lunedì 22 aprile 2024

Il corpo nel movimento

L’inverno si stempera a fatica in una primavera riottosa ad aprirsi. Immote le ombre del tardo pomeriggio mi guardano, mi osservano.

Il ritmo di ogni mio movimento è di una lentezza dolce in cui porre, a piacere, l’abisso forte di una pausa o l’enfasi scalmanata di un’accelerazione improvvisa.

Le Arti Marziali tra violenza e dolcezza

Ascolto il batticuore che impone guardare dritto, severo, il compito ultimo dell’Arte, di quest’Arte: Affrontare la morte, l’uccisione di un altro da sé, che è sempre rischio di essere uccisi. Immagino ossa spezzate, vicino alla fascinazione della violenza, presenza archetipa in ogni individuo.

Stupefazione esistenziale che richiede la capacità di lasciar andare le ombre tangibili della violenza per abbracciare l’altra faccia, sensibile, dell’Arte, che è emozioni intense di vulnerabilità e sensibilità. Arte di flessibilità ed apertura alle cose del mondo, di comprensione anche dell’incomprensibile.

Il Tao, gioco di chiaroscuri, sostanzia ogni mia movenza, come sostanzia ogni pratica marziale autentica, che sappia di Tradizione. Il Tao che non esclude, ma tutto comprende, abbraccia. E trasforma.

Ikigai Kiko (esercizi di vitalità / energia) e Hakkei (forza esplosiva), Mukaete che è assorbire per infilzare in silenzio e Sashite che è investire da subito, senza possibilità di replica. Queste e altre le pratiche marziale che esprimono violenza e dolcezza, dolcezza e violenza in un mare senza confini, armonia di opposti.

Improvvisazione e / o regolamentazione?

Cosa è improvvisare? E’ lasciarsi andare ed ascoltare, è camminare sul precario equilibrio tra inconscio e conscio. E’ esperienza concreta e carnale di sé. E’ gettarsi oltre il recinto delle abitudini e degli schemi imposti per incontrare pulsioni e istintualità.

Ogni espressione artistica, a maggior ragione l’arte del combattere che è incontro di pulsioni, che è palcoscenico dionisiaco, chiama nella sua esecuzione qualcosa di più d'una semplice progressione che vada dall'inizio al punto intermedio e poi alla fine. Il Taiki Ken, che è crudele e spontanea lotta, che è “pugilato dell’improvvisazione” (non certo “dell’intenzione” come i più traducono Yi Quan / I Chuan qui in Italia!!), ne è l’espressione somma e performante.

La pratica attraverso sorpresa e imprevedibilità richiede l'allentamento della presa della comprensione. Ciò che si capisce può solo condurre a un'ulteriore comprensione, ovvero un futuro prevedibile. Allo Spirito Ribelle, l'improvvisazione accetta di buon grado la conduzione senza comprensione. Comprensione che arriverà solo ed unicamente percorrendo la personale strada del lavoro interno, il neijia kung fu, in cui scavare attraverso la personale strada della propria libera e liberata corporeità. Se uguali per tutti sono alcuni, pochi principi, che so: In tutti, l’avambraccio si flette sul braccio; inspirando, il diaframma scende ed espirando il diaframma sale, l’interpretazione e la consapevolezza di ogni gesto motorio sono personali, perché solo fare qualcosa di diverso conduce a una esperienza che a sua volta può essere soggetta a comprensione autentica, autentica perché personale.

Il corpo vivo

“Il nostro carattere (schema fisso di comportamento) è strutturato nel corpo sotto forma di tensioni muscolari croniche, la maggior parte inconsce, che limitano e a volte bloccano gli impulsi verso l’esterno”

(A. Lowen, psichiatra e psicoterapeuta)

Il nostro carattere, forse persino la nostra personalità, si esprime nella nostra postura e nel nostro modo di muoversi. Intervieni su te corpo e diverrai un individuo diverso, migliore. Libera il te corpo e libererai le tue potenzialità, la tua energia, Ki o Qi. Lo potrai fare solo riscoprendo come essere vivo di corpo.

Una formazione che è movimento senza limiti imposti, calati dall’alto, movimento funzionale alla costruzione di un individuo vitale ed erotico: Uno spirito ribelle.

 

 


 

 

 

 

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