giovedì 29 settembre 2022

Avedon, la mostra

 

Richard Avedon (1923 – 2004), grande fotografo statunitense, in mostra a Palazzo Reale

Relationships

Oltre cento immagini di ritratti di personaggi famosi quali Marilyn Monroe, Versace, Truman Capote, Andy Warhol, ma anche di sconosciuti.

La mostra narra una parte della sua storia, ovviamente quella legata al mondo della moda nel suo innovativo modo di “guardare” le più famose modelle e di leggere le campagne pubblicitarie di alcuni dei nomi più importanti di quel mondo, ma anche personaggi della politica, dello spettacolo e, infine, alcuni ritratti di perfetti sconosciuti.

Avedon è troppo noto perché io mi permetta di scriverne commentando le sue opere.

Personalmente mi piacciono quelle immagini, rigorosamente in bianco e nero, che odorano di arte capace di emozionarmi, di coinvolgermi. Sono ritratti che paiono parlare, in cui postura e abbigliamento differenziano e caratterizzano il soggetto lasciando emergere quei tratti del soggetto che permettono al visitatore di tracciarne un seppur parziale profilo psicologico. Chissà quanto lo status sociale, la professione, di chi è ritratto influenza lo scatto di Avedon e, di conseguenza, lo sguardo del visitatore!? Chissà se, privati della loro immediata riconoscibilità, avremmo su Marilyn Monroe, Harry Kissinger, Andy Warhol, Truman Capote, uno sguardo diverso!? E quanto, in questo nostro sguardo, peserebbe la lettura di Avedon!?

Unica nota stonata sono le luci: Spesso, guardando una foto, non solo mi ci sono visto riflesso ma ho pure visto riflessa la foto alle mie spalle. Ma, il tecnico delle luci, dove l’hanno raccattato?

A Palazzo Reale (Milano) dal 22.09.2022 al 29.01.2023


 

 

 

 

 

giovedì 22 settembre 2022

Riscaldamento per un atleta, uno sportivo e riscaldamento per un artista marziale

Scrivo di riscaldamento di stampo ginnico, fatto di saltelli, corsa, piegamenti sulle braccia ecc. “Ginnico”, appunto, quello generalmente diffuso sia nelle palestre che in Dojo e Kwoon.

Un artista marziale, uno che pratica e studia l’arte del confliggere, dello scontrarsi, del simulare il salvare la pelle togliendola ad un altro, dunque che contatta la pulsione di morte, come avviene nell’arte della spada; uno che pratica e studia l’arte dell’energia interna, dell’accrescere il proprio potere personale, dello stare bene, stare meglio, al mondo, come avviene nell’arte del Chi Kung, ecco, questi che se ne fanno di un riscaldamento “ginnico”?

Ad un valido riscaldamento chiediamo che induca una pluralità di effetti benefici: combattere la passività dei corpi sollecitando il gusto di muoversi, attivare i fondamentali schemi motori, bilanciare il tono posturale, tutti elementi certamente presenti nel riscaldamento di stampo “ginnico”. Questo è solo un primo passo in cui, comunque, le proposte “ginniche”, per essere valide, devono già avere un senso compiuto, un progetto meccanico – motorio. Il riscaldamento “ginnico” sarà tanto più efficace quanto più sarà costituito di esercizi “ginnici” diversi a seconda dell’importanza data poi nell’allenamento alla catena postero – mediana, deputata all’impegno nell’agire, allo scontro, oppure alla catena antero – posteriore deputata ad appoggio e rimbalzo, ecc.

Nella pratica di Arti Marziali, perché il riscaldamento sia davvero una porta aperta sulla pratica artistica del simulare uno scontro per la vita e/o l’arte della scoperta della consapevolezza di sé e dell’autodeterminazione sulle proprie scelte, credo che occorra ben altro. Infatti, strutture corporee diverse sostengono differenti funzioni psichiche, in modo relativamente specifico.

Mi pare evidente che l’atteggiamento mentale, fisicoemotivo, di un individuo teso a perdere peso, ad aumentare la massa muscolare, a gareggiare nella pallavolo, ecc. non sia lo stesso di chi simula (non finge, “simula”) un assassinio, l’uccisione del suo opponente. Stati mentali simili (seppur non uguali) si potrebbero trovare in chi pratica sport da combattimento, ma, a mia esperienza, non ho ancora trovato luoghi dove questo particolare stato mentale, fisicoemotivo, sia davvero esplorato e costruito anche attraverso pratiche motorie, un riscaldamento, ad hoc, specifico. (1)

A mia esperienza, occorre accompagnare il praticante marzialista verso uno stato fisicoemotivo diverso da quello con cui ha varcato la soglia del Dojo: Una disposizione espansa di coscienza; una disponibilità a lasciare il linguaggio verbale per abbracciare il pensiero analogico e il mondo delle immagini; uno sprofondare nel mare delle emozioni; un contattare la personale componente distruttiva sapendola gestire ed indirizzare.

Così io intendo il “riscaldamento”: apertura verso l’avventura artistica marziale, combattente; altrimenti è solo una pratica “ginnica”, più o meno buona a seconda delle conoscenze del docente, che prepara ad una pratica altrettanto ginnica, sportiva. Cosa del tutto lecita, ma che, occupandomi di Arti Marziali, non mi interessa.

Per questo il “riscaldamento” che io propongo si avvale di esercizi e giochi atti a facilitare il passaggio ad una condizione fisicoemotiva in cui i corpi protagonisti siano corpi artistici, più che atletici, corpi che sappiano stare nel conflitto.

“L’esistenza dell’artista è armoniosa perché egli riesce nel difficile impegno di

dominare le opposte paure, quella di vivere e quella di morire”

(A.  Oliverio Ferraris, psicologa e psicoterapeuta, ‘Psicologia della paura’)

 

“La riluttanza ad uccidere (che sia innata o appresa), il senso della sacralità della vita umana, le emozioni, il rimorso, la compassione:

tutto può essere superato e azzerato tramite l’addestramento”

(D. A. Grossman, ex tenente colonnello dell’esercito USA, ‘On combat’)

Perché c’è una differenza: non meglio o peggio, ma di cuore della pratica, di testo stesso della pratica e di obiettivi tra praticare fitness o sport e arte marziale: Contattare la pulsione di morte, la spinta alla distruzione, è l’elemento senza il quale non esiste alcuna pratica marziale, combattente, e questo contatto inizia già nel riscaldamento.

 

 

1. Due osservazioni in merito:

La prima è che, nella simulazione di una uccisione, il percorso marziale sano è individuare in se stessi la prima e fondamentale preda da cacciare, altrimenti si scade in un delirio distruttivo e di onnipotenza dagli esiti disastrosi.

La seconda è che prassi ed atteggiamenti beluini ed iperaggressivi, quando evidenti nelle competizioni sportive, per esempio nelle MMA, dove l’arbitro deve intervenire per evitare che un atleta infierisca sull’avversario ormai fuori combattimento, testimoniano di un contatto con la pulsione di morte del tutto incontrollato. Fuori controllo probabilmente perché ignorato nella sua esplorazione consapevole proprio nell’allenamento, riscaldamento compreso. Infatti, dopo i combattimenti più cruenti e lo stacco temporale imposto dall’arbitro e dai tempi dello spettacolo: “Terminate le ostilità, le relazioni tra avversari tornano per lo più normali” (A. Dal Lago ‘Sangue nell’ottagono’).

 







lunedì 19 settembre 2022

Festa dan Settembre 2022

Che è animalità e istinto predatorio. E’ scavare dentro ombre e misteri. E’ sudore copioso intriso di profonde passioni. E’ vigorose manate a segnare il volto e piccoli e grandi tagli che lasciano affiorare il sangue sotto lame affilate. E’ vigore e cedevolezza, è flessibilità e quel senso ruvido che ti dà il premere con forza, è sensibilità d’animo e impeto selvaggio, è gentilezza per colpire duro, colpire forte.

Ma è anche gioia, divertimento, sorridere e scherzare. E’ amicizia sincera. E’ sguardo di chi si conosce davvero e si rispetta.

Siamo qui, nella sala di una trattoria del milanese, a festeggiare, ad onorare il passaggio di grado di Giovanni, 2° dan, e del Maestro Valerio, 6° dan.

Siamo qui a scambiare sorrisi, confidenze e battute. A donare, come da Tradizione, a chi ha attraversato un traguardo, il passaggio di grado dan, e sa che il viaggio ancora continua. Il viaggio che, attraverso le pratiche marziali, pratiche di salute e combattimento, è viaggio dentro di sé e il proprio personale stare al mondo.

Souishou, Iron Shirt, forma di Tai Chi Chuan, Yuri e Neri, leve articolari e proiezioni al suolo, pugni e schivate, duelli di coltello e bastone, giochi di evitamento e di scontro, Respirazione Buddista, Danza delle Spirali, la camminata in cerchio del Pa Kwa …

Ma stasera è sera di chiacchiere e buon cibo, Cristiana che bene si integra nel gruppo, il piccolo Ermes che scivola lesto sotto i tavoli; è sera di vino rosso e dei racconti di Davide che narrano di India e di un soggiorno lungo anni; è sera di dolci e degli occhi profondi di Monica, del chiacchiericcio di Donatella, delle risate di Elise e dei gesti di Giuseppe.

Soprattutto è sera di festa per Giovanni e Valerio. E’ sera di doni. Il più grande, il più condiviso, è forse lo stare insieme bene, col passare degli anni, dei decenni e le svolte che ognuno ha dato alla sua vita.

Ecco, è festa di gruppo, che si chiami come un tempo e per oltre trent’anni Z.N.K.R. o, come da pochi anni, Spirito Ribelle. E’ festa di tutti noi, di chi ancora cammina con me e di chi mi ha camminato accanto, che sia stato un anno o dieci, venti o pochi mesi. 

E’ festa di vitalità ed erotismo. E’ festa guerriera.

 

Un grazie ad Elise per le belle foto

 

 










 

 

 

 

lunedì 29 agosto 2022

Tutti uguali a me non piace

Certo, “Tutti i gusti sono giusti” era lo slogan con cui, decenni addietro, coordinavo dei laboratori di cucina in alcune scuole dell’obbligo.

Poi, però, ognuno, legittimamente, ha il suo di gusto: a me non piacciono le esibizioni di coppie o di gruppo in tutti devono eseguire sincronicamente gli stessi gesti. Il kata a squadre o il nuoto sincronizzato, per esempio.

Perché?

Ogni personale immagine corporea, quel che ognuno di noi sente di sé corpo (al netto della distanza dal “reale” del nostro corpo, ma questo è altro argomento), il modo in cui il nostro corpo ci appare, è sempre frutto di esperienze personali quanto di interazioni e rielaborazioni con l’ambiente.

Il nostro stesso essere psichico è sempre relazionato al corpo, al soma, e all’ambiente: gioca di riflessi e condizionamenti dei corpi incontrati.

Questa spiccata originalità, che rende unico ognuno di noi, perché appiattirla,

modellarla su un unico versante motorio, espressivo, uguale per tutti?

 

Per avvicinarsi di più al modello, vengono accoppiati, o raggruppati, atleti il più possibile simili tra di loro, che l’antropometria (1) indica di misure simili.

A me non piace.

La mia idea di individuo è quella di un essere fisicoemotivo in grado di sviluppare le sue personali potenzialità gestuali, espressive, dunque emozionali; che le sviluppi in un contesto gruppale dove giochi in equilibrio tra la sua affermazione e l’interazione col e nel gruppo, imparando che l’altro, proprio nel suo essere altro – corpo, è tanto il problema quanto la fonte di nuove possibilità gestuali, motorie.

In questa direzione propongo la pratica delle Arti Marziali: Non soldati, ma guerrieri.

Un guerriero è direttamente coinvolto nelle sfide che affronta, le sceglie, le fa proprie. Un soldato invece è legato al dovere, al proprio servizio, ai propri ordini, che spesso ignorano le sue personali opinioni”

(R. Aramini ‘Il guerriero e il soldato’)

 

Dunque, “Tutti i gusti sono giusti, ma a me non piace, guardando oltre l’aspetto sportivo, agonistico, e di spettacolo, intravedere un domani di individui tutti uguali…

“Lo spettacolo non è un insieme di immagini, ma un rapporto sociale tra persone,

mediato dalle immagini”

(G. Debord ‘La società dello spettacolo’)

 

1. La scienza che si occupa di misurare il corpo umano nella sua totalità o nelle sue componenti.

 

 

 

 

 

sabato 27 agosto 2022

Siamo in piena dittatura

Così scrive Michel Onfray nel suo stimolante e provocatorio

Teoria della dittatura

Onfray è intellettuale tipicamente francese: critico, controcorrente, caustico, già capace di smontare, dal suo punto di vista, la figura e il pensiero di Freud, o di presentare un’immagine della Filosofia esaltante l’edonismo.

In “Teoria della dittatura”, Onfray riprende due romanzi di George Orwell, “1984” e “La fattoria degli animali”, in cui il Orwell descriveva i totalitarismi del XX secolo: nazismo e comunismo. Da queste opere, Onfray desume sette “comandamenti” idonei a demolire le libertà e realizzare una dittatura: Distruggere la libertà, Impoverire la lingua; Abolire la verità; Sopprimere la storia; Negare la natura; Propagare l’odio; Aspirare all’impero. Ai comandamenti seguono i numerosi “principi” che ne sono le conseguenze: Uniformare l’opinione; Praticare una lingua nuova; Distruggere le parole; Creare la realtà; Inventare la memoria; Cancellare il passato; Imporre vincoli di norme igieniche; Creare un nemico; ecc. Infine, Onfray ne deduce la sconfitta di ogni processo rivoluzionario, in cui cambia chi detiene il potere ma restano gli stessi quelli oppressi.

Personalmente, trovo geniali le intuizioni di chi scrisse i due romanzi nei primi anni ’40, quasi un secolo or sono, intuizioni che Onfray riprende e ne mostra la somiglianza, addirittura la sovrapposizione, con le storture e le falsità dei nostri anni.

Potete prendere un Principio a caso, leggerne il corrispondente testo orwelliano, e vi troverete quanto oggi sta accadendo. O fare viceversa, partendo dal romanzo di Orwell:

- “la Novalingua non mira ad altro che a ridurre la gamma dei pensieri” (1984) ed ancora “Ogni anno sempre meno parole, e lo spazio della coscienza sempre un po' più ristretto” (ibid) Vi ricorda nulla dell’impoverimento della lingua italiana, degli errori di sintassi negli elaborati degli studenti, anche universitari, nell’abitudine a togliere lettere per velocizzare la scrittura su cellulare e computer, nell’uso sempre più scarno e misero della gamma di aggettivi da parte di influencer, personaggi televisivi, scrittori di largo consumo? Nella stessa invasione di parole e gergo anglofono, che rimanda a ”L’inglese (…) serve alla comunicazione” (ibid), e, come scrive Onfray: “Con una sola lingua, la prospettiva di un solo pensiero diventa più facile da realizzare”. Ecco cosa scrive, in proposito, la Onlus ERA: “Negli ultimi 90 anni però il colonialismo e le forme di asservimento si sono fatte più sofisticate ed aggressive tanto da prefigurare una nuova forma di genocidio, quello linguistico-culturale, nonché una nuova forma di schiavismo: quella delle menti, che discrimina non sulla base di razza, religione o sesso ma di lingua.”

- “Il passato veniva cancellato, la cancellazione veniva dimenticata, la menzogna diventata verità” (ibid) e “Chi controlla il passato controlla il futuro: chi controlla il presente controlla il passato” (ibid). Non vi ricorda la “cancel culture”, i deliri che portano a chiedere la soppressione di monumenti, la modifica di trame e finali di pellicole cinematografiche?

- “Il tipo fisico che il Partito aveva elevato ad ideale” (ibid) Cosa vi dice di questo corpo estraniato ed elevato ad oggetto da modellare e plasmare secondo i dettami della moda, stravolto da un narcisismo esasperato? “marionetta disarticolata” (ibid) che imita gesti e movenze guardando lo schermo di una televisione o di un computer dove l’addetto ti ammaestra a “dare la zampa”, ah no, ad allungare la schiena o fare piegamenti sulle braccia come si fa con gli animali da circo, ma senza alcuna consapevolezza corporea e nemmeno la presenza reale, carnale?

Onfray, poi, va oltre, picchiando duro con una serie di tesi che tracciano immagini terrificanti su dove stiamo andando, su dove già siamo. Per esempio evidenzia come in nome del progresso quelli che si definiscono “progressisti” marciano e ci vogliono far marciare verso una società di cyborg, dove l’uomo domina incontrastato sulla Natura, dove l’intelligenza superiore dell’uomo è unica a decidere. Pensiamo a “La questione del sesso e del genere non si pone più in termini di natura ma di cultura” (M. Onfray), e a kulo l’esistenza del sistema endocrino, di testicoli ed ovaie le cui secrezioni dettano comportamenti; oppure a questo ecologismo di moda e maniera che, dando la responsabilità del riscaldamento globale unicamente all’uomo ed alle sue attività, ribadisce l’uomo come proprietario del pianeta, centro della Natura. Eppure c’è chi scrive: “"Il riscaldamento globale antropico è una congettura non dimostrata e dedotta solo da alcuni modelli teorici climatici” (riportato nell’appello firmato da 145 scienziati italiani tra geologi, geofisici e studiosi del clima).

Libro dalla potenza devastante, Teoria della dittatura mostra l’attualità delle intuizioni di George Orwell, autore di due romanzi tanto avvincenti quanto sinistramente premonitori; romanzi spesso declassati a letteratura per ragazzi, ma da leggere da adulti, adulti pensanti.

Una potenza devastante, quella di Teoria della dittatura, che fa tremare i polsi, che impone di battersi contro questo fiume in piena totalizzante e violento, per provare ad essere liberi.