giovedì 3 settembre 2015

Liberiamo l’intelligenza


Trent’anni or sono, alle prese con la creazione del settore cultura in un comune dell’hinterland milanese e, in particolare, operando una serie di interventi nella scuola dell’obbligo tesi a proporre un rapporto con il cibo e la cucina che fosse fuori dagli angusti confini del ripetitivo e dell’ovvio, con l’equipe della struttura commerciale che sponsorizzava l’evento coniammo lo slogan “Tutti i gusti sono giusti”.

Fatto salvo ciò, ogni “gusto” implica conseguenze e relazioni diverse.

Una sera a casa, film “leggero”, per mediare i gusti di tutti e tenere conto della giovanissima età di nostro figlio, anche Monica e Lupo si sono rapidamente accorti che quel film era un’autentica sciocchezza ( per altro, la trama e la partecipazione di un povero guitto come tal Frank Matano avrebbero già dovuto dare loro un robusto avvertimento). Come penoso quel tal squinternato film a cui la coppia Lillo  & Greg, irrobustita dalla presenza di un’impalpabile Ambra Angiolini ( fulgido esempio di eterna raccomandata, passata tranquillamente dallo schermo televisivo, ove mostrava le scemenze erotico-caserecce di una teen ager pruriginosa, a calpestare qualsiasi linguaggio attoriale là dove, ora anagraficamente adulta, porta la sua pretesa professionalità di attrice) donava il timbro dell’imbecillità totale.
Attenzione, mi piacciono anche i film “leggeri”, le cosiddette “commedie”. Ho più volte scritto che nelle pellicole di Arti Marziali, classificate come “ B movie”, spesso ci sono autentiche perle di saggezza ed insegnamenti profondi.
Sono convinto che alcuni libri, recintati come per “ragazzi”, tipo Moby Dick,  Il Richiamo della Foresta, El Loco, dovrebbero essere avidamente letti anche dagli adulti come fonte di riflessione.

Ma, anche questo già scritto più volte, per citare Feuerbach, “L’uomo è ciò che mangia”: nutrirsi di certi “gusti” culturali piuttosto che altri, induce a coltivare valori, a tessere relazioni e pratiche di un certo spessore piuttosto che di un altro.
Ascoltare quotidianamente la musica “marmellata” spacciata da MTV o le anonime ( tra cinque, dieci anni, chi se le ricorderà più ?) lagne cantate da Alessandra Amoruso, Marco Carta, Paola e Chiara, Laura Pausini, che effetto fa su di noi, sul nostro sentire emotivo ?
Diversi scrittori, filosofi, neuroscienziati, psicologi e psicoterapeuti, si sono soffermati su quella che è stata chiamata la “mente meccanica”,  ossia quella mente automatica, priva del consenso dell’individuo, che opera per conto suo senza la sua approvazione.  Soprattutto, senza che l’individuo ne sia consapevole.
Questa “mente meccanica” ingoia e trattiene parole e suoni, persino concetti ed emozioni.
Essa, come ogni manifestazione della vita, non è di per sé e sempre negativa: grazie alla “mente meccanica” ripetiamo gesti basilari nel nostro vivere quotidiano, quelli d’ordinanza di tutti i giorni.
by Albiona
Il problema, grave, è quando per noia, superficialità, conformismo,  questa “meccanica” lasciamo che investa ogni nostro agire e sentire, ci adagiamo su suoni, parole, immagini su cui non interveniamo  ma introitiamo supinamente, senza una membrana filtrante, senza masticazione  completa di gusto, sapore ed odore. Semplicemente, questo cibo “culturale”, libro, film, musica, lo buttiamo giù per la gola. Un processo di introiezione del tutto privo di sensibilità e consapevolezza.
Che però fa i suoi danni, che plasma sicuramente il carattere e, probabilmente, pure la personalità.

by Delun
Roberto Cerri, studioso e docente di musica, nonché appassionato di Yoga e meditazione, ha scritto pagine davvero interessanti, per esempio, sulla funzione della musica “parassita”, quella che ci propinano nelle sale d’aspetto, al bar, sulla spiaggia o nei negozi.
Ha messo a nudo la ripetitività di melodia, ritmo ed armonia. Egli scrive che “ nella musica parassita non esiste variazione, se non un elementare variazione del tema appena camuffata. Non c’è un vero ritmo, ma una ripetizione ossessiva del battito, della melodia e dell’armonia” ( Per caso, vi ricorda qualcosa ? Magari la musica da discoteca con cui si stordiscono giovani e non più giovani ? Oppure quelle canzonette del tutto identiche le une alle altre  e che sappiamo differenziare solo grazie al volto del cantante ?). Continua spiegando come tale grossolanità musicale induca ad identica grossolanità e ripetitività emotiva.

by Maures
Ecco, fermiamoci a pensare su quali libri leggiamo ( ma, leggiamo ?), quali trasmissioni televisive e film guardiamo, quale musica ascoltiamo. OK, la leggerezza, l’insulsaggine, nel farsi la barba, sotto la doccia, in qualche ora di “stacco”, di musica, immagini e parole superficiali e ripetitive. Ma quando queste ultime, e ci metto pure le relazioni fatte di maschere e inibizioni e parole meccanicamente espulse e distrattamente udite, oltre ai momenti saltuari e oltre alle situazioni imposte dal vivere comune, investono massicciamente la nostra vita, divengono la massa, divengono egemoni, che ne è , che ne sarà, di noi e della nostra consapevole e creativa adultità ?
Ogni nostro gesto, dunque anche leggere un libro o ascoltare una musica, privo di desiderio, di erotismo, è solo routine, automatismo svuotato di ogni senso, fluire di un tempo nato già morto. Ci riduciamo da soggetti, da attori, a comparse, a contenitori inerti e passivi da riempire di contenuti omofoni.
Cibo non saporito, musica ripetitiva, film malamente recitati dalle trame e dalla sceneggiatura inesistenti, libri che sono romanzetti da “Biblioteca delle signorine”, altrimenti detti “Harmony”: quello che già Pasolini definì “Il nuovo fascismo della società dei consumi”, quello della società della plastica, del consumo immediato e superficiale proprio di occhi vuoti di un soggetto depresso.

Eh no, accidenti, liberiamo l’intelligenza, la nostra vitalità, la sana spinta a cercare e volere altri esseri umani che siano concreti e veri, il nostro desiderare e capire !!

 “Un pensiero è come un seme deposto nel terreno, poiché fa nascere un raccolto corrispondente, si moltiplica e cresce”
(N. Hill)



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