Dentro l’anello di bambù, le mie braccia imparano il limite.
Strano, eh? In una società in cui il limite è una cosa negativa, in cui impera la parola d’ordine “superare ogni limite, noi, qui allo Spirito Ribelle, del ‘limite’ facciamo una cosa positiva, utilizziamo il ‘limite’ come strumento per crescere e migliorare.
Tu che mi stai guardando, qui ai giardini Marcello Candia, Milano, vedi il limite?
Un ‘limite’ imposto non per costrizione, ma per nascere più preciso. Il Bamboo Ring non è né scudo né arma: E’ confine. È la soglia che mi impedisce di disperdermi, che contiene il gesto perché divenga essenziale, che richiama la mia forza verso il centro.
L’avversario avanza con il tambo, il bastone corto, ma io resto raccolto, compatto, presente. Ogni movimento è un ritorno alla mia figura, un richiamo alla misura, un invito a non smanacciare, a non evadere fuori da me stesso, a proteggere ciò che realmente è bersaglio.
Nel cerchio, il gesto si fa piccolo e vero. La difesa nasce vicina e dentro il corpo, il contrattacco parte da un cuore che non trabocca. Il Bamboo Ring mi forma: Mi insegna che la precisione è una strada di libertà, che la potenza non è ampiezza, ma direzione.
Allora avanzo. Non oltre il cerchio, ma dentro la mia forma più nitida.
“Esplorare
i propri limiti conduce alla scoperta di territori vastissimi.”
(E.
M. Secci
)
Nel video: attacchi liberi di bastone corto, difese libere contenendo le braccia dentro il Bamboo ring.
Prossimamente: Bamboo Ring pt. 4: La copertura
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