sabato 18 novembre 2023

Le inquietudini del corpo

Pratico corpo, intensamente. Evito di galleggiare, di restare in superficie e mi lascio calare giù, verso il fondo. C’è un pizzico di paura di annegare, di non riuscire più a risalire ma mi incoraggia il reciproco sorridere di chi, accanto, si attorciglia e si dibatte negli stessi turbamenti.

Occorre stare attenti a quello che il me – corpo mi sussurra. Cura delle sue parole, che sono legamenti e muscoli e articolazioni in movimento, dosarle e differenziarle per poi di nuovo amalgamarle insieme. Sono parole di soavità e potenza che mi scorrono dentro, a volte forti altre discrete, e le sento fin giù nel ventre, cuore disposto ad ascoltarle, sempre.

Il flusso dei gesti, che so associato al sentire emozionandosi, danza e strappa tra movenze libere, che sanno di abbandono, e movenze trattenute, come impedite. In essi vanta il suo potere il tempo, che è intuire, ora dilatato ora accelerato (1)

Più che aggiungere e sforzarmi, sento che ho da prestare delicata attenzione a quel che scorre, a quel che cade e a come non affaticarmi là dove ho da sostenere.

Praticare corpo bene, entrare nel benessere e persino nel bellessere (2) significa togliere, come scriveva Bruce Lee tradito nei suoi insegnamenti dal business delle Scuole e dei Maestri che accumulano tecniche e tecniche, e come a suo modo ci ammonisce quel solitario e irriverente “diverso” di Mauro Corona; significa rallentare lasciando spazio alla vulnerabilità, alla forza gentile delle emozioni.

Ora, appoggiato pesantemente al muro, corpo rilasciato, avverto come lasciarmi rimbalzare indietro. Freno la mia irruenza che testimonia di come io viva i distacchi, le separazioni, sempre come atti bruschi e carichi di pesanti emozioni, e cerco la strada del corpo che si ripiega, si arrotola su se stesso: Non facile per me.

Poi sperimento anche la presa decisionale che è “onda in avanti” e mi fa respingere attivamente, mondo capovolto e destrutturazione dell’altro, poi il “lasciare”, un sottile e infido “tirare” che è l’esatto opposto di “premere”, di “spingere”. Pratiche di Push Hands, di Suishou del Taiki Ken alla ribalta, totalmente rivisitate.










Nel proprio spazio personale, che è spazio di contatto e conflitto con l’ambiente e l’altro, gioco di attraversamenti diretti, lineari, di esplorazioni periferiche, a disegnare contorni sempre mutevoli, infine di gesti trasversali, che sono sinuosi, a intrecciarsi e sciogliersi senza sosta alcuna. Nella forma di Tai Chi Chuan quali e quanti di questi? Che senso vogliono esprimere?

Mi stupisco sempre nello scoprire che il centro del mondo non è dove me lo aspetto ma qui accanto, tra anfratti e distese secondari, dove non mi aspetto nulla e trovo tanto, trovo di tutto.

Probabilmente poco importa se la scelta sia giusta o sbagliata; anzi, non esiste “giusto o sbagliato”, esiste un ininterrotto sbalordirsi di chi e come sono, di come ogni errare, ogni Musha Shugyo (il cammino del guerriero fatto di prove e verifiche), sia l’essenza del praticare, del vivere.

1. Concetti propri del Laban Movement Analysis 

2. Secondo Enzo Spaltro (medico e psicologo), il benessere dipende dalla capacità e dalla possibilità di esprimersi nei vari contesti della nostra vita e, in fondo, il Bellessere è la convinzione di realizzare in futuro un benessere. Il “cuore” delle Arti Marziali.

 






lunedì 13 novembre 2023

Il corpo guerriero, corpo combattente

Sussulti di movimento e gesti che vanno a scemare, mentre lo spazio intorno pare restringersi dentro una goccia d’acqua. Limpida e trasparente, quest’ultima fatica a trattenere il residuo fluire di me – corpo in azione.

Ho passeggiato su cerchi infiniti del Pa Kwa, avvoltolandomi dentro spire e spirali, dentro domande di destino dalle risposte così numerose da sembrare chicchi di un rosario del tempo. Sono entrato nel corpo di drago che danza la forma Tai Chi Chuan, nascondendo pugni e calci e leve articolari sotto il mantello della delicatezza.

Quanto influiscono nella mia trans-forma questi mesi di assiduo studio su principi e gesti che si devono ad artisti e ricercatori del corpo e del movimento che nulla hanno a che vedere con le Arti Marziali?

Mi scopro a riflettere che la corposa teoria (e pratica) sul movimento di Rudolf Laban, generalmente noto per il suo lavoro di danzatore e coreografo, a onor del vero nasce da una ricerca nel mondo del lavoro. Ricerca tesa ad ottimizzare le prestazioni dei lavoratori prendendo in considerazione non solo “i fattori di tempo e velocità del movimento operaio, piuttosto che favorire l’apprezzamento e la consapevolezza del movimento. Grazie a questi studi entrambi (Laban e Lawrence) cominciano a considerare, in aggiunta al fattore tempo, altri elementi che sono necessari per la manipolazione dei materiali e l’uso degli strumenti e cioè il flusso o il grado di controllo, la forza o i diversi gradi di pressione da esercitare sugli oggetti e il percorso rettilineo o flessibile che si richiede al movimento durante il lavoro” (F. Falcone). Questo avvien prima per indagare su metodi di lavoro che alleggeriscono dalla fatica le raccoglitrici di ciliegie; poi, dal 1941 al 1946, applicano le loro sperimentazioni a diversi operai inglesi, a partire dalle metodiche di incartamento manuale delle tavolette di cioccolato Mars sino alle operazioni di funzionamento delle gru e delle macchine di carico e scarico nel porto del canale di Manchester. Facile, dunque, che la dura realtà della produzione, della ricerca dell’efficacia ed efficienza nel lavoro, abbia una diretta ed immediata corrispondenza con efficacia ed efficienza nel combattimento, dove la posta in gioco è la vita mia per la morte tua.

E’ Tanshu, la caccia spietata del predatore, autentica “non forma” del Taiki Ken, l’interpretazione giapponese dello ‘I Chuan. Come ho già scritto, quest’ultimo purtroppo letto come “Pugilato dell’intenzione”, mentre sinologi più attenti traducono “’I” come spontaneità, in Francia così è chiamata: “Pugilato della spontaneità” e così mi conferma un autorevole Maestro cinese di Neijia Kung Fu.

D’altronde, nello scontrarsi con un avversario, l’immediatezza, la tempestività sono fondamentali, sono i veri Hon (fondamentali) per sopravvivere. L’importanza del fattore tempo è relazionata alla facoltà cognitiva dell’intuire. Il colore interiore consono a questo fattore di moto è relativo al momento della decisione che si esprime con un’azione che deve essere presa improvvisamente. Altro che “intenzione”.

E qui torno alle mie esperienze di Chi Kung e Kiko, ai gesti Iron Shirt, la “camicia di ferro”, agli esoterici giochi dell’Healing Tao, alle pratiche di costruzione di un corpo sano, flessibile, potente. E praticare di corpo, corpo Leib, è praticare di emozioni e personalità che agisce; è svelare l’orientamento dell’uomo nel suo mondo interiore, dal quale sgorgano continuamente impulsi che trovano uno sbocco nell’agire, nell’essere al mondo trasformandolo e venendone trasformati.

E’ questo autentico lavoro interno, “Neijia”, dove trovo un ponte con le mie esperienze di formazione gestaltica, con il pensiero di Carl Gustav Jung e lo studio dello I Ching.

Ancora Nami, il movimento ad onda che ci caratterizza, noi Spirito Ribelle. Un’onda che non solo nasce dal basso e si propaga avvolgendo le articolazioni tutte, ma, novità assoluta che scoprii da solo una decina di anni or sono, può nascere “tirando” invece che “spingendo”, dall’alto invece che dal basso. Fluida potenza esplosiva in cui intervengono, splendido suggerimento dell’embriologia del Body Mind Centering, le torsioni delle articolazioni stesse, portando così ulteriore potere e penetrazione a colpi e pressioni.

Ecco “l’indiretto” in cui si esprimono movimenti tridimensionali, plastici, di contro al “diretto” portatore di movimenti lineari o unidimensionali. Meglio, più efficace, un trapano o un martello?

Sogno di corpi fluttuanti, capaci di piegare resistenze e forza di gravità alla libertà del movimento umano. Nonostante la temperatura autunnale, l’umidità di un inverno alle porte, i miei piedi mi portano ancora nel mondo marziale come se attorno ci fosse il vuoto a proteggermi. Ancora pochi minuti in cui attraversare lo spazio poi, cuore che batte profondo, è il tempo della “Respirazione testicolare” a sondare ed espandere energia vitale, energia erotica.

Questa è Arte portatrice di stati di benessere e bellessere, dove incontrare il “conosciuto” e lo “sconosciuto”, dove il nostro agire si offre allo sguardo nostro come sorpresa, come scoperta, e come tale si relaziona con il compagno di giochi, di spinte, pressioni, pugni, proiezioni al suolo. Per originare nuove vite, nuovi modi di essere al mondo e stare insieme.

 





 

giovedì 9 novembre 2023

Educazione e violenza: Che palle!

Sì, che palle con queste esternazioni ed elucubrazioni, con questi saccenti “pistolotti” sull’importanza dell’educazione per prevenire gli atti violenti o i comportamenti devianti, sulla violenza e l’aggressività come male da estirpare nella mente e nella coscienza degli individui.

Un K.O. alla violenza sulle donne di G. Mattu
Poi, nei salotti televisivi, politici, giornalisti, intellettuali danno quotidianamente spettacolo di violenza, prevaricazione, maleducazione: urlano l’uno contro l’altro, alzano la voce interrompendo l’interlocutore e gli scrivono cartelli offensivi mostrandoli alle telecamere. Non di meno si comportano gli stessi politici, in camera o senato come nelle sedi istituzionali di regioni e comuni, arrivando anche a mettersi le mani addosso. (1)

Se da un lato questi spettacoli grotteschi consentono al potere di restare tale inducendo gli spettatori a prendere le distanze da un simile mondo, dunque annichilendo ogni voglia di partecipare alla vita pubblica, anche solo di votare, dall’altro sono essi stessi portatori e seminatori di violenza e prevaricazione; inducono e incoraggiano a riprodurre quegli stessi atteggiamenti nella vita quotidiana di ogni singolo; giustificano l’uso della violenza e della prevaricazione. Salvo poi censurarli in un cortocircuito schizofrenico di cui chissà se si rendono conto.

La punizione di Marsyas di T. Vecellio
I dati Eurispes del 2022 (2) e quelli ISTAT sui crimini violenti come pure quelli di Federfarma sull’abuso di psicofarmaci, quelli inquietanti sulla crescita della ludopatia e sul consumo di alcool, stanno a testimoniare lo stato di malessere e violenza che alberga nella società e non cessa, anzi, cresce!!

“Un secondo importante ambito di esacerbazione della violenza riguarda invece la zona grigia delle lesioni personali – dai furti violenti alle estorsioni, dalla gelosia (non solo sentimentale, ma anche in famiglia, tra compagni di lavoro o tra amici) alle aggressioni per futili motivi, dalle risse al bar o in discoteca ai litigi tra vicini e automobilisti per precedenze o parcheggi “rubati”. (Educazione e violenza: parliamone. Alcuni elefanti nella stanza in ‘Charta Sporca’ Settembre 2023).


Violenza e aggressività sono marchiate come “il male”, qualcosa di estraneo ad esseri umani che si reputino normali ed equilibrati, una nefasta macchia da sbiancare, da cancellare dal lindo corredo dell’uomo buono. Come se Freud e chi è venuto dopo di lui, non avessero spiegato niente; come se gli studiosi di polemologia non avessero ampiamente messo in risalto natura e funzioni della guerra e della violenza, che piaccia o meno, che disturbi o meno, le “anime belle” le quali pontificano dall’altro del loro potere politico o mediatico.

Il corpus delle pulsioni umane non può né essere negato né essere cancellato: troverà sempre il modo di sfogarsi. Allora la questione è riconoscerle, accettarle e “sfogarle” in modo consapevole, indirizzarle, fin dove possibile, verso scopi socialmente accettati quando non utili.  

Chi è al potere lo sa, tanto da offrirne sfogo e sublimazione in campi che non disturbino più di tanto il mantenimento dello “status quo” o addirittura convergano sul suo rafforzamento, in un pericoloso miscuglio di spinte dove convivono la vetrinizzazione e il narcisismo estetico di corpi ridotti ad oggetti; la bulimia di cose ed oggetti da comprare, da esibire; la pornografia dei sentimenti esposti in pubblico ovunque; gli eccessi e l’illegalità coperti e tollerati nei ranghi degli ultras sportivi; la censura del gioco illegale mentre lo Stato guadagna su quello legale mietendo migliaia di vittime affette da ludopatia; la spinta a fare del lavoro il principale se non unico ambito di realizzazione personale (3), ecc.

L'uomo di latta con Dorothy di A- Siviglia
L’educazione impartita dall’alto non sa o non vuole fare il salto di qualità: Foraggia questi “sfoghi” perché crede di riuscire a limitarne la portata devastante di alcuni e ad estendere la portata di quelli funzionali ad un rafforzamento dell’ideologia e della pratica capitalista.

Già educare, nel suo significato di “condurre fuori”, mi pare vocabolo fuorviante: stabilisce un’autorità neutra, incontaminata, che “conduce fuori” l’altro, chi è subalterno, chi giace nell’ignoranza. Visione rachitica, claudicante. Visione che esclude un qualsiasi coinvolgimento dei soggetti “alti”, educatori, nella relazione; di più, esclude che i presunti non – valori degli educati non coinvolgano gli educatori medesimi: Il che, come scritto sopra, è ampiamente smentito dalla realtà.

Rapportarsi alla violenza, all’aggressività, ad ogni comportamento considerato deviante, significa invece che nessuno può ritenersi estraneo alla contaminazione; significa anche riconoscere che violenza, aggressività e comportamenti devianti, sono intrinsecamente connessi alle pulsioni e alle istituzioni umane.

Personalmente, credo che si dovrebbe parlare ed operare in termini di formazione, che è un percorso che vede il soggetto stesso come attore principale.

Già Lev Tolstoj, in un articolo del 1862 sulla rivista “ Jasnaia Poljana” scriveva: “La differenza tra il concetto di educazione e il concetto di formazione culturale risiede solo nell'imposizione, che l'educazione si crede in diritto di esercitare. L'educazione è la formazione imposta”.

Il silenzio della violenza di G. Alberici
Oggi ci è ancora più chiaro che perché abbia probabilità di essere efficace, ogni processo di crescita ha alla base l’affermazione che lavoro molto meglio se sono io a volerlo fare, non se devo farlo; che se lo voglio fare, è per me; se lo devo fare è per altri.  Perché “La nostra motivazione interiore dipende dalla libertà di scelta” (J. Whitmore “Coaching”).

Tutto ciò stronca ogni assunto che l’educando sia fondamentalmente un passivo ricevitore, che l’oggetto (“la materia”) da cui si origina lo stimolo è importantissimo, e che l’educando non abbia altra scelta se non sforzarsi di capire lo stimolo così come esso è.



Personalmente, nel mio piccolo e data la mia, pur modesta, esperienza politica condotta per sola passione prima e poi professionalizzata che mi ha fatto schifare di quel mondo, nel 1980, con alcuni compagni di viaggio, fondai un gruppo in cui la cultura della partecipazione e della condivisione fosse egemone, e la storia più che trentennale dello ZNKR lo sta a dimostrare (4). Un gruppo in cui fosse decisivo il processo di conoscenza e trasformazione personale, e chissà mai che avesse ragione Margaret Mead, antropologa, nello scrivere “Non dubitare mai che un piccolo gruppo di cittadini coscienziosi e impegnati possa cambiare il mondo. In effetti, è l’unica cosa che è sempre accaduta.”

Lo feci puntando su una pratica di formazione corporea, fisicoemotiva, marziale in particolare, perché convinto, con la psicologa Vasudevi Reddy, che “La mente è ciò che il corpo fa”.

Mi sono dedicato alla diffusione di un linguaggio corporeo che assume violenza ed aggressività come codice di condotta in un contesto “protetto” dove ogni praticante, a partire da me, possa riconoscere ed accettare le sue pulsioni, scoprendo l’importanza della collaborazione quanto l’assumersi la responsabilità tragica di tagliare di netto tale collaborazione, fino a tagliare di netto l’altro da sé. Conscio che ogni altro è, volente o meno, una parte di noi, che la preda che andiamo cacciando siamo noi.

Per questo, lo Spirito Ribelle, nato dalle ceneri dello ZNKR, le Arti Marziali tra Bujutsu (la pratica efferata dell’uccidere per non essere uccisi) e Do (la “Via”, il codice di condotta morale). Ovvero un piccolo clan di uomini e donne che cercano di sé e del proprio miglioramento. Una minuscola sfida al pensiero dominante.


Cupid di G. Sciuto

1. Per tacere della sistematica violenza e prevaricazione che sta nelle decisioni delle istituzioni, del sistema bancario, delle multinazionali, ecc. Quelle decisioni che spesso si scopre essere corrotte e delinquenti, ma certo non sono meno esecrabili quelle che usano “legalmente” il loro potere per soggiogare e violentare classi, ceti ed individui più deboli.

2. Rispetto al 2021 l’aumento dei reati nel 2022 ha riguardato, in particolare, i furti (+17,3%), le estorsioni (+14,4%), le rapine (+14,2%), le violenze sessuali (+10,9%), la ricettazione (+7,4%), i danneggiamenti (+2,9%) e le lesioni dolose (+1,4%) (fonte Ministero dell’Interno – Eurispes).

3. “Oggi non possiamo chiedere al lavoro di offrire tutto il senso della vita. Non possiamo pretendere che definisca appieno la nostra identità, perché siamo complessi, mutevoli e abbiamo bisogno di strumenti molteplici per esprimere ciò che siamo” (Colamedici e Gancitano “Chi me lo fa fare? Come il lavoro ci ha illuso: la fine dell’incantesimo”. Chi interessato, troverà una mia recensione su questo blog)

4. Sul blog, come negli archivi cartacei e digitali della nostra rivista SHIRO, trovate la storia e le storie di questa splendida piccola comunità. Ancor più, sono convinto, ne restino tracce indelebili nella storia personale di ognuno dei praticanti, di ognuno di coloro che, per mesi o per anni, quella storia ha attraversato.

 




domenica 5 novembre 2023

Le mille vite del corpo

Magari il percorso corporeo, di consapevolezza corporea è in realtà la fine e non l’inizio del “percorso”, come potrebbe sembrare.

Magari, all’improvviso, si affacciano al praticante delle forze misteriose, sorta di fata morgana del deserto, un’ombra scaraventata da un piccolo evento.

In queste settimane, autunno che si fa avanti prepotente, il mio “sentire” è un campo di battaglia impegnato a respingere i ricordi petulanti e intrusivi di certezze passate. Questa quasi ossessione è certo una distrazione, mi protegge dal pensare, dall’ascoltare qualcos’altro. Ma cosa? Senza questi ricordi, cosa entrerebbe dentro di me – corpo?

Sono movimenti di leggerezze e pesantezza, di fluidità e contratture.

Imparo e reimparo di nuovo che i nostri sensi esistono solo come potenzialità e successivamente si evolvono in risposta a stimoli ed esperienze. La percezione tattile e il senso del movimento sono allocati in ogni cellula del corpo. È attraverso i sensi che riceviamo informazioni dal nostro ambiente interno, noi stessi, e da quello esterno, gli altri e l’ambiente in cui viviamo.

Il modo in cui distilliamo, modifichiamo, stravolgiamo, accettiamo, respingiamo e utilizziamo tali informazioni fa parte della percezione. La percezione è un’esperienza totale. E’ un processo fisicoemotivo di interpretazione delle informazioni basato sulle esperienze passate, sulle circostanze presenti e sulle aspettative future.

Poi c’è la sfida di saper trasferire quello che incontro ed imparo in questi seminari nel mondo fuori da questi gruppi, fuori da queste mura.

Comincio a dare poca importanza a come le cose siano, quanto piuttosto a essere in uno stato di stupore per il fatto che le cose siano, esistano. Mi muovo da solo, in coppia, nel gruppo; trovo le distanze, le separazioni che si sono cristallizzate nel sospiro in cui ha fatto irruzione la chiusura. Riesco a sentirmi, a diventare completamente vivo e ad aprire il getto della mia energia a pieno volume. Gioco, danzo, fluttuo, a volte stregone altre bambino, a volte guerriero altre amante. Muscoli del corpo rilasciati e rapidi, per quanto consente l’età, certo.

Ogni pensiero disordinato che mi distrae e mi disturba si presenta come sintomo dello squilibrio con il mio ambiente abituale; se la mente resiste allo scorrere della vita, sorgono i pensieri dissonanti, infidi. 

Ormai da decenni ho appreso che per sapere chi si è, occorre sapere cosa si sente, ed ognuno è il suo personale, non omologabile, corpo senziente.

Tanto più siamo noi - corpo, più siamo a contatto con la realtà, perché è solo la percezione del nostro corpo l’unico modo di farci esistere nel mondo. Là dove è intralciata, quando non interrotta, questa unità esistenziale tra il sé e il corpo, si manifesta il germe della nevrosi, del cosiddetto “mal di vivere” e le sue espressioni più disturbanti e malsane.

Si tratta di imparare il potere magico ed ipnotico dell’arte del corpo, del movimento, e con essa raccontare storie; quelle storie che non si possono insegnare, si possono solo sentire in noi, nella nostra interiorità e nella nostra immaginazione più profonda e poi condividere tra gesti e respiri e balzi e scarti e avvitamenti.

Ogni esistenza è traboccante di silenzi e misteri, di nascondimenti ed occultamenti, dove si gioca la dicotomia tra vita interiore, emozioni autenticamente provate, e vita esteriore.

Ecco, tra momenti intensi di Danzaterapia nel gruppo condotto da Arianna e Marina, incontri sul terreno flessibile del Laban Movement Analysis, esplorazioni accurate di Body Mind Centering, dallo sfondo emerge in figura prepotente il carro delle Arti Marziali. Volteggi ed avvitamenti dell’esoterico Pa Kwa, figure sinuose del Tai Chi Chuan, letali assalti del primitivo Taiki Ken, contatto estremo, invadente del Kali filippino, corpo energetico e possente del Chi Kung… lo Spirito Ribelle sale alla ribalta.

Tutto ciò ora lo metto al servizio del mio percorso marziale, al servizio dei miei compagni di viaggio verso Poteri Potenti. Da subito.

PS) Mostra di Rodin, al Mudec. Le sculture avvolgenti, flessuose e potenti insieme, richiamano apertamente il danzare ed il suo linguaggio. Anni or sono lessi di Isadora Duncan e di come fu spartiacque tra danza classica e danza moderna; lessi degli esercizi tecnici come “mezzi e non un fine” (R. Garaudy “Danzare la vita”); lessi del suo ispirarsi ai fenomeni naturali quali onde e vento e nuvole. Qui, in queste sculture, emerge chiaramente come l’incontro tra lei e Rodin abbia fortemente influenzato lo scultore e le sue opere. Sugli schermi, poi, scorrono le immagini di coreografi a loro volta ispiratisi a Rodin. Tra loro, vedo Anna Halprin e le sue performance. Qualche attimo di commozione ricordando, molti anni addietro, quando con lei entrai in contatto, lo scambio di parole e di materiale didattico, i miei primi faticosi passi in un mondo di corpo e movimento che non era il mio. Sono proprio contento di aver proseguito e di fare del mio percorso marziale terreno di semina anche del patrimonio corporeo che va sotto il nome di “danza”.

 








giovedì 2 novembre 2023

Una Paola Cortellesi strapompata e per “anime belle”

Certo non è facile entusiasmarsi per una pellicola dopo aver visto, nel giro di poche settimane,

Felicità

scritto, diretto ed interpretato da Micaela Ramazzotti

Autentica e forte storia di forza e fragilità femminile, dove una magnifica Ramazzotti giganteggia nel degrado umano maschile e sociale.








The Palace

diretto da Roman Polański.

Favola realistica e grottesca di cui ho scritto qui nel blog

(https://tiziano-cinquepassineldestino.blogspot.com/2023/10/the-palace.html)







Dogman

scritto e diretto da Luc Besson

Capolavoro di forza e umanità, trasgressione e orgoglio. Film che ho visto da solo ed è stato bene così, perché ho potuto lasciar danzare dentro di me emozioni urlanti e strani rivoltamenti del “passeggero oscuro” che mi abita da sempre. Film che avrei potuto vedere solo avendo accanto quel mio caro amico che ben conosce il dramma ed il potere delle forze oscure e, con lui solo, avremmo scambiato parole di sangue, forza e vendetta, parole vere e crude. Un film imperdibile.






Per

C’è ancora domani

diretto ed interpretato da Paola Cortellesi


si sono entusiasmate, fino al parossismo totale, intere schiere di critici.

“Mai retorico, mai banale”. “Universale, necessario, commovente e battagliero”.” Necessario, provocatorio e attualissimo” sono solo alcune delle sperticate lodi che i critici cinematografici dedicano alla pellicola. Solo alcuni riservandosi, nel corpo dell’articolo, di accennare ad un certo atteggiamento “piacione” che strizza l’occhio al perbenismo ed al politicamente corretto ora in auge, ad una scrittura divulgativa fatta apposta per solleticare i gusti di un pubblico (femminile) alla costante ricerca di assicurazioni in stile Me Too, di consolazioni per una loro vita privata sentimentale e familiare probabilmente lontana dai sogni coltivati in gioventù e di cui incolpano i maschi ed il maschile sempre “brutto e cattivo”, di un femminismo di copertina (1).

Personalmente, ho trovato la pellicola gradevole, ben recitata da tutto il cast di attori. Gradevole e nulla di più.

Forse i critici che l’hanno osannata sono tutti under sessanta e non hanno mai visto né sentito parlare di “Il cappotto” (certo, qui ci si poggia sul libro di Nikolaj Gogol) o “Ladri di biciclette” e “Sciuscià”, in cui si sente la mano di Vittorio De Sica (Il De Sica bravo, non il figlio p…a), o “Miracolo a Milano” (l’indimenticabile Paolo Stoppa), vere testimonianze della società italiana del dopoguerra.

Forse il pubblico (femminile) che si entusiasma così tanto per la Cortellesi non ha mai visto l’Anna Magnani di “Roma città aperta”, o di “Assunta Spina (qui, alle spalle, ci sta il lavoro teatrale di Salvatore Di Giacomo).

Probabilmente ha ragione chi costantemente mi ammonisce che, in ogni palcoscenico dell’arte, accanto ai grandi, ai capaci, c’è posto anche per i meno grandi, e pure per i meno, molto meno grandi e capaci. Ed io ne convengo, ma mi riservo, come ho fatto anche in questi mesi, di andare ai concerti di Petra Magoni e Bob Dylan e Lakecia Benjamin, non certo di Ligabue, Mengoni e carrozzoni vari e di schifare, anche solo per ragioni musicali, X Factor e il festival di San Remo!!

So che qualsiasi film ha lo scopo di piacere e vendere, trarre profitto economico e di notorietà per gli autori, e, in questo, “C’è ancora domani” riesce pienamente.

In una società ormai assuefatta e piegata sul linguaggio ed i tempi televisivi ci sta apprezzare la pellicola, saltando a piè pari su belle fanciulle con le ascelle perfettamente depilate, cosa del tutto irrealistica in quegli anni, ma la cui visione avrebbe probabilmente disturbato le signore e signorine bene del pubblico rendendo loro difficile immedesimarsi nelle eroine, o lo stonato ed impossibile intervento “esplosivo” del soldato USA nella vicenda: Tra scrittori e sceneggiatori non c’era nessuno in grado di risolvere la questione in modo meno forzato e ridicolo? Vogliamo generosamente chiamarla “licenza poetica”?

Insomma, un film tutto sommato gradevole, con qualche bella intuizione (su tutte, la violenza manesca interpretata a ritmo di tango) figlio dei tempi consumistici e ruffiani di oggi. Quelli dove Tiziano Ferro raccoglie consensi ed applausi per il suo coming out ma continua a scrivere e cantare dedicando i suoi pezzi alle fanciulle: Si sa mai di perdere fans e soldi!! Quelli dove ognuno spara certezze e giudizi su tutto e tutti senza sapere nulla dell’argomento o solo quello orecchiato in qualche programma TV. Quelli dove nessuno legge più libri arrotolando la pigrizia mentale sui podcast.

Quelli dove una brava e bella Cortellesi: Sa cantare, sa recitare, sa essere spiritosa, ed è pure bella!! ha tutto il diritto di emergere, visto anche quanti e quante raccomandati calcano immeritatamente la via del successo.

 

1. Con i fiumi di inchiostro sparsi sul femminismo e le valanghe di pubblicazioni sul tema, come mai non esiste alcuna traduzione in lingua italiana dei libri di Camille Paglia, omosessuale e femminista storica? Sarà per le sue idee del tutto avverse al trito conformismo dilagante che certo non può tollerare affermazioni quali: “L'attivismo nero si è ispirato alle profonde tradizioni spirituali della chiesa a cui la retorica politica gay è stata ostile in maniera infantile. Stridulo, egoista e dottrinario, l'attivismo gay è completamente privo di prospettiva filosofica.“ “Nulla definisce meglio la decadenza dell'Occidente che la nostra tolleranza dell'omosessualità aperta e del transessualismo.“ “La natura esiste, piaccia o no; e nella natura, la procreazione è una sola, regola implacabile”. “Lasciare il sesso alle femministe è come andare in vacanza lasciando il tuo cane ad un impagliatore”. Che dire, poi, del femminismo radical chic italiano che fiancheggia attivamente le più ignobili campagne golpiste al servizio dell’imperialismo USA e della borghesia compradora latinoamericana? “NON UNA DI MENO” e “Se Non Ora Quando” che elogiano Maria Corina Machado, la golpista di estrema destra amica personale di George Bush. Movimenti femministi che si definiscono genericamente “Movimento delle Donne” abbandonando ogni visione rivoluzionaria del mondo per dedicarsi anima e corpo alla guerra agli uomini. Movimenti femministi che hanno abiurato il pensiero di donne rivoluzionarie come Clara Zetkin, Emma Goldman e Alexandra Kollontaj per riferirsi a “personaggi deteriori, grotteschi e auto-caricaturali come Donna Haraway, Naomi Wolf o Maria Galindo”. (in “Marx21” 28.11.2019)

 

 



 

 

venerdì 27 ottobre 2023

Poveri in tutto e di tutto

 “Come la povertà di parole impoverisce l’intelligenza.

Il rapporto fra ricchezza delle parole e ricchezza di possibilità è dimostrato dalla ricerca scientifica, medica e criminologica: i ragazzi più violenti possiedono strumenti linguistici scarsi e inefficaci, sul piano del lessico, della grammatica e della sintassi.

Non sono capaci di gestire una conversazione, non riescono a modulare lo stile della comunicazione – il tono, il lessico, l’andamento – in base agli interlocutori e al contesto, non fanno uso dell’ironia e della metafora. Non sanno sentire, non sanno nominare le proprie emozioni. Spesso, non sanno raccontare storie. Mancano della necessaria coerenza logica, non hanno abilità narrativa: una carenza che può produrre conseguenze tragiche nel rapporto con l’autorità, quando è indispensabile raccontare, descrivere, dare conto delle ragioni, della successione, della dinamica di un evento.

La povertà della comunicazione, insomma, si traduce in povertà dell’intelligenza, in doloroso soffocamento delle emozioni. Questo vale a tutti i livelli della gerarchia sociale, ma soprattutto ai gradi più bassi. Quando, per ragioni sociali, economiche, familiari, non si dispone di adeguati strumenti linguistici; quando le parole fanno paura, e più di tutte proprio le parole che dicono la paura, la fragilità, la differenza, la tristezza; quando manca la capacità di nominare le cose e le emozioni, manca un meccanismo fondamentale di controllo sulla realtà e su se stessi. La violenza incontrollata è uno degli esiti possibili, se non probabili, di questa carenza. I ragazzi sprovvisti delle parole per dire i loro sentimenti di tristezza, di rabbia, di frustrazione hanno un solo modo per liberarli e liberarsi di sofferenze a volte insopportabili: la violenza fisica”.

(G. Carofiglio in “La nuova manomissione delle parole” cit. https://bodythinking.com/it/linguaggio/piu-parole-piu-possibilita/)

Atteggiamento Libero 4 P. Masserini

E la povertà, la stereotipia del corpo,

del movimento?

E

Senza titolo G. Baglieri
sseri umani che sono “incarnati”, che sono sempre e ovunque corpo, come si riducono reiterando gesti quotidiani, di lavoro o di studio, sempre uguali e ripetuti nel tempo? Come si riducono reiterando gesti di palestra o di sport ciclici? Reiterando gesti che imitano sequenze fisse di altri gesti copiati da uno schermo di computer o da un docente “in cattedra”? Come si riducono pedalando forsennati su biciclette fisse, ferme o camminando rapidi su pedane che li lasciano sempre lì, nello stesso posto?

Che ricchezza ed intelligenza e plasticità di relazioni sono in grado di offrire, di affrontare? Che pochezza di “stili di comunicazione” (ibid) sanno portare nella società, nelle relazioni affettive, sentimentali?

La vetrinizzazione dei corpi, il narcisismo dilagante e sfrontato, che c’azzeccano con il benessere e il bellessere? L’alienazione insita in queste pratiche di corpo oggetto, dove sta portando?

“Il corpo è l’oggetto psichico per eccellenza, il solo oggetto psichico”

(J.P. Sartre in "L’essere e il nulla")

Corridori L. Delaunay

Occorre, allora, riferirsi a quelle poche isolate voci che praticano di corpo vissuto, esperito, di Leib di contro a Korper, per contrastare l’allenamento, l’addestramento, di stampo ginnico-fascista verniciato di modernismo e cultura USA, quello per animaletti da circo, quello povero perché uguale per tutti, non rispettoso dell’individualità, dell’unicità del soggetto. E anche quando ci sia il personal trainer a seguirti, lui segue un corpo oggetto, un corpo macchina, non un corpo olistico che si emoziona, ama, odia, che ha dentro di sé un passato che lo ha plasmato fisicoemotivamente ed aspira ad un futuro che lo plasmerà fisicoemotivamente.

La lotta bretone P. Sérusier
Attenzione, perché l’individuo è corpo in azione e la mancanza di una cultura del corpo, di una consapevolezza di sé corpo, “si traduce in povertà dell’intelligenza, in doloroso soffocamento delle emozioni”, e “La violenza incontrollata è uno degli esiti possibili, se non probabili, di questa carenza” (ibid)

Una consapevolezza dei transiti e delle corrispondenze tra eventi motori, psico-emotivi e relazionali è l’unica strada percorribile per arricchire l’intelligenza e la cultura umana, forti del sapere che un corpo soggettivo, ogni corpo soggettivo, “postula il corpo sociale” (V. Bellia in “Se la cura è una danza”).

“Stiamo assistendo ad una trasformazione nel mondo dell’allenamento. Dal coaching militare, basato sulla disciplina, all’approccio olistico e sensibile, l’imposizione e il dolore cedono il passo al dialogo e all’ascolto” (in Natkedmovement)


L'ultimo tango J. Machado

Allora, accanto alle altre voci solitarie che sanno di corpo, di soma, di movimento, di individuo persona, che canti forte anche la nostra voce, voce Spirito Ribelle: Pochi, ma buoni.

 

Pugili A. Seguri
 





Studi di un corpo umano U. Boccioni



lunedì 23 ottobre 2023

Così semplici

Semplice, che non vuol dire facile.

Pratico ininterrottamente Arti Marziali dal lontano 1976, e da tempo è ridotta al lumicino la speranza di trovare occasioni di formazione e approfondimento marziale davvero di qualità, tra pratiche a volte ridondanti e altre del tutto scorrette; Maestri e Sifu magari di per sé capaci ma sempre più spesso incapaci di condurre un gruppo, di stimolare le potenzialità dell’allievo, di usare una didattica efficace, ovvero maieutica e libertaria. Allora mi rivolgo, come faccio da decenni, a pratiche motorie fuori dal mondo marziale (1) alle quali prima dedicavo una piccola parte delle mie attenzioni, e che ora sono diventate un potente strumento di conoscenza e crescita.

L’autunno si prospetta straordinariamente ricco di occasioni di formazione e aggiornamento. Così, eccomi, nel giro di un paio di mesi, a cimentarmi con:

Rudolf  Laban
- La novità delle pratiche Laban - Bartenieff, in particolare “Teoria e pratica delle Qualità di Energia-Efforts”, “Teoria e pratica dello Spazio”, “Teoria e pratica della Forma”, docente Micaela Sapienza.






La ripresa

- del mio percorso Body Mind Centering, in particolare “Embodiment dello sviluppo, con un focus sull’embriologia in relazione ad alcuni sistemi corporei (scheletro, organi e fluidi)”, docente, che seguo da cinque anni, Eleonora Parrello.

- del mio percorso di Danzamovimentoterapia Espressivo Relazionale, avviato tre anni or sono, con il gruppo delle insegnanti lombarde e, come ogni anno, con l’appuntamento alla presenza del fondatore, lo psichiatra e psicoterapeuta Vincenzo Bellia.

Ricercatore che ignora la certezza di ogni sapere, ecco che il desiderio di approfondire, anche a costo di cambiare rotta, da decenni si è radicato in me, inficiato ogni pretesa di verità che sia data e per sempre, occupato il mio percorso di corpo e movimento. Insomma, la “pancia piena”, lo sfoggio opulento ed egoriferito non mi appartengono, sono invece attraversato da quello che i samurai chiamavano Musha Sugyo (il pellegrinaggio del guerriero alla ricerca di saperi e confronti), in cui mi godo il viaggio più che la meta, sempre incerta, sempre in divenire. E questo, chi mi accompagna da decenni o da pochi mesi, lo sa, lo apprezza, anche se l’equilibrio difficile tra sapere e non sapere, non offrendo certezze immutabili, granitiche, chiedendo sempre attenzione, passione e autocritica, ha allontanato, in questi anni, più e più allievi.

Una ricerca di corpo e movimento che, purtroppo, non trova soddisfazione nel panorama marziale, a parte il profondo tesoro che è l’Healing Tao del Maestro Mantak Chia, tesoro in cui da cinque anni circa affondo a piene mani grazie alla docente Angela Chirico. Ricerca che, invece, incontro, sempre desta e curiosa, nei corsi e seminari con il corpo e il movimento di Arti e discipline fuori dal campo marziale le quali, ohibò, vado scoprendo avere più di un contatto, di una somiglianza, con le Arti del combattimento.

Il corpo è sempre movimento, mutamento, e “Il movimento è cambiamento” mi dice Micaela, docente di “Laban Movement Analysis”.

Noi non siamo mai fermi, immobili, nemmeno siamo costretti a stare fermi, immobili, se non da morti!!

Anche se la mente dimentica, il corpo ricorda, esso è la mappa della vita, palcoscenico di ogni incontro, di ogni avvenimento, che lì lascia sempre tracce perché il corpo, ogni corpo, porta addosso quel che ha passato e muta, cambia ad ogni nuovo incontro.

Addirittura, con Eleonora ed il Body Mind Centering, torniamo alle prime otto settimane di vita, alle memorie cellulari che costituiscono il mistero della vita e che giacciono ancora in noi.

“… le strutture embrionali non esistono più in noi, ma i processi che le hanno generate

continuano a darci informazioni” (B. Bainbridge Cohen)

 

Il benessere, di più: Il bellessere, è l’equilibrio tra corpo, desiderio e piacere. Nel benessere / bellessere ci sentiamo come toccati dalla leggerezza di una mano invisibile che, nel farci fare pace con i demoni interiori senza per questo dimenticarli, ci dona il piacere dell’essere consapevolmente vivi.

“Il corpo che danza – o che attraversa il processo terapeutico – è l’immagine spesso incoerente, a volte sfrontata e ribelle, di un soggetto che attraversa l’avventura del cambiamento” (V. Bellia)

Il mio percorso di formazione prosegue, mai si ferma e sempre si offre, in un vivace mescolare ed amalgamare di Arti e discipline marziali e non, ai miei compagni di viaggio, compagni di Spirito Ribelle. Un autunno ricco di pratiche entusiasmanti è appena iniziato e… continua nei prossimi mesi!!

1. Tra le discipline extra le Arti Marziali che più mi influenzarono ci furono Feldenkrais, Danza Sensibile e tutto ciò che gravita attorno alla Gestalt Therapy; ma non mi sono fatto mancare Expression Primitive, Trager, Teatro Sociale, Kinesiologia Emozionale, Danza Psichica, Anatomia Esperienziale e altro ancora!!