“Non compriamo oggetti. Compriamo le motivazioni che stanno dietro gli oggetti”, spiega Simon Sinek, laureato in antropologia, motivatore e consulente di markentig. In poche righe, sintetizza il concetto in quello che chiama il ‘cerchio d’oro’. Tre cerchi concentrici, all’esterno c’è il “cosa”, più all’interno il “come” e al centro il “perché”. “Tutti comunichiamo cosa facciamo, la maggior parte di noi comunica come lo fa e solo pochissimi perché lo fanno: una struttura simile a quella del nostro cervello, che è fatto di corteccia che controlla la parte razionale e analitica e il linguaggio, e del sistema limbico che controlla la nostra parte emozionale che non sa parlare ma prende le decisioni. Se qualcuno colpisce questo aspetto può guidare il nostro comportamento, fidelizzare gli altri, ispirarli, incentivarne la lealtà” (S. Sinek in ‘Partire dal perché’)
La neocorteccia, la parte più ‘giovane’ del cervello, è quella dove si sviluppano i nostri pensieri razionali e analitici ed è la sede del linguaggio. La parte che può esser associata al COSA.
Le altre due aree, insieme formano il cosiddetto sistema limbico, dove hanno sede i nostri sentimenti ed emozioni, le decisioni istintive. Queste aree non hanno la capacità di linguaggio ma sono quelle che influenzano maggiormente le nostre decisioni. Sinek le associa al COME e PERCHE’.
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Esporre immediatamente il PERCHE’, significa contattare la parte istintiva e irrazionale del nostro cervello, quella che spinge per un determinato comportamento e non un altro, e ne facilitiamo la comprensione perché il nostro messaggio viene relazionato ad un comportamento razionale e concreto. Investiamo l’area delle emozioni, per così dire ‘coloriamo’ una scelta che altrimenti risulterebbe fredda e confutabile.
Tutti i manuali di vendita, di persuasione, che ho letto concordano sulla necessità di esporre prima il PERCHE’ e solo dopo l’oggetto della vendita, che sia, appunto un oggetto o un corso o una conferenza ecc.
D’accordo con quanto sopra, diventa facile trovare slogan accattivanti, motivazioni che entrino in empatia con il possibile cliente. Il problema, quello vero, è che ci sia reale assonanza tra lo slogan motivazionale, che emoziona, ed il contenuto della pratica, l’uso dell’oggetto.
Su questo, per restare nel campo ‘Arti Marziali’, avrei molti dubbi sulla coerenza tra slogan e pubblicità che vendono saggezza e calma interiore, oppure capacità di difendersi da aggressioni in strada, persino contro un coltello, addirittura contro un’arma da fuoco, e quanto si pratichi in quei Dojo, in quelle palestre.
Un altro elemento perturbante, a mia esperienza, è che sovente il primo, patente, motivo che spinge l’allievo ad iniziare una qualsivoglia pratica marziale raramente è il motivo reale. Quello reale resta sullo sfondo, spesso nemmeno compreso a fondo dall’allievo. Esso, per emergere, ha bisogno di una pratica che si avvalga di una didattica maieutica. Una didattica che faccia da levatrice al motivo di fondo consentendogli di arrivare in superficie.
Credo che uno dei motivi del …. ‘mare’ che c’è tra il dire e il fare, ovvero dell’abbandono dell’allievo, risieda:
- Una volta raggiunta la consapevolezza del motivo di fondo, reale, sotteso alla sua scelta,non lo accetta perché in dissonanza con i suoi costrutti mentali, le certezze di sé che ha timore di abbandonare, le stesse abitudini quotidiane e, più in generale, le scelte di vita tra legami affettivi, professione ecc. Più semplice negare e negarsi.
oppure
- Nel mancato incontro tra quel motivo reale ed una pratica che si rivela insoddisfacente perché di quel motivo non ha alcun sentore. Una pratica che il Maestro, Sifu, docente tiene, per grossolana ignoranza del potere trasformatore dell’Arte, in una superficie fatta di gesti / tecniche sgranate come un abitudinario rosario e / o dissertazioni pseudo – filosofiche impastate di New Age e cascami di orientalismo spicciolo. Allora la voglia, la motivazione, non incontra la pratica adatta a metterci le mani ed accompagnare l’allievo lungo il cammino.
Tra il dire e il fare ecco quanto mare c’è!!
Post illustrato da:
- Pratica del Peng Lu Ji An
- Approcci liberi a flessibilità e potenza ispirati da Li Pi Hua Shan
- Percosse a bersaglio




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