giovedì 5 maggio 2016

Verso il viaggio della Notte: il cosa e come, seconda parte.


Kenpo Taiki Ken

 
Sono i primi decenni del 1900, “Da un Maestro cinese stanco di forme stereotipe, di gesti inconcludenti, di imitazioni pedanti, prende vita un’arte eclettica ed irriverente, devastante nella pratica ed eretica nella teoria. Un Maestro giapponese, già affermato esperto di pratiche marziali nipponiche, dopo averne subito l’efficacia a suon di botte, la studia e poi reinterpreta accentuandone gli aspetti combattivi. Da lì, la diffusione in tutta Europa…”. Così scrivo, presentando il Kenpo Taiki Ken, nel mio libro di prossima pubblicazione “Contatto. Praticare le Arti Marziali Asiatiche come terapia e percorso formativo di individuazione, trasformazione e crescita”.

Ma, certamente, scrivere, narrare la storia è sempre un’operazione di parte, sovente “dalla parte” dei vincitori. (Se ben ricordo le parole del Maestro Tokitsu, questi, ad uno stage a Milano nel Marzo scorso, ne diede una versione diversa).
Possiamo correttamente scrivere che il Kenpo Taiki Ken è un crocevia, un meticciato di una molteplicità di stili ed apporti. Un meticciato in cui, dall’originaria miscela di Tai Chi Chuan, Pa Kwa, H’sing I, ognuno ha tratto l’espressione che preferiva, privilegiando l’una o l’altra corrente di “pugilato interno” (*). Fino all’introduzione, per ogni conduttore di gruppo, di Scuola, delle sue personali esperienze marziali.

D’altronde, è dall’esterno che veniamo connotati e denotati, individuati per somiglianze e differenze. Così come le differenze vengono rilevate anche rispetto a chi, nella Scuola, vi è stato in anni precedenti, attraverso le osservazioni degli allievi ed ex allievi anziani per i quali la pratica “non è più quella di una volta”.
Tutto ciò porta ad un Arte che, frutto di un ampio sincretismo, riunisce sotto lo stesso nome correnti e pratiche diverse e, a volte, in mutamento continuo.

Da noi, allo Z.N.K.R., consapevoli dei passaggi e delle correlazioni tra episodi motori, psicoemotivi, relazionali, siamo coraggiosamente portatori di un vivere che sappiamo non è poi così difficile se coltiviamo il potere di cambiare e un po’ rinascere, se riconosciamo l’animale che sta dentro di noi e lo staniamo, se l’acqua che sta in basso e il fuoco che si erge verso l’alto sanno convivere ed insieme agire.
Per ogni nemico che scopriamo dentro di noi, ciechi o vigliacchi per così tanto tempo non importa, praticare Kenpo Taiki Ken è fare del corpo fisicoemotivo il teatro, il campo di battaglia della soggettività, all’interno di un gruppo di altri guerrieri, che ne condividono e limano gli eccessi narcisistici.

Ecco davvero la formazione individuale che è, insieme, formazione di e nel gruppo, ecco l’imparare ad affermarsi nelle regole del gruppo.

Saranno i Neri ad esprimere emos-azioni incarnate. Sarà Hakkei a violare la tranquillità esponendo il potenziale perturbante ed eversivo di ognuno di noi. Sarà Tanshu, la danza del predatore, ad essere apoteosi della personale portata sensomotoria, dell’agire come promotore intuitivo, della cognizione cinestetica come fondatrice del processo immaginativo e rappresentativo.

Sarà un risvegliare il primitivo, il sotterraneo, per farne forza dolce e guida sensata lungo il nostro personale vivere.

Poiché nessun è solo, è isolato, poiché nel corpo di ognuno di noi vivono il suo personale mondo, l’ambiente in cui cresce, il padre e la madre che lo hanno generato, allora sarà una pratica che farà scoprire di sé anche attraverso gli altri compagni d’avventura, sul terreno del gioco guerriero, gioco di lotta, gioco di relazioni. Io e te insieme.

Allora sarà Kenpo Taiki Ken che “L’arte del pugno permette in primo luogo di rinforzare il potenziale di salute, in secondo luogo di controllare un eventuale aggressore, in terzo luogo apre lo spirito...infine permette, talvolta, di modificare il corso del destino( Sun Lutang ).

 

 

(*) I più noti Maestri giapponesi viventi di Kenpo TaiKi Ken, allievi diretti del Maestro Sawai ( il fondatore del Kenpo Taiki Ken), nella radice comune evidente, manifestano differenze sostanziali, basti guardare praticare Michio Shimada, Nishino Kozo, Isato Kubo, Akio Sawai. E questa è l’Arte !!

La mia formazione marziale, come chi mi accompagna già sa, inizia nel Febbraio del 1976 con il Karate Shotokan e prosegue praticando diverse Arti, diversi stili, diversi sport di combattimento, con diversi Maestri e allenatori.

Tra questi, l’incontro con il Maestro Tokitsu Kenji, in piena (e mai interrotta) fase di ricerca che, di passo in passo, mi introduce al Kenpo Taiki Ken. Con lui, anche il Maestro Yamazaki Ansai ed il suo allievo diretto Ludwig Bosh, che non disdegna di attraversare l’Europa per darmi lezioni private. Mi accosto anche alla versione che ne dà il Maestro Stefano Agostini ed il suo riferimento, il Maestro Sun Li. Questi è un cinese che insegna a Tokio nel Dojo che fu del Maestro Oyama, allenando i duri e potenti praticanti di Karate Kyokushinkai e, per un cinese, farsi apprezzare in terra Giap non è poco !!

Così, il mio attuale Kenpo Taiki Ken nasce da questo retroterra ampio e vigoroso, corroborato da tutte le esperienze che, in questi quarant’anni, ho selezionato e tutt’ora seleziono, come utili alla mia pratica ed al miglioramento degli allievi che mi accompagnano in questo percorso. Allora, vi si trovano, con il Tai Chi Chuan, ampie tracce di Yoseikan Budo e Kali filippino e, come potrebbe mancare!!, la versione che ne dà tutt’oggi il Maestro Tokitsu Kenji.

 

 

L’appuntamento è per la notte tra Sabato 28
e Domenica 29 Maggio
La Notte del Guerriero
otto ore di formazione marziale “non stop”








 

 

1 commento:

  1. mi è capitato proprio ieri, dopo aver fatto un massaggio di riflessologia, che un tizio mi chiese cosa praticavo, (non sò se ascoltandomi o voleva fare a gara a chi ce l'ha più lungo?) . Questo aveva fatto un pò di tutto, dal karate al full contact e quando gli dissi che pratico kenpo, mi inizia a dire che ha fatto anche questo e mi chiede quale tipo, iniziando una seria di sigle a acronimi che quasi volevo dirgli KTM...sembrava elencarmi nomi di moto ahahahah. però ci stava no? Kenpo Thunder Martial ahahahaah. Credo mi avrebbe creduto pure...
    ora io ametto la mia ignoranza, sono digiuno di nomi e federazioni, penso solo a ciò che mi interessa e che posso "masticare"(che non amo riempirmi la bocca di qualunque cosa)...come spiego il kenpo taiki ken?
    a parte che non mi ascoltava più, ormai indaffarato col cane, un bellissimo corso tigrato di 7 mesi..enorme!! e i bambini da mettere a nanna..kenpo taiki ken...dunque...no!! non riesco proprio a sintetizzarlo.
    è come Pinocchio che diviene da, rigido burattino di legno non solo un bambino, ma un adulto guerriero con dentro sè quel bambino umano sorridente.
    Continue contaminazioni e mutazioni, trasformare e trasformato a mia somiglianza, un abito indistruttibile che segue fluido ogni movenza del mio corpo e non solo del corpo.
    Dal 2008 che lavoravo sull'onda usando la parte Yang, la schiena della Tigre, srotolando la colonna vertebrale come un serpente vorace..esplorando movenze del bacino , a mò di volante , con sudore e sorrisi e tristezze per poi, dimenticare tutto, andare più in profondità ancora, lavorare sulla muscolatura profonda, scoprendo e imparando a usare la parte Yin, la parte anteriore, il ventre del Drago...una tridimensionalità di movimento data da quanto si cela negli oscuri antri dei femori, il cui spazio immenso ancora non ho esplorato poi così a fondo. Un continuo abito, che cresce con me, e più cresco e più l'abito sta stretto e va cambiato, ma io sono il sarto e io stesso il guardaroba, scelgo cosa togliere e cosa forgiare così che a seconda delle occasioni indossi l'essenza migliore e le armi più efficaci. Degustando anche la pietanza che più mi aggrada, mescolandola e sperimentando i sapori...
    questo è il "mio" kenpo tai ken...

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