lunedì 17 novembre 2014

E sono 63 !!


“Quando mi troverò di fronte a dio alla fine della mia vita, mi augurerò di non avere neanche un briciolo di talento rimasto, in modo da dirgli : ‘Ho usato tutto quello che mi hai dato’”
(E. Bombeck)

 Lo scorrere degli anni. Gli incontri, gli scontri. Le forti volontà, le forti idee ed i ripensamenti, le negazioni che giungono improvvise, malcelati assassini nell’ombra. E uccidono, decapitano, sogni e credenze, aspettative e aspirazioni.
Qualcosa resta della caccia vecchia, dei vecchi (giovani) passi, a volte felpati a volte chiassosi come imberbi studenti all’uscita da scuola. Qualcosa resta per quello che è, oppure si trasforma, prendendo sembianze sfumate, indistinte: magia nera di donna sinuosa, tremolante, nelle luci chiaroscure del vivere quotidiano.

La vita sceglie una strada, una direzione e, non sempre, è quella che preferiamo. A volte, più spesso raramente e in modo frammentario, scomposto, invece sì.
Ed io sono qui, nei locali vetusti, dal canniccio il cui colore gli anni hanno sfaldato tra le tonalità del marrone. Tatami di judo coloratissimi disposti in pedana grande e drappi di divinità asiatiche abbracciate, incastonate nell’atto più bello del mondo: Fare l’amore.  Qui, nella sala della guerra e della formazione alla guerra.
Ma questa è serata di pace, di amicizia, di festeggiamenti: oggi, Venerdì 14 Novembre, compio sessantatre anni.
Sono nato nel giorno dell’alluvione del Polesine, quando il fiume Po straripò definitivamente fuori dagli argini; il giorno della più aggressiva e disastrosa alluvione dell’Italia contemporanea. E questo vorrà pur dire qualcosa.
Qualcosa che riecheggia, bestia solitaria e famelica, nelle viscere, tra impulsi e pulsioni selvaggi, oscuri, primordiali.
Eppure i sorrisi degli allievi, degli amici; lo scorrere fresco nel palato della birra; gli occhi profondi di Giuseppe, amico ritrovato per alcuni minuti in pedana, nel Randori d’Entrade, empatia, di più, simpatia mai persa. La premura di Milena, con i suoi paninetti al wurstel e una misteriosa torta di cioccolato e fondi di caffè. I consigli di letture fantasy di Walter. Gli abbracci teneri con Alessandro, e poi Celso, Renato ed altri ancora.
Con loro la mia famiglia, Monica e Lupo, ma anche Kentaro, almeno nei miei pensieri.

Grazie, a tutti voi per esserci stati.
Grazie per il sorriso nel cuore che mi avete donato nel festeggiare insieme, come si suol dire, le mie 63 primavere.
 
“Un uomo è veramente ricco quando i suoi figli corrono tra le sue braccia, anche se è arrivato a mani vuote”
(Anonimo)

  
 
 
 
 
 
 


sabato 15 novembre 2014

La parte bella del valore


“Tutti i praticanti di Arti Marziali sono dei ‘principianti’.Diciamo che alcuni di noi lo sono da più tempo”
( J. R. West )

 C’era una volta e c’è ancora, un luogo, una comunità, di individui che, pugni e calci e bastonate e acciaio affilato, masticano di paura e di coraggio, di mani affondate nella propria melma interiore. Uomini per cui le ore, i giorni, financo, per alcuni, gli anni ed i decenni che scorrono ineluttabili, portano , con la sensazione di perderli lungo la narrazione del tempo che va, anche l’ebrezza del viverli, del gustarli appieno, “senza se e senza ma”, coraggiosamente.
Coraggio di vivere che si erode, si mutila, ad ogni scontro, ad ogni ferita per trasformarsi, se non in tutti almeno in alcuni di loro, in piena consapevolezza dell’unicità, fragile ed incerta e irripetibile, del proprio stesso vivere.
Ognuno di loro, chi più chi meno, a seconda dello scurirsi della cintura, di ferite se ne è procurate tante ed ancora se ne procura.
 
Come in questo Raduno di Novembre 2014.
Ognuno di loro si pone davanti al vivere sapendo che esso si nutre di cose che accadono mentre altre se ne aspettano.
Lacerazione, questa, che la pratica marziale compone, o tenta di comporre, imponendo il “qui ed ora” fisicoemotivo, la presenza totale nello scontro, l’immergersi responsabile nell’attimo presente.
Da lì, per i più temerari, i più coraggiosi, la pratica marziale prende i colori della convivenza ardua e scontrosa  tra immediatezza del presente e anticipazione del futuro: Nel lampo di un gesto che insieme è difesa ed offesa, nell’esplosione di uno spostamento repentino che insieme evita ed occupa.
La formazione marziale, metafora e metonimia della vita, mostra che ogni incontro, ogni relazione, ogni combattimento, contiene in sé i tratti della vittoria e della sconfitta: inutile, a volte dannoso, lasciarsi abbattere da una sconfitta o esaltarsi per una vittoria, perché ogni combattimento le contiene entrambe.
“Per seguire la Via, il samurai deve mantenere l’attenzione (…)”. Così riporta Yamamoto Tsunetomo nell’Hagakure.
“Mantenere l’attenzione” alla vita è essere presenti e partecipi di ogni attimo, è dare importanza anche alle cose, agli accadimenti, piccoli, è non proiettare, non scaricare su altri o altro ciò che noi stessi siamo e facciamo.
Allora la formazione del corpo marziale, attraverso ilTai Chi Chuan, come ora insegnatomi dal Maestro ed amico Aleks. La pratica del KenpoTaikiKen riletto con le componenti di cui sopra. Il combattimento libero, uno contro uno, poi la rissa, lo scontro  tra schiere e ingruppo.
Sudati, stanchi, un poco ammaccati, al saluto finale.
Un piccolo rinfresco appena terminato il Raduno, poi, per chi ha voluto esserci, la serata si conclude in pizzeria, tra cibo e birra, chiacchiere e fiumi larghi e forti di amicizia condivisa
 
(Anonimo)

 Un grazie a Donatella per le belle immagini





giovedì 6 novembre 2014

Basta piangere

“… e tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia”
(dal film “Blade Runner”)

Pamphlet agile e scorrevole, “Basta piangere”, di Aldo Cazzullo, si presenta come manifesto di riscossa degli over quaranta per, in realtà, narrare vivacemente cinquant’anni di storia d’Italia e, un po’, del mondo.
A volte esagerato e generoso, altre spiacevolmente superficiale, il tutto, però, come si conviene ad una narrazione  condensata in poco più di cento pagine.
Mi permetto di consigliarne la lettura … a tutti, ai quarantenni / cinquantenni, ovvero i coetanei di Cazzullo, ma anche a chi, come me, è un over sessanta e a chi, invece, di decenni ne ha solo un paio, o poco più, sulle spalle. E, perché no, a quei genitori che vogliano leggere ai loro giovanissimi figli di un passato appena prossimo ma che, per certi versi, appare “preistoria”.
Lo consiglio perché, di agile lettura, consente uno sguardo complessivo, attento e divertito, su mondi, avvenimenti e “culture” dagli anni ’60 ai giorni nostri.
Quando mio figlio Kentaro, nato nel 1986, era un bambino, stentava a comprendere che, io bambino, non avessimo in famiglia il frigorifero: la roba da mangiare stava, in inverno, fuori sul davanzale della finestra e, in estate, mamma faceva la spesa tutti i giorni; oppure che, per nettarci il culo, usavamo le pagine del quotidiano o la “carta oleata”, quella con cui il panettiere incartava le michette. Bisognerà aspettare gli anni ’60 per avere in casa la “carta igienica” !!
Proprio in questi giorni, a mio figlio Lupo, nato nel 2004, ho parlato delle “pattine”, strumento d’obbligo ai piedi per entrare in ogni appartamento di città; o del papa precedente a questo, reazionario convinto, attivo nelle manipolazioni finanziarie e politiche. Come non ricordare la conduzione dello IOR, la banca vaticana, attraverso scandali di ogni tipo, per esempio una tangente di 108 milioni di euro, attraverso Raul Gardini, fatta passare per “aiuto ai bambini meno fortunati”; oppure il foraggiare economicamente e politicamente qualsiasi movimento anticomunista e antiprogressista, fino al coinvolgimento nel rapimento di Emanuela Orlandi o alla sepoltura nella basilica di Sant’Apollinare di un delinquente di primo piano come De Pedis, uno dei capi della “banda della Magliana.
Su questi avvenimenti, per inciso, Cazzullo, da buon cattolico di destra, scivola lieve e candido …
Dunque, un bel libretto che aiuta “grandi e piccini” a ripercorrere decenni di storia, grande e piccola, del nostro “Belpaese”.
Del libro, condivido appieno l’invito al rischiare in prima persona, all’unirsi in gruppo, in collettività, per cambiare, privato e pubblico, del nostro vivere, del nostro ambiente, ovvero la società in cui viviamo.
Come ben ricorda Cazzullo, per quelli come me,di cui scrive  “Quelli che vengono comunemente chiamati ‘sessantottini”, al nostro confronto, sono una falange macedone. Chi è rimasto comunista e chi è andato a lavorare per Berlusconi (magari dicendo di essere rimasto comunista) sono comunque uniti da un vincolo cementato nel tempo in cui si affidava alla comunità la vita e la morte” fare gruppo ed operare in gruppo, ha un senso profondo che affonda nell’adolescenza e nelle esperienze intense, appunto, del ’68. La vita dello Z.N.K.R. sta lì a mostrarlo.
Per chi è venuto dopo, la sbornia individualista ha lasciato scorie che è certamente dura trasformare in forza piena di cambiamento collettivo.
Taccio delle pecche e delle generalizzazioni, e non sono poche, che costellano il libro, tra un incauto apprezzamento a Balotelli e l’affermazione generica “i giovani chiedono lavoro” che cozza, quest’ultima, con la mia esperienza di quasi vent’anni proprio a contatto di giovani alla ricerca di un lavoro e, soprattutto, con le esperienze e gli scritti di operatori del settore che operano su scala nazionale.
Preferisco sottolineare il piacere e le emozioni legati ai ricordi che il bel libro mi ha suscitato: Anche tu hai voglia di emozionarti ?

“Trovo che la televisione sia molto educativa, ogni volta che qualcuno l’accende vado in un’altra stanza a leggere un libro”
(Groucho Marx)

Post illustrato con foto scattate in un sereno pomeriggio all’Idroscalo di Milano, con famiglia ed amici.








lunedì 3 novembre 2014

Un’offerta e un dono


“La gentilezza delle parole crea fiducia. La gentilezza di pensieri crea profondità. La gentilezza nel donare crea amore.”
(Lao Tze)

 Passano gli anni, i decenni, e le cose cambiano. O forse sono io a notare le stesse cose in un modo diverso. A sentirle più pesanti, ruglio sgraziato in un oceano di voci e suoni e rumori.
Offerta e dono, che sono la stessa cosa.

Quando mi dici “Stasera non vengo a lezione”, “Sai, non mi iscrivo al Raduno”, a me basta. Sei cortese ad informarmi, mostrando che il Dojo, la Scuola, non è il bar dove bevi il caffè la mattina, prima di entrare in ufficio, quel posto dove, che tu ci vada o meno, non importa a nessuno: né a te, né a chi sta dietro il bancone. Te ne ringrazio.

by el1as
Quando aggiungi “Sai, un’improvvisa marea ha inondato la strada per arrivare in Dojo”, o “Mi hanno  invitato a cena”; oppure “E’ caduto un asteroide sul pianerottolo di casa” o “Ho un po’ di mal di testa”; o anche “C’è tanto traffico” come “Uno zombie si è appisolato sul mio divano”, beh, io resto attonito.
Io non ti ho chiesto spiegazioni o giustificazioni: Cosa ti spinge a darmele ? Come stai, nel pronunciare quelle parole ?
Tu non sei un minorenne che deve delle spiegazioni al genitore, né, per me, sei un minorato che le deve al suo tutore.
Ma accetto la tua offerta di spiegazioni, il tuo dono di giustificazioni e li prendo per come sono. Un dono un po’ goffo, quel soprammobile che stona con l’ambiente, che è un impiccio in più da spolverare. Viene da te, io ti voglio bene, l’accetto col cuore, senza chiedere a me o a te se sia un dono simile a quegli oggetti riciclati che si passano di mano in mano, “sbolognandoli” alla prima occasione o se c’è del tuo, sforzo e ricerca, in quell’oggetto; anche perché, a volte, anche gli oggetti riciclati, quelli “sbolognati”, vengono donati col cuore e allora va bene così: a me basta.

Ecco, nel momento in cui tu, però, pretendi che io, sempre e comunque, creda e ti compatisca, condivida la tua afflizione, per la marea d’acqua infuriata e violenta, eruttata improvvisa dalla bocca nera del mare, o al perentorio e improcrastinabile invito a cena; allo zombie appisolato sul divano di casa come all’ostacolo insormontabile di un groviglio d’auto che sigillano le strade della città, qualcosa in me si incrina.
by Xythanon
Quella semplice tua offerta, quel tuo piccolo dono, assumono sembianze distorte, emanano un odore sgradevole. Sembianze ed odore goffi, oso ipotizzare, su di te perché offendono la tua intelligenza e, con essa, la tua libertà di essere e fare, individuo consapevole ed autodiretto anche, e soprattutto, nei confronti del proprio vivere e relazionarsi.
Poco graditi a me che pure sono consapevole, certamente, che le cose tutte accadono a volte anche fuori dalla nostra volontà; che, per le leggi della fisica moderna, nessuno può escludere di trovarsi uno zombie in casa; che, a volte, un’occasione piacevole o spiacevole che sia, la prima la si accetta di subire, anche se di malavoglia, la seconda la si vuole accettare di buon grado. Poco graditi comunque e te ne spiego il motivo. Mi chiedo perché tu mi doni il biglietto per un concerto di Marco Carta o Cesare Cremonini, io che questi cantantucoli, come  tutta la loro genie  di “poppettari” squinternati e omofoni, aborro e pretendi che io lo apprezzi; perché, sapendo del mio disgusto per frutta e verdura, mi inviti a cena in un ristorante vegano e pretendi che ne apprezzi la cucina.

Allora, per favore, la prossima volta che accadrà , e accadrà di nuovo e poi ancora, più volte, che il mare si riversi mugghiando per le vie della città o che il mal di testa o l’invito a cena o lo zombie sul divano entrino di prepotenza nella tua vita, e me li offrirai con una smorfia triste ( Perché poi ? Almeno per me, andare a cena con persone che gradisco, è un piacere, così come, se mai accadrà, osservare dal calduccio di casa la forza del mare che tutto spazza per le strade ) non premurarti di coprire frettolosamente, al momento, con un tratto di pennarello, il prezzo ancora stampato sull’oggetto che mi vai donando; non raccontarmi che quel coccio di vetro è un antico reperto della cultura marziana approdata in terra nel 1.000 avanti Cristo; non mi chiedere di colludere con le tue presunte sofferenze. Offri e dona così, semplicemente.
Perché un’offerta è anche un dono. Allora, lascia che sia.

 “Il rischio, qualsiasi sia la forma in cui lo si pensa o si presenta, appartiene alla vita.
Azzerarlo non si può. Si può volerlo fare a tutti i costi ma si chiama controllo, ossessione, possesso, malattia”
MP. Veladiano)



 

lunedì 20 ottobre 2014

Un guerriero del colore sbagliato


“Occorre coraggio per portar avanti un sogno; occorre coraggio per perseguire un risultato di fronte a dubbi e difficoltà; occorre coraggio per provarci lo stesso e comunque e magari anche se non sembra possibile”
(P. Ragusa)

 Ancora (incredibile !!) una Domenica mattina libera da impegni.
Ma, questa volta, non “invito” Lupo a venire con me ai giardini. Suggerisco a Monica e Susy, la sorella, di venire con me: Lupo, così, si troverebbe, suo malgrado, costretto ad uscire. Nessun tono perentorio, nessun ordine, nessuna costrizione palese, nessuno dei soliti ricatti genitoriali “Se non fai …, non vai a calcio, non esci con gli amici, non …”.
“Solcare il mare all’insaputa del cielo”, così chiama questa strategia il generale Sun Tzu, autore de “L’arte della guerra”.
Me le due fanciulle, complice l’essere rientrate alle tre di notte, restano accoccolate sul divano.
Che fare ? Sun Tzu, ed io lo piego ai rapporti di coppia, scrive. “Si dice aperto un terreno in cui la forza dell’attacco è pari per noi e il nemico. Su questo terreno, sfidare allo scontro è rischioso e combattere non è vantaggioso”. Amen
 
Pratico il mio Tai Chi Chuan, leggero e potente insieme, tra cespugli ed alberi sfiorati dal sole.
L’idea di Lupo a casa, avvinghiato ad un telecomando, ad un videogioco, ad un televisore, si allarga a considerazioni più generali. Ai tanti bimbi e ragazzi fragili, di fisico ed emozioni, che vado incontrando in questi ultimi anni.
Una fatica, un livido, un contraddittorio, paiono loro ostacoli insormontabili. E questa debolezza la leggo ogni giorno nei giovani, poco più che adolescenti, che ho davanti alla scrivania mentre mi rapporto con loro alla ricerca di una lavoro, di un’occupazione professionale o di un raddrizzamento del loro zoppicante percorso di studi.
I miei pensieri marziali, serpenti agili, si srotolano lungo gli anni, gli anni ’80 e si illuminano su quel bimbetto che, dopo un’intera giornata di pratica marziale all’aperto, nei boschi, a mezzanotte, tra un pugno ed una spinta, crollò addormentato di botto  tra le braccia di Giuseppe e, portato in braccio dal bosco alla camera da letto, dormì placido tutta la notte per svegliarsi al mattino affamato e forte come un lupacchiotto; al manipolo di bimbetti che Claudio portò a correre e rotolarsi a terra su e giù per il terreno scosceso della montagna, sotto una pioggia battente e l’indomani tutti regolarmente a scuola, sani e felici; agli spettacoli di Teatro Marziale in cui  mio figlio Kentaro, non ancora dieci anni, si esibiva in teatri, palazzetti, piazze, buttando cuore e corpo oltre l’emozione di esporsi davanti, a volte, anche migliaia di persone, scambiando calci e pugni e bastonate con “avversari” adulti, grossi tre volte lui.
Mah, sono i tempi che cambiano.
Ora abbiamo bimbi ipernutriti ed iperprotetti, che indossano il casco seduti in sella ad una bici con le rotelle; che frequentano un corso dopo l’altro ma sempre sotto la tutela vigile di un adulto e mai a confrontarsi e confliggere tra pari; che vengono scortati e protetti e rassicurati sempre e mai incoraggiati ad osare, ad accettare il rischio e la sconfitta e la delusione e financo la noia come parti integranti il vivere quotidiano.
Una società ginecocratica, femminilizzata, che perpetua e crea vecchi e nuovi bisogni con i quali lega ed induce alla dipendenza perenne, si riflette nei rapporti genitori / figli. E, fattisi questi ultimi adulti, almeno anagraficamente, comperiamo loro la casa, troviamo loro il lavoro e magari pure la moglie !! Mamme che ancora cucinano e stirano per figli trenta / quarantenni, sempre che a sostituirle nel ruolo di accudimento non ci siano mogli / compagne ben poco adulte e molto, a loro volta, “mamme” !!

Il mio praticare scema lentamente, in questa pigra Domenica d’autunno. Entro all’Ipercoop per un paio di acquisti: avremo a pranzo anche la nipote di Monica ed il fidanzato, allora la dispensa va rimpinguata. Un’orda immane, tentacolare, di clienti tutta stretta intorno, carrelli e persone, confezioni di cibo e sacchetti. Mai vista tanta gente tutta insieme in un supermercato. Poi, scopro l’inghippo: c’è il 10% di sconto sulla spesa e l’orda famelica di acquirenti si è tutta riversata lì.  Qualche euro in meno barattato con un paio d’ore di spintoni, affanni, piccole prevaricazioni,  screzi e fila davanti alla cassa. Boh ?!
Penso che mi spiace invecchiare e, probabilmente, mi spiacerà ancor di più morire, ma questa società non è la mia società, questi valori di “plastica”, di consumismo, di vigliaccheria e paraculaggine, non sono i miei.
Già, Giovedì sera tonerò dal Dojo e ci sarà qualcuno incollato al televisore, bevendosi l’idea che sia un giudice autorevole e qualificato chi mastica e sputa la sua fragilità tra eccessi e droghe e giovanissime concorrenti circuite e messe incinte; chi vende musica da duri del ghetto vivendo nella placida Milano  tra ogni agio e frequentando trasmissioni televisive di stampo nazionalpopolare; bevendosi l’idea che siano artisti dei giovani efebici, uguali l’uno all’altro, uguali nelle voci e nelle mossette, uguali nel delirio dell’aspirare ad una carriera da star.
Cosa ne scriverebbe il nostro Sun Tzu ? Mmmhh… “Perciò, la forma che fa conseguire la vittoria non è ben definita, ma muta ogni volta”.
Dai Tizi, non mollare. Pensa ai grandi nomi che ti hanno preceduto e, con loro, ai molti sconosciuti che, come loro, hanno lottato, che si sono battuti “contro” e lo fanno ancora oggi.
Pensa a Mario Lodi che, a scuola, capovolse la cattedra e, spintala contro il muro, ne faceva stia per mostrare come nascevano  e vivevano i pulcini; a Danilo Dolci ed al suo operare nel “Borgo di Dio”, a Daniele Novara, a Enzo Spaltro,  a Stefania Guerra Lisi, a Claudio Risè.
Dai Tizi, tu sei un modesto nano rispetto a loro, ma sei ancora qui a lottare per accompagnare chi lo voglia, per mostrare a chi lo voglia, che “adulto” è bello, adulto coraggioso ed autodiretto è bello e possibile, che valori come la frugalità ed il dono non sono (ancora) morti.

 “Così mi è apparso chiaro, questa nostra società disprezza il valore profondo della vita. L’ossessione del controllo e della sicurezza ha invaso ogni settore, le nostre città, la politica, il lavoro, la scuola, le leggi, i parchi giochi, gli asili, le relazioni, in poche parole la vita.
Sono madre di 4 figli, lavoro a tempo pieno da circa 20 anni (il mio primo ha 19 anni, la mia piccola 2 e mezzo) e in questi anni ho visto ridursi lentamente ma inesorabilmente gli spazi che nelle nostre città sono riservati al libero movimento dei nostri figli. Lentamente sono state tolte le libertà e autonomie ai bambini, e di fatto si sta spegnendo nei nostri figli quel desiderio autentico della scoperta, dell’esperienza non sotto lo stretto controllo degli adulti. “Controllo ossessione possesso malattia”: la nostra società e noi che ne facciamo parte siamo tutti affetti da questa malattia.
Uomini che vogliono controllare lo spazio che abitano le donne, donne che vogliono controllare lo spazio che abitano i figli, politici, scuola, istituzioni, che dietro la parola sicurezza costruiscono recinti nei quali di fatto le responsabilità sono scaricabili a catena. Controllo, parola che etimologicamente è legata alla parola contratto, dunque le nostre relazioni ridotte a dei contratti. Non abbiamo fatto la fame, non abbiamo fatto la guerra, non abbiamo sofferto il freddo, ma viviamo come se fossimo in condizioni estreme tutti i giorni. Ci stiamo perdendo i nostri figli ai quali neghiamo la conoscenza attraverso l’esperienza e quel credito di fiducia che ci ha permesso di diventare adulti. Abbiamo così paura dei rischi che siamo disposti a farli vivere in recinti pur di non farglieli correre, dimenticando che quei rischi sono stati il sale della nostra vita di giovani e la spinta a diventare adulti responsabili”
(R. Trucco)






mercoledì 15 ottobre 2014

E si festeggia ancora !!


Una dozzina di volti “vecchi” ed uno “nuovo”, Sandro, appena entrato nel nostro clan.
Quando c’è da festeggiare … il Dojo si riempie. Sempre.
A festeggiare i passaggi di grado di Giovanni, Roberto ed Annalisa.
A festeggiare, con ciò, un tratto di strada percorso insieme.

Festeggiare è tanto ribellarsi all’esistente: fatichiamo e sudiamo e ce le diamo in pedana ? E noi ora si fa “comunella” e si gozzoviglia in totale relax; quanto riaffermazione dell’esistente: siamo individui che fanno gruppo, che stanno insieme.
Festeggiare è compiere un rito, è connettersi  con gli scopi profondi dell’esistenza umana ( la rinascita, il cambiamento, il rinnovamento, la rigenerazione) ovvero, qui celebrare un cambiamento rappresentato dal passaggio di grado, quanto riaffermare il ripetersi di un appuntamento, ancorarsi alla Tradizione: ogni passaggio di grado va festeggiato, ne va fatto segno e simbolo con una festa.
Festeggiare è  coniugare il senso della vita con i sensi del corpo, dare libero impulso all’istinto della fame ed ai sensi del piacere.
Fame e piacere, per andare su un piano prosaico, abbondantemente saziati da una succulenta torta salata, da focacce, da un affettato direttamente giunto dai contadini della Calabria e da un pezzo di formaggio grana e poi le torte dolci, il tutto abbondantemente innaffiato da vino e birra.
Chiacchiere a volontà, pacche sulle spalle, abbracci.

Il viaggio marziale, pugni, calci, leve articolari e proiezioni al suolo e lotta a terra, tirar di coltello e menare di bastone, sfoderar di spada e lanciare falciate letali, archi cruenti di morte, questo nostro viaggio continua. Continua dentro ognuno di noi: per essere ed esistere consapevolmente.






giovedì 9 ottobre 2014

A gambe all’aria


“Come mai quando mescoli acqua e farina, ottieni colla e quando aggiungi anche uova e zucchero fai un dolce ? Dove va a finire la colla ?”
(R. Rudner)

Mattinata di sole. Ai giardini, l’anziano sessantenne sfoglia distrattamente le pagine de “la Gazzetta dello Sport”; attorno a lui, un bimbetto, forse il nipote, scorrazza vivacemente, saltando tra aiuole, praticelli  e lo scivolo. A volte, l’anziano, alza la testa e getta un’occhiata protettiva al bimbo. No, non è il nipotino. Da come gli si rivolge è evidente che si tratta del figlio: questi tempi moderni hanno portato sempre più paternità “anziane”, o “consapevoli”, come è più “politically correct” chiamarle.
Beh, anche io sono un genitore “consapevole”, come quell’anziano ai giardini. Anzi, quell’anziano ai giardini sono proprio io, io come mi immagino una tranquilla Domenica in famiglia. Domenica eccezionalmente priva di incontri e lezioni privati, di seminari di gruppo. Domenica, dunque, interamente dedicata alla famiglia, appunto.

Invece no, perché è tutto frutto della mia insana immaginazione. O meglio, tutto è capovolto nella mia insana immaginazione. Entrambi, io e Lupo, siamo ai giardini, ma sono stato io a insistere perché Lupo strappasse le sue tenere chiappe dal divano. Sono io quello che salta e suda, non tra aiuole e scivolo, s’intende, ma sciorinando la mia danza Tai Chi Chuan tra cespugli e praticello, mentre è lui quello incollato alla panchina, capo sprofondato nella lettura ( beh, non certamente della “Gazzetta”, dai !!)

Lo scrissi già un paio d’anni or sono, trattando di educazione e “sapere”, laddove le nuove conquiste tecnologiche hanno ribaltato, messo gambe all’aria, il tradizionale passaggio. Non è più l’anziano a spiegare le cose del mondo al giovane, ma è quest’ultimo, autentico genietto della tecnologia, a guidare lo spaesato anzianotto tra web, giga e Wi Fi. E questo, anche se avviene in un’isola tra le tante terre del sapere umano, è profondamente indicativo, emblematico del cambiamento e, soprattutto, foriero di estendersi ad altri campi del nostro sapere.

Un cambiamento che, con la sindrome imperante dell’eternamente giovane, con lo sparire del complesso di Edipo per lasciar spazio a quello di Narciso, con il conflitto generazionale sul lavoro, artatamente messo in atto dai poteri forti e dai soliti politici del malaffare,  spinge sempre più in un angolo l’anziano, il mondo ed i valori anziani, il loro passare il testimone ai giovani, per dare invece libero sfogo ad una incerta quanto prepotente egemonia giovanilista, di giovani e giovanissimi.

Tra stampanti in 3D, nanotecnologie, intelligenza artificiale, un impressionante sviluppo tecnologico che, in poco più di un ventennio, ha corso come un secolo intero, non c’è da stupirsi che l’anziano abbia perso gran parte di quel rispetto che l’esperienza gli dava agli  occhi di uno “sbarbato”. E pare del tutto naturale quello che solo vent’anni fa sarebbe parso abnorme o , quanto meno, riservato a pochi, pochissimi. Ovvero, che un giovanotto di ventisette anni, mio figlio Kentaro, per lavoro, ceni in un’isola della Spagna, l’indomani faccia colazione, sempre di lavoro, a Barcellona, pranzi, ancora per lavoro, a Roma e, finalmente, il giorno stesso, metta le gambe sotto il tavolo per la cena a Milano.

Ancora un volta mi vengono in soccorso le Arti Marziali, con  il caro Sun Tzu; “Solo con l’addestramento si può ottenere disciplina , in caso contrario, vi sarà indisciplina”.  Ovvero, attenzione costante alla persona in tutte le fasi della sua crescita, capacità di accompagnare e guidare in modo costante ma invisibile e non invasivo. Sun Tzu ci spiega che se la truppa è indisciplinata, responsabile è chi ne sta alla testa. Dunque, non importa saper usare con disinvoltura una semiautomatica, importante è saper guidare in battaglia, con strategie vincenti, chi la semiautomatica la maneggia, anche se noi ancora siamo fermi  ad armeggiare con la pistola ad avancarica.

Allora, presto, in casa, l’arrivo di Kaos, un cucciolo di Boston Terrier, che sarà quotidiano ed eccitante motivo di distacco dal divano per le tenere chiappe di mio figlio Lupo. Chiappe che non potranno esimersi dall’agitarsi, gambe comprese, dietro alle scorribande del cagnolino, mentre io, forse suderò col Tai Chi Chuan ai giardini o … forse, seduto su una panchina, starò a godermi i caldi raggi del sole, che “la truppa” si sta esercitando al movimento ed alla corsa !!

 “La creatività non fa a pugni con la disciplina”
(J. Cruijff)