giovedì 14 gennaio 2021

Il lottatore che danza


Mutare, trasformarsi, cedere e rafforzarsi … percorrere animalità oscure e perse nella notte dei tempi …dialogare con l’opprimersi della forza di gravità … riflessi primordiali confusi e perduti … strisciare e danzare danze di velluto scavate in lugubri cavità…

Fushime Taiso, il movimento del cambiamento, della trasformazione.

Un tratto, un segmento apparentemente immobile al resto che si muove, emozionato e agito come dato improbabile sottoposto a improvvisa alterazione.

Un braccio abbandonato sul punto di cadere, un piede calato nell’aria rarefatta, un gioco di fianchi a rotolare dimesso sul pavimento scostando ogni frizione.

Fushime Taiso, il movimento del cambiamento, della trasformazione.

Astro, fulmine, cometa, lingua lunga di drago… melma, lento disciogliersi senza forma, pigra scia di arti in azione, il serpente che regna sovrano e pretende assoluta attenzione …

 

Poi, alla fine che fine non è mai, accetto di mettermi in moto nonostante la seduzione che mi chiama a restare.

Diverso, mai uguale, parto solo per tornare

E’ una brezza che affiora da profondità di cellule nascoste, non trovate, da segmenti di muscoli e tendini ed articolazioni che vado scoprendo, curioso io e loro inaspettate.

Fushime Taiso, il movimento del cambiamento, della trasformazione.

 

Per paradosso vivere è un palpito che cala, perché tra guizzi e giri su se stessi si riavvolgono i giorni, gli anni, i secoli, ogni uccello a lievitare nell’aria imponendo la sua ala.

Accadono sensazioni di pancia irriducibili a narrazione che non sia invece narr - azione, che non tratti di emos – azioni; per questo, se mi divorano accanendosi, pure riescono a rendere arte la vita stessa ed ogni gesto che la sostanzia un’ardente evocazione.

 

Per questo Fushime Taiso, il movimento del cambiamento, della trasformazione, è irrinunciabile nella nostra pratica, pratica di Spirito Ribelle, audace e pronto in ogni azione.

Per questo Fushime Taiso, il movimento del cambiamento, della trasformazione, è quello in grado di riportarti guerriero, lottatore, combattente, uomo adulto, coraggioso e indipendente che sa stare in ogni conflitto, in ogni aggressione

Poteri potenti, se è questo che vuoi, a cui aneli.

 

 






 

 

 

lunedì 4 gennaio 2021

Ti offro la mia mano

Ma allora ti piace Baglioni?!” Mi chiede.

Qualche canzone. Poi, questa mi ricorda la “maturità” al Liceo Berchet”.

Jeans, capo d’abbigliamento che poi avrei abbandonato per sempre, maglietta a (improponibili!!) enormi strisce orizzontali dai colori dei più svariati: giallo, viola, verde, capelli lunghi fino alle spalle e quell’aria sfrontata dipinta su due occhi ancora dolci.

Fuori dal portone di scuola, il “Morini 175 cc” già carico di sacco a pelo e zaino, che quelli erano anni in cui Milano non soffriva l’essere “terra di nessuno” per scippi e furti.

Superato brillantemente l’esame, subito in sella e via verso Sestri Levante, tra le braccia di Patrizia, occhi color foglia d’Autunno e la dolcezza infinita di una giovane, giovanissima donna che ama.

 

Sliding doors”, quelle porte che si aprono e si chiudono su strade, su scelte non fatte o fatte diversamente.

Gioventù vissuta fino in fondo, tra molte violenze fisiche e sentimentali inferte e poche quelle subite.

Tanto, poi, la vita Maestra te le fa pagare tutte.

Le immagini di quel 1972 restano scolpite, scena perfetta.

 

Ora resta, in un angolo piccolo dei miei occhi, una porta socchiusa e lì mi guarda una sola finestra.

Due passi, o mezzo secolo dopo, un uomo anziano compete con storie ed incontri diversi.

Qualcosa manca, le figure e lo sfondo su cui si stagliano è incerto.

Hanno dimenticato la memoria ma non mancano di scivolare sotterranee dentro il corpo, è sufficiente dar loro ascolto nei tratti sdruciti del mio respirare ed agire.

 

Di lì a poco, Febbraio 1976, avrei iniziato a praticare Karate Shotokan, l’ingresso nel variegato mondo delle Arti Marziali.

Non ho ancora smesso, anzi, Arti Marziali e pratiche corporee varie, tra Feldenkrais, Danza Sensibile, Expression Primitive, Trager, Danza dell’Anima, Gestalt Terapy, Body Mind Centering e altro ancora, sono diventate il MIO percorso di conoscenza, crescita e trasformazione.

Chissà come nacque quella trans-forma che ora si presenta da fondi di disegni e gesti che fecero del confronto il terreno su cui associare la mia personalità in formazione, in divenire.

Un magico potere, Poteri Potenti? aveva il corpo, le emos – azioni, che non potevo fare a meno di accompagnarlo, come il mutato colore delle foglie accompagna ogni Autunno.

 

Era l’Autunno la stagione, sempre nel 1972, che mi portò dentro le mura della prigione di un corpo malato tra altri malati.

La stagione, decenni dopo, della morte di mio padre e dell’arrivo di “Lupo di Settembre”, antica Katana Shinto, metà del 1600, incontrata in un bosco avendo accanto mio figlio Lupo e Paolo, amico d’Ombra.

Ancora l’Autunno la stagione delle menzogne sparatemi addosso come fossero allegre bollicine e dei dolori vigliacchi, che senza nome e responsabilità tutto pare lecito, e quel che più mi fa male, mentre gli anni cambiano sul calendario, è non essere considerato degno di confidenza, di complicità, di verità condivisa.

 

Ora, nell’assenza di poeti e guerrieri, ogni potere è anche lui prepotente e arrogante nello scorrere dei giorni.

Ora, uomo anziano, mi chiedo che colori ho nel cuore? Che vista hanno i miei occhi?

E non sono mai domo, mente la mia psicoterapeuta mi dice che sono un guerriero e che il mio codice guerriero è, ormai, fuori moda.

 

A chi mi cammina accanto, a chi mi chiede una mano per affrontare malessere e nemici che lo divorano dentro, io offro il mio percorso d’Autunno. Che, dopo ogni Autunno, sono rimasto in piedi tra le lame gelide dell’Inverno, ho coltivato l’incertezza e la solitudine quanto il risveglio della Primavera, ho accettato tutto quel che veniva d’Estate: la fiducia nel futuro e la desolazione di stanze vuote.

Prima del successivo Autunno.

 

Come scritto e detto nei secoli, lo sciamano non è per forza una brava persona, anzi, e io non lo sono; però è uno rimasto sotto gli scrosci della pioggia e le tempeste del vento, senza scappare, mai. E può offrirti questa sua esperienza perché tu la faccia tua, perché anche tu impari a camminare sotto l’acqua e contro il vento. Sempre.

E così io ti offro la mia mano.

 

 






 

 

 

venerdì 25 dicembre 2020

Senso, esperienze emotive e prestazione: le forme del Potere.

Ogni tanto, un allievo, un conoscente, mi chiede cosa ne penso del tal Maestro, del tal insegnante, di questa o quella arte o sport di combattimento, di quella pratica di fitness.

Cosa posso rispondere?

Che c’azzecco, io e quel che faccio, con loro?

 

Io mi occupo di intelligenza motoria, di pratica sensomotoria, di apprendimento e sapere radicato dentro il corpo fino a livello cellulare e, come tale, che investe ogni aspetto dell’individuo: quello fisicoemotivo, quello mentale e, per chi lavori “di fino”, quello spirituale.

L’acero non sa se diverrà violino, le inesattezze di oggi domani incontreranno una verità.

E’, il mio, un percorso concreto fatto di respiri e sudore, di contatto lieve e scontri aspri, di cuori che battono all’unisono per scomporsi in assoli di musica jazz, in danze che chiedono invenzioni e non soluzioni già pronte.  

Penso a Miles Davis, Max Roach, Chet Baker che furono animatori del cool jazz, intrattenendo rapporti col movimento letterario beatnik e sovversivo di Jack Kerouac e Allen Ginsberg, alla possibile commistione con Archie Shepp e il suo free jazz, quello tanto vicino al movimento del Black Power, delle Pantere Nere, ai moti rivoluzionari, Sheep che fu artista capace di tessere musica pregiata con un rocker e bluesman come Frank Zappa.

Penso al talento coreografico ed alle innovazioni nel movimento di Rudolf Laban, alle mani dentro il cuore nelle danze di Martha Graham, fino alle ricerche in cui ogni magia trova significato in altra magia di Merce Cunningham, laddove l’individuo, con la conoscenza di se stesso, si misura anche con ciò che sta al di fuori: spazio e tempo.

G. Courbet "I lottatori"
Per restare al panorama italiano, lascio campo a Orietta Berti, Paola e Chiara, Alessandra Amoruso, Fedez, Claudio Baglioni, Eros Ramazzotti, Ghali e J - Ax, che canticchiarne una canzoncina sotto la doccia è pure un allegro passatempo.

E sarà pure piacevole vedere “Ballando sotto le stelle”.

Ma …

Io palpeggio incertezze mentre mi fletto e mi estendo, inseguendo le curve di una schiena, consapevole che ergersi sfidando la gravità corrisponde ad accollarsi il peso esistenziale, il peso del vivere: la postura mostra sempre il modo in cui tale funzione è svolta.

Mi apro a sentire il tempo che scorre sul petto, che la qualità più eccitante del gusto è l’attesa.

Ogni volta che pratico c’è un movimento, un gesto, di cui non ricordo il senso e il cui suono riverbera un motivo intuito a sprazzi, familiare una volta, ora dimenticato.

Tendo alla fluidità potente sperimentata una volta sola in un incontro buttato fuori poi manipolato, ascoltato perfino nello scroscio di emozioni selvagge, di un intuito capace, come serpente, di mutare la sua vecchia pelle sulla terra, come lupo feroce, di affilare i denti sulle cortecce di lacrime.

Shiva danzante
Sono convinto che le ripetizioni siano il tentativo di superare l’angoscia legata alle esperienze infantili, che rinviano all’impossibilità di procurarsi piacere dal compiere quello schema o parte di esso nelle relazioni rilevanti della storia infantile; siano il rifugio, il porto sicuro, di marinai di lago poco propensi al coraggio del mare aperto; siano il modo più facile e breve per assumere un vestito, uno status quo, non importa se di altri, se confezionato in serie.

Sono convinto che sudare e sfogarsi correndo, saltando, pestando un sacco, senza che questo abbia alcun senso ieratico, alcun senso di presenza e ricerca di sé, sia l’autodromo dove macchine rumorose ed assordanti vanno sempre più rapide senza andare in alcun posto.

Se pratico, e propongo ad altri quel che pratico, è per emozionarmi ed entrare in Poteri Potenti, perché sono in transito in questa vita. Per gli individui felici che sorridono alla luce giorno e per chi, la sera, vacilla colpito alla nuca.

Pratico, e propongo quel che pratico, per ogni individuo schiacciato contro un muro di indifferenza e per ogni individuo alzatosi in piedi in attesa di avanzare.

Pratico, e propongo quel che pratico, per inoltrarmi, solitario o con altri al fianco, nell’enigma del corpo che respira: energia di vitalità ed eros sperimentata attraverso l’espressione autenticamente personale.

E’ atto di creazione intuitivo, realizzazione di forme, dipinti inesplorati di vita come potere politico, nel senso più profondo e rivoluzionario.

E’ Poteri Potenti per chi, in questo breve tragitto sulla terra, voglia vivere davvero.







venerdì 11 dicembre 2020

Il suo nome è “Ferite Profonde”

                                                                            “La nave è riuscita a salpare ma non è all’altezza del viaggio.

Non possiamo abbandonarla perché annegheremmo tutti.

Perciò la ripariamo lungo la rotta, a pezzi e bocconi,

a volte riuscendoci meglio a volte peggio”

(C.J. Lebron)

 

Il guerriero metropolitano procede a tentoni.

Spaventato, ancora non sa né ha capito il senso di quell’andare così sbilenco.

 

Lei è quella forma snella che ogni notte gli giace accanto, suggestiva nelle curve e distratta nel cuore: Acciaio contemporaneo, prodotto industriale, che rincorre secoli antichi, secoli di manufatti partoriti dalle mani umane di un solitario forgiatore.

 

In tempi disarmati le parole sanno essere taglienti come lame, pesanti come mazze.

Le parole, come spade, sanno distinguere. Sanno ispezionare e sezionare gesti, azioni sordidi e violenti, consumati in vetrine sfavillanti o in recessi opachi, passati in pomeriggi lunghi, balbettante attesa di parole altre che tardano ad arrivare. Eppure, se vuoi sfoderare e tagliare, taglia: con l’acciaio affilato non si gioca. Mai.

Odore di sudore, lontani sospiri e rantoli eccitati, pensieri sfacciati.  Eppure, nessun guerriero si diverte ad infliggere piccole e grandi ferite, si diverte a far soffrire. Il guerriero sfodera e taglia per uccidere, non certo per soddisfare meschini sensi affamati.

Allora, chi impugna la spada e chi ne ha il coraggio, l’ardimento?

 

Lei è quella lingua d’acciaio che porta con sé “Ferite Profonde”, perché è questo che fanno le armi, le spade: tagliano, uccidono.

 

Quando correva il tempo beatamente idiota delle certezze, delle promesse mantenute.

Quando la Natura era incontrastata sovrana e non un dono a uomini e donne perché ne disponessero a loro piacimento.  Quando la parola data era un giuramento di fede e non un orpello da accantonare in un gioco di abbindolamento.

 

Perché non da oggi è scoppiato un imprevisto e ogni cosa che accade e lo fa con oltraggio è un imprevisto.

Allora, perché non ci si aspetta mai che qualche cosa ci aggredisca e ci ferisca fuori e dentro?

Sarà responsabilità di questi tempi di pace, troppa pace? Pace infida dove il coraggio è malvisto?

 

Il guerriero metropolitano sa che occorre ingannarle queste mani, distrarle in qualche inutile, persino irritante, azione quotidiana.

Lui spalanca le finestre del cuore a lottare contro il grigiore della nebbia, quel manto che tutto avvolge, soffoca e conduce a sparire come se il sentimento fosse un’idea malsana.

Eppure non si dà per vinto.

 

Lui guarda l’acciaio luccicante serrato nel fodero scuro.

A lei, spada dalle “Ferite Profonde”, chiede il coraggio implacabile e i segni del fuoco e della carne, chiede il tempo dell’agire e del cacciare forte e duro.

Che buffo, che beffa, lei che dai costruttori, Hanwei Forge - Paul Chen, fu nominata “Three Monkey” (See no evil, hear no evil, speak no evil, ovvero “Non vedere il male non sentire il male non parlare male”, come recita un verso buddista) ora viene rinominata e riconosciuta per quello che è, per quello per cui fu forgiata: Tagliare, uccidere.

Che potrebbe mai c’entrare il Buddismo: “l’aceto è inevitabilmente aspro dunque occorre allontanarsi da esso (aceto = vivere), ovvero da ogni passione” (cit. in “Dalla parte del buio che contiene la luce” 29.09.2020) con questo circo umano in cui addirittura ogni vanità, ogni capriccio, ogni incontinenza è ammessa, giustificata, di più, è esaltata in un’orgia di (in)consapevole cretinismo?!?! Eppure, a leggere bene … (1)

 

La riconoscenza non è di questo mondo. La sincerità nemmeno e, quando gli incontri si fanno rischiosi, l’orgoglio ostentato in prestazioni sfiancanti misura un senso malato di libertà che riconduce all’obbedienza, ad emozioni percorse da maleodoranti necrosi.

Al consumo senza uso? All’ostentare e bullarsi di una spada fatta di latta e non di acciaio vero?

 

Il guerriero metropolitano sa sorridere, anche quando si guarda dentro e vede le miserie disseminate negli anni giovanili e su cui nulla può fare per rimediare. (2)

Molto è perduto, perduto per sempre, in questi tempi disarmati.

Acciaio al fianco, a combattere. Che immagine anacronistica, scolorita, in questi tempi di pace apparente che forse sono tempi in cui sotterfugi e nascondimenti colludono con esibizioni ostentate e piccole guerre sotterranee mai dichiarate.

 

Qualcosa ancora resta da difendere, forse da riparare, ricostruire, in quella nave che si sforza di solcare acque aperte.

 

Spirito Ribelle che non sa né vuole tacere, tantomeno arrendersi. E, dopo, saremo tutti, ma proprio tutti, migliori?

 

Sono questi i giorni del ritrarsi, dell’attendere in agguato. Giorni della speranza costruita atto dopo atto, sorriso dopo sorriso anche quando questi viene abusato.

Sono questi i giorni di “Ferite Profonde” (3), e che altro potrebbe fare un katana se non tagliare ed uccidere? Che altro modo ci sarebbe per renderle giustizia, onorarla per quel che è?

 

Katana lieve che viene da un passato condiviso per troppo poco tempo, passaggio di mani, da un amore grande che grande resta.

 

Sono i giorni miei che chiedono con forza siano i giorni nostri. Noi guerrieri MAI PIU’ DISARMATI.

 

“La spada deve essere più di una semplice arma; Deve essere una risposta alle domande della vita”

(Miyamoto Musashi)

 

 

1. “Il senso comunemente (ed erroneamente ndr) attribuito alle tre scimmiette è diverso da quello originale. Viene inteso come un’esortazione a non impicciarsi negli affari altrui, diventa una regola da adottare: non sento, non parlo, non vedo. Una regola che affonda le sue radici in molte culture popolari e la troviamo espressa anche in proverbi come “chi si fa i fatti suoi, campa cent’anni”. Viene così occultato quel messaggio nobile e autentico che consiste nel non parlare del male, non vedere il male e non sentire il male.”

(https://www.tragicomico.it/tre-scimmiette-sagge-significato/).

Sta a vedere che “Ferite Profonde” sta proprio a significare tagliare, uccidere ogni “male”? Sta a significare tagliare, uccidere ogni vanità, ogni capriccio, ogni mediocre lussuria? Sta a significare che nelle mani autenticamente guerriere è in grado di donare calma ed una navigazione fiduciosa ad ogni nave pur rabberciata?

 

2. É ora di andare

E di non tornare

Indietro sui passi

Giusti o sbagliati

ma comunque fatti

nessuno è perfetto

ed io forse meno degli altri

Che io possa bruciare nel fuoco

Per ogni errore che non mi perdono

(https://www.youtube.com/watch?v=_rxqVuacY-U)

 

3. E’ tradizione delle Scuole Guerriere, dunque anche di Spirito Ribelle e prima dello ZNKR, che il praticante celebri Matsuri, la cerimonia in cui, assistito dal gruppo di praticanti, questi dona il nome al Katana che cingerà i suoi fianchi. Così è stato, per me, con Lama Danzante e poi Lupo di Settembre, come per i katana di alcuni dei miei allievi: Nessun Katana, antico o moderno ovvero che venga dal medioevo giapponese o sia una riproduzione dei giorni nostri, è ritenuto autenticamente tale se non è stato “nominato” in questa cerimonia. Oggi, in tempi di “isolamento” forzato, Matsuri è da me celebrata idealmente.

 




 

sabato 5 dicembre 2020

X Factor 2020

 La veste, il packaging, magari cambia, ma il contenuto è sempre lo stesso.

Quello funzionale al “consumo senza uso” dove la voce è data ai soliti servizievoli subalterni, gli stessi se non nel nome e nelle facce, certo nel cuore e nel cervello. A questi il compito di bene imbandire la tavola con minestre e carni insaporite dalle spezie alla moda che i mercanti dell’altrove, che è sempre qui e sempre lo stesso, vendono a profusione; perché i commensali possano abboffarsi in un tempo quotidiano che si accartoccia sempre uguale a se stesso.

Dunque facciamola breve.

Cominciamo dai giudici: Manuel Agnelli, Mika, Emma Marrone, Manuel Zappadu, che tutti conoscono come Hell Raton.

Manuel Agnelli e Mika sono i soli due che dissertano di musica. Hanno i loro gusti, le loro piccole strategie per far inciampare il concorrente avversario, ma almeno si occupano di musica.

Premesso questo, e non è poco in un talent che di musica si dovrebbe occupare, Agnelli è il tipico ex alternativo che, dopo aver fatto e rifatto il giudice a questa simil “Corrida”, (lo spettacolino nato negli anni ’70, presentato da Corrado, e poi trascinatosi per un paio di decenni) venduta e agghindata alla moda per avere successo negli anni 2000, ci sputa sopra, lui che è un vero rocker, e se ne va sbattendo la porta. Ma poi ci ritorna, che una ribalta, un po' di popolarità e qualche soldo in tasca fanno comodo a tutti, anche ai “duri e puri”. Niente di male, come si diceva: “Tutti i gusti sono giusti”, ma due parole di autocritica, due parole di ravvedimento?

Mika, cantante di una mediocrità disarmante, non perde occasione per distrarsi al cellulare, per perdersi nei suoi pensieri, del tutto superficiale ai tempi e ai contenuti dello spettacolo. Però fa il simpatico, sbaglia (apposta?) la pronuncia delle parole, finge di non capire i doppi sensi che diffonde a profusione in una edizione, questa, che ha sdoganato l’intercalare fatto di parolacce, gli apprezzamenti iperbolici in cui domina “super”. Una trasmissione di una povertà culturale e proprietà della lingua italiana perfettamente in linea con un paese dove pochi sono quelli che leggono e ancor meno quelli che capiscono un testo scritto. Insomma, Mika, che lo faccia apposta è quel che penso, è perfettamente funzionale ad un programma di TV trash, la TV come piace ora e raccoglie consensi.

Poi ci sono Emma Marrone e Hell Raton, il “ratto infernale” (!?!?)

Emma, probabilmente inutile al panorama musicale e pertanto perfettamente a suo agio nella musica “usa e getta”, non si sbilancia mai in commenti musicali, anche perché non mi risulta esista prova che abbia la cultura per farlo. Il suo è tutto un esaltare presunti sentimenti ed emozioni dei concorrenti, stati d’animo e simpatie. A lei interessa nulla dello spessore musicale del concorrente e del brano, interessa solo civettare con simpatia ed antipatia, tutta volta al soggetto, alla persona per come appare, cosa, secondo lei, prova dentro e non alla performance con cui si presenta.

L’autorevolezza culturale della signorina ha raggiunto uno dei culmini quando, lei, che si fa paladina della dignità femminile, dei diritti delle donne, ha sbrodolato contenta nell’elogiare la performance di un suo ragazzotto, esibitosi in mezzo a un nugolo di ballerine seminude ed ammiccanti, e declamando un testo platealmente e banalmente maschilista.

P. Claes
Fulgido esempio del maschilismo più bieco e sotterraneo è questo Hell Raton.

Ammetto che alle prime puntante mi aveva fregato: giovane capace di lasciare l’Italia per farsi una esperienza a Londra, si è costruito una solida fama nel panorama musicale nostrano co - fondando la Machete Crew, poi CEO e direttore creativo dell’etichetta Machete Empire Records: Un abile talent scout. Mi pareva uno adatto, con le competenze, per dare dei giudizi musicali a 360 gradi.

Ma, come recita il verso di una canzone rap romana “Sotto pressione la gente cambia” ed il nostro, a gara in corso, ha subito mostrato il suo maschilismo strisciante verso “Le mie ragazze”, giovinette in adorazione del loro Pigmalione che lui manipola verso una sudditanza musicale totale e quando una voce, un contrattempo, chiede spiegazioni sul versante musicale, quello oggetto della trasmissione, che, orrore, potrebbero minare la sua egemonia,  il giovane Topo scansa l’ostacolo rivolgendosi direttamente alla “sua” ragazza chiedendole se è felice, se sta bene, se è contenta di quel che fa.

Non so quanto per ignavia e quanto per abile strategia, al momento di prendersi le responsabilità di giudice (eppure è lì, e pure pagato, per questo) svicola affidandosi al giudizio del pubblico.

Per lui, tutte le valutazioni musicali passano sotto il giogo del mercato, che, ovviamente, è il suo di mercato: la musica fuori da quel che lui produce e comunque transita nel suo genere, non gli interessa. Forse, per lui, non esiste?

Insomma, un abile manipolatore a senso unico che tanto piace alle ragazzine, alle donne adulte (stupidamente sessista la frase a lui indirizzata dalla presentatrice su cui, ovviamente, nessuno ha avuto da ridire: mica era stato un uomo a pronunciarla!!) e credo pure a qualche “tardona” a caccia di sensazioni piccanti, infatti :” Chi è “Manuelito”, il sexy e trendy Hell Raton di X Factor 2020” (Metropolitan Magazine del 2 Dicembre) o i post hot a lui dedicati sui social: https://www.teamworld.it/musica/perche-hell-raton-giudice-ha-conquistato-pubblico-x-factor-2020/ Sì, va bene, beato lui, ma il giudice musicale dove sta?

Una osservazione l’ho da fare sulle canzoni, gli inediti, presentati a iosa in questa edizione.

Va bene il continuo plaudire questi giovani che scrivono da sé i testi delle loro canzoni.

Giusto, ineccepibile. Però anche due osservazioni su come quei testi siano un concentrato di banalità ci vorrebbero. Saranno anche giustificati dalla loro giovane età, ma non si distrugge il loro ego, anzi, forse li si spinge a studiare, facendogli notare che i Baci Perugina sono in commercio da decenni, che qualche tonnellata di poeti ed autori musicali hanno scritto pagine e pagine di grande bellezza ed emozione. Insomma, non è che tutti i pittori sono Botero, allora se in casa tua ci vuoi mettere il tuo quadretto è tuo diritto, ma proporlo ad una mostra senza che nessuno ti dica che è una crosta, non mi pare una bella cosa!!

Chi vincerà questa edizione di X Factor? Boh?

W. Kandinsky
Blind, simpatico ragazzotto della periferia perugina, i cui testi paiono scritti da un dodicenne alle prese con i primi turbamenti ormonali, che semina musica pop alla Paola e Chiara, scolpendosi addosso chissà quali orrori ed ingiustizie di vita da cui cerca un riscatto come artista? Una specie di Fedez degli ancora più poveri?

Casadilego, giovanissima musicista dalla solida formazione classica, voce stupenda, destinata, se resterà nelle mani del suo mentore, a mimetizzarsi nelle sonorità artificiali di una produzione di “plastica” anonima e a breve scadenza?

NAIP, talentuoso ed estroverso musicista, in bilico tra l’originalità eccellente di Caparezza e l’avanspettacolo minuto di Elio delle Storie Tese?

I Little pieces of marmalade, rock sanguigno e tecnicamente ineccepibile, che, fuori dal talent, dovranno decidere se svendersi subito all’imbonitore di turno per raggiungere un successo immediato oppure, come loro auspicato da Agnelli, seguirne le orme transitando per anni nel loro rifugio di nicchia e poi, alla mezza età, cedere “armi e bagagli” e dignità per una sedia (e la popolarità) da giudice a X Factor ?

Non lo so, non ne ho idea e nemmeno tanto mi interessa.

Quel che mi interessa, per la mia formazione corporea e “guerriera”, è ascoltare la musica col corpo tutto, attivando le più diverse esperienze sensomotorie: dalla visuale che offre il centro del corpo a quella del suo volume, dal rimbalzo nel sistema vestibolare allo spazio nelle articolazioni ecc. E’ affrontare ogni forma di spettacolo gustandolo di corpo e, nel trattarne, in uno scritto o in un dialogo, ancora ed ancora ascoltarmi corpo, facendone un corpo dialogante aperto, lontano dalla fissità del “pensiero unico” quanto in grado di affrontare ogni conflittualità con idee altrui. E questo tanto nel provare a comprenderle quanto nel riconoscere la forza, i Poteri Potenti, insiti nelle mie. Anche quando vanno, e succede spesso, contro il pensiero dominante, quello prepotente.

D’altronde, Spirito Ribelle