venerdì 12 giugno 2026

Peng Lu Ji An, come piace a te

 

Lunedì tardo pomeriggio, ai Giardini Marcello Candia, Milano respira un po’ più lentamente. Il traffico si allontana come un animale spossato dalle ore di caccia, e nel cerchio Spirito Ribelle si apre un varco, un minuscolo teatro di vento, peso ed emozione.

Pratichiamo Peng Lu Ji An. Non come una sequenza da copiare e ripetere, ma come un modo di abitare il mondo, il proprio mondo.

Chiedo a Elisabetta, poi chiedo a Kiumars, come ‘sentono’ quei movimenti, come li abitano. Le loro risposte non sono semplici parole, sono due correnti che scorrono nello stesso fiume, senza però confondersi davvero.

Elisabetta, la soglia dell’attesa

Per Elisabetta, il movimento è un gesto in ascolto. Peng non è tanto un’espansione, quanto un respiro che si prepara. Lu più che è un deviare e portare al suolo è un cedere che osserva e attende. Ji è un’intenzione che ancora non colpisce ma protegge.An è un’onda che non vuole ferire quanto disinnescare.

Lei abita la forma come si entra in una stanza avvolta dalla penombra: Mano tesa, pelle che anticipa ciò che l’occhio non vede.

Il suo Tai Chi Chuan è difensivo solo in apparenza, in realtà è custodia, è cura, è la capacità di restare integra mentre il mondo si muove.


Kiumars, il fulmine che precede il tuono

Per Kiumars, invece, la stessa sequenza è ben altra storia. Peng è già un balzo. Lu è un aggancio che trascina a terra. Ji è un colpo che sgorga ancor prima del pensiero. An è una devastazione.

Lui non attende, fa accadere. Il suo corpo non chiede permesso, non cerca conferme. È come un animale che ha imparato a comunicare, ma non ha scordato come si azzanna.


Due interpretazioni per una sola verità

Eppure, ciò che accade tra Elisabetta e Kiumars non è contraddizione. È Tai Chi Chuan nella sua natura più autentica perché una forma, una coreografia, non può MAI essere la stessa, perché non esiste senza chi la attraversa. E chi la attraversa, nel rispetto dei principi che quella coreografia, quella forma, reggono, è sempre un individuo unico ed irripetibile.

La forma è un testo di cui il praticante è la voce. Ogni voce ha un timbro, un ritmo, un modo di vibrare diverso. Vive e comunica emozioni diverse, non si occupa di rivelare una concezione ma di proporre una visione, di esaltare le dimensioni sottili dell’essere.

Per questo, qui allo Spirito Ribelle, la forma non è un dogma ma un palcoscenico di possibilità, un luogo dove la soggettività non è un errore, ma una risorsa.

Per questo, qui allo Spirito Ribelle, la pratica si sostanzia di un’andragogia e di una didattica libertaria e maieutica che è sostegno ed amalgama di quelle risorse ed attitudini ancora poco conosciute, quando non sottaciute, di ogni praticante stimolandolo verso una coscienza espansa.

Quando cambia il movimento, cambia chi lo compie

Il corpo non è un attrezzo, è un ecosistema emotivo; E quando mutiamo il modo di muoverci, cambiamo anche il modo di stare al mondo e dentro le relazioni.

Non perché il Tai Chi Chuaninsegna a essere saggi” o “ci fa diventare forti”: Queste sono illusioni e lusinghe di marketing, non so quanto propagandate e vendute da Maestri e Sifu per ignoranza e quanto per fare soldi, ma perché dallo sfondo porta in primo piano ciò che già c’è ma giace nascosto (“hidden dragon e crouching tiger” non vi ricorda nulla? Nemmeno un famoso film?) e lo integra con quanto già opera alla luce.

Elisabetta scopre la sua fermezza nell’attesa, Kiumars scopre la sua lucidità nell’impeto. Io, non Maestro o Sifu, semplicemente Sensei, “colui che è nato prima’, osservo entrambi e vedo il disegno più grande: La danza delle differenze che non si annullano, ma si amplificano.

Se cambia il modo di muoversi cambiano anche la personalità e il rapporto con gli altri.”

(J. Tolja & F. Speciani ‘Pensare col corpo’)




Il movimento è un linguaggio. E ogni lunedì, ai Giardini Marcello Candia, quel linguaggio si rinnova, si contamina, si espande.

Noi Spirito Ribelle non siamo una palestra, una fabbrica di automi, tutti uguali. Siamo un clan che è laboratorio di crescita e consapevolezza. Un luogo dove il corpo diventa un oracolo, dove la forma diventa un passaggio, dove la differenza diventa ricchezza.

Peng Lu Ji An non sono tecniche. Sono quattro modi di dire “Io sono qui ed ora”. E ogni praticante lo dice a modo suo.

La realtà si svela ala comprensione autentica solo attraverso l’apertura dei sensi; in ciò consiste la facoltà dello stupirsi, ossia la possibilità data ad ogni essere umano di sapersi meravigliare e di riuscire a partecipare”

(G. Mollo ‘ La via del senso’)


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