Scriveva Pavese: “Finché si avranno passioni non si cesserà di scoprire il mondo”. E forse non c’è frase più adatta a raccontare ciò che accade ai giardini Marcello Candia, a Milano, dove ogni settimana un minuscolo gruppo di marzialisti si ritrova come attorno a un fuoco antico, per ascoltare ciò che il corpo ha da dire.
Una passione forte, radicata come un albero che ha attraversato molte stagioni: Cinquant’anni, nutre le mie proposte di Tai Chi Chuan e Kenpo Taikiken. Una passione che non si propone di insegnare, piuttosto irrora, trasforma, accende.
Il Lunedì che si chiude
Il corso del lunedì si chiude come una porta che conserva il calore di chi l’ha attraversata. Elisabetta e Kiumars, ai loro primi mesi di pratica, abitano quello spazio con la timidezza e la meraviglia dei neofiti, senza mai un cedimento. Ogni gesto è una scoperta, ogni spirale un continente nuovo. Sono i primi viaggiatori di una settimana che si apre come un ventaglio.
Il Martedì degli ‘irriducibili’
Poi arriva il martedì, l’ultimo martedì di questa stagione di pratica. Afoso, immobile, un pomeriggio di sole che sembra negare qualsiasi alito di vento. Eppure, lì, nel cuore di quel calore, ci sono gli irriducibili: Claudio e Silvano.
Quelli che da mesi masticano spirali e cerchi come fossero pane quotidiano. Quelli che hanno imparato a muoversi in tre dimensioni, seguendo le linee segrete degli Yijin Jing, gli esercizi trasformatori dei tendini, che io ho amalgamato con le mie esperienze di Danza Sensibile e Laban Movement Analysis.
Sono loro che danzano la Forma di Sintesi del Tai Chi Chuan, arricchendola di nuove traiettorie, affinché la gestualità diventi rotonda, spiraliforme, viva. Sono loro che si misurano con i principi del Neijia Kung Fu, quelli che ricevo dal Maestro Xia Chao Zen e che ora scorrono nel loro tronco, nelle loro braccia, come un fiume saggio.
Sono loro che cavalcano il possente Drago e l’agile Gru della forma Pa Kwa / Hakkeshou, lasciando che le creature simboliche guidino il ritmo del combattimento interiore.
Sono loro che imparano dai limiti dell’anello di bambù, tra maneggi, volteggi e scherma di pugni, scoprendo che a volte è proprio il limite a spiegare la libertà.
E quelli che verranno
E poi ci sono gli altri. Quelli che forse torneranno, o forse no. Quelli che hanno interrotto il percorso marziale a primavera e che potrebbero gettarsi di nuovo, con passione o moderazione, non importa, tra le braccia della pratica 2026–2027.
Perché la pratica non chiede fedeltà assoluta, chiede sincerità. Chiede presenza. Chiede quel minimo di ribellione che permette al corpo di ricordare che è vivo, non ‘cosa’.
E tutti, irriducibili o esitanti, appassionati o moderati, sono accomunati da un’unica realtà: l’animo Spirito Ribelle, che non è un titolo, un’etichetta, ma un modo di stare al mondo. Un modo di dire: Io ci sono, e mi muovo.
Settembre
Così si chiude una stagione e, a Dio, al Grande Coniglio, al Buco Nero, (ognuno scelga secondo la sua spiritualità), piacendo, se ne aprirà un’altra. Con la certezza che finché ci saranno passioni e finché ci saranno corpi vivi, corpi abitati, che danzano, respirano, si cercano, il mondo continuerà a rivelarsi.
Ed io, il Sensei, “colui che è nato prima”, continuerò ad avere il privilegio di essere uno dei suoi scopritori.



