mercoledì 10 gennaio 2024

Di pratiche perturbanti

Siamo, io e lui, in un intenso corpo a corpo. E’ studio pratico di squilibri percepiti, di aperture sottintese, di inganni nelle pressioni che svaniscono nel baratro dell’assenza. Poi, improvviso, quasi trovato nel suo essere cercato, il corpo dell’uno o dell’altro perde aderenza col terreno, la perde e si trova col culo al suolo.

Di contro al tardo “illuminismo”, al goffo imperativo cartesiano di “mente e corpo”, noi Spirito Ribelle apparteniamo all’esigua schiera dei “corpo e mondo”, di chi sa e vive di corpo abitato, esperito.

Noi Spirito Ribelle sappiamo che antecedente ad ogni forma di ragionamento linguistico e razionale vive un’intelligenza incarnata, che è organizzazione relazionale tra corpo e mondo, dunque corpo e ambiente, con il quale ci affacciamo al mondo e che nel corso del vivere si struttura crescendo con noi.

Semplificando, il primo movimento è, quando qualcosa mi attira, orientarmi nella sua direzione, mentre se qualcosa mi repelle, mi ci allontano. Il “noi corpo”, essere fisicoemotivo, nasce con un assetto di questo tipo e si sviluppa verso la costruzione di un modello corporeo che tende a conservare costante la mia identità, la mia “coerenza” verso gli stimoli dell’ambiente, dell’altro da me.

E’ quanto ora sto facendo, in questo gioco di pressioni e trazioni, di ricerca di apertura nella “coerenza” dell’altro nascondendogli la mia, persino giocando di illusioni sulla sua tenuta, sul suo radicamento, quanto sulle crepe che potrebbe offrire.

Il corpo è tutto, e di questo le mani assumono importanza. Nel corpo a corpo sta quell’elemento tattile costitutivo di ogni relazione: Senza contatto fisico non esistono legami. Il contatto è oceano di voci senza suono.

Ogni gioco di coppia, di corpo a corpo, qui allo Spirito Ribelle, elude l’altro come oggetto, come semplice avversario da battere e combattere, come oggetto neutro su cui riversare le tecniche apprese, dunque oggetto disponibile, da consumare. Noi Spirito Ribelle siamo invece convinti che senza l’altro come componente viva della relazione il nostro egoismo la faccia da padrone, diventiamo autoreferenti; pronti a lamentarci, ad incolparlo, se l’altro non “tira” come vogliamo, se l’altro non si lascia usare e consumare come vogliamo. Se l’altro si rifiuta di essere “oggetto”.

Di più, l’esperienza consapevole della presenza, comporta sempre una esposizione, una vulnerabilità, un’apertura che è necessariamente flessibilità (Ju, il concetto chiave che regge la pratica marziale Tradizionale); che è Chi Sao nella sua accezione di mani “appiccicose”, cioè in stretta relazione, quanto mani “vuote”, cioè inserite nel mutevole “Qui ed ora” senza programmazione, senza intenzione precostituita e dunque dogmatica, e infine di mani “energetiche”, cioè membrana elastica in grado di recepire l’energia che arriva dall’esterno, dall’altro, quanto di trasmettere quella che sorge dall’interno, da noi, in un tentativo di equilibrio soddisfacente che spetterà a noi volgere a nostro vantaggio.

Siamo così dentro una intelligenza incarnata che rappresenta ed esprime le nostre competenze motorie e relazionali necessarie a vivere ed operare nel proprio ambiente; quella nostra “coerenza” che, nello scambio corpo a corpo praticato come sopra descritto, ci consente di costruire ed affinare le qualità necessarie ad adattarci, quando non anticipare, le modificazioni che l’ambiente attorno a noi ci suggerisce o, addirittura, ci impone.

L’adattamento, che è apprendimento continuo, è quindi sempre mediato da quello che oggi si è soliti chiamare embodiment: “Oggi l’embodiment è anche una riflessione sulle sensazioni e le emozioni, è un approfondimento del canale cinestetico. (…) L’embodiment riguarda lo sviluppo del canale cenestesico, e cioè la capacità di sentirsi attraverso il movimento e le sensazioni interne del corpo. Riguarda lo sviluppo delle capacità propriocettive. In Italia usate l’espressione “sesto senso”? Per il 90 per cento, lo sviluppo dell’intuizione ha a che fare con l’accesso al canale cenestesico e quindi con la conoscenza attraverso l’esperienza del corpo.” (M. Eddy.1)

“Pratichiamo la sensibilità 

per espandere la nostra creatività”

(E. Parrello. Insegnante, educatrice del movimento somatico e del movimento in età evolutiva, practitioner diplomata presso The School for Body-Mind Centering)

 

1. Dott.ssa Martha Eddy, CMA, RSMT, direttrice fondatrice dell'EdD/direttrice della programmazione e della ricerca di Moving For Life, Dynamic Embodiment (una formazione sulla terapia del movimento che utilizza l'educazione somatica) e Centro per l'educazione cinestetica.

 

 




mercoledì 3 gennaio 2024

Di corpo e movimento

 Di corpo e movimento è fatto il nostro vivere, il nostro essere sulla Terra qui ed ora.

Noi Spirito Ribelle affermiamo con forza che attraversando giorno dopo giorno le esperienze del vivere, dell’esserci, ogni noi - corpo impara come stare al mondo nel proprio ambiente, formandosi ad una certa coerenza in grado di dare tranquillità, e persino sicurezza, alla propria identità: Ogni nostra memoria è una memoria incarnata.

Quando questa “coerenza” entra in crisi, quando il malessere prende il sopravvento, o, semplicemente, quando aneliamo ad una “coerenza” più coraggiosa e serena di fronte a scelte e cambiamenti, tale squilibrio, tale insoddisfazione, altro non è che l’emergere di vissuti interiori, soggettivi, più che di eventi esterni, ossia di modesta capacità della nostra “coerenza” ad entrare in una relazione positiva, soddisfacente, non traumatica, con questi eventi.

La realtà a noi esterna, sempre tocca il nostro mondo interiore: da un lato lo stimola e lo arricchisce continuamente; dall’altro ne mette in discussione la “coerenza”, suggerendo, quando non imponendo, variazioni e correzioni anche sostanziali e perciò costringendola a un continuo lavoro non più di adattamento quanto di autentica revisione.

C

hi mi legge ha già compreso che sto scrivendo di Arti Marziali. Sì perché la pratica marziale, quella di Jutsu (uccidere per non essere uccisi) che si evolve in Do (la “Via”, il modo di essere individui autodeterminati, vitali, coraggiosi e utili ad una società priva di sfruttamento ed alienazione. Non questa, dunque!!) è proprio il terreno di formazione alla capacità di costruire una “coerenza” flessibile (Ju, che è flessibilità e adattabilità in perfetta sintonia con i dettami delle pratiche marziali asiatiche), la quale, per essere tale, attinga ad un corpo fisicoemotivo sano ed energico (Kiko o Chi Kung, le antiche pratiche taoiste e nipponiche di benessere e salute) e si migliori attraverso l’incontro / scontro con l’altro (Chi Sao, Randori d’Entraide, Suishu, Jiu Kumite ecc.)

L’individuo che sappia navigare nel mare turbolento delle proprie pulsioni, delle proprie emozioni sa che per farlo ha da affidarsi alla comprensione, al lavoro della comprensione. “Comprensione” che è sempre comprensione incarnata, di corpo e movimento.

Nelle Arti Marziali, l’arte di uccidere per non essere uccisi, il “mostro” con cui confrontarsi, il “mostro” da comprendere, è innanzitutto la morte. Che è la prima causa dell’alienazione: L’istinto di morte per ciò che esso è.

Ogni artista marziale sa che il potere delle pulsioni inconsce è potere onnipotente nei riguardi della mente umana che si sia pretenziosamente illusa di dominare con la negazione e il controllo quanto non è conosciuto (1).

Noi Spirito Ribelle sappiamo che il pensiero, che diventa agire, si nutre di Eros. In ogni movimento verso il cambiamento, verso l’ignoto, il pensiero è ispirato dall’Eros e questi si autoregola quando gli individui diventano consapevoli dei propri corpi in relazione, dei corpi coinvolti nel corpo a corpo. Praticare Arti Marziali è conoscere e affrontare la pulsione di annullamento. E’ costruire un habitat di vitalità ed erotismo. E’ Poteri Potenti.

 

1. Quante sciocchezze, quanto stolido perbenismo radical chic nelle affermazioni di intellettuali, politici e uomini e donne comuni contro la violenza, che la violenza negano. Proprio in questi mesi dove i cosiddetti “femminicidi” sono sulla bocca di tutti, come sulla bocca di tutti sono le esternazioni sulla e contro la guerra dettate dai recenti conflitti Russia / Ucraina ed Israele / Palestina, come sarebbe per costoro una boccata di intelligenza la visione di “Il popolo delle donne”, con le parole di Marina Valcarenghi, psicoanalista, proprio sulla violenza.

 




domenica 24 dicembre 2023

Buon 2024

 

“Coloro cui sfugge completamente l'idea che è possibile aver torto non possono imparare nulla, tranne la tecnica”

(Gregory Bateson)





mercoledì 20 dicembre 2023

La passione dell’Arte

Una passione che si nutre di corpo e corporeità, di gesti e movimento nello spazio. Tutto questo a solo, in coppia, in gruppo, ovvero, in questo ultimi due casi, confrontandosi, incontrando e scontrando il corpo, la corporeità dell’altro, dunque avventurandosi sul terreno del corpo a corpo.

Una pratica che scopre l’ineccepibile verità del corpo e della corporeità come strumento fondamentale attraverso cui l’esistenza dispiega le proprie possibilità in relazione a sé stessi e all’ambiente in cui viviamo. Come ho scritto più volte, ogni postura, ogni gesto mostra il nostro personale modo di stare al mondo, il nostro personale modo di relazionarci con le diverse sfumature che ci compongono quanto con la personalità e il carattere di chi ci sta accanto nel lavoro, a scuola, in famiglia, in tutte le relazioni sociali.

D’altronde

 il corpo è il luogo ove si realizza ogni tipo di apprendimento,

ogni tipo di comunicazione.

Ancora impera, è senso comune, il pensiero cartesiano mente – corpo (siamo ancor in pochi a leggere il vivere come corpo – mondo) e lo si nota nell’uso di massa del corpo Korper, oggetto da plasmare e modificare a piacimento e non corpo Leib, corpo vissuto, corpo abitato; uso di massa non solo nelle pratiche ginniche, sportive e, ahimè, marziali, ma anche in quella che è chiamata “vetrinizzazione” (1) dell’individuo e di cui ho già scritto in altri post.

Piano piano, però, si va facendo strada il “Sento dunque sono” (V. Bizzari, filosofa, si occupa di disordini dell’intersoggettività, combinando fenomenologia e psicopatologia.) o ancora “Pensare in termini di movimento” (R. Laban), “Noi siamo emozioni in movimento” (T. Santambrogio): Io sono questo corpo, essere fisicoemotivo, che ha imparato dalla propria personale storia a tenere un certo stile relazionale verso se stesso e verso gli altri. (2)

Conoscere, migliorare, mutare, questo nostro personale modo di stare al mondo è possibile lavorando a partire e con il nostro essere corpo.

Qualsiasi altra strada che sia logocentrica è destinata a fallire. A parte che anche ogni intervento logocentrico, mentale, in realtà non prescinde MAI dal corpo, con l’aggravante che, pur investendo il sé corpo, non ne è consapevole: Usa il cervello, che è corpo, la lingua, che è corpo, le orecchie con l’udito che è corpo ecc.



E la pratica delle Arti Marziali?

Noi Spirito Ribelle sappiamo e proponiamo “la forza che si espande” (peng) e “la cedevolezza che attrae (lu) come espressione  del nostro personale sostegno, del nostro personale stare più o meno bene in una situazione critica di confronto e scontro; il cadere al suolo (ukemi), come disponibilità a lasciarsi andare accettando la momentanea perdita di controllo e il rovesciamento di ogni nostra abitudine e certezza quanto la capacità di ridurre il danno; la strategia difensiva mukae come capacità di assorbimento di ogni possibile intrusione per ridurne l’impatto e come momentanea perdita per poi guadagnare. Ogni nostro “fare” corporeo, marziale, è terreno di pratica e ricerca di sé, mai “tecnica” a sé stante.

Tutto il nostro fare marziale è volto a “aiutare a cambiare le strutture corporee cristallizzate o stereotipate in processi organismici attivi, e di facilitare l'integrazione della scissione del sé che vi è alla base. Così lo scopo non è quello di eliminare le strutture, ma di trasformarle nei processi che esse rappresentano, e di integrare nel sé ciò che è stato rinnegato o non assimilato” (J.K. Kepner “Body process – il lavoro con il corpo in psicoterapia”).

Ecco perché praticare Spirito Ribelle è fare della gestualità a solo e poi nel corpo a corpo autentica ed efficace pratica di difesa personale intesa non solo come capacità di reggere un’aggressione fisica, ma anche e soprattutto una Via (Do) verso la salute fisicoemotiva e lo stare bene, stare meglio, con se stessi e con gli altri in ogni ambito della nostra vita quotidiana.

Mica poco!!

1. Con “vetrinizzazione sociale” si intende un fenomeno sociale caratterizzato dalla spettacolarizzazione di sé stessi, della propria vita e di tutto ciò che è ad essa relativo.

2. Le stesse scienze cognitive stanno abbandonando l’idea del corpo come periferico per abbracciare, invece: “"Il paradigma della cognizione incorporata enfatizza il ruolo delle possibilità d’interazione con l’ambiente associate al possesso di sistemi percettivi e di abilità motorie. Ciò conduce i sostenitori di questa visione a sostenere che la definizione di processi come la percezione, il ragionamento e il linguaggio dipendono, da un punto di vista ontologico ed epistemico, da proprietà corporee collocabili al di là dei confini stabiliti dal sistema nervoso. Oltre a essere una tesi teorica, il paradigma della cognizione incorporata fa riferimento a numerose evidenze empiriche. Studi sperimentali mostrano il sussistere di una dipendenza tra il possesso di particolari abilità cognitive da parte di un agente e le caratteristiche morfologiche e dinamiche del suo corpo, suggerendo nuovi modi di concettualizzare ed esplorare la natura dei sistemi cognitivi."(Cit. S. Zipoli Caiani in https://www.pensierocritico.eu/intelligenza-incarnata.html)

 




martedì 12 dicembre 2023

Le ombre del cuore

Onryo, sono onryo, fantasmi capaci di abitare il mondo dei vivi in cerca di vendetta; sono ombre celate nel ventre del cuore. Come in ogni katana, l’impurità al posto giusto è invece una qualità. Solo così si forgia e poi si tempra l’acciaio tagliente, quello mordace, quello che trancia di netto.

“Aprite le porte dell’immaginazione” ci esortava Micaela, la mia docente di Laban Movement Analisys. La sento parlare, la sento esprimersi e mi sembra me; un me femminile, certo più educato, meno volgare, meno carnale nelle sue espressioni, ma altrettanto esposto alle pulsioni, alle emozioni che danzano avvinghiate ad un corpo esperito, corpo abitato.

Sarà che, di questi tempi frivoli e corrotti, gli uomini non sanno più stare con gli oggetti, farne sinceri compagni di viaggio. “Le cose del cuore presuppongono un forte legame libidico” (Byung Chul Han “Le non cose”), ma chi ha mai voglia, ora, di stabilire legami con gli oggetti? Nemmeno con le persone!!

Quel “consumo senza uso” che si nutre di macroscopica proliferazione di oggetti la cui conseguenza è una crescente indifferenza nei loro confronti; quel diffuso narcisismo che porta ad ostentare, a “vetrinizzare” oggetti cose, e oggetti che sono corpo / persone.

Pratico di spada, tagliente, affilata, nel cuore della notte, solo in questa mia piccola dimora, musica blues di sottofondo, Kalì a dormire e sognare rumorosa nella cuccia. Monica via per giorni, Lupo via dal mattino rientrerà per mezzanotte.

Mi pare che ogni taglio, ogni falciata, rispecchi il vivere che è crocevia di abitudini e sorprese. Il vivere ha senso se ha sempre con sé l’aspettativa di una conferma quanto di un evento inaspettato. Così nei tagli e nelle falciate che sibilano per la stanza vuota, vive sempre un gioco di presenze ed assenze, un tessuto di fregi e sfregi.

Yakiire, la tempra dell’acciaio, ne è il cuore? Lo scorrere del tempo è il cuore del vivere? Compresso tra la consapevolezza che, a 72 anni, il tempo che resta è nettamente inferiore a quello che ho alle spalle, e la certezza che il tempo trascorso non ha dissipato equivoci e dubbi.

Sento che una via (che sia la Via?) di salvezza può essere vitalità ed erotismo, e mi chiedo se non sia la poesia il linguaggio per accedervi. Poesia di corpo, di respiro e cuore che batte. Poesia di parole trascinate sulle pagine. Poesia di emozioni e sentimenti.

“L’erba non è piena di cose, è un filo, un filo che conquista il mondo con la sua semplicità” (F. Arminio “La cura dello sguardo”), e i tagli nel vuoto caldo, tra sofferte note di chitarra elettrica e luci opache ad accarezzare mobili antichi la cui storia è passata tra terre d’Asia, si fanno stanchi, flebili.

Depongo il katana, unico, forgiato da un Maestro a cui un incidente ha ormai da anni tolto la possibilità di replicare le sue opere. Sudo appena sotto il keikogi. Batte il cuore. Riposano, finalmente, i tormenti ed i fantasmi dell’anima.

Passione in ogni momento Spirito Ribelle, da solo o in gruppo, all’aperto, in Dojo o semplicemente a casa, a mani nude o a mano armata. “Passione Botte e Sorrisi”, così ci presentiamo. Avanti a chi abbia la voglia di condividere. Avanti.






 

 

martedì 5 dicembre 2023

L’araba fenice

Dalle ceneri dello ZNKR (1980 – 2017), nasce lo Spirito Ribelle


Da una Scuola che era:

Comunità come luogo fisico e luogo di cultura condivisa. Casa sempre aperta a tutti i praticanti (chiavi d’ingresso del locale a disposizione di tutti) e per tutte le esigenze e le occupazioni (non solo allenamenti a tutte le ore, ma anche luogo di riposo, di preparazione agli esami universitari, di rifugio notturno in situazioni delicate di famiglia, di intimità di coppia, di feste di compleanno, ecc.). Struttura articolata capace di proporsi ovunque, in autonomia o in collaborazione con Enti Pubblici, circoli culturali privati, università, federazioni sportive, ecc. e investendo campi diversi come: La pratica sportiva agonista (Karate, Yoseikan Budo e diversi sport da contatto). Il coinvolgimento di ragazzi ed adolescenti in difficoltà e grave difficoltà psichica o sociale come di adulti in difficoltà. Le più diverse espressioni artistiche ed artigianali (teatro, musica, sartoria, costruzione di maschere) condensate negli spettacoli autoprodotti di Teatro Marziale,

ad un minuscolo gruppo di “ribelli”.


Spirito Ribelle non ha sede fisica ma vive costantemente o quasi all’aperto. La scarsezza numerica dei praticanti impedisce, di fatto, iniziative fuori dal corso “Mani nude ed armi povere” e dai Seminari di Kenshindo.

La stanchezza fisica, ma forse di più quella emotiva, dei praticanti, rende fragile ed incerto anche solo ipotizzarne la durata nel tempo.

Siamo, ora, un delicato soffio di vento guerriero. Individui che portano lo sguardo a vedere cose che non si vedono, a narrare l'alfabeto del silenzio. A costruire, attraverso “Passione Botte e Sorrisi” un se corpo fisicoemotivo tanto coraggioso e audace quanto capace di lasciare che quel che va a guastarsi si guasti senza recriminazioni; tanto coraggioso ed audace da saper affrontare ogni ostacolo, da saper resistere ad ogni aggressione ma comprendendo anche quando è il momento di smettere di lottare perché lottare per sempre è, peccando di hybris, di tracotanza, porsi contro il naturale corso degli eventi.

Siamo Spirito Ribelle, un esiguo gruppo di appassionati ricercatori del corpo e del movimento, che fanno della forza delle emozioni la capacità di comprendere le esperienze proprie e altrui che nascono dalla vita interiore, di abitare vitalità ed erotismo, di vivere Poteri Potenti.

 

 




 

 

 

 

lunedì 27 novembre 2023

Nell’abisso delle Arti Marziali

Il piacere, quello esperito, quello realizzato, e il desiderio, quello che si origina nell’immaginario, hanno bisogno l’uno dell’altro. Quando questo non avviene, quando questa società stimola il nostro desiderio con continue lusinghe di piacere senza mai lasciarci né la possibilità materiale né il tempo di fruirne, perché il succedersi repentino degli “oggetti del desiderio” vanifica ogni nostro sforzo costringendoci nel ciclo infinito di competizione, accumulo e desiderio, lì attecchisce il disagio. (1)

Un ciclo alienante in cui gioca un ruolo importante anche la ricerca di un senso al nostro vivere; senso che ci è facile trovare nel lavoro, nel lavorare (2). Non a caso chi non lavora è socialmente considerato “down”, anche quando è un pensionato, uno che ha alle spalle una vita di lavoro: “Sì ma ora non sei più produttivo, hai solo tempo, tempo da sprecare”. Per non parlare di chi fa del lavoro un mezzo di dignitosa facoltà di vita e non uno stressante obbligo, un vanto nella propria cerchia sociale, un distintivo segno di importanza. Ambedue, chi in pensione e chi non affoga negli impegni di lavoro, sono additati al pubblico ludibrio, “devono” sentirsi fuori luogo. (3)

Allora tocca ad una buona e sana pratica di corpo, di movimento, permettere all’individuo di sottrarsi a questo subdolo veleno, di disertare la cultura dominante fatta di bulimia nell’accaparrare, di consumo senza uso, consumo ostentativo (4), di obbligo a faticare per ottenere dal mondo quello che ci serve, o meglio, ci fanno credere ci serva e che poi si mostra caduco, sostituito subito da altro oggetto.

Una buona pratica che superi la mancanza di percezione del corpo, ridotto a cosa (Korper), dove al centro non ci sia più la mente, col corpo costretto ad adattarsi alle sue astrazioni, ma ci sia un individuo Leib, corpo esperito, abitato, consapevole di essere individuo proprio perché corpo.

Una buona pratica non è un insieme di esercizi standardizzati, uguali per tutti; nemmeno è un “personal trainer” che ti accompagna in gesti e movenze di semplice anatomia e fisiologia meccanica, come se tu fossi una macchina senza una tua personalità, un tuo carattere, una tua vita emotiva.

Una buona pratica è un viaggio di apprendimento coinvolgente e non solo una raccolta di informazioni gestuali. E’ un percorso di consapevolezza motoria che, “col” e “nel” fare, incontra l’ascolto delle pause e degli intervalli, consentendo a varchi di silenzio di aprirsi per portare “parole” di corpo del tutto nuove ed inaspettate.

Una buona pratica ci apre il contatto profondo con noi stessi e con l’ambiente intorno, in una relazione dinamica con il reale fatta di eventi concreti e persone e incontri.

Questa buona pratica, io l’ho trovata nelle Arti Marziali così come da me interpretate e proposte allo Spirito Ribelle Un modo del tutto avverso alla massificazione imperante: Piccoli o grandi supermercati di generiche tecniche ripetute e copiate. Nelle Arti Marziali che sono terreno di incontro e scontro fisicoemotivo (5), di carne in movimento, da cui nasce l’individuo vitale ed erotico: Il guerriero del terzo millennio.

 

1. https://www.instagram.com/cosebrutteimpaginatebelle/; https://www.instagram.com/agenziastanca/; ecco due voci interessanti e dissacranti.

2. “La gente non si ammazza di lavoro soltanto perché vuole guadagnare di più: questo comportamento nasconde, più in fondo, l’ansia di produrre senso, di giustificare in qualche modo la propria vita sulla Terra” (Colamedici & Gancitano “Ma chi me lo fa fare? – Come il lavoro ci ha illuso: la fine dell’incantesimo”)

3. “Il lavoro si trasforma, in questi casi sempre più diffusi, in una fede religiosa, perché promette identità, trascendenza e comunità. Identità, perché produce una mission e ti dice chi sei, cosa vuoi, quali obiettivi devi avere nella vita; trascendenza, perché ti connette con una vision capace di dare senso (o più spesso offrirne l’illusione); comunità, perché genera un parco fedeli con cui condividere ed espandere il proprio trust e rinsaldare la relazione tossica” (ibid)

4. “Si tratta, quindi, di un “consumo vistoso” non guidato da obiettivi “utilitaristicorazionali” bensì da motivazioni sociologiche quali l’ostentazione di uno stile di vita agiato, il riconoscimento di uno status sociale desiderato o un comportamento meramente emulativo che risponde a bisogni fittizi di appagamento personale e realizzazione sociale.” (F. Scudo. Tesi di laurea Anno Accademico 2017/2018)

5. “Tutti hanno un piano fintanto che non prendono un pugno in faccia”. (M. Tyson)