Non ho voglia di scrivere scavando di riflessione in riflessione storica e sociologica e antropologica per spiegare l’autentico senso di praticare Arti Marziali vecchie di secoli in questi nostri anni, smascherando ignoranza e falsità ovunque propagandate: Lo feci già in post precedenti.
Non ho voglia di chiedere, un po' retoricamente un po' maramaldeggiando, perché mai uno diverrebbe saggio, equilibrato, sicuro di sé, (sono solo alcuni degli slogan con cui si pubblicizzano Dojo e palestre di tutta Italia) copiando e ripetendo all’infinito gesti (le Arti Marziali come sono generalmente insegnate) o scontrandosi a botte in qualche torneo sportivo (le Arti Marziali ridotte a sport o gli sport da contatto). Ne ho già domandato e risposto negativamente in ben argomentati post precedenti.
Non ho voglia di spiegare quando mai uno diverrebbe in grado di affrontare con successo un improvviso e violento scontro di strada contro uno o più sconosciuti allenandosi sempre e regolarmente in un ambiente protetto e sicuro come è il Dojo o la palestra, con gli stessi compagni di corso (quelli delle comune risate in doccia e delle comune allegre bevute in birreria), magari agli ordini di un docente / Maestro che della vita di strada non ha alcuna esperienza reale, personale, maneggiando coltelli di plastica con l’illusione di avere a che fare con un’arma o memorizzando sequenze a due dove tu colpisci così e solo così ed io mi difendo così e solo così.
Oggi preferisco buttare su carta alcuni pensieri spiccioli, pensieri sparsi. E che ognuno ne tragga le risposte, rassicuranti o meno, che crede, che più lo confermano nelle sue scelte o che (incredibile a immaginarsi!!) lo inducano a cambiare radicalmente rotta.
La pratica marziale, per essere realmente Budo, formativa, tende a costruire una personalità flessibile e ricettiva, capace di adattarsi e gestire situazioni critiche, complesse ed inaspettate, in perenne mutazione.
La pratica marziale, per essere realmente Budo, formativa, tende a reintegrare nell’individuo tutte le dimensioni che gli sono proprie quali l’intelligenza corporea (che non è meccanica della ripetizione), le emozioni, il piacere, gli istinti, ovvero tutte le sfumature della sensibilità che abitano ogni umano. Quella dimensione che la nostra cultura, di origini greche, riconduce al dionisiaco in quanto istintualità, vitalità, erotismo. E che, in altre culture antiche, è la Via della Mano Sinistra (Hidari Te Ryu e Unmei no Akai Ito in Giappone, Vama Marga nel tantrismo).
La pratica marziale, per essere realmente Budo, formativa, abbisogna di una pedagogia / andragogia e di una didattica che ponga il praticante al centro dell’opera e l’Arte praticata come strumento, e non viceversa. Questo perché noi realizziamo le nostre potenzialità solo riconoscendo al massimo la nostra individualità e la nostra unicità, senza mai plasmarle in base a ciò che, secondo il giudizio degli altri (che sia il docente / Maestro e/o lo stile dell’Arte) rappresenta il modo di agire migliore.
Già queste mie tre brevi espressioni possono essere terreno fertile di riflessione.
Concludo questo mio post con una citazione di Guia Soncini, giornalista e scrittrice, che ben si adatta al pittoresco mondo del business marziale:
“Il problema non è la disinformazione. Il problema è che un pubblico, un elettorato, un’umanità che si rifiuta di vestirsi da adulta e di accendere la TV per vedere roba più degna dei talk – show è un’umanità che la disinformazione se la merita.
E con l’augurio sincero,
- ai ‘talebani’ delle Arti Marziali, di non riconoscersi soddisfatti nel Nando Mericoni di “Un americano a Roma” (https://www.youtube.com/watch?v=t2mOAIiQNhY)
- ai creatori di una loro arte, di un loro stile, fatto appiccicando tecniche prese qui e là, rigorosamente etichettato con un nome asiatico, di non riconoscersi soddisfatti nelle scene della cucina stregata de “La spada nella roccia” (https://www.youtube.com/watch?v=-yRuHEdMp8g)
Buona e veritiera pratica a tutte e tutti!!



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