L’Arte della Guerra, di Sun Tsu (circa VI secolo a.c.)
Brevi riletture nel terzo millennio che pongono domande, che sollecitano dubbi, che avanzano proposte
Cap. 12
Acqua e Fuoco: Canto per una Via che non combatte
Leggere il capitolo 12 de ‘L’Arte della guerra’ del generale Sun Tsu è affrontare le due principali forze che animano la pratica di un autentico Tai Chi Chuan.
Colui che conosce il Fuoco vince con rapidità e chi conosce l’Acqua avanza con una forza che non si frantuma. Il Fuoco divora, l’Acqua avvolge: Due vie della trasformazione, due linguaggi del mondo, non solo ‘guerriero’ ma quotidiano, di ogni dì.
Ma, ci ammonisce Sun Tsu, il saggio che abita il Tao non impugna le armi. Sa che dove passano gli eserciti la terra si indurisce, spuntano spine, si alza la polvere della miseria. La vittoria ottenuta con la forza è un inverno che si prolunga senza fine.
Per questo, nella pratica del Tai Chi Chuan, Acqua e Fuoco non sono strumenti di guerra, ma respiri dell’essere e sua capacità di abitare serenamente e coraggiosamente le relazioni e l’ambiente.
L’Acqua scivola, si insinua, travolge senza ferire, defluisce quando incontra ostacoli, corrode ciò che è troppo rigido per vivere. È la resa che diventa potenza, la flessibilità che si fa travolgente.
Il Fuoco sale dal centro in un lampo, brucia ciò che è superfluo, apre varchi, illumina l’istante. È la decisione che non teme alcun cambiamento.
E quando il praticante danza tra queste due facce, quando l’Acqua avvolge e il Fuoco rischiara, allora il conflitto si dilegua, la forza diventa ascolto e il gesto diventa invocazione.
Così, l’autentico Tai Chi Chuan non conquista, esso trasforma. Non divora, esso dissolve. Non impone, esso rivela.
E in quel rivelarsi, l’uomo Tai Chi si incammina lungo il suo destino senza lasciare spine e desolazione dietro di sé.


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