mercoledì 3 novembre 2021

Perché stiamo così bene

“In definitiva il Tai Chi è molto di più di una mera serie di movimenti corporei. Alla base del Tai Chi vi è una unica teoria, basata sull’antica cultura Cinese, riguardo l’importanza di muovere l’energia vitale, altrimenti detta qi, attraverso il corpo. Difficilmente si potrà praticare il Tai Chi in assenza delle sue radici culturali”

(citato in https://www.zenon.it/tai-chi-chuan-esercizio-fisico-o-pratica-terapeutica/)

Ma, come già ho scritto più volte, noi sappiamo che nessun modello ha legittimità descrittiva generale e metacontestuale. Ogni modello è culturalmente definito: ha senso all’interno delle condizioni (antropologiche, culturali, sociologiche) in cui è nato, in relazione ai bisogni ed alle aspettative della comunità che gli ha dato vita. Stiamo parlando di una pratica cinese, dalle fondamenta taoista, che la leggenda vuole nata nei primi secoli dopo Cristo, mentre le prime notizie storiche documentate risalgono ai primi decenni del 1800.

by Mavuriku
Alla faccia, in Italia negli anni 2.000, di Maestri e praticanti in vestitino simil-cinese di raso, che snocciolano termini cinesi pronunciati con inflessione dialettale pugliese o milanese, che frullano in un unico mischione teorie New Age, cosmogonia taoista, gesti e movimenti copiati da uno schema dato, a volte nozioni spicciole di neuroscienze e sempre quant’altro faccia vendere il prodotto al Sifu e faccia apparire come simil – monaci ed alfieri della salute e della saggezza gli incauti praticanti. Qui, in questa fiera della vanità e della superficialità, in totale assenza di una antropologia culturale studiata e vissuta, dove stanno le “radici culturali” del Tai Chi Chuan, del Chi Kung?

Difficile, credo, far convivere fino ad amalgamarle, la visione taoista “passiva”, assecondante, in cui tutto ha un senso in sé e che non prevede l’intervento manomettente dell’uomo, (“Il Tao è quindi associato alla vita e all’uomo, è come un fiume che scorre a cui l’uomo dovrebbe abbandonarsi con fiducia, lasciandosi modellare dalla sua naturalezza e dalla sua armonia, in modo da realizzare con spontaneità la propria vita ed il proprio destino Ming命. https://www.scuolatao.com/approfondimenti/il-tao-nelluomo-o-luomo-nel-tao/) con la nostra visione di causalità lineare di causa ed effetto che non solo prevede ma auspica l’intervento dell’uomo.

Ho già scritto di una possibile sintesi che rintracci nella causalità circolare la prassi secondo cui le azioni in un sistema si influenzano reciprocamente e dunque si legittimi l’intervento umano come espressione altra ma comunque inscritta nel mutevole equilibrio dell’ambiente e di ciò che accade. Non più “un inizio e una fine ma solo un sistema interdipendente di reciproca influenza tra i fattori in gioco” (G. Nardone). Ogni variabile, dunque anche l’intervento umano, si esprime in funzione del suo rapporto con le altre variabili ed il contesto situazionale, senza egoismo o delirio di onnipotenza.

Con gli anni, gli oltre quarant’anni di pratica di corpo, movimento e Arti Marziali,  mi sono convinto che nella pratica corporea intuitiva (Movimento Intuitivo, così ho chiamato la mia ricerca)  come nella pratica marziale e di bellessere propria anche del Tai Chi Chuan, come io la propongo, se colta nell’autentica origine e interpretata con la consapevolezza di essere nel XXI secolo, prende corpo una pulsione, una direzione di potenza che, in perenne convivenza, per dirla nei termini della nostra cultura che sa di Grecia antica, tra Eros e Thanatos (amore e morte) ci invita sfrontatamente a misurarci con un’energia interna (Chi o Qi, che alle origini della nostra cultura “occidentale” era pneuma) impossibile da captare in toto, una forza tanto tumultuosamente libera quanto perentoriamente attraente, sorta di irresistibile richiamo.

Questa pulsione si strugge per l’opposizione che incontra o provoca, per la propria tensione, insomma per il continuo strapparsi a se stessa in cui consiste: ancora Thanatos che non si oppone ad Eros, ne fa parte.

Sorta di grido ad affondare nel silenzio, personalmente colgo qui la possibilità concreta di

un movimento intuitivo, dunque del tutto lontano, alternativo, alla ginnastica, al fitness, alle pratiche di benessere estetico e consumistico ora tanto in voga,

quanto di

una pratica di combattimento (Thanatos) e salutistica e generosa verso sé e gli altri (Eros) come era il Tai Chi Chuan

che rintracci le origini millenarie della cultura d’Asia coniugandole con le esigenze dell’uomo moderno.

Un uomo che voglia partecipare attivamente del mondo suo interiore e del mondo, dell’ambiente che lo circonda; che sappia coraggiosamente e sinceramente abitare, per dirla ancora nella nostra di cultura: xenos (che è ospite ed ospitato, amico e nemico … così come yang è anche yin!!) sia l’amalgama delle sue diverse personalità interiori che il confrontarsi con le diversità fuori di lui, anche opponendosi quando sia convinto di essere nel giusto.

Lascio così andare il ricordo di una situazione ridicola, ad una festa del Tai Chi Chuan, in cui un Maestro ostentava nel suo stand la bandiera dello stato cinese, quello stato repressivo allora con il Tibet che, anche oggi, perseguita gli uiguri o i praticanti Kung Fu della Falun Gong o attenta alla libertà di Taiwan: che c’azzecca col taoismo il sostegno alla politica dello stato cinese?

Lascio andare i vari praticanti in abitino simil – cinese che imitano gesti e movenze senza alcuna consapevolezza di sé corpo, sé fisicoemotivo. I quali pure ignorano che ogni esperienza umana sopravvive, si arricchisce e trova fecondità solo se capace di continue trasformazioni, solo rischiando continuamente di “perdersi”, senza una destinazione prefigurata, ma godendo del viaggio, di una destinazione che forse è destinerranza.

Che c’azzecca col taoismo, con “La parte migliore del Taiji non è la forma esteriore, ma la crescita interiore” la ripetizione pedissequa di forme e figure, l’avere un corpo invece di ESSERE CORPO, l’andare in palestra a praticare Tai Chi due ore la settimana dentro una vita quotidiana tra ufficio, università, moglie o marito, rate per l’automobile? Quanto sanno e come provano a coniugare l’essenza taoista con il loro essere umani del XXI secolo?

Io, noi Spirito Ribelle, invece andiamo incontro a Poteri Potenti.

O, almeno, io, noi Spirito Ribelle, ci proviamo. Anche per questo stiamo così bene!!

 

 



 

 

 

 

sabato 23 ottobre 2021

Ogni corpo è un buon corpo, ma ogni corpo è un corpo diverso.

 Per questo trovo una truffa ed una idiozia la “classe” dove il docente insegna tecniche, posizioni, movimenti e gli “allievi” tutti della classe eseguono imitando. Per non parlare delle lezioni on line!!

Perché l’allievo, il praticante, impari, occorre che questi si avvicini dolcemente e consapevolmente alla propria condizione corporea, fisicoemotiva. Questo si può raggiungere solo ed unicamente lavorando sulla sua sensibilità interiore e Il primo passo sta nello stimolare la sua capacità di percezione.

Solo così, mettendo le mani dentro di sé !!, sperimenterà come muoversi, a partire da quale parte di sé corpo e come, da lì, trasmettere le catene di movimento. 

Come potrebbe mai il docente sapere cosa sta succedendo in quel momento all’interno del corpo dell’allievo? Ha la sfera di cristallo? An, no, ha il foglietto delle istruzioni su come montare il mobile IKEA e a quello si attiene, per tutti i mobili che ha davanti!! Che gli allievi, per costoro, non sono persone, una diversa dall’altra, ma mobili e pure tutti uguali. Ma nessuno può realmente insegnare e pensare come se tutti quelli che gli sono davanti hanno (sono?) lo stesso corpo o le stesse condizioni di salute.

Il docente, solo inducendo un percorso attraverso le personali sensazioni dell’allievo potrà coinvolgerlo in una pratica autentica, efficace ed efficiente perché SUA.

Certo, una bella fatica, un bell’impegno per il docente perché nel gruppo si confronta con età, esperienze motorie e di vita pregresse, aspettative future ed obiettivi, tutti diversi tra di loro. Per questo tutti, o quasi, i docenti, da buoni superficiali e scansafatiche, hanno lo schema di istruzioni su come montare il mobile IKEA e a quello si attengono. Tanto, se l’allievo non impara, si muove scoordinato e impreciso, si causa dei danni immediati o a venire, sono fatti suoi, è lui che è scarso, pigro, si impegna poco. E quelli bravi? Sono bravi imitatori, orsi o scimmiette ben addestrati, con poca o nessuna consapevolezza di sé corpo, poca o nessuna intelligenza motoria e fisicoemotiva.

E’

altrettanto vero che occorre che l’allievo sia disponibile a mettersi in gioco, senza pretendere “la pappa pronta”, senza aver paura, anzi, ben contento di scoprire di sé; che l’allievo sia almeno un poco “ribelle” dentro; che non abbia timore di cadere, timore dell’ignoto. Che non sia un conformista e cacasotto, insomma!!

Chi si tira indietro, chi si rifugia nelle braccia amorevoli di “mamma” docente che ti protegge, nelle pratiche di moda, nelle certezze dei modelli e delle risposte pronte, preconfezionate, lo fa generalmente perché quando si deve misurare con  un approccio esperienziale alla propria corporeità, un approccio privo di regole date in cui è la strada, il cammino, il fare personale che offre le risposte altrettanto personali e non confezionate, si scopre, e si spaventa, nel rimettere in discussione tutto del sé corpo, del sé fisicoemotivo. In questo modo, non può più praticare appoggiandosi su regole e concetti astratti e già dati, su modelli codificati di cui si fida perché imposti dall’alto, ma ha da affidarsi alle personali fondamenta di ciò sente, di ciò che prova. Se non hai le “palle”, questo metodo esperienziale, coraggioso, non fa per te: meglio che ti addestri come un orso o una scimmietta ammaestrata!!

Poi, come tutti sanno, forte della mia contrarietà al “No pain no gain”, spazio al piacere: Il piacere altro non è che ciò che soddisfa il tuo bisogno più urgente; la spinta, lungo il sistema parasimpatico, all’eccellere stando bene, stando meglio; muscolatura profonda e organi e viscere a cui affidarsi.

La mattina, ai giardini, il quarantenne in evidente sovrappeso a impacciargli i movimenti, mi dice che sta per iscriversi ad un corso di  Yoga Flow, la tipa che gli sta davanti lo interrompe per dirci che presto riprenderà a fare CrossFit, e lo dice eretta su gambe tese, irrigidite a sostenere il peso di bacino e tronco; presto la neo mamma riprenderà col Brazilian JuJitsu, tutta contenta di scaricare 50, 100 ginocchiate a raffica sul sacco, la biondina appariscente tornerà a chiacchierare con noi agitando le braccia mentre impugna piccoli pesi di ½ kg. Attorno a noi, i soliti runners caracollano, piedi malamente a pestare il terreno, spalle contratte e iperlordosi lombare in evidenza, un ginnasta è fermo nel solito plank privo di allineamento e direzione delle vertebre coccigee, un altro attenta alla salute del suo ginocchio nel vetusto deleterio stretching anni ’70, una snella fanciulla in tutina attillata ci dà dentro di crunch, esasperando la concentrazione concentrica sicura così di avere la pancia piatta come le starlette televisive.

Ma che ci parlo a fare con costoro, se il livello è questo e non vogliono uscirne?

 

 






lunedì 18 ottobre 2021

Van Damme, anche i “muscolati” si ricredono

 “Impara ad allenarti dentro, per ascoltare il suono del corpo dentro
 e non il rumore che fai fuori” 

E se lo dice Jean Claude Van Damme, già atleta di successo e poi stella del cinema marziale e d’azione, chissà che i milioni di epigoni che sudano e si strapazzano su macchine e pesi, una piccola riflessione non siano indotti a farla. 
Lui, un esempio per il fisico e per le prestazioni atletiche. 
Certo, a vederlo esercitarsi in questa nuova veste e per quanto consentano dei video, credo che Moshe Feldenkrais, Bonnie Bainbridge Cohen, Roger Garaudy ecc. gli siano ancora ignoti, come forse ignoti gli sono Danza Sensibile, Anatomia Esperienziale, Body Mind Centering ecc. ma tanti complimenti per la capacità di evolversi, lui che è un “grande”, uno “arrivato”.

 A me, pure che “grande” non sono, piuttosto sono uno sconosciuto,
  • la soddisfazione di praticare “dentro” ormai da un ventennio, con sempre nuovi e approfonditi miglioramenti, nuove ed avvincenti scoperte di ogni “suono del corpo dentro”, 
e 
  • il piacere di condividere questo intenso percorso di corpo e movimento con chi ha il coraggio di stare in minoranza, di farlo con uno sconosciuto e di affrontare con questo sconosciuto il misterioso viaggio nel corpo.


giovedì 14 ottobre 2021

Spunti di gioia

Push Hands
Il sole che cala sui giardini di una Milano autunnale. Bambini che schiamazzano, mamme a chiacchiere.

Tre “Ribelli”, in un angolo, a scorrere le trame intense di una pratica corporea, di una pratica marziale.

A volte mi capita di essere insofferente alla presenza di altre persone, persone che mi sottraggono alla mia solitudine senza offrirmi un’autentica compagnia, una compagnia fatta di emozioni condivise, di colori dell’animo sparsi sulla tavolozza del vivere.

Non è questo il caso: tra “Ribelli”, le coincidenze come le differenze danzano giochi mai banali, sempre carichi di un’umanità vera, curiosa, coraggiosa.

Onda per colpire vs onda a ricevere
Gli incontri del Martedì, in questo corso all’aperto, sono un appuntamento centrale nel mio orizzonte quotidiano, come se il tempo faticasse a reggere il ritmo dell’attesa, l’attesa del Martedì successivo.

Sarà il piacere di condividere l’arena faticosa e persino dura di Iron Shirt, la “Camicia di ferro”, le movenze suadenti delle “Spire del drago”, il succedersi fluido di onde e spirali; sarà lo scoprire l’integrità funzionale e neurologica delle catene miofasciali, senza alcun sovraccarico o intoppo nello scorrere dei gesti; sarà l’incontrarsi e scontrarsi di Tui Shou “Mani che premono”, il fioccare dei colpi a bersaglio, l’assorbire felino di Mukae – te.

Capita mai di scordarsi una cosa non in quanto poco importante ma piuttosto in quanto tanto, forse troppo, importante?

Questo mio, questo nostro praticare, così assiduo e gioito in ogni momento, è un antidoto al mordere feroce del tempo? O, piuttosto, è un modo sveglio, adulto, di viaggiare dentro il tempo, di viaggiare dentro di sé?

Pa Kwa, vortice n°1
Essere consapevoli… essere corpo … e attraverso questo, scoprire le forze primitive, le pulsioni, il vero cuore di vitalità ed erotismo, di quella spontanea direzione di potenza che accompagna ogni adulto autonomo, autodiretto, ogni adulto guerriero.

Questo è praticare Arti Marziali, praticare di corpo e movimento, Movimento Intuitivo. Questo è.

 

G. Prezzolini


Noi, gli unici a tenere la guardia anche quando calciamo





 

 

 

 

 

lunedì 11 ottobre 2021

Musica Nuda

Sfilano davanti agli occhi e nel cuore, sfilano i concerti, nemmeno tanti, a cui ho partecipato.

Di molti, il ricordo è, almeno a tratti, ancora vivo.

Lo spazio che mi pareva immenso e laggiù, in fondo, i Beatles, ed era il 1965. L’eccitazione adolescenziale a ridosso del palco dove gli Who, tra urla e schiamazzi, fracassavano la chitarra. Lo scorrere dei cantanti, dei gruppi, ancora poco conosciuti: Vasso Ovale, Equipe 84, New Dada, i Corvi, Dino … ai concerti del Ciao Amici Club. Il piacere colto di Giorgio Gaber e la musica calda di Pino Daniele. L’occasione del servizio d’ordine per accostarmi alla musica torbida di Lou Reed. L’animalità eccitante di Skin, la chitarra dai suoni struggenti di Gary Moore.

Questa sera, Monica con me, tocca a Petra Magoni, al suo progetto “Musica Nuda”, insieme al contrabbassista Ferruccio Spinetti.

La voce è calda, a tratti potente, sensuale. Petra è voce, è musica: colto animale da palcoscenico.

Petra si muove abilmente, affascinante, cavalcando ogni genere, ogni autore: da Monteverdi a De André, da Dalla a Puccini, da Mozart ai Rolling Stones.

Il pubblico in sala è estasiato, a volte turbato da una sonorità dirompente, che ti prende e ti travolge.

Un concerto da ascoltare, da vedere e, come mio solito fare, accettare con il corpo tutto, passando dalla respirazione ventrale a quella toracica, dalla centratura corporea all’abbandono dilatato, dalla tridimensionalità di sé corpo a cercarne tracce nei suoni, nei vocalizzi disperati, lunghi e brevi, che Petra dona al pubblico.

Momento memorabile, intenso e bellissimo, nel foyer del Teatro Parenti.

 

 

 

 

venerdì 17 settembre 2021

Il guerriero che sorride

Le menzogne marciscono molto dopo essere nate e a quel punto… avvelenano.

E’ un fantasma malevolo, che sa di tradimento, ma oggi non ho spazio per quel veleno, per quelle orme sporche che sporcano.

Oggi è il giorno in cui appare, di nuovo, di nuovo sale sul palco lo Spirito Ribelle.

Ai giardini Indro Montanelli, quelli più noti come “giardini Venezia”, apriamo la stagione 2021 – 2022. Stagione di forza, passione, ricerca; stagione di salute ed efficacia totale.

Come a dire “Vai nel mondo e disegna la tua storia perché sei tu, siamo noi, il nostro futuro”.

Attorno, giovanotti a torso nudo sfoggiano muscoli e pratiche ginniche rozze e goffe. Sudano e si mostrano.

Ogni pratica, ogni modo di praticare è uno stato emotivo, uno stato mentale: quello tronfio, quello appariscente è tutto angoli e spigoli, irritabilità e presunzione, forse solitudine dentro, quella dolorosa che a volte, o spesso, è quella ignorante: un restringimento ed una stagnazione della visione del mondo; quello flessibile e sotterraneo porta sensazioni di rotondità, porta dubbi e curiosità, porta ad affacciarsi sempre sulle diverse porte del mondo.

Sono micro movimenti che srotolano in onde e spirali; sono respiri di serpente e fiumi di liquido alcoolico; sono echi di primitivo, di selvaggio.

Lo sterno che si muove, il bacino che ospita, i femori che affondano, il torso che soffia, Roku Undo, Push Hands, Shili, Forma di Sintesi come fa un Ribelle…

Se esistesse una ed una sola verità, ma anche quando ne esistano mille e diecimila di verità, forse il nemico più ostico non sarebbero le menzogne ma le convinzioni. Quelle radicate nel fango delle certificazioni, della pretesa di autenticità perché “certificata”; quelle intrappolate nei sassi del compiacersi di quel che si sa, del farsi bastare quel che si sa; quelle immiserite dal mischiarsi e sovrapporsi di tecniche e gesti senza alcun principio comune, condiviso.

Elogio del dubbio, del cercare, dell’errare: “Certo dubitare è faticoso, implica conoscere l’unica verità possibile, ossia che questa è soggettiva, momentanea, legata ai soli sensi che nel corso dell’evoluzione umana siamo riusciti a sviluppare, quindi implica sapere che la verità è solo una verità, una verità tra le tante e una verità tra le tante non può essere “la” Verità. D’altronde nella propria crescita personale nulla è mai stato gratuito, se non la staticità e l’ignorare che la ostacolano” (M. De Maglie).

Elogio dello Spirito Ribelle; del corpo che si è di contro a chi crede che il corpo, un corpo, si ha.

E’ il primo Martedì di pratica della nuova stagione. Ne seguiranno altri due, in questo Settembre, poi arriverà l’autunno di Ottobre e lasceremo questi giardini per altri.

Vieni anche tu?

 

 





 

 

 

giovedì 9 settembre 2021

Spara o muori

Esplosioni, sorde, rapide, una dopo l’altra.  L’odore della polvere da sparo è acre.

Io quando mi impunto, mi impegno, faccio bene e le cose funzionano, e qualcuno lo percepisce. Ma qui affondo in una difficoltà enorme, dilagante.

Le mani avvolgono il calcio della 9 mm. La rosa di fuoco ogni volta nasce come un fiore sbocciato rapidamente, forse troppo rapidamente.

Cosa farei ora, se non avessi davanti a me la corta canna nera?

Cosa mi attrae, sparando sul bersaglio nemmeno troppo lontano, mentre qualcosa mi respinge?

Mi si strizza il ventre, davvero, non riesco a rilassarmi.

Cosa succede in questa mia mente?

Dove sto viaggiando dentro a questo mistero di piombo e acciaio?

Non so se definirmi confuso, non so cosa mi stia attraversando e nemmeno se, poi, starò bene.

Accanto a me, altri tiratori ridono, scherzano, si sfidano a chi spara più rapido.

Non so se mai riuscirò, come loro, a divertirmi.

Però ho capito dove sta il mio malessere, dove mi divora il disagio amaro. E’ che sparo come taglio di katana, come taglio nel Tameshigiri.

Lì la lama sottile, affilata, affonda nelle stuoie, nel bambù, simulando di tagliare una vita, di togliere dal mondo una vita.

Qui, ogni sparo, ogni proiettile che esce, simula un corpo ucciso, una vita tolta.

Il cuore corre veloce. Schizzi di buio si sovrappongono a promesse di morte imminente, di morte ora decisa.

Come posso essere coraggioso?

Mi scopro a sorridere, naso e bocca tesi al bersaglio, poi le orecchie, molto prima degli occhi, del guardare dritto davanti a me il bersaglio segnato.

Posso amare avendo paura di cadere?

Non lo so. Intanto sparo, uno dopo l’altro, pausa dopo pausa, i miei cento proiettili.

Poi, pistola e cuffie riposte, esco dal poligono, la maglietta che odora di polvere.

Il sole, i giardini, le panche su cui sedermi.

Arduo, a volte cattivo, il cammino del Guerriero, il cammino del Ribelle.

Ma tremendamente affascinante e tremendamente vero.

 

“Ogni volta che accade qualcosa di reale, ciò mi commuove profondamente"

(F. Perls)