lunedì 23 febbraio 2026

Le Arti Marziali come sorgente di intuizione

 


Pian piano, settimane di riposo assoluto dopo l’intervento chirurgico, mentre tocca agli allievi più anziani, che sono già ‘Maestri’, condurre i corsi Spirito Ribelle. Pian piano i primi approcci alla pratica marziale: Le onde, gli spostamenti, la forma di Tai Chi Chuan, i giochi con l’anello di bambù, le movenze feline di Yuri / Neri, la camminata in cerchio del Pa Kwa / Hakkeshou e ci si mette pure un improvviso fortissimo dolore al ginocchio a molestare la mia ripresa.

E cos’è questo grande amore per le Arti Marziali, per il loro essere svelamento di interrogativi profondi e profonde scoperte, se nel donarmi ore di entusiasmo e stupore davanti all’ineffabile, mi allontanano, sempre e poi sempre ancora, dall’approdo alla felicità? E questa gioia non la posso gridare?

Solo chi pratica masticando di emozioni e sensazioni potrà, lo sento, raccogliere le diverse sfumature dell’antico sapere guerriero, saprà mantenere in vita anche il sogno più fragile, non avrà mai l’arroganza di pretendere una cosa in più né il timore di accettare una cosa in meno.

Ed ogni volta, anche questa di pratica interrotta, sgangherata nei suoi sforzi contro ogni dolore, nella sua accettazione dell’inevitabile lungo tempo del recupero, scopro e riscopro che esiste un territorio sottile, quasi impercettibile, dove il corpo smette di essere solo corpo e il pensiero smette di essere solo pensiero. E’ una sottile striscia in cui l’intuizione origina come un lampo che non appartiene né alla semplice sensazione né al semplice concetto, ma alla vibrazione che li unisce ed amalgama.

Le sensazioni sono (o dovrebbero essere!!) la prima parola del buon praticante: Il peso del piede che assaggia il suolo, la spirale del respiro che si inerpica lungo la colonna, il ritmo del compagno che si avvicina. Sono dati grezzi, non ancora interpretati. Ma è proprio da questa materia prima che può emergere l’intuizione, se la pratica è condotta con ascolto e disponibilità.

Favorire la percezione significa aprire porte. Significa aiutare l’attenzione a cogliere ciò che accade prima ancora che la mente lo traduca in concetto esplicito. È un lavoro di affinamento, come lucidare la lama di un katana finché non rifletta la luce senza distorcerla. Quando il marzialista impara a percepire senza giudicare, allora l’intuizione può affiorare come moto spontaneo, una risposta che non è reazione, ma rivelazione che agisce.



L’intuizione, infatti, non è mai statica. È prospettica: Guarda oltre, scopre direzioni, svela possibilità. Essa è propulsione: Sprona il marzialista oltre il gesto appreso, oltre la tecnica codificata, verso un movimento che è insieme personale e universale. Nell’intuizione, il corpo anticipa ciò che la mente non ha ancora formulato; il gesto si fa strada prima che il pensiero lo giustifichi. (1)

Nelle Arti Marziali, questo momento è prezioso. È il momento in cui la pratica smette di essere imitazione e diventa creazione. Dove il kata / tao lu si trasforma in cammino, il suishou / push hands in dialogo, il tanshu in vigile presenza. L’intuizione non sostituisce la tecnica, ma la trascende, la illumina dall’interno, la rende viva, mobile, permeabile al soggetto ed all’ambiente.

Così il praticante scopre che l’Arte Marziale non è un registro di movimenti, ma un modo di abitare il mondo. Un modo in cui percezione e concetto non sono opposti, ma facce di una stessa medaglia: “...una stretta correlazione fra conoscenza ed esistenza (omissis) nella convergenza tra l’intellettualità emozionale e l’emozionalità intellettuale” (G. Mollo ‘Il senso della formazione’)

L’intuizione, così, si erge come punto in cui quella corrente muta direzione, si rinnova, si espande.



In questo spazio intermedio tra ciò che si sente e ciò che si pensa nasce l’autentica formazione. Una formazione che non accumula, ma libera; che non irrigidisce, ma apre; che non chiude in un sistema, ma apre verso un orizzonte, un terreno in cui il praticante sia cacciatore dell’essere.

Perché l’intuizione, quando è autentica, è sempre un invito al passo successivo. Un passo che non si conosce ancora, ma che già ci chiama.



1.Le azioni sono inscritte nella carne ancor prima che l’intenzionalità consapevole agisca e detti comandi” (G. Dall’Ava ‘La reazione all’ambiente che ti comanda’ in La chiave di Sophia Giu – Sett 2020)



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