martedì 30 luglio 2019

In musica!!




Non poteva mancare la musica tra le arti con cui “giocare” in questa afosa estate milanese.

E’ Lucio, amico e compagno di pratica nel Tai Chi Chuan by Sifu Mizner, a suggerirmi la serata con Delvon Lamarr. https://www.youtube.com/watch?v=wx0BipbRJTU qui in una vecchi registrazione.
Così ci ritroviamo, con Monica che accetta entusiasta, nel cortile di uno stabile che la via Bergognone, come ha fatto con altri stabili, ha trasformato in uno dei luoghi cult della metropoli.
Ottimo ritmo che miscela jazz e soul e vivaci sonorità “nere”, tastierista, Delvon Lamarr, e chitarrista, Jimmy James,  di pregio, e un  batterista (che Lucio mi dice da poco subentrato a quello storico) di ordinaria amministrazione, impreziosiscono di potenti assoli la serata.

Questa sera non ho voglia di affrontare la mia ricerca corpo / movimento e manifestazioni artistiche.
Sì perché questa mia ricerca si può estendere ad ogni manifestazione d’arte, dunque alla musica, oltreché, ma questo lo faccio ormai da decenni, ad ogni aspetto della vita quotidiana.
Come, mutando le ampiezze di una musica, queste entrano in relazione con i volumi di me corpo? Come i repentini cambi di ritmo si identificano nei cambi del ritmo del mio respirare? Come posso rapportare il ritmo dato dal pedale sulla grancassa col variare dei battiti del mio cuore?
No, questa è serata di birra, confidenze con l’amico Lucio (finalmente, è da Settembre che gli propongo una serata di alcool e chiacchiere!!) e sguardi teneri con la donna con cui vivo da vent’anni.


La possibilità di sperimentarmi in questa nuova avventura ci sarà pochi giorni dopo.
Nell’incantevole cornice notturna del Castello Sforzesco mi attende il jazz.
E’ “West Side Story – Una voce e 10 strumenti” ad interpretare  l’opera di Leonard Bernstein.
Gruppo solido che miscela musicisti affermati (1) e nuove leve con l’accompagnamento vocale di Paola Folli, a me totalmente sconosciuta ma che il grande pubblico (!?) ha apprezzato in TV come vocal coach nella trasmissione “X Factor”.
Gli arrangiamenti sono davvero notevoli, come l’insieme dell’esecuzione e gli assoli. Solo la cantante ha sì una voce vellutata quando parla (a parte che l’incespicarsi l’accompagna ad ogni intervento!!) ma timbro anonimo come anonima, scolastica, l’interpretazione quando canta, non mi piacciono affatto (2).

Accanto a me Monica e tra i piedi la piccola Kalì, mi riservo comunque di sperimentare un poco della mia corporeità. Lo faccio complice un cielo profondo in cui sono fiondate alcune piccole stelle luminose; lo faccio lasciandomi assorbire da mura e cortile che emanano storie di uomini e battaglie, di sangue ed amori, di nobili e poveri sconosciuti; lo faccio ascoltando come il ritmo entri nella terra e lo rimandi sul mio corpo sdraiato al suolo; lo faccio ascoltando i piccoli movimenti degli ischi ogni volta che cambio il mio modo di sedere, ascoltando il respiro stare con la sezione ritmica o involarsi con gli assoli di sassofono o tromba.

Poi, la musica finisce, tra gli applausi convinti del pubblico.
Usciamo in una Milano notturna che non finirà mai di affascinare ed ammaliare.

1. Tra di loro, al contrabbasso, Attilio Zanchi, mia frequentazione giovanile ai tempi dell’ARCI e degli Yu Kung, gruppo storico milanese di “protesta” in cui, per un certo tempo, militò anche Francesca Oppici, che i più anziani tra gli allievi ricordano praticare con noi per diversi anni. Devo a Zanchi le prime ispirazioni, erano i tempi del Karate, che, con le letture del Maestro Plée, mi portarono a sperimentare l’attività multipla e simultanea, la diacronia gestuale, nell’esecuzione dei kata.

2. D’altronde, da una trasmissione che ha visto e vede giudici, tra gli altri, dei figuri come Fedez, Arita, Manuel Agnelli, Morgan, Levante e dei “vincitori” come Marco Mengoni, Michele Bravi, Lorenzo Fragola … che mi posso aspettare?!?!











martedì 23 luglio 2019

Liu Bolin




Il caldo è estenuante ma ho deciso:

oggi MUDEC per la mostra fotografica di Liu Bolin.

D’altronde, a fine corsi, lo scrissi ai miei allievi e a tutti quelli che raggiungo con  la NL mensile:
“Dunque, se vi andasse, leggetemi, statemi vicino e, soprattutto, come già Vi scrissi, praticate quotidianamente e come più vi aggrada di “penna e spada”: praticate Arti Marziali e leggete libri, praticate Arti Marziali, danzate e scrivete confrontandovi con gli altri, praticate Arti Marziali, cimentatevi nelle varie espressioni corporee ed artistiche,
praticate Arti Marziali e dipingete, scrivete poesie.
In una parola, Vivete.”
Ah, se ti interessasse essere informato su quel che faccio, su pensieri, riflessioni ed incontri miei e dello “Spirito Ribelle”, contattami che ti inserisco nella mailing list!!

Dunque, non sarò certo io ad esimermi dal dedicare tempo e passione all’Arte ed alle sue manifestazioni.
Anche perché voglio provare, più compiutamente di altre volte, a gustare delle opere artistiche partendo dalla mia corporeità, dal contatto fisico che con esse vado ad instaurare: una esplorazione non limitata alla sfera cognitiva, come accade abitualmente, ma consapevolmente capace di coinvolgere le diverse aree del mio essere individuo fisicoemotivo.
Insomma, un collegamento tra osservazione visiva, riflessione mentale ed esperienza corporea che aiuti a considerare come ogni lavoro artistico (pittura, scultura, musica …) ci riconduca sempre ad un confronto con la nostra corporeità come è e come la viviamo. (1)

Altri, ben prima di me e con un impianto epistemologico probabilmente più strutturato, lo hanno già fatto.
Mi riferisco a Stefania Guerra Lisi, nei primi anni ’90, ed al suo eccezionale metodo “La Globalità dei Linguaggi” e, più recentemente, a Mara Della Pergola che ha piegato il metodo Feldenkrais a questa lettura corporea.
Nessuna di loro, nessun altro che io sappia, lo ha però fatto partendo dal campo Arti Marziali ed integrandolo con altre diverse competenze corporee che, per il mio percorso, sono soprattutto lo stesso metodo Feldenkrais, la Danza Sensibile e la pratica Gestalt.

Ora vi dico come è andata.
Il cinese Liu Bolin è il formidabile autore di quelle che sono chiamate “performance mimetiche” in cui, utilizzando un meticoloso body painting, il suo corpo è del tutto integrato nello sfondo dell’immagine.
Immediatamente ho compreso come il peso del pur modesto zainetto cambiasse le mie stesse sensazioni e, dunque, lasciasse andare impressioni fisicomeotive ben diverse ad averlo in spalla o meno. E dunque, io sono quello con lo zaino o quello senza? Ah ah ah ah!!!!!!!!!!!!!!!!!
Diversa, ai miei occhi, era la qualità del mio rapporto con la fotografia se inspiravo, e l’immagine si avvicinava, o espiravo, con l’immagine ad allontanarsi. Diverso pure era guardare con l’occhio dominante o con l’altro.
Una volta di spalle alla fotografia, diverso era guardarla dopo aver girato in senso orario o antiorario.
Ho sperimento diversi ritmi respiratori, diverse distribuzioni del peso corporeo, diverse angolazioni di veduta.
Insomma: ognuno di noi, consapevole o meno, poco o tanto, si trasforma, muta, quando entra in risonanza con un’immagine, un suono, una forma ecc.

Mi sono permesso, stentatamente che sono ancora ai primi passi in questo “viaggio”, di accostarmi alle opere di Liu Bolin provando a cogliere e confermare primariamente me stesso e l’evoluzione delle mie sensazioni. Da lì, ho aperto il mare delle emozioni e degli ancora fragili ed incerti pensieri costruendo una mia personale visione, una mia personale interpretazione, una mia personale conoscenza, delle opere del fotografo.

E’ stato un primo approccio ma, certamente, questa è la strada migliore per avvicinarsi ad ogni manifestazione artistica vivendo una propria ed unica esperienza personale che travalica qualsivoglia dotta spiegazione o interpretazione fatta da altri. Ancora di più per costruire un sé realmente olistico, fisicomoetivo, applicabile in ogni occasione del nostro vivere quotidiano, che sia il lavoro o l’educazione dei figli, una relazione di coppia o una comunicazione dei media.

Allora, mi permetto di esortare chi ora mi sta leggendo: che pratichi di corpo e movimento come processo di consapevolezza, che pratichi un qualsiasi sport per vincere un titolo o una medaglia, che faccia esercizi in palestra per tonificare la muscolatura, ad affacciarsi su questa avventura nel suo rapportarsi con l’arte.
Avrà solo di gioirsene, di scoprire un sé mondo inaspettato e, se volesse “una mano”, se volesse approfittare del percorso pratico-teorico che io ho già fatto, mi contatti liberamente.


1. Mi è molto spiaciuto che quando scrissi di queste mie prime esplorazioni a contatto corpo / arte, del vicendevole influire di pensiero, emozioni, sensazioni e moto (e torniamo alla differenza fondamentale tra leib e korper, tra corpo vissuto, esperito e corpo meccanico) su cui stavo lavorando, nessuno, sul mio blog  o di persona, dei miei allievi, nessuno dei destinatari della mia NL, si sia espresso, si sia fatto avanti, abbia detto la sua. Nemmeno tra chi coltiva, o ha coltivato, la passione del dipingere!! Per me, inspiegabile.










lunedì 15 luglio 2019

La sfida







“Prega affinché l’altro non sfoderi,
ma alla fine, se non è possibile evitarlo,
mettilo a morte con un colpo solo
e prega perché riposi in pace”.


A Settembre, riprendono i 
Seminari Kenshindo
“la Via dello spirito della spada”.

Da essa impariamo che una buona strategia ci permette di essere preparati ad ogni avversità anche nei rapporti quotidiani o nel lavoro; che la rapidità può fare la differenza tra restare intrappolati in un qualsiasi problema o riuscire ad evitarlo; che sapere quando attendere ci consente di vedere in ogni crisi anche gli aspetti positivi; che la paura può essere un’arma temibile ma il potere di ogni arma dipende da come viene utilizzata e contro chi; che audacia e coraggio sono gli strumenti necessari a travalicare i limiti imposti da ogni situazione difficile.

E tu, sei pronto a sfidare tanto le tue paure quanto le tue certezze?

Sei pronto ad usare un’arma fino a diventare arma tu stesso?






mercoledì 10 luglio 2019

Bravi, belli e non famosi



Bravi, belli e non famosi

Cena sociale di fine corso Tai Chi Chuan
ai giardini Marcello Candia
Milano

Certo siamo anche distanti, ognuno con la sua eclissi di sole e le cadute per strada da cui è sempre più arduo alzarsi.
Certo siamo anche distanti, ognuno con le sue mani che attendono le scelte di vita di un figlio fattosi grande o di un nipote che riporta festa nel cuore.
Certo siamo anche distanti, ma, una volta la settimana, ci troviamo vicini nel tracciare disegni Tai Chi Chuan tra i cespugli ed il verde dei giardini Marcello Candia a Milano.
Nessuna certezza nel dire quel che ciò ci fa provare, quando il cuore ed il respiro, per secondi lunghi un secolo, danzano a ritmo e tolgono le scuse per andare via, per assentarsi.

Vista da qui, dal lento snodarsi Tai Chi Chuan, è una ricerca comune tra gli alberi, le foglie, il vento e il sole.
Vista da qui, dal lento snodarsi Tai Chi Chuan, pare quasi ci sia un posto solo per noi, bravi e belli e non famosi, tra corpi diversi ma, per una volta, insieme.

E allora festeggiamo la chiusura del secondo anno di Tai Chi Chuan ai giardini, tra chiacchiere e comportamenti, drink e belle presenze, curiosità e qualche incertezza.

Cosa faremo, a Settembre, per sentirci un po’ più insieme? Per scorrere insieme nei piedi e negli occhi, magari ad inanellate giravolte ed evitamenti, magari ad esplorare quelle che sono istintive applicazioni di te e me a contatto, magari per fare e poi disfare.
Intanto, siamo qui a festeggiare una breve fine che si aprirà, a Settembre, su un grande inizio.


 










venerdì 28 giugno 2019

Il cuore che vola





A volte il mondo, l’inciampare delle cose e dei miei piedi, paiono schiacciare anche me.
Allora lascio uscire il bimbo che ho dentro e, accanto a lui, quel “passeggero oscuro” che non mi abbandona mai.
Insieme, un poco fratelli e un poco coltelli, sanno mostrarmi la via nuova da intraprendere. Senza bisogno di ripari, di erigere fortezze e nemmeno senza bisogno di lanciarmi, scoperto, contro avversari corazzati e invincibili.
Con quest’animo quieto, alle prese con una svolta radicale, sono seduto al tavolo per la nostra
“Cena sociale 2019”

Che ogni buon gruppo che sia davvero tale e non solo un “Corso”, ha i suoi riti, le sue occasioni di incontro cercate, proposte, costruite.

Questa volta siamo in un ampio locale, il Gecko 23, situato tra lo sfarzo modaiolo ed artistico della Fondazione Prada e l’anonimo consolato cinese a gustarci l’Happy Hour, l’appuntamento milanese che ormai è diventato abitudine tra le nuove e meno nuove (!!) generazioni.

Le chiacchiere convergono rapidamente sulla svolta, di sostanza e formale, che ci attende nella prossima stagione.
Peccato che la prima riga, la prima frase, con cui ho aperto la mail indirizzata agli allievi: “La Scuola, intesa come luogo di “Formazione” condivisa e compartecipata dentro e fuori dai corsi è, lentamente, venuta a mancare” non abbia colpito, non abbia aperto il giusto indirizzo delle riflessioni.
Che l’avrò mai messa a fare al posto d’onore?
Allora spiego che alla cooperativa sociale mangi tanto e bene spendendo poco, meno di quel che il mercato chiede, e, per contro, dai una mano a sparecchiare, a pulire i tavoli, quando serve aiuti in cucina o fai tu la spesa, magari fai il cameriere o il “Maitre” nelle occasioni speciali, poi ne parli bene con gli amici, li spingi a provare con te quel gran buon cibo e quell’ambiente “mutualistico” che a te fa tanto bene, che è una risorsa contro le brutture e le storture di quel che ora è in voga in cucina. E ti si dà la possibilità di essere presente, di contribuire con il tuo cuore e le tue mani, quando la cooperativa sociale scende in piazza o nelle feste, tra le persone disagiate o semplicemente tra le persone semplici, che le cose popolari, quelle di “sinistra”, è buona cosa non solo parlarne ma anche farle,
Poi, piano piano, con gli anni, gli avventori, i soci, si diradano, nessuno o quasi dà più “una mano”: Gli impegni di famiglia, la gita al mare, le ore di straordinario al lavoro, il viaggio, gli amici… vieni ancora a mangiare: ti siedi, gusti cibo e bere, e te ne vai pagando il modesto conto, quando ti ricordi, altrimenti pure tocca ricordartelo, rincorrerti.
Allora la cooperativa,Ente o società per l'esercizio di un'attività economica in vari settori non avente scopo di lucro bensì a carattere mutualistico” chiude e al suo posto apre un ristorante: stesso gran cibo, forse il migliore di Milano, nessuno ti chiede più di “dare una mano” e il conto è in linea con il “mercato”.

Nessuna recriminazione, nessun rimpianto.
Ognuno libero di spendere i suoi soldi come vuole, di dare le priorità a quel che più gli pare.
Io so, a malincuore certo, che  ho da accettare che le cooperative, quelle autentiche, di una volta, non ci siano più e lascino il passo a trattorie e ristoranti e cooperative che di mutualistico: “l’obiettivo di crescere insieme, aiutandosi a vicenda per ottenere qualcosa che altrimenti non potrebbero raggiungere da soli; condizioni di lavoro migliori, prezzi migliori per i servizi, costo minore per l’acquisto di attrezzature e materiale. Nella cooperativa la persona è sempre al centro e nella cooperativa sociale i soci sono anche strumento di sviluppo della comunità” non hanno alcunché.

La serata, per molti di noi, prosegue a casa mia e di Monica. Ad attenderci, dolci rigorosamente fatti in casa, birra e superalcoolici. Ed ancora chiacchiere, tra la vivacità di Ermes e le dolcezze di Francesca, la voce di Gianluca ed i sorrisi di Anastasia, il brindisi per il bellissimo successo scolastico di Giuseppe, i regali che mi fanno i cari amici Valerio e Giovanni, lo sguardo sereno di Guido, l’affaccendarsi di “mamma” Elise, gli occhi calmi di Donatella.

La “Scuola”, di fatto, ha perso la sua piccola guerra contro le leggi del capitalismo e del “consumo senza uso”, dell’alienazione e della meccanizzazione che distorce sensazioni e sentimenti. Però ha resistito in prima linea per diversi decenni, ha contribuito a forgiare cuori e corpi che qualcosa, di sicuro, hanno trattenuto e condiviso nel loro vivere quotidiano anche quando ormai lontani dalla pratica.

La “Scuola” non c’è più, restano uomini e donne che, se lo vorranno, ancora troveranno me e un luogo sicuro e protetto per crescere e lottare.













sabato 22 giugno 2019

Un Idraulico o un Esperto di uomini e vivere?




Scarto subito, come amo fare, la parola Maestro o professore, per abbracciare, come già sa chi mi legge da un po’,
Esperto: colui che ha esperito;
Sensei: colui che è nato prima.
Uno, a mo’ di sciamano (1), che “si è fatto il culo”, che “ha tenuto botta” nelle difficoltà e, bene o male, ne è uscito in piedi ed ha imparato di sé abbastanza per fare una robusta autocritica e ricostruirsi una autentica vita privata e sociale.
Uno così, esperto, sensei, è quello che realmente ti può accompagnare, sostenere.
Perché uno così, esperto, sensei, non ti dà un sapere precostituito, asettico, neutro, studiato nelle regole della palestra o al “corso istruttori”, ma ti dà un sapere di vita che origina da una sua esperienza e ricerca personale, vissuta.
Nessuno ti può accompagnare nella tua ricerca marziale se non è sintonizzato con la propria di storia personale. Altrimenti è come un idraulico che ti aggiusta la lavatrice!!
E, infatti, l’idraulico / Maestro o professore, mette e ti dà tecniche e spiegazioni di un manuale / di uno stile, esercizi per pomparti il fisico (2)

L’autentica pratica marziale, nel suo completo e complessivo significato, è salute fisicoemotiva, (3)

si prende cura di te per evitare che tu debba curarti.

Praticare autenticamente ti farà conoscere equilibrio e salute, sapendo rintuzzare attacchi ed aggressioni che vogliano minare la tua integrità in ogni ambito della tua vita personale e sociale.

Provare a difenderti da questa 9x21?
Dunque, se ti affidi al Maestro / professore Tizio per difenderti da una coltellata, assicurati che Tizio,  nella vita reale, abbia messo in gioco la sua vita tirando di coltello.
In caso contrario, non vale nulla che giri con un coltello in tasca, che urli malamente come il sergente Hartman di “Full metal jacket”, che ostenti diplomi federali, che citi ripetutamente quella volta che stava per estrarre il coltello ma poi…

Provare a difenderti da questo Recon Tanto?
Lo stesso dicasi per il Maestro / professore Tizio che ti promette equilibrio e saggezza e salute ma ancora vive sotto la comoda protezione dei genitori o che dalle rovine di relazioni familiari fallimentari o da disgrazie di salute mentale / psicofisica è uscito solo grazie ad un intervento esterno e nulla ha saputo, o ancor peggio voluto, cambiare di sé e del suo proporsi agli altri, al mondo; nulla, con le sue mani, ha saputo ricostruire.  
Scegli invece chi, tenendosi ben lontano dall’insegnare tecniche e “manuali”, incoraggia la tua curiosità, la tua passione, perché tu ti impegni a conoscere e a riorganizzare te stesso, ad apprendere di te e di come stai al mondo.

Sempre che a te non interessi semplicemente sfogarti con due cazzotti al sacco, prendere a pugni un tuo pari in un contesto protetto come una gara sportiva ambendo alla medaglietta al collo, scolpirti gli addominali da esibire in spiaggia, imparare a difenderti da un coltello di plastica o da una pistola di plastica (!?!?), imitare gesti e movenze senza mettere in discussione, senza ristrutturare, la tua postura, il tuo portamento, il tuo registro emozionale, riversare / proiettare sul tuo Maestro / professore quell’immagine di forza e superiorità che tu non hai e a cui tanto ambisci: se è forte lui, lo sono anch’io!!
Allora sì che il Maestrone o il professore (l’idraulico!!) fanno per te.


1. Sciamano, non certo una brava persona, forse anche un figlio di puttana, ma uno che sotto la tempesta non è fuggito, è rimasto bagnandosi fino alle ossa ed è sopravvissuto. Uno che nel bosco è entrato, cadendo, ferendosi, rialzandosi a fatica, tremando dalla paura, ma lo ha attraversato. Uno che, per questo, può accompagnarti nel tuo di bosco.

Da "La Gazzetta dello Sport"
2. “La muscolatura rappresenta soprattutto la forza che fa da tramite tra il cervello che programma globalmente i gesti o le azioni (dunque l’intelligenza), e lo scheletro che ci veicola e ci sostiene. Non è necessario rinforzarla a priori, con esercizi localizzati o con stimolazioni meccaniche, perché ciò servirebbe principalmente a cambiare la forma esteriore, ma non la qualità dei movimenti, né le abitudini disfunzionali acquisite. (omissis) E’ invece importante ‘parlare’ all’intelligenza del sistema nervoso e offrirgli molte nuove informazioni per eliminare o tramutare ciò che non è più funzionale” (M. Della Pergola, docente e formatrice metodo Feldenkrais).

3.Il corpo non può essere inteso come una macchina da riparare: esso esprime una complessità più grande che racchiude tutte le sfere che sono importanti per la vita di una persona” (A. Saponaro, psicologa e psicoterapeuta)










domenica 9 giugno 2019

Emozionati!! Il Seminario




Fushime Taiso
Noi non siamo, nessuno di noi lo è, soltanto bagagli, più o meno accatastati alla rinfusa, a viaggiare in ordini sparsi.
Né ho il viso duro di chi pensa d'avere sempre ragione, di camminare sicuro verso una certa direzione, che per me vivere nasce per strada e diventa poi altro solo se accetto di sbagliare, cadere e risollevarmi.
E’ così da alcuni decenni e lo è ancora di più ogni giorno che passo dentro l’emozionante mondo delle Arti Marziali, calcando passi sempre più leggeri, sempre più profondi, che mi cambiano e, ai miei occhi, cambiano chi mi sta accanto.

Allora questo 
Sabato 8 Giugno, 
racchiusi in un piccolo giardino della grande Milano, al “Marcello Candia” che ormai è un poco anche la mia casa di pratica all’aperto, siamo un manipolo di ricercatori, di eretici guerrieri, ad esplorare tesori e misteri, ad affrontare il filo che unisce le più antiche pratiche taoiste alle arti combattenti del Giappone, a tenere dritto il timone di una navigazione corpomente, fisicopsichica che non teme alcuna sorpresa, alcun sconcerto.
Anzi, sorpresa e sconcerto li cerca, noi così lontani dalla certezza del noto e del rassicurante e del ripetitivo che tiene le mani legate a tanti servi di questo o quello stile, ma sta ben distante dalle mani nostre, che sono coraggiose e curiose di imparare, di sapere.
Undo Kankaku

Siamo in sei: “zoccolo duro” dello Spirito Ribelle ZNKR a cui si aggiunge Roberto, praticante di Jeet Kune Do.
E ci vengono a trovare amici vecchi e nuovi, per un saluto; e mi scrivono amici vecchi per testimoniare che non hanno dimenticato il passato condiviso e che, prima o poi, vogliono rinverdire.

Undo Kankaku
Noi, immersi nel “qui ed ora”, nessun respiro da dimenticare ed i fili d’erba su cui rotolare: “Fushime taiso” a dividere prime parti del corpo e poi ricomporle  in armonie di movimenti, disegni semplici che tra l’annusare un passato arcaico e l’esplorare la fluidità dell’agire nello spazio ci guidano verso possibili direzioni, ognuna una diversa narrazione.

Abbiamo tre ore davanti, tra il respirare dai piedi e la spiralizzazione dei tendini e “Happo undo”  che è necessariamente  differenziare, muscolo da muscolo, articolazione da articolazione, per integrare, per coordinare in sé relazioni funzionali tra le diverse parti. Che, nella vita di tutti i giorni, è essere l’adulto autodiretto che sa analizzare, paragonare, operare delle scelte.

Danshari Waza
Affrontiamo “Kankaku” che è il sentire di pelle ogni squilibrio, ogni movimento, che è sviluppare “Ting”, l’abilità di  percepire le tensioni nel corpo proprio e dell’avversario. Come a dire, nei propri confini di pelle, separare e proteggere, appellarsi ad un uso moderato, ecologico, della forza. Che, nella vita di tutti i giorni, è comprendere la qualità del contatto con l’altro, costruire una coraggiosa empatia di confronto che sa scegliere se aprirsi e collaborare o resistere e rifiutare.

Pratichiamo sempre, e anche oggi a questo Seminario non potrebbe essere altrimenti, perché ogni esercizio, ogni gioco, ogni momento di lotta e di scontro, sia una finestra sulla vita quotidiana, sia integrare quanto sopra nelle scelte e nelle azioni di ogni giorno, sia al servizio del nostro diventare adulti migliori.
Danshari Waza
E’ così anche con “Danshari waza”, il regno del vuoto, della forza senza sforzo, del fluire a spirale, tra colpi minacciosi ed evasioni leggere, attacchi e contrattacchi a contatto leggero. Un fluire tra spirali ed onde che dettano la legge del più capace, quello che nelle onde sa navigare e delle onde sa farne forza dirompente, letale.

Arriverà presto, anche se non oggi, il tempo del contatto pieno, autentico, a tutta forza, a saggiare ogni efficacia, a fugare ogni dubbio.
Oggi affiniamo “I”, che è intuito e istinto, e come tale nutre ogni momento di noi e del nostro agire, senza il quale ogni pratica marziale e di benessere è semplice ginnastica.

Oggi, ancora una volta, tra pugni e calci, tra esercizi taoisti della salute e della percezione del proprio centro di forza, che è nucleo intimo, pulsionale,
ci prendiamo cura di noi per evitare di doverci curare.




Undo Kankaku


Danshari Waza