in cui sono nato

Il bicchiere mezzo vuoto lo bevo tutto d'un fiato

(https://www.youtube.com/watch?v=oFYtF_hrraQ)

 

 







 

lunedì 9 novembre 2020

Per restare in piedi

 Il silenzio interiore

è vuoto inteso come assenza, come attesa di un “pieno”, come mancanza o… può essere un vuoto fertile, un momento da gustare per quel che è, altra forma di conoscenza?

Un po' come andare in nessun luogo e niente pensare e niente mandare. Un po' come non dire niente per non offendere la mente.

 

La vulnerabilità è debolezza, è vigliaccheria o… può essere il coraggio autentico di mostrarsi per ciò che sei e senti; su errori e ferite non mentire; a ciò che ti circonda e a chi ti scivola accanto aprire?

 

POTERI POTENTI … sapere essere forte e delicato insieme, senza alcuna vergogna.

Guerriero che osa sfidare prima di tutto quel nemico che è se stesso; cacciatore che sa cacciare prima di tutto quella preda che è se stesso; dell’Ombra di se stesso il conquistatore.

 

Ognuno ha il diritto al silenzio interiore e alla vulnerabilità, ad essere “tigre accucciata e dragone nascosto”, in un pudore di sentimenti che è lì, a portata di mano e non vuole fuggire.

 

Silenzio interiore e vulnerabilità 

che sono rassegnazione e resilienza. (1)

Rassegnazione, che è capacità di stare ed adeguarsi creativamente ad ogni avversità, ogni colpo che ti viene inferto.

Resilienza, che è capacità di risalire, di tornare a galla, dopo che brutture della vita o mani delinquenti ti hanno buttato in mare.

 

POTERI POTENTI, che sono te.

 

Il pittore ha le mani vuote eppure dipinge ricami nell’aria.

Impensabile che cielo e terra si accartoccino l’uno nell’altra.

Allora, Poteri Potenti a danzare nel cuore, lascio il sentiero segnato e ricomincio daccapo.

 

Che silenzio interiore e vulnerabilità siano le mie armi, le armi di ogni Spirito Ribelle. Per restare in piedi.

E tu? Pronto a condividere questo cammino adulto e guerriero?

 

1. Un po' la decadenza della nostra lingua, avvilita tra talk show ed intellettuali dallo spessore di un’acciuga, un po' l’invasione della cultura USA, ben accettata dal nostro provincialismo. Sono questi i motivi per cui a rassegnazione sia attribuito un significato di tremula passività. Invece, la sua origine latina “resignare” è rompere un sigillo e dunque rivelare, sciogliere, liberare. Stesso vale per resilienza, che non è “resistere ad una rottura”, riferendosi al mondo della tecnologia dei materiali e nemmeno quel senso di sforzo, di opposizione introdotto dal pensiero motivazionale yankee. Resilienza, invece, è “resilire”, prefisso re- e verbo salire ‘saltare, fare balzi, zampillare’, dunque ritornare rapidamente, di colpo, rimbalzare.






mercoledì 4 novembre 2020

Dove ci porterà lo sport

“Gli sport vanno dividendosi sempre più chiaramente tra sport, ovvero diporto (svago), e competizione.

E questi due ambiti sono completamente diversi anche se si compiono gli stessi gesti e si usano gli stessi attrezzi.

Quelli che si dedicano alla competizione diventano sempre più animali da circo o da spettacolo, sfruttati, anche se alcuni ben remunerati, così come lo erano i gladiatori del tempo antico.

E coloro che riusciranno a fare dello sport il proprio diporto, la propria arte di ascesi e liberazione diventeranno sempre più umani”.

(Engaku Taino, monaco Zen (Luigi Mario), guida alpina e maestro di sci e arrampicata)

 

Perfetto.

Manca però precisare che gli “sport diporto – svago” non intendono affatto essere pratiche di “ascesi e liberazione”.

Essi, infatti, sono generalmente praticati obbedendo a diversi imperativi, a volte coniugati tra di loro:

- packaging, ovvero addobbare un corpo “immagine”, “oggetti da valutare in base all’aspetto fisico” (cit. in “Il corpo in vetrina” post del giorno 11 Ottobre 2020);

- catarsi, intesa come gran sudata sotto sforzo ovvero semplice sfogatoio per le proprie frustrazioni e repressioni, una boccata d’ossigeno prima di tornare di nuovo dentro le frustrazioni e repressioni senza che nulla sia mutato;

- passatempo, ovvero come ingannare la noia senza alcun coinvolgimento emotivo con se stessi;

- strategia di "abbordaggio" in ambiente protetto e facilitato dalla vicinanza dei corpi.

 

Nulla di quanto sopra investe “ascesi e liberazione”.

 

ATTENZIONE:

Non si tratta di quale sport, di quale pratica scegliere perché essa sia “ascesi e liberazione”,

quanto di “COME” si pratichi.

 

E qui torniamo a Engaku Taino: “Così vi mettete di fronte a voi stessi e vi domandate: “Chi è che ora parla? Chi è che ora si siede? Chi è che ora sta praticando il Tai Chi o sta scalando o sta facendo qualsiasi altra cosa?”. E il momento in cui guardiamo noi stessi in tal modo, nel momento in cui comprendiamo realmente cosa sta cercando questo sé, allora cominciamo a praticare, nel modo corretto

Semplice. No?

No: semplice in sé, ma difficile da realizzare.  Ancor più in questa società della competizione sfrenata, del “consumo senza uso”, dell’apparire ad ogni costo.

 

Per esempio, mi rendo conto di quanto sia poco appetibile per cultori del packaging, dello sfogarsi, del passatempo fine a se stesso, praticare Spirito Ribelle.

Io, mentre respirano, si muovono nello spazio, portano una bastonata, chiedo loro “Quale parte di te corpo ha avviato il gesto?”, “Cosa stai provando ora nell’agire”” ecc. Io, invece di imporre loro un modello, una tecnica da copiare, li introduco all’arte della scoperta autonoma di quel e come sia meglio per ciascuno di loro, individualità uniche e non replicabili.

Lavoriamo sulla consapevolezza interiore, sull’efficienza fisicoemotiva; siamo dentro Poteri Potenti

Troppo, troppo “fuori”, per cultori del packaging, dello sfogarsi, del passatempo fine a se stesso!!

 

Spirito Ribelle, pratica per tutti ma scelta da pochi.

Poteri Potenti alla portata di tutti, ma cercati da pochi.

 

Comunque, la nostra porta resta aperta…


“La consapevolezza interiore aumenta l'efficienza fisica, 

 che a sua volta permette di migliorare la tecnica. 

Stiamo quindi parlando di una tecnica che scaturisce dall'interiorità verso l'esterno

anziché seguire il percorso inverso.

(J. Whitmore)

 


giovedì 29 ottobre 2020

Poteri Potenti

 

 Spirito Ribelle, attraverso il Counseling Fisicoemotivo e il Movimento Intuitivo, accompagna il praticante

- ad una maggiore conoscenza di sé, di sé corpo, delle proprie percezioni ed emozioni;

- ad un riequilibrio energetico che rafforzi la sua salute;

- alla capacità di affrontare con coraggio e determinazione tensioni e conflitti che la vita gli pone e oppone davanti.

 

Spirito Ribelle forma il praticante all’ascolto profondo dei messaggi del corpo proponendo di ripercorrere

- le tappe fondamentali dell’evoluzione attraverso un percorso filogenetico in cui rivivere consapevolmente i vari stadi del processo dalle prime forme di vita alla stazione eretta dell’essere umano. Così coniugando l’istintualità animale, ora persa e dimenticata, con il senso e la potenzialità dell’umano;

- i vari stadi del respiro e le sue enormi abilità trasformative e di conoscenza, capaci di investire l’energia sessuale come potere alchemico, la pulizia di organi ed ossa, il rafforzamento dei tendini, l’elasticità del tessuto fasciale, il riconoscimento e la gestione delle emozioni;

- le primitive gestualità ordinarie: accendere un fuoco, esplorare il territorio, seminare un campo, tra cui privilegiare il combattere, il confliggere, come elemento fondante la costruzione di una personalità equilibrata, autodeterminata, coraggiosa, vitale ed erotica.



 

Spirito Ribelle permette di accogliere le reazioni inaspettate ed incontrollate del corpo, riconducendole all’interno di equilibrate espressioni di movimento e padronanza delle emozioni.

 

Spirito Ribelle si avvale dell’arte del tocco, dell’ascolto sensibile, dell’immaginazione, perché il praticante si cali nella densità del corpo che è profondità dell’essere, coscienza espansa e personalità tanto indipendente quanto capace di relazionarsi positivamente con gli altri e l’ambiente.

 

Spirito Ribelle è per tutti, tutti coloro i quali vogliano

- riconoscere nel sé corpo il maestro di ogni giorno, il quale chiede ascolto e rispetto, donando scoperte emozionanti e la Via della consapevolezza e della serenità;

- scoprire ed affermare la loro unicità nel mondo, coniugandola con l’unicità di ogni altro individuo;

 

Prenditi cura di te,

per non doverti curare

 

Poteri Potenti

 









 

 

sabato 24 ottobre 2020

Dai, dai, gonfiati i muscoli e indurisciti le ossa, fatti il callo!!

 
























 Mi muovo lento, a tentoni, nello spazio attorno.

Il cuore batte profondo. Luce e buio, promesse mai mantenute per il coraggio di chi sa che può cadere da un momento all’altro, da un passo all’altro, in un ingorgo senza fine di inciampi e cadute.

Seguo, anzi, no, percorro la struttura scheletrica, quella che ci fa stare in posizione eretta, quella che protegge i nostri organi interni, quella che, ma guarda un po', sviluppa le linee di forza, ovvero consente il movimento nello spazio col minimo sforzo possibile e dando ad ogni gesto una sua forma.

 

Sì perché l’onere principale non tocca affatto ai muscoli.

Lo sapevi vero? Lo sapevi anche tu che ti affanni con pesi e manubri e katteblell e macchine a gonfiarti e potenziarti i muscoli, convinto così di prestazioni più efficaci inseguendo questa tua chimera per anni.

 

https://www.youtube.com/watch?v=gRw6lpkBjSc&feature=player_embedded#%21

 

Certo (o no?!) che lo sai che è il sistema scheletrico a mettere in forma il corpo tutto, creando quelle espressioni di energia che sono i gesti, i movimenti nello spazio, quello snodarsi potente così simile ad un flutto.

Che è la consapevolezza scheletrica a permettere alla parte cosiddetta “mentale” di organizzarsi in strutture di supporto del pensiero, “sistemi di leva, punti di fulcro e spazi tra le nostre idee, per articolarle e per comprendere le relazioni che tra esse intercorrono “ (B.B. Cohen), capaci di presenza autentica.

 

Mi guardo stare solo, muovermi da solo e sento svanire i dubbi ... ogni passo, ogni gesto più vicino, più prossimo, alla comprensione. Forse, perché non manco, ad ogni scoperta, di lasciarmi ancora sopraffare da insistenti ripensamenti e cattivi lutti.

Potrei muovermi solo per sentirmi respirare e agire di ossa, di scheletro.

Potrei vedermi sorridere mentre balzo e striscio e mi distendo.

Vorrei prolungare all’infinito questa dolce resa, sospeso in questo momento per sempre, che ogni secondo trascorso così è un tempo imperdibile di cui faccio tesoro, io attento.

 

Mi permetto di ascoltare ogni osso, ne intuisco, ancora la mia comprensione è incerta, la diversa configurazione in tre strati: una membrana protettiva e connettiva, una dura parte tubolare e, dentro, ancora più dentro, il midollo.

Struttura viva, che parla. Altro che cosa inerte, morta.

 

E certo, anche tu che mi leggi, anche tu come me, sorridi e prendi le distanze da chi sbatte ripetutamente le ossa contro bersagli ed oggetti per creare un callo osseo, perché le ossa siano dure, ancora più dure, considerandole così più efficaci, più letali, immerso in una pratica che lascia ogni onesto sapere stravolto, persino disarmante

Ancora più dure… sorde, insomma.

 

Vecchia abitudine da karateka che conobbi e praticai anche io negli anni ’70, prima di incontrare il Maestro Tokitsu, le sue riflessioni critiche, la sua pratica marziale, e poi tutto il sapere corporeo, di movimento, racchiuso in discipline coraggiose e lucidamente intelligenti come Feldenkrais, Danza Sensibile e, più recentemente, Body Mind Centering: strade che alla salute ed all’efficacia rivolgono sempre uno studio attento.

 

Non mi voglio perdere niente, perché persino quando pratico “standing” (1) la consapevolezza più espansa non basterebbe. E non mi voglio perdere proprio niente.

Non mi voglio perdere, con l’immagine di me scheletro, anche la spoliazione ossea, dallo strato superficiale al corpo duro e fin dentro l’intelligenza midollare, quella che mette in comunicazione cervello e resto dell’organismo, perché la conoscenza olistica, totale, finalmente si compia.

La vita è nel midollo osseo.

Questo è il primo livello “superiore” di ogni pratica “standing”, non il solo percepire l’abbandono, il defluire verso il terreno, delle parti carnose, muscolari.

Questo è l’autentico stare nello scheletro, se sai come conoscerlo.

 

Ascolto battere il cuore e snodarsi gli arti a disegnare ghirigori delicati e precisi, e mi chiedo cosa sto immaginando, a che sogno sono così vicino, stracci di rigidità ora dimenticati.

Attenuo col corpo la tempera e darò così colori nuovi, inaspettati, ad una danza che cresce di giorno in giorno, ad un carattere capace di due opposte direzioni. Ali di un uccello libero nel cielo, animale immane che conserva tratti delicati

Come ogni bravo pugile sono bravo ad incassare, ma se manca la scherma d’assalto, lontano non potrò mai andare.

 

Ora resto sdraiato dentro me stesso ascoltando a fatica il linguaggio nuovo esplorato.

Scordati, mi dico e ripeto, per il ritorno di essere la stessa persona, che ogni volta e di nuovo è sempre così; scordati l’inferno.

 

Un grazie enorme a chi mi ha guidato ed accompagnato in questi oltre quarant’anni di pratica.

Un grazie

ad Angela, che da tre anni mi fa strada nel sapere taoista dell’Healing Tao System

ad Eleonora che mi ha preso per mano e, da un anno, mi accompagna nel sapere corporeo e di movimento del Body Mind Centering.

 

1. Diverse Arti di combattimento e salute: Tai Chi Chuan, Chi Kung e Kiko, Taiki Ken, Yi Quan, usano praticare posizioni statiche (standing) dando loro nomi diversi

 

 Ad aprire il post ecco:

La scultura "Ercole scaglia Lica” del Canova,

è un chiaro esempio della continuità e integrazione

che attraversano il corpo umano.

E’ sufficiente osservare come una linea di forza viaggia

dall'alluce del piede destro di Ercole e più su

fino alla sua spalla sinistra, attraverso tutto il suo braccio

e così pure attraverso tutto il corpo di Lica.

(http://bodythinking.com/it/) 






venerdì 16 ottobre 2020

Tu non fai lavoro “interno”

 Lavoro interno, Neijia Kung Fu, stili “interni” e via di questo passo.

Amenità, solo goffe amenità.

Dici che non è così?

Allora, quando lavori la tua struttura, in particolare l’asse verticale, ti bei di lavorare l’allineamento, le sensazioni, la meccanica del movimento, della colonna vertebrale. Giusto?

 

Ma lo sai che esistono altre due linee, due percorsi longitudinali, interni al corpo, oltre alla colonna vertebrale, che concorrono all’allineamento posturale e da lì al movimento?

Entrambi concorrono, con la colonna vertebrale, all’allineamento, alle sensazioni, alla meccanica del movimento.

Beh, se ti può consolare, non sei solo in questa tua ignoranza. Maestri e maestroni di ogni genere e importanza ti sono accanto, e, come te, praticano e insegnano monchi di questo sapere, di questa consapevolezza.

Come a dire guidano un’automobile e insegnano a guidarla, magari danno pure la patente di guida! sempre viaggiando con una e una sola marcia!!

Complimenti!!

 

Sì perché che energia, che Ki o Chi puoi conoscere, ampliare ed utilizzare se nemmeno sai come è fatto dentro, all’interno, il tuo corpo, se non sai come utilizzare tutte le forze che dentro vi agiscono?

 


A che anatomia “interna” ti riferisci?

“Che cosa dunque rende così importanti le viscere e gli organi nella struttura psicofisica? Il loro legame funzionale prima di tutto con i bisogni più elementari - nutrirsi, evacuare, recuperare - e subito dopo con qualità come la passionalità, la 'presenza nel momento presente',la sensualità in senso lato, la rotondità, il volume, l'energia, (omissis)

(Tolja & Speciani “Pensare col corpo”)

 

A che rete, a che armonia di forze corporee, fisicoemotive, ti riferisci?

(omissis) scoprire la relazione tra i livelli di attività, anche minimi, all’interno del corpo e i movimenti più grandi compiuti dal corpo stesso: relazione che porta a un allineamento tra movimento cellulare interno ed espressione del movimento nello spazio esterno. Ciò implica identificare, distinguere e integrare i vari tessuti all’interno del corpo.”

(B.B. Cohen “Sensazione, Emozione, Azione)

 

Di che Ki / Chi stai parlando e praticando?

 ‘Chi’ è il continuo flusso di energia che collega i vari tessuti, organi e funzioni cerebrali in un insieme unitario – una persona. Il ‘Chi’ collega anche questa persona al suo ambiente”

(Mantak Chia)

 

 

Ah, vuoi sapere quali sono queste due linee, questi due percorsi?

Dai, te lo scrivo qui, senza nemmeno farmi pagare per svelare questo “segreto”, che è tale per la pletora di ignoranti che, nomi famosi e titoli altisonanti e loro improvvidi allevi, popolano lo sgangherato mondo delle Arti “interne”, del Tai Chi Chuan, del Chi Kung.

Oddio, anche nel mondo dello sport, amatoriale ed agonistico, del fitness per signorine e signorini azzimati nei loro abbigliamenti, pardon: outfit, all’ultima moda, navigano tutti, o quasi, a vista, sempre con la “prima” innestata!!

 

Dunque, apri bene le orecchie, no, per iscritto, apri bene gli occhi:

Una linea riguarda gli organi, dalla cavità orale via via a scendere fino all’ano.

Una linea riguarda il sistema nervoso, il midollo spinale, collocata all'interno del canale vertebrale e poi a diffondersi nei quattro arti.

Certo, ora che, aperte le orecchie, ehm, gli occhi, lo sai, hai da trasformare questo “sapere” teorico in studio pratico, in qualità del tuo allineamento, in qualità del tuo muoverti ed agire nello spazio.

Come imparare a farlo però non te lo spiego qui, per iscritto. Anche perché sarebbe fatica improba, difficile, forse impossibile, senza partire da una pratica che, nei modi opportuni, ti faccia scoprire e conoscere ed apprezzare queste tre linee ed il loro lavorare combinate insieme.

Io, e certo qualcun altro, sa come proporlo ed aiutare ad impararlo.

 

Se tu fossi stufo di guidare sempre e solo con la prima marcia innestata, mettiti a cercare, vai in caccia del docente, del “Maestro” giusto: quello che sa e sa come aiutarti ad imparare!!